Nasce l’Alternativa
Il 5 e 6 febbraio, all’Hotel Marriott di Roma si sono riuniti 3700 delegati provenienti da tutt’Italia, per prendere parte al Congresso Nazionale dell’Italia dei Valori, allo scopo di dare un volto ancor più definito a questo partito.
Ciò che è emerso dal congresso è stata innanzitutto la linea programmatica e politica che adotterà il partito nei mesi che seguiranno, linea molto ben inquadrata e riassunta da Guy Verhofstadt, leader ALDE, i liberaldemocratici europei, di cui l’Idv fa parte: una politica per i cittadini e dei cittadini, che ristabilisca libertà e legalità, che affronti i problemi reali e li risolva senza la necessità di trasformare la risoluzione in uno spot elettorale anziché in un dovere governativo, consuetudine imperante in questi anni di bieco berlusconismo.
Per quanto riguarda l’organizzazione interna, sono state stabilite le regole tanto agognate dai militanti, che avevano manifestato qualche piccolo dissapore nei confronti di chi era stato eletto anche grazie al partito, ma senza tesserarsi.
Di Pietro, formalmente eletto Presidente, è riuscito a trovare un punto d’incontro tra le mozioni presentate, plasmando la nuova regola dell’Idv sulla falsa riga benedettina: “tesserati e candidati”, ossia, le braccia del partito saranno sempre più aperte nei confronti dei suggerimenti dati dalla società civile, il partito sarà pronto a sostenere le battaglie della società civile, combattendole con forza, ma per coloro che vorranno candidarsi sotto la bandiera dell’Idv, sarà necessario il tesseramento, per non creare dissapori tra le fila e per non sminuire fede e dedizione della militanza tesserata.
L’esempio emblematico per inquadrare questo problema interno l’ha fornito l’onorevole Franco Barbato, eletto con l’Idv, ma sprovvisto di tessera. Candidatosi come Presidente del partito ha accertato con mano che la democrazia all’interno dell’Idv non è soltanto un concetto astratto e manipolato, ma un vero e proprio marchio di garanzia; tanto che ha ritirato solo all’ultimo minuto la sua candidatura come presidente, annunciando il suo tesseramento.
Un happy ending che accontenta tutti.
Aggiungendo il tesseramento, tra le condizioni necessarie dell’Idv, Di Pietro fa sua la poesia di Majakovskij, che recita: “non chiuderti partito delle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”, cogliendo perfettamente la necessità irrinunciabile di un partito aperto.
Dal punto di vista puramente politico l’alleanza è stata decisa: l’Idv affiancherà il Pd, perché come ha ricordato Di Pietro “i figli da soli non si possono fare”. Governi inclusi. Il primogenito di questa coppia sarà la costruzione di un’alternativa di governo.
Il partito ormai è adulto e sente di poter svolgere un ruolo importante in un governo, con l’indispensabile collaborazione di altri partiti, perché è giusto ricordare che l’Italia dei Valori non ha né la forza né la presunzione di reggere il peso di un governo monocolore. Sono proprio la modestia e la chiarezza che distinguono l’onesto dal truffatore.
Siamo di fronte alla svolta, che Di Pietro ha descritto così, chiudendo il Congresso: “Noi oggi passiamo dalla resistenza alla ricostruzione”.
Applausi e standing ovation. E ora al lavoro…


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