“Ci vuole un fisico bestiale”
Giustizialisti! Questo è lo sprezzante appellativo che ho sentito indirizzare verso tutti noi, fin dalla mia adesione al progetto politico IdV. Mi domando se, in qualche modo, l’appellativo corrisponda all’immagine che noi diamo e se può riguardare anche la mia persona. Col tempo ho capito che, davvero, gli altri ci vedono così e non sono solo i mille e passa condannati nell’inchiesta mani pulite ed i loro familiari, non solo i mariuoli di professione o i colpiti dalla giustizia, i mercanti d’armi o chi non paga le tasse; tra questi ci sono anche persone qualsiasi, come me, come voi, persone oneste che chiedono giustizia ma non gli viene data ed altri che temono di esser giudicati per debolezze o bisogni.
Talvolta la società anche attraverso le istituzioni democratiche (giustizialiste) condanna severamente senza soffermarsi a comprendere le origini di atti delittuosi. Non è una novità che, anche nel nostro paese, paga più duramente chi ruba al supermercato che chi corrompe o concute. Ricorrere a sentenza esemplare è ancora metodo per ammonire altri che volessero ripetere gesti delittuosi di disturbo della quiete pubblica. Ma chi sono le persone oneste che ci temono in questa veste di giustizialisti? A molti della mia generazione che venivano indirizzati alla lettura del libro “Cuore “ di Edmondo De Amicis e di “Pinocchio” di Carlo Collodi, le aule dei tribunali, la divisa dei carabinieri, la toga dei magistrati (fatte apposta per intimorire), incutevano timore a priori. Per molti altri invece (lower & middle class) è l’atavico sospetto e timore verso il potere dei potenti e la sua lunga mano, talvolta cieco e sordo quasi mai a difesa dei deboli e che una colpa o un’assoluzione se non c’è la trova sempre!
Non sono pochi coloro che legittimamente mal sopportano il “ sancoulottismo”, la fregola di giustizia senza gli opportuni distinguo, il tagliare le mani e le teste anche solo per regole che non sono scritte. E’ pericoloso chi si motiva solo sul giustizialismo e per giunta ad uso di rivincita, chi non distingue tra Legge e Giustizia perché proprio così, la Giustizia viene lesa perché innalzata a valore fuori dai limiti umani. Per questo c’è la religione ed il buon Dio.
Invero è che le leggi non sempre sono fatte a difesa dei più deboli e questi talvolta la subiscono non solo nel senso di condanna giurisprudenziale ma anche come (ingiustizia) derivante dalla disparità e differenze sociali. E’ dunque possibile affermare che ciascuno di noi, in differente misura e grado, anche inconsapevolmente è comunque reo di giudizi sommari cioè giustizialista.
Ho visto dare un “liscio e busso” ad Antonio di Pietro perché irrispettoso di un appuntamento con noi militanti, ho visto una reprimenda morale degna di un Kapo’ rivolta a chi non aveva voluto o potuto portare le bandiere di partito. Ho visto una reazione vergognosa verso chi, per sedersi, aveva il torto di aver rimosso un paletot dalla seggiola. Non parliamo poi di chi spesso condanna chi si esprime con termini accesi, sgrammaticati o non politicamente corretti o che non rispetta l’etichetta (non l’etica).
Veste il ruolo di giustizialista anche chi, senza che mai prima abbia avuto il coraggio di esprimere alcun dissenso, punta il dito su compagni ed amici di partito, denunciando sui giornali della destra piduista notizie di nostre vicende interne. Ad esempio c’è chi si accorge solo ora che la cooptazione sia stata usata, a mio parere legittimamente ed opportunamente, dal Presidente per scegliersi i suoi collaboratori e se ne accorge soprattutto ora che questa scelta non gratifica la sua persona. Siamo tutti pronti a vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro, il difetto, la debolezza ma nessuno che abbia vissuto intimamente le vicende di questo partito può permettersi di scagliare pietre giustizialiste!
Attenzione però, anche questa attitudine va trattata con rispetto: è una debolezza o se volete una stranezza umana, difficile da eliminare senza una educazione psico-sociopolitica-emotiva che sappia usare le proprie esperienze (anche negative) per analizzare un orizzonte più ampio di problemi. Inoltre si sa che nonostante le tesi darwiniane la mamma degli idioti è sempre in cinta e la stupidità non lascia mai la natura umana. Spero però che, col tempo, sapremo liberarci di questo appellativo ma soprattutto di questa superficialità.
Quando pochi conoscevano l’IDV, ci sentivamo dire – Ah! Di Pietro - Lui con megafono andava per strade e piazze di tutta Italia. Prima di incontrarci, inevitabilmente, aveva altri appuntamenti e persone che lo reclamavano e così si trascinava da un posto all’altro in eterno ritardo…, e noi lo sostenevamo correndogli dietro, soffrendo per i ritardi e le “buche” che ci dava: non era facile ma ci credevamo e ci abbiamo messo tutte le nostre energie, la nostra intelligenza senza escludere un po’ di soldi.
Soprattutto in occasione del primo referendum si viveva quasi giornalmente gomito a gomito con Lui avvertendo il momento di emergenza e tutti noi come su di un campo di battaglia eravamo sempre pronti a fare le cose più semplici ma anche le più faticose. Mi trovai, per la prima volta in assoluto, a caricare e scaricare pacchi, ad impiantare gazebo, distribuire volantini, raccogliere firme, sventolare bandiere, spiegare alla gente le mie, le nostre ragioni e a rincorrere Antonio per chiarirgli, con le mie ansie di giustizialista, che nel partito, ora qui ora là, vedevo infranto il valore della democrazia ma non mi fu possibile dirglielo, così, mentre sotto la Sala delle Bandiere a Roma, lui saliva in macchina per correre chissà dove, gli diedi un bigliettino con le mie ragioni che finì per perdersi nelle sue tasche. Altri avevano cercato di richiamarlo a questo imperativo e a questa sete di principi e di partecipazione democratica ma gli avvenimenti ed il momento non erano adatti per i distinguo e gli azzeccagarbugli ma solo per gente schierata, gente d’armi che sapesse mettere la faccia ed il cuore dove altri si ritiravano. Noi già all’epoca gli rimproveravamo il suo nome sul logo di partito ma sarebbe stato veramente ingenuo mandarlo senza le stesse armi di cui gli altri si dotavano. Chi aveva avuto precedenti esperienze politiche, entrava con le sue truppe cammellate senza bussare e pretendeva di aver ritorni immediati per sé ed i suoi pari. Ho visto: capi popolo egocentrici ed egoisti, sindacalisti falliti con poveri argomenti di diritti e di democrazia tentare il salto nella politica, giovani boriosi ed impazienti sbattere la porta perché volevano tutto e subito, estremisti forse piduisti, facendo il contrario di ciò che Di Pietro voleva, tendere verso un futuro di destra del partito, bambole gonfiate senza alcun senso della realtà immerse nei loro personalistici sogni, snob e cultural-chic ostentare ricchezze e rosse Ferrari durante le manifestazioni. Tutti pronti a reclamare rigore e democrazia nel partito mentre pretendevano qualcosa per sé, soprattutto incarichi remunerati.
Talvolta qualcuno veniva cooptato per qualche incarico ad hoc, sì proprio come durante la rivoluzione francese! Resistere, resistere, resistere, il motto del procuratore di Milano Borrelli, era il nostro motto. Così facemmo per anni, resistemmo affinché sopraggiungessero i nostri per darci aiuto e rinforzo.
Ora accade che il partito c’è e può permettersi di proporsi come primo partito di opposizione ed alternativa di governo; così c’è chi trova agevole ottenere cariche (a pagamento s’intende) e soprattutto istituzionali ma sbraita e vuole democrazia interna mentre intorno infuria ancora la bagarre.
Non conosco l’on Barbato né la sua storia personale ed il cammino che lo ha condotto fino all’IDV mi chiedo solo se abbia il senso della realtà. Chi non desidererebbe ottenere ciò che Barbato si augura? Sosterrei anch’io la sua mozione se non temessi che egli possa ripetere errori già commessi in precedenza e che già s’intravedono: il suo esagitato eccesso di protagonismo lo ha portato a cavalcare la sua mozione solo per un intento pubblicitario, un personal cult. Attenzione a credere che la democrazia sia soltanto un mucchietto di regole da far valere verso tutto e tutti in ogni atto e momento della vita a forza di scudiscialismo o bastonate. Tutte le cose che Di Pietro ha fatto, anche quelle sbagliate avevano una giustificazione: erano vere, senza secondi fini e fatte sull’emergenza e sulla voglia di costruire. Che senso ha preoccuparsi così enfaticamente di democrazia interna se non si lotta con la stessa vigoria contro la dittatura dell’informazione e lo sfascio delle istituzioni e dei rapporti sociali ed interpersonali che attraversa il nostro paese? E poi, che senso ha privarsi del nome “Di Pietro” come arma di persuasione del voto di opinione? In un paese immerso nel completo sfascio dell’ambiente e del territorio ed i degrado sociale che necessita di una rivoluzioneculturale, voi vi attardate a curare la pulizia e l’igiene di casa! Si sta indicando la luna, voi guardate il dito! Un grande partito non può accettare il giustizialismo ed oggi meno che mai quello nei confronti di Di Pietro e delle persone che per prime hanno sentito in Italia il bisogno di uscire fuori dalla logica dei partiti convenzionali e soprattutto dal dualismo partitico. In barba a Barbato dico che Di Pietro non è sostituibile da nessuno: molti hanno più capacità dialettica, più titoli di studio, più esperienza politica, più calma e temperanza, ma nessuno ha il suo “fisico bestiale”, il suo carisma di uomo comune, di servitore dello stato, di selfmade man che lo ha portato dall’Italia contadina e più arretrata fino a divenire un simbolo della storia d’Italia. In questa autorevole assemblea dunque appoggio la mozione del Presidente con il mio modesto voto di delegato proponendone la nomina a Presidente per acclamazione!
Voglio dire grazie agli anziani, quelli della generazione del ‘20; i giovani della generazione di mio padre che vennero mandati in guerra senza sapere perché e per chi. Voglio dire grazie a quelli che, dopo che fu distrutta l’Italia dei re, delle regine e dei nani che governarono l’Italia monarchica durante il fascismo, andarono a lavorare all’estero. Voglio dire grazie a tutti coloro che nell’Italia Repubblicana hanno difeso i valori di libertà e di democrazia. Voglio dire grazie anche all’onorevole Di Pietro per quello che ha fatto e sta ancora facendo da oltre un decennio per il nostro Paese, c’è chi fa scelte diverse, più comode. Voglio dire grazie anche a tutti voi che mi date ancora la speranza che insieme potremo cambiare in meglio il nostro Paese. Grazie!

Orizzonti Nuovi su Facebook
I nostri video su YouTube
Le nostre foto su Flickr