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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; lavoro</title>
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	<description>Giornale dell&#039;Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>L&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrive il coordinatore provinciale Ancona dell&#8217;Italia dei Valori Ennio Coltrinari Ho deciso di intervenire su questo tema che rende precario il futuro dei giovani e sempre più divisa la società che viviamo: senza lavoro non c’è futuro per i giovani ma si vive male tutti. E’ attraverso il lavoro che l’uomo affina le sue capacità ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/litalia-e-una-repubblica-fondata-sul-lavoro-912886.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div id="attachment_2890" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/Ennio-Coltrinari21.jpg"><img class="size-medium wp-image-2890" title="Ennio Coltrinari2" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/Ennio-Coltrinari21-160x300.jpg" alt="" width="160" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il coordinatore provinciale Ancona dell&#39;Italia dei Valori Ennio Coltrinari</p></div>
<p>Scrive il coordinatore provinciale Ancona dell&#8217;Italia dei Valori Ennio Coltrinari</p>
<p>Ho deciso di intervenire su questo tema che rende precario il futuro dei giovani e sempre più divisa la società che viviamo: senza lavoro non c’è futuro per i giovani ma si vive male tutti. E’ attraverso il lavoro che l’uomo affina le sue capacità ed il suo modo di vivere. <span id="more-2886"></span></p>
<p>Credo che le politiche di un Paese devono essere fondate sul lavoro, ed è per questa ragione che le politiche fiscali devono favorire il lavoro e non deprimerlo,come spesso avviene oggi. Tassare le rendite finanziarie diventa un obiettivo da perseguire, così come è altrettanto importante, ridurre invece le tasse sul lavoro: conseguentemente su lavoratori e piccola e media impresa.</p>
<p>Tutto l’opposto di quello che sta facendo Berlusconi, al quale gronda sangue solamente quando è costretto a mettere qualche tassa “ai furbetti del quartierino” o ai più ricchi e non quando deve tassare i lavoratori dipendenti o i poveri pensionati. Tagliare l’IRAP, per le medie e piccole imprese diventa importante così come ridurre il cuneo fiscale tra salario lordo e netto in busta paga che fa dei lavoratori italiani tra i meno pagati in Europa. Prodi lo mise giustamente tra le priorità del suo Governo.</p>
<p>Queste due operazioni consumano risorse che vanno recuperate da una lotta senza quartiere all’evasione fiscale ma anche dalla tassazione delle rendite fiscali e dei grandi patrimoni. Una politica di sinistra si distingue dalla destra se saprà fare le sue scelte a difesa del lavoro e non della finanza.</p>
<p>Il rischio che l’Europa diventi sempre più un paese governato dalla grande finanza, va combattuto ridando dignità alla politica, oggi spesso messa ai margini, perché priva di grandi maestri illuminati,come furono in Europa De Gasperi, Adenaur  e Bidault, che giustamente sono considerati i padri dell’Europa Unita.</p>
<p>Che il mondo sia oggi privo di grandi personaggi da prendere a modello, come furono Kennedy , Papa Giovanni 23° e Kruscioff è altrettanto vero. I politici moderni sono soliti guardare all’oggi e non ai problemi del domani, una capacità che è solo dei grandi Statisti, merce sempre più rara.</p>
<p>Per tornare al tema del “lavoro” che è oggetto di questa mia riflessione:per investire sul lavoro,non sono sufficienti le sole risorse economiche ma l’attuazione anche di politiche apposite. Ci troviamo infatti di fronte ad un altro  passaggio epocale simile a quello del secolo scorso, quando fu scoperta la macchina che all’inizio provocò un grave allarme sociale e poi invece portò benefici a tutti: in termini di profitto ai padroni e riduzione del lavoro per i lavoratori: in particolare la riduzione della settimana lavorativa prima a 48 ore e poi a 40 ore.</p>
<p>Oggi siamo, in presenza della diffusione dell’informatica, della quale stanno avendo dei benefici in pochi. Questa sta togliendo posti di lavoro: se non vogliamo trovarci tra poco in una società in cui saremo sempre meno persone a lavorare,bisognerà inventarsi qualche cosa: tocca ad un partito post-ideologico, come il nostro ed al suo leader  Antonio Di Pietro lanciare l’idea che fu di un grande sindacalista della Cisl: Pierre Carniti : Lavorare meno per lavorare tutti. Si tratta di studiare forme e modi per la sua applicazione pratica.Un disegno del genere dovrà trovare applicazione  anche a livello europeo, se si vuole concretamente difendere i lavoratori.</p>
<p>Ennio Coltrinari</p>
<p>Coord. Prov.le IDV. Ancona (Marche)</p>
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		<title>“IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA”</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 19:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(I bambini e l’amore) Il film di Luc e Jean-Pierre  Dardenne “Il Ragazzo con la Bicicletta” (Le Gamin au Vélo), vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2011, sta riscuotendo notevoli consensi di pubblico e critica anche in Italia. Il tema dell’infanzia abbandonata ed incompresa, tema molto presente sia in letteratura che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/%e2%80%9cil-ragazzo-con-la-bicicletta%e2%80%9d-912622.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div id="_mcePaste"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/Il-ragazzo-con-la-bicicletta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2623" title="Il ragazzo con la bicicletta" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/Il-ragazzo-con-la-bicicletta.jpg" alt="" width="188" height="268" /></a>(I bambini e l’amore)</div>
<div id="_mcePaste">Il film di Luc e Jean-Pierre  Dardenne “Il Ragazzo con la Bicicletta” (Le Gamin au Vélo), vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2011, sta riscuotendo notevoli consensi di pubblico e critica anche in Italia.</div>
<div id="_mcePaste">Il tema dell’infanzia abbandonata ed incompresa, tema molto presente sia in letteratura che a cinema, è trattato dai fratelli Dardenne  con grande sensibilità e una drammaticità essenziale che non cade mai  in facili toni mélo, ma preferisce un linguaggio asciutto e realistico, molto efficace nel delineare i personaggi.<span id="more-2622"></span></div>
<div id="_mcePaste">Il protagonista, Cyril ( Thomas Doret), un ragazzo di 12 abbandonato in una casa-famiglia, non si rassegna  a stare da solo, continua disperatamente a cercare il padre, lo trova e non riesce ad accettare la dura realtà: per il padre egli non è altro che un peso.</div>
<div id="_mcePaste">Cyril si ribella, sfoga la sua rabbia pedalando la sua bici per la città come un forsennato, ma alla fine anch’egli dovrà scegliere tra bene e male, trovare una strada nella vita: da un lato c’è Wes (Egon Di Matteo), ragazzo violento, ladro e spacciatore di droga, dall’altro Samantha (Cécile De France), gentile e sensibile parrucchiera disposta a fargli da madre. Per fortuna  fa la scelta giusta e il film si conclude con un happy ending che tuttavia fa riflettere in modo critico sugli aspetti negativi della società.</div>
<div id="_mcePaste">In un’intervista Luc Dardenne ha dichiarato che l’idea del  film è nata durante un viaggio in Giappone ascoltando la storia di un ragazzo che, abbandonato in un orfanatrofio, ha continuato a cercare invano il padre  per anni ed è poi diventato un gangster. Allora in Luc e Jean-Pierre è nata l’idea di raccontare una specie di favola moderna con un finale positivo, immaginando che quel ragazzo si salvasse incontrando una donna amorevole e materna.</div>
<div id="_mcePaste">Luc pertanto ha concluso il discorso dicendo: &#8211;  Il film è’ una bella storia a lieto fine, ma getta anche uno sguardo critico sulla società e sul tipo di adulti che siamo, schiavi della riuscita, della celebrità e della ricchezza, incapaci di posare il nostro sguardo sull’altro, pronti a sacrificare i bambini perché i bambini ci fanno paura, perché rappresentano quello che verrà dopo di noi -.</div>
<div id="_mcePaste">Ci auguriamo che questo duro giudizio  riguardi solo una piccola parte dell’attuale società, poiché se non saremo più capaci di dare amore ai bambini nelle nostre famiglie, oppure di trovare persone sensibili disposte ad adottarli, allora davvero non ci sarà alcuna speranza per il futuro dell’Umanità.</div>
<div id="_mcePaste">Da insegnante napoletana, inoltre, ho pensato ad  altri film, come “Certi Bambini” dei fratelli Frazzi e “Scugnizzi” di Nanni Loi, focalizzati sui drammatici problemi dei ragazzi nei quartieri  “a rischio” il cui destino spesso è segnato da miseria, ignoranza e criminalità. Là c’è bisogno non solo di amore in famiglia (forse quello non manca), ma dell’amore e dell’interesse di tutta la società, capace di attivarsi per offrire un’alternativa attraverso  SCUOLA , LAVORO, LEGALITA’.</div>
<div id="_mcePaste">Apprezziamo pertanto il vento del cambiamento che soffia a Napoli:  la speranza  che il nuovo sindaco, Luigi De Magistris, cominci proprio dalla scuola, come ha già  dimostrato nel voler incontrare gli insegnanti delle elementari.</div>
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		<title>Regione Abruzzo: “chi governa riscopra il valore della responsabilità”</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 13:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nostra è una regione bellissima e sfortunata, perché, in un momento non certo facile per tutto il resto del Paese, più di altre sta soffrendo una crisi che insieme è etica, economica e di prospettiva. Di fronte all&#8217;agenda dei problemi prioritari da affrontare, dal lavoro che non c&#8217;è ad un sistema efficiente di assistenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/regione-abruzzo-%e2%80%9cchi-governa-riscopra-il-valore-della-responsabilita%e2%80%9d-912361.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/Foto-Mascitelli-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2364" title="Foto Mascitelli 1" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/Foto-Mascitelli-1.jpg" alt="" width="104" height="155" /></a>La nostra è una regione bellissima e sfortunata, perché, in un momento non certo facile per tutto il resto del Paese, più di altre sta soffrendo una crisi che insieme è etica, economica e di prospettiva.<br />
Di fronte all&#8217;agenda dei problemi prioritari da affrontare, dal lavoro che non c&#8217;è ad un sistema efficiente di assistenza socio-sanitaria, dalle necessità di riforme strutturali che possono sostenere le specificità della nostra economia alle infrastrutture che devono rappresentare una rete diffusa per la crescita e la competitività, diventa un errore insostenibile cercare di nascondersi dietro il teorema della giustizia politicizzata, l&#8217;alibi della crisi economica <span id="more-2361"></span>internazionale e dei debiti pregressi, dietro i sentimenti di sofferenza e disagio della tragedia del terremoto.<br />
L&#8217;Abruzzo, prima di ogni cosa, pretende che i suoi governanti a tutti i livelli recuperino il valore della responsabilità per il bene comune e vuole conoscere le condizioni  in cui sono chiamati ad esercitarla.<br />
La questione morale è cosa ben diversa da quella giudiziaria. Non è nostro compito l&#8217;esame degli atti processuali, è nostro dovere chiederci qual è il prezzo che tutti noi paghiamo, qual è il costo sociale di questo sistema di malaffare, di connivenze e di collusioni che violenta la formazione professionale, toglie risorse all&#8217;assistenza sanitaria, impoverisce ed oscura la ricostruzione dell&#8217;Aquila, deturpa il nostro ambiente, specula sui programmi urbani, trucca e tarocca i concorsi per i nostri giovani.<br />
Non passa giorno che in Abruzzo non si parli di crisi aziendali. A chi vanta successi e segnali di ripresa adducendo una riduzione del debito pubblico, diciamo che non conosce o fa finta di non conoscere la situazione drammatica in cui versa la nostra regione, dove il 12% delle famiglie vivono al di sotto della soglia di povertà e dove un giovane su 4 vive in uno stato di precarietà.<br />
Un esercito di quasi 25.000 senza lavoro e 17.000 cassa integrati è un dato che consegna all&#8217;Abruzzo la maglia nera per il lavoro che non c&#8217;è.<br />
Non si tratta solo del fatto che la distanza fra l&#8217;Abruzzo e le altre regioni sta diventando insopportabile. E&#8217; il capitale sociale, fisico e umano che si sta impoverendo: sembriamo ricchi perché si difendono corporativismi, rendite e privilegi, ponendo sulle spalle delle nuove generazioni il pagamento di un debito che si è accumulato per fare i soldi di pochi e non per costruire scuole, laboratori scientifici, servizi moderni, ferrovie veloci, interventi per salvaguardare l&#8217;ambiente e valorizzare la cultura e la bellezza della nostra regione.<br />
E&#8217; il potenziale produttivo, compreso l&#8217;insieme delle conoscenze, che viene colpito e in ciò sta la fondatezza della protesta del mondo sano dell&#8217;imprenditoria. Se in  tutto questo la sinistra non è innocente sono evidenti e palesi le responsabilità di un centro destra abruzzese che negli ultimi dieci anni ha disgovernato per sette anni.<br />
E&#8217; sconcertante che non si riesca a comprendere come l&#8217;altra grande sfida, quella  della sanità che assorbe l&#8217;80% del bilancio regionale, deve essere soprattutto una sfida di coesione sociale.<br />
Non è solo questione di piani di rientro, di numeri di Asl, di riequilibrio pubblico-privato, di difesa degli ospedali sul territorio, di contrastare una visione di contabilità ragionieristica che trucca i conti facendo credere ai pareggi di bilancio, spostando le risorse economiche dei FAS, destinati allo sviluppo della regione, sono in gioco, invece,  il modello e il progetto stesso della nostra società. Abbiamo contemporaneamente situazioni di eccellenza e degrado, di sviluppo e di marginalità e siamo sempre più esposti al rischio di una frammentazione e di un abbandono dei cittadini rispetto alla loro domanda di assistenza.<br />
Così come il tema della ricostruzione dell&#8217;Aquila e dei comuni del cratere deve diventare una questione di impegno civile, sociale e politico.<br />
Al contrario, incertezza dei diritti, inadeguatezza delle risorse, propaganda politica, una malcelata alleanza tra politica affaristica e potere economico finanziario, stanno bloccando e condizionando tutto, servendosi di percorsi burocratici farraginosi e strumenti commissariali affidati a figure prive di credibilità.<br />
C&#8217;è una regione che vuole lavorare per uscire dalla crisi e si aspetterebbe che la politica facesse la propria parte e che non restasse servile e accondiscendente, mentre a Roma l&#8217;Abruzzo  diventa un fanalino di coda nel programma delle infrastrutture strategiche che verrà approvato in allegato alla Decisione di Finanza Pubblica del prossimo triennio. C&#8217;è una regione, drogata dai commissariamenti, che non sopporta più il teatrino delle promesse e non capisce perché si lavori al minimo, quando da tempo si accumulano i veri progetti di riforma, che dovrebbero coinvolgere cittadini e parti sociali in un confronto che non può più essere solo di propaganda.</p>
<p>Senatore Alfonso Mascitelli<br />
Segretario Regionale Italia dei Valori Abruzzo</p>
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		<title>L&#8217; unità nel mondo del lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Oct 2010 06:23:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/l-unita-nel-mondo-del-lavoro-912282.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/DSC05505.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2283" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/DSC05505.jpg" alt="" width="230" height="173" /></a>I  rappresentanti  dei  lavoratori della  Same di Treviglio come quelli  della  Fiat e di altre  grandi  aziende  grazie alla  loro notorietà  fanno  più notizia e focalizzano conseguentemente più attenzione nel tentativo/azione di far  rispettare giustamente i diritti dei  lavoratori, a questi  và  aggiunto  una  marea  di piccole  e  medie  imprese  (artigiane ) che  da  un  giorno  all&#8217; altro  scompaiono  e  i  dipendenti  restano  a  “spasso” . Quelli che cercano lavoro oggi  sono  tanti,  troppi. In ogni  famiglia il  problema  del lavoro che non c&#8217;è si  fà sempre più  sentire considerando che già  siamo penalizzati con il costo  della vita  in continuo  aumento e  non  proporzionato  con  il  salario  o la  pensione ed a questo, purtroppo, dobbiamo  anche assistere alla contestazione  interna  tra lo  stesso  sindacato. <span id="more-2282"></span>La  mia esperienza  come già  rappresentante  sindacale dei  lavoratori nella SAME  mi  spinge  nell&#8217;essere  ripetitivo  nel  dire  che  il sindacato  deve  essere  Unito  (diviso indebolisce tutti i lavoratori ) e  non  schierato  con  questo o  quel  Governo,  gli accordi  separati   danneggiano  i  lavoratori e quei  diritti  che abbiamo  ottenuto  grazie  alle  lotte  unitarie  ed agli  accordi Nazionali che  tutelano, e che hanno tutelato,  tutti  e  non  solo una  parte. I  lavoratori   hanno  già  dato  tanto  ed  ora  chiedono: dov&#8217; è finito  lo  Statuto  dei  lavoratori?<br />
L&#8217;articolo  1  della  costituzione  dice   l&#8217; Italia  è  una Repubblica  democratica fondata  sul lavoro [...]  e non  sul precariato!  come  invece avviene  oggi, cerchiamo assieme  di fare ripristinare  la  democrazia partendo  dal  proprio  posto di  lavoro e difendendo assieme  il diritto  al   lavoro ed alla dignità che ciascuno di noi ha.<br />
Luigi Mastropasqua per il Comitato  Italia  Unita</p>
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		<title>Un estate tra cucine e circo equestre</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 19:48:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra scandali presunti e convegni, nessuna proposta per la crisi economica Le vacanze sono terminate, almeno per chi ha potuto permettersele. Non si sa ancora molto sui numeri effettivi. La Ministra del Turismo, l’ineffabile Brambilla, spara cifre a caso tanto lei è andata in Francia.  Sotto il sole ci ha fatto compagnia un tormentone sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/politica/un-estate-tra-cucine-e-circo-equestre-912114.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Tra scandali presunti e convegni, nessuna proposta per la crisi economica<br />
Le vacanze sono terminate, almeno per chi ha potuto permettersele. Non si sa ancora molto sui numeri effettivi. La Ministra del Turismo, l’ineffabile Brambilla, spara cifre a caso tanto lei è andata in Francia.  Sotto il sole ci ha fatto compagnia un tormentone sulla casa di Montecarlo, utilizzata dal cognato del presidente della Camera. Non so voi ma io ho avuto serie difficoltà nel comprendere le ragioni, per cui Il Giornale ha definito scoop tale notizia. Le uniche cose certe sono che l’immobile non è di proprietà statale, che il cognato di Fini ha una Ferrari e che Fini ha acquistato una cucina. <span id="more-2114"></span>Vittorio Feltri, da quando è diventato dipendente della famiglia Berlusconi, ha collezionato una sospensione di otto mesi dall’ Ordine dei Giornalisti (ve lo ricordate il caso Boffo ?) e ha fatto sborsare al suo editore ( fratello del premier ), la bellezza di 750mila euro di risarcimento danni, per le bufale su Di Pietro.  Ci sono stati, purtroppo, avvenimenti ben più seri. La tragedia dell’alluvione in Pakistan, che ha lasciato senza casa sette milioni di persone, praticamente ignorata dai governi occidentali (forse ad Haiti, ci sono più interessi commerciali o perché ci sono le spiagge ?).  La Fiat si è rifiutata di reintegrare i tre sindacalisti licenziati, come da ordinanza del Tribunale del Lavoro. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, giustifica questo comportamento come normale prassi (quindi significa che i suoi associati, di solito non rispettano le sentenze dei tribunali?). Marchionne ospite al meeting di CL, ha ribadito che è necessario elaborare nuove relazioni industriali, per competere nella “globalizzazione”. Ho seri dubbi che cancellare i diritti dei lavoratori, possa aumentare la produttività. Non è solo una mia idea visto che in Cina, ad esempio, stanno facendo  l’esatto contrario. Più diritti e aumenti di salario. Eh si perchè Marchionne dovrebbe spiegare come venderà tutte queste auto, visto che in Italia (dove Fiat è leader) il calo è stato del 30% e le retribuzioni sono le più basse d&#8217;Europa. Nella UE, dove le immatricolazioni sono a meno 10%, il gruppo di Torino non è nemmeno tra i primi dieci marchi.  Finiamo con una notizia quasi eclatante. Leggo sul ilfattoquotidiano.it “ Dopo aver censurato lo scoop dell’Espresso sulle nuove accuse di mafia lanciate da Spatuzza a Schifani, la libera stampa italiana si è vista costretta a censurare anche la replica del presidente del Senato alle accuse di Spatuzza…” Ecco, chi censura lo scoop dell’Espresso innesca una catena di censure che nessuno può spezzare: gli tocca censurare tutto il blocco…” “ La seconda carica dello Stato chiede di essere interrogata dalla Procura di Palermo sulle accuse di mafia che gli lancia Spatuzza e nessun organo d’informazione lo scrive”.  Vuoi vedere che per farsi pubblicare i comunicati stampa, Schifani deve far conto solo su Travaglio… PS :Per quanto riguarda la visita di Gheddafi a Roma, non so se catalogarla sotto la voce circo equestre o ennesima tragicomica caduta di immagine del nostro Paese.</p>
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		<title>VASTO 2010: una nuova sfida per l’ Italia dei valori</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 06:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il titolo dell’ incontro dello scorso anno ci ronza ancora nelle orecchie: “l’ alternativa di governo”. Era il 4°incontro nazionale ed il partito si era ritrovato riunito per presentare e discutere i punti programmatici con cui proporsi appunto come alternativa di governo. Un governo  che ci ha fatto scivolare  agli ultimi posti di qualsiasi graduatoria mondiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/vasto-2010-una-nuova-sfida-per-l%e2%80%99-italia-dei-valori-912092.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/festaidvdava.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2093" title="festaidvdava" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/festaidvdava-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il titolo dell’ incontro dello scorso anno ci ronza ancora nelle orecchie: “l’ alternativa di governo”. Era il 4°incontro nazionale ed il partito si era ritrovato riunito per presentare e discutere i punti programmatici con cui proporsi appunto come alternativa di governo.<br />
Un governo  che ci ha fatto scivolare  agli ultimi posti di qualsiasi graduatoria mondiale in ambito economico, sociale, ambientale, culturale e politico, anche per colpa di un’ opposizione divisa dagli individualismi di partito e in stato catatonico da circa un decennio.<span id="more-2092"></span> Il programma è stato creato, discusso, riassunto in 11 punti programmatici che ognuno di noi ha diffuso sul territorio, in modo capillare. Gli italiani hanno apprezzato e ci hanno premiato: alle elezioni regionali abbiamo ottenuto quasi ovunque risultati eccellenti, spesso fuori da ogni aspettativa. Ora la fase della conoscenza è terminata, tutta la popolazione conosce l’ Italia dei valori, sa quali  sono i nostri programmi per il Paese, come la vediamo rispetto alla politica nazionale ed estera, rispetto all’ ambiente, alla libertà di stampa, alla giustizia, al lavoro.<br />
Il tema di quest’ anno è il proseguo di questo percorso già cominciato, il suo  perfezionamento: “idee pulite, la sfida dell’ Italia dei valori”.<br />
In questo momento in molti sono a discutere l’ annosa questione leader/alleanze. I nomi dei primi, più o meno noti, più o meno nuovi, si susseguono e si vociferano praticamente ovunque. Le alleanze camminano su fili ancor più precari, fatte e disfatte con la stessa velocità del cambio di lenzuola del famoso lettone dell’ amico Putin.<br />
La profonda e drammatica crisi economica ha innescato una serie di reazioni a catena evidenti a chiunque, eccettuato il tg del fido Fede e la stampa di regime: il collasso americano dei mutui sub prime dati a chi non poteva restituirli ha fatto crollare il sistema bancario prima, quello immobiliare poi, scendendo via via fino a quello dell’ imprenditoria, del  lavoro, fino al collasso del sistema dei consumi. Lascerò per questo ad altri il compito di chiarire le idee su nomi e alleanze: quello che io auspico sono le chiarezze su questi temi, partendo per primo dal lavoro, strettamente connesso a economia e finanza.<br />
In tema di lavoro tanto è stato fatto dalla commissione guidata dall’ infaticabile Zipponi. La struttura centrale è pressocchè terminata e operativa, le regionali sono a buon punto e quasi ovunque sono stati già individuati i referenti provinciali. Ci sarà ora da organizzare la parte più delicata della struttura, quella cittadina, quella che ti permette di entrare nelle fabbriche, dalla più grossa alla più piccola. In questo senso “fare chiarezza” significa mostrare  agli operai che ci siamo, che noi siamo una presenza costante e affidabile, spesso più dei sindacati. Il  nostro posto deve essere lì, nel vuoto lasciato dal vecchio pc, accaparrato in modo intelligente e lungimirante dalla lega, aiutata in questo da un pd più interessato più ai buoni salotti e ai vernissage che ai caldi forni delle acciaierie o alle fredde fabbriche di surgelati. Dobbiamo fare gli interessi dell’operaio ma non scordare l&#8217;imprenditore: solo, sobbarcato dai debiti causati da un economia  al collasso ed una pressione tributaria che lo strozza (aiutata in questo dal cappio che le banche stringono sempre più attorno al loro collo). E’ forse lui l’eroe di questi anni, il piccolo-medio imprenditore, che si incatena davanti alle banche, che si uccide per l incapacità di licenziare quei pochi, ultimi dipendenti che spesso sono come dei figli.<br />
Altro tema scottante è quello legato alla sicurezza e all’ immigrazione, famiglia e diritti. Una sola parola descrive lo stato attuale: intolleranza. Intolleranza nei confronti degli stranieri, dei tossicodipendenti, dei detenuti, degli omosessuali, dei portatori di handicap, delle donne, dei giovani. La nostra posizione su questi temi deve essere di una chiarezza cristallina: abrogazione del pacchetto sicurezza, no ai CIE, promozione del multiculturalismo. Dobbiamo affermare con maggiore incisività inoltre la laicità più totale del nostro partito e garantire la nostra presenza ed il nostro supporto a tutte queste categorie di persone attraverso apposite commissioni e programmi di intervento specifici.<br />
Per discutere di questo come del resto (sanità, istruzione ecc.) non sarebbe sufficiente il giornale per intero, ma una certezza mi alleggerisce l’ anima: anche questa sfida ci vedrà vincitori.</p>
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		<title>Nasce www.idvlavoro.it</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 12:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Punto 1 : il lavoro è un tuo diritto. Questa è la frase che svetta sul nuovo portale del lavoro, quello voluto dal Dipartimento Lavoro e Welfare dell’Italia dei Valori per costruire una rete di relazioni dirette fra chi alla politica si avvicina per la prima volta e che in  www.idvlavoro.it voglia trovare le risposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/nasce-www-idvlavoro-it-911950.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/06/manifesta-lavoratori.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1951" title="manifesto lavoratori" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/06/manifesta-lavoratori-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Punto 1 : il lavoro è un tuo diritto. Questa è la frase che svetta sul nuovo portale del lavoro, quello voluto dal Dipartimento Lavoro e Welfare dell’Italia dei Valori per costruire una rete di relazioni dirette fra chi alla politica si avvicina per la prima volta e che in <a href="http://www.idvlavoro.it" target="_blank"> www.idvlavoro.it</a> voglia trovare le risposte giuste alle sue necessità ma anche partecipare fattivamente raccontando in prima persona i problemi del proprio lavoro o della sua realtà. <span id="more-1950"></span>Per questo da tempo il dipartimento si è costituito con un referente nazionale Maurizio Zipponi e con responsabili regionali che dai territori organizzano manifestazioni e attività ma soprattutto con la nascita di circoli tematici che lavorano a stretto contatto con lavoratori e nei luoghi di lavoro dando vita ad un tessuto di relazioni molto forte. Un gruppo che è stato definito “strutturato leggero “a Roma e “pesante” in tutti i territori e nelle competenze perché fortemente regionalizzato per essere maggiormente vicino ai lavoratori. Il dipartimento guidato da Maurizio Zipponi  si sta sviluppando “ attraverso competenze nazionali di settore che partono dall’esperienza diretta dei protagonisti stessi: dai lavoratori della scuola e dell’Università ai giovani dei call-center, dai precari agli ingegneri dell’informatica, dai lavoratori dell’industria alle libere professioni, fino alle partite IVA, dagli artigiani alle piccole e medie imprese”. Per questo i promotori amano ricordare come sia già attivo il settore delle politiche per il superamento della disabilità, il settore dei lavoratori dello spettacolo, quello dei lavoratori frontalieri, quello delle politiche e della promozione dello sport, delle trasformazioni di impresa e quello della sicurezza sul lavoro, formazione e crisi aziendali.  Nei prossimi giorni il debutto del  settore delle libere professioni e quello che si occuperà dei giovani intellettuali e ricercatori italiani che “fuggono” dall’Italia. Accedendo alla home page del portale è possibile conoscere e contattare i referenti regionali e nazionali, i responsabili dei vari settori e conoscere quotidianamente iniziative, banchetti e manifestazioni sul mondo del lavoro. Importante sarà la connettività con città, province e con le aziende, grazie alla presenza di due forum, uno destinato ai referenti regionali, lavoratori, rappresentanti sindacali o della sicurezza e l’altro ai programmi. Registrandosi sarà inoltre  possibile visualizzare e scaricare documentazione, volantini, commentare i forum e leggere la rassegna stampa sulle tematiche del lavoro e del sindacato.</p>
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		<title>Mille giovani al giorno da 150 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 21:03:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/mille-giovani-al-giorno-da-150-anni-911893.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/05/mille.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1894" title="mille" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/05/mille-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>150 anni fa mille giovani garibaldini si imbarcarono da Quarto per andare al sud a fare l’Italia, da allora ogni giorno, ininterrottamente, mille giovani sono costretti a compiere il percorso inverso dal sud verso il nord, alla ricerca di un lavoro e di un futuro decente, perché la vecchia patria non esiste più e la nuova non ha voluto o non  è stata in grado di procurarglielo. <span id="more-1893"></span><br />
L’emorragia continua imperterrita con alti e bassi; una sorta di genocidio silenzioso che raggiunse un picco negli anni Sessanta, ma che da tempo ha ripreso lena, privando le regioni meridionali delle migliori energie, dei laureati con lode e di tutti coloro che si sentono ingabbiati nelle maglie di una società pietrificata.<br />
Tante generazioni perdute che hanno lasciato il sud in balia di politici corrotti, amministratori inefficienti ed eterne caricature di Masaniello.<br />
Il fiume di denaro pubblico che lo Stato ha elargito per decenni è stato clamorosamente dilapidato, usato, non per investimenti produttivi, ma unicamente per consolidare un vacuo consenso elettorale, perpetuando il proliferare di squallide oligarchie locali, di cricche e di camarille colluse con la criminalità organizzata.<br />
E mentre ogni anno trecentomila garibaldini alla rovescia sono costretti a lasciare gli affetti ed il luogo natio per cercare altrove la dignità di esistere, l’incubo della crisi economica e del federalismo fiscale rischia di far deflagrare una situazione esplosiva tenuta in coma da flussi di denaro a perdere.<br />
Se l’idea di eguaglianza e di solidarietà dovesse cedere il passo ad una deriva separatista al sud non resterà che cercare di capeggiare una federazione di stati rivieraschi del Mediterraneo, di mettersi a capo di popoli disperati, avendo come punti di riferimento non più Roma, Milano e Bruxelles, bensì Tripoli, Algeri ed Alessandria d’Egitto.</p>
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		<title>Il 25 aprile e la Costituzione tradita</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 20:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/politica/il-25-aprile-e-la-costituzione-tradita-911817.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>In prossimità del 25 aprile mi piacerebbe sollecitare un’ampia riflessione prendendo spunto dal tema della Costituzione, visto che il momento attuale ci consegna un quadro politico di segno neoconsociativo e un clima di feroce ostilità e di seria minaccia per la democrazia italica, da sempre fragile e mutilata, sancita solo sulla Carta Costituzionale.<br />
Personalmente sono convinto che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di lifting o rifacimenti, non debba essere aggiornata o revisionata, e tantomeno abolita, come insinuano i suoi detrattori, ma deve essere semplicemente e finalmente applicata. Solo concretizzando i dettami costituzionali sarà possibile far rinascere il Paese, sarà possibile promuovere un’effettiva emancipazione in senso espansivo e progressista della società in cui viviamo, liberando le straordinarie potenzialità civili e culturali, etiche e spirituali in essa presenti, ma anche le forze produttive imprigionate ed umiliate nell’attuale fase storica di regressione e di imbarbarimento politico, morale e culturale.<span id="more-1817"></span>Tuttavia, se devo essere sincero, sono piuttosto perplesso e pessimista. In primo luogo perché temo che la nostra bellissima Costituzione sia in qualche misura eversiva e inapplicabile nell’attuale ordinamento economico, politico e sociale, segnato da profonde e insanabili contraddizioni, che si possono eliminare solo abbattendo e superando il sistema capitalistico che le ha generate e che contribuisce a perpetuarle.</p>
<p>In secondo luogo, con il quadro parlamentare e governativo uscito rafforzato dalle recenti elezioni regionali, francamente non riesco a far finta di nulla e non posso non nutrire seri dubbi sulle effettive possibilità di applicare finalmente il dettato costituzionale. Invece, mi pare più facile immaginare e prevedere un’iniziativa per stravolgere il testo costituzionale mediante una sorta di “grande inciucio”, ossia un’ampia intesa parlamentare di stampo neoconsociativo sul tema delle cosiddette “riforme costituzionali” (ma sarebbe più corretto definirle “controriforme”), tanto attese e invocate non solo dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi.</p>
<p>Occorre ricordare la matrice sovversiva e criminale della banda filo-berlusconiana giunta stabilmente al governo, che sta sfasciando le istituzioni, i diritti e le garanzie costituzionali. Il pericolo costituito dal nuovo fascismo, dalle forze che governano l&#8217;Italia, è persino più grave del passato, considerando il mix di populismo, razzismo e affarismo sfrenato che ispira il blocco politico e sociale che fa capo al bandito di Arcore.</p>
<p>Dunque, in Italia incombe una vera emergenza democratica. Persino in Parlamento è stata eliminata ogni forma di dissenso e libera opposizione. Tranne Di Pietro, resta in campo la finta ed evanescente &#8220;opposizione&#8221; di D’Alema, Bersani e soci, dietro cui si annida una pratica neoconsociativa. Suggerirei di riflettere su quanto scriveva Antonio Gramsci a proposito del “sovversivismo delle classi dirigenti”. Inoltre, 35 anni fa Pasolini aveva preconizzato l&#8217;avvento di un nuovo fascismo, a condizione che questo si auto-proclami “democratico” e si ripari sotto le mentite spoglie dell’&#8221;antifascismo&#8221;. Mi pare che ciò rispecchi esattamente il quadro storico in cui si è compiuta la “metamorfosi” della destra neofascista (ex MSI) per accedere al governo del Paese, sdoganata e traghettata verso il PDL dal populismo berlusconiano. Ma la citazione di Pasolini si adatta anche per inquadrare la “metamorfosi” degli eredi del PCI, in primo luogo il PD.</p>
<p>Il sottoscritto si schiera tra quanti sono convinti che non esista alcuna differenza tra PD e PDL, eccetto la &#8220;L&#8221; in  più nella sigla del partito di plastica di Berlusconi. Per il resto conviene stendere un velo pietoso. Non a caso fu coniata la formula &#8220;Veltrusconismo&#8221; per designare la funzionalità di entrambi (PD e PDL) ad un progetto neogolpista attuato in forme apparentemente soffici e indolori, un disegno di stabilizzazione neocentrista e neoconservatrice che fa capo ai due soggetti &#8220;protagonisti e antagonisti&#8221; della scena politica nazionale, destinati a governare insieme la fase della “Terza Repubblica”.</p>
<p>Tuttavia, al di là di queste note pessimistiche, faccio prevalere ciò che Gramsci definiva “l’ottimismo della volontà”. Per cui, non solo in veste di cittadino, ma altresì di insegnante, sono interessato a trasmettere alle nuove generazioni i valori ideali insiti nella Costituzione, di cui bisogna far conoscere ed apprezzare la bellezza poetica. Non a caso, alla stesura del testo costituzionale parteciparono le migliori menti politiche e letterarie dell’epoca: su tutti cito la straordinaria figura di Piero Calamandrei.</p>
<p>La Costituzione è la madre della democrazia italiana, indubbiamente scalcagnata e malandata per varie ragioni storiche e politiche. La Costituzione ne incarna idealmente il ricco patrimonio valoriale, perciò leggerla è il miglior modo per festeggiarla e proporla ai giovani, ed è forse il miglior modo per educare ed ispirare le nuove generazioni.</p>
<p>Pertanto, approfitto per denunciare una grave mistificazione ideologica che si perpetua da anni nel nostro sciagurato Paese. Quella di occultare le origini della democrazia italiana, benché istituita solo sulla carta. E&#8217; opportuno ricordare che la Costituzione del 1948 (e, con essa, la democrazia, sebbene solo formale) affonda le sue radici storiche e ideali nella Resistenza contro l’occupazione nazi-fascista imposta durante la seconda guerra mondiale. Dalle ceneri della monarchia sabauda e della dittatura fascista di Mussolini è nata la Costituzione ed è risorta la civiltà democratica del popolo italiano.</p>
<p>Il 25 aprile è senza dubbio una festa partigiana, cioè di parte, e non può essere diversamente. Pretendere che il 25 aprile diventi una &#8220;festa di tutti&#8221;, una sorta di ricorrenza “neutrale”, equivale a snaturare e azzerare il valore simbolico e politico di quella che è la Festa per antonomasia della Resistenza partigiana e antifascista. Infatti, il 25 aprile si festeggia, ovvero si dovrebbe rievocare e, in qualche misura, rinnovare la vittoria della Resistenza popolare partigiana contro l&#8217;invasione nazista e contro i fascisti che flagellarono l’Italia per un tragico ventennio, conducendo il Paese verso la rovina, costringendo il nostro popolo alla catastrofe della seconda guerra mondiale, in cui intere generazioni di giovani proletari furono sfruttati come carne da macello per arricchire e ingrassare una ristretta minoranza di affaristi, speculatori e guerrafondai senza scrupoli.</p>
<p>Da quella Liberazione nacque la Costituzione del 1948, scritta non tanto con la penna, quanto con il sangue di tante donne e uomini che sacrificarono la propria vita per la libertà delle generazioni successive: donne e uomini chiamati &#8220;partigiani&#8221; proprio perché schierati e militanti da una parte precisa, contro il fascismo, l&#8217;imperialismo e la guerra.<br />
Il carattere apertamente antifascista e partigiano, egualitario, democratico e pluralista, pacifista e internazionalista della Costituzione, la rende un testo all’avanguardia, addirittura rivoluzionario sul piano internazionale, ma è anche il motivo principale per cui essa è invisa, temuta e osteggiata nei settori più oltranzisti e reazionari della società italiana, ed è la medesima ragione per cui essa è negata e disattesa nella realtà concreta. E’ superfluo elencare gli articoli della Costituzione reiteratamente violati e traditi, a cominciare dall’art. 11, in cui emerge lo spirito pacifista e internazionalista della Costituzione del 1948: “l’Italia ripudia la guerra (…)”, è l’incipit dell&#8217;articolo.</p>
<p>Questa è una preziosa lezione della storia che oggi, in tempi bui, dominati dall&#8217;indifferenza, dal fatalismo, dall&#8217;apatia e antipatia politica, si tenta di mettere in discussione e addirittura negare alle giovani generazioni. Questo &#8220;fatalismo&#8221;, assai diffuso tra la gente, è il peggior nemico della gente stessa, in quanto induce a pensare che nulla possa cambiare e tutto sia già deciso da una sorta di destino superiore, una forza trascendente contro cui i miserabili sarebbero impotenti, ma così non è.</p>
<p>In materia di fatalismo, indifferenza e apatia politica, non si può non citare un famoso pezzo giovanile di Antonio Gramsci, &#8220;Odio gli indifferenti&#8221;, in cui il grande comunista sardo scriveva che vivere vuol dire &#8220;Essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L&#8217;indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L&#8217;indifferenza è il peso morto della storia (&#8230;) Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti&#8221;. Questo è il miglior messaggio che si possa trasmettere ai giovani, una sorta di inno che esprime in forma lirica e nel contempo in modo inequivocabile, l&#8217;amore per la vita e la libertà, tradotte in termini di partecipazione attiva alle decisioni che riguardano il destino della collettività umana.</p>
<p>Sempre in tema di assenteismo e non partecipazione alla vita politica, rammento un celebre brano di Bertolt Brecht: &#8220;Il peggior analfabeta è l&#8217;analfabeta politico&#8221;. Non c&#8217;è nulla di più vero e più saggio. Brecht sostiene che l&#8217;analfabeta politico &#8220;non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell&#8217;affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche. L&#8217;analfabeta politico è talmente asino che si inorgoglisce, petto in fuori, nel dire che odia la politica. Non sa, l&#8217;imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, leccapiedi delle imprese nazionali e multinazionali.&#8221;. Ed io vorrei aggiungere: &#8220;delle imprese locali&#8221;.</p>
<p>Nella circostanza odierna mi preme rilanciare l’idea della Politica in quanto espressione della volontà popolare e della libera creatività dell’animo umano, che si concretizza nel confronto interpersonale, nella pacifica convivenza e nella dialettica democratica e pluralista tra persone libere ed uguali, ovviamente diverse sul versante spirituale e culturale. Inoltre, la Politica dovrebbe essere un mezzo di aggregazione e partecipazione sociale, uno strumento diretto e corale per intervenire concretamente sui processi decisionali che investono l’intera comunità, una modalità di socializzazione tra gli individui, la più elevata e raffinata forma di socialità umana. Del resto, l’antica etimologia del termine, dal greco “Polis” (città), indica il senso della più nobile attività dell’uomo, denota la somma manifestazione delle potenzialità e delle prerogative attitudinali dell’essere umano in quanto “animale politico”. Tale capacità dell’uomo si estrinseca nella Politica come organizzazione dell&#8217;autogoverno della Città.</p>
<p>Il senso originario della Politica si è svuotato ed è degenerato nella più ignobile “professione”, nell’esercizio del potere fine a se stesso, riservato agli “addetti ai lavori”, ai carrieristi e affaristi della politica. Quella che un tempo era una “nobile arte”, la suprema occupazione dell’uomo, oggi è percepita e praticata come mezzo per impadronirsi della città e delle sue risorse territoriali, una squallida carriera per mettere le proprie luride mani sulle ricchezze del bilancio economico comunale. Un bene che, invece, dovrebbe appartenere a tutti ed essere gestito dalla comunità dei cittadini.</p>
<p>La nuova Resistenza è l&#8217;opposizione a questo stato di cose, è la rivolta contro una visione e una pratica del potere come appannaggio di un’esigua minoranza di privilegiati, ossia i padroni del Palazzo. Tale situazione va respinta e combattuta con fermezza, perché il soggetto che si organizza in comitato o partito politico, convenzionalmente definito “ceto politico dirigente”, non appena conquista il privilegio derivante dal potere esclusivo sulla Città, si disinteressa del bene comune per occuparsi dei loschi affari della casta, o dei singoli individui. Questo stato di corruzione della politica, che non coincide con un’esperienza di autogoverno dei cittadini, ma risponde agli interessi egoistici e corporativi di una cerchia elitaria e circoscritta, è la causa principale che genera un sentimento di indifferenza e disaffezione dei cittadini verso la politica, cioè il governo della Polis, in quanto rappresentativo degli interessi privati di pochi affaristi, nella misura in cui tali vicende sono recepite come estranee agli interessi della gente.</p>
<p>Pertanto, occorre rilanciare l’idea dell’autogestione e dell’autogoverno dei cittadini, sperimentando nelle comunità locali l’idea della politica come rifiuto radicale del potere scisso dalla collettività, come partecipazione diretta della popolazione ai processi decisionali, ai canali di controllo e gestione del bilancio economico comunale.<br />
L’utopia della democrazia diretta non è solo possibile e praticabile localmente, ma è necessaria di fronte all’avvento di un fenomeno autoritario globale che minaccia quel poco di sovranità democratica vigente in alcuni Stati nazionali. I quali sono soppiantati da organismi economici sovranazionali che dirigono le dinamiche dell’economia e dei suoi assetti bancari e finanziari. Questo fenomeno di globo-colonizzazione ha favorito l’ascesa dei gruppi finanziari più forti e delle corporation multinazionali, con danni irreparabili per i diritti civili e sindacali, le libertà democratiche, i redditi dei lavoratori del sistema produttivo, la cui condizione si fa sempre più precaria e ricattabile.</p>
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		<title>Intervista a Luigi De Magistris</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 21:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/interviste/intervista-a-luigi-de-magistris-911792.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><strong><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/07/luigi-de-magistris.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1026" title="Luigi De Magistris" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/07/luigi-de-magistris-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La prima domanda non può che riguardare le recenti elezioni regionali. Quali considerazioni ne hai tratto?</strong></p>
<p>Per prima cosa non posso non ammettere una vittoria del centro destra. Una vittoria però, che non è certo frutto di buon governo ma dovuta in larga misura ai gravi errori della sinistra soprattutto nella scelta delle candidature. Si è andati a riproporre  personaggi ormai non più accettati dal nostro popolo ed il forte astensionismo ne è la prova.  Il centro sinistra, ad oggi, si sta dimostrando inadeguato nella costruzione di una valida alternativa al berlusconismo. C&#8217;è bisogno di un lavoro politico che punti a valorizzare tutti quei movimenti che tanto stanno dando nel cercare di fare muro contro questa deriva autoritaria che sta portando il nostro paese alla rovina.<span id="more-1792"></span></p>
<p>Il PD è sicuramente la principale forza di opposizione ed è determinante per il raggiungimento di una vittoria politica che dia cambiamento al paese, però è anche la forza politica che maggiormente ha ostacolato il rinnovamento, non tanto nei contenuti quanto nella scelta dei candidati. Ritengo estremamente emblematiche le candidature, tanto per fare qualche nome, della Bresso, di De Luca e di Loiero. Bisognava andare oltre questi nomi e proporre dei personaggi che avrebbero portato delle importanti novità. Queste elezioni regionali spero che servano di lezione e che finalmente si arrivi a ridare entusiasmo e fiducia a quanti si sono allontanati da una politica ormai diventata &#8220;casta&#8221;. Credo che oggi ci sia bisogno di aprire un nuovo cantiere politico che coinvolga anche i movimenti e tutte le componenti sane della società civile. Senza ciò siamo destinati a perdere in eterno.<strong></strong></p>
<p><strong>E&#8217; passato quasi un anno dalla tua elezione al Parlamento Europeo, che opinione ti sei fatto di questa  nuova esperienza?</strong></p>
<p>E&#8217; sicuramente un&#8217;esperienza molto interessante, contrariamente a ciò che si dice, cioè che il Parlamento Europeo è un elefante burocratico, un luogo nel quale non si può politicamente incidere, penso che non sia così. E&#8217; chiaro che i ritmi, le decisioni, le valutazioni sono complesse in quanto ci si deve relazionare tra parlamentari di 27 Paesi. Io credo però che le prospettive siano molto interessanti ed anche le possibilità di incidere sui temi di cui si tratta, non sono scarse. In questi mesi abbiamo affrontato temi come la politica per l&#8217;immigrazione, le mafie, lo scudo fiscale, la libertà di informazione, il Trattato di Lisbona, il nuovo Servizio Europeo di Azione Esterna e la politica estera, la cooperazione e lo sviluppo, senza dimenticare il dossier sull&#8217; Hafganistan o quali strumenti siano necessari per spezzare il legame tra denaro pubblico e crimine organizzato. Tutti temi che hanno una valenza straordinaria e credo che l&#8217;Europa possa allargare le proprie competenze sia in ambito giuridico che dei diritti.</p>
<p><strong>L&#8217;approvazione del Trattato di Lisbona  dovrebbe portare la politica europea a diventare  in qualche modo più forte ed incisiva rispetto al passato.  Credi che assisteremo veramente ad un cambio di marcia delle Istituzioni europee?  E come si sta svolgendo il tuo lavoro nella Commissione per il Controllo dei bilanci  ? Immagino che avrai moltissime gatte da pelare.</strong></p>
<p>Per quanto riguarda il Trattato di Lisbona, e come riuscire a tradurlo in iniziativa politica valida, che dia sempre maggior peso al Parlamento europeo e maggiore autonomia politica delle Istituzioni europee dagli Stati membri, molto dipenderà dalla volontà dai singoli parlamentari e dai gruppi politici. Credo che questa sia una scommessa importante. Importante è anche la scommessa che riguarda la creazione di un&#8217; Europa Federale che potrebbe arrivare fino alla Russia.  Il trattato di Lisbona ha luci ed ombre, ma è sicuramente un passo in avanti verso l&#8217;integrazione europea. Per quanto riguarda la Commissione  per il controllo dei bilanci, che io presiedo, questa  ha un ruolo molto delicato.<br />
Si affrontano temi importantissimi, primo tra tutti il modo in cui vengono spesi i soldi pubblici, quelli cioè dei contribuenti europei. Purtroppo i rischi di truffe sono ancora molto elevati e coinvolgono alcuni Paesi tra cui l&#8217;Italia che detiene sicuramente la maglia nera. C’è da dire che le mafie e la criminalità dei cosiddetti colletti bianchi si sono ben inserite nel business dei finanziamenti pubblici e la nostra Commissione ha un ruolo decisivo non solo sul piano sanzionatorio, cioè trovare chi ha sbagliato per sanzionarlo, ma anche di prevenzione, nel valutare costi e benefici per verificare se determinate opere finanziate con i Fondi UE abbiano effettivamente utilità sociale,  pubblica o se siano solo uno spreco inutile.</p>
<p><strong>Hai più volte sottolineato che le figure di Falcone e Borsellino hanno fortemente  influenzato la tua scelta di diventare magistrato. Oggi alla luce di quanto ti è successo, mi riferisco alle varie inchieste a cui sei stato sottoposto, alle visite di ispettori ministeriali e a molto altro ancora, rifaresti ancora quel passo? Oggi entreresti in magistratura?</strong></p>
<p>Ma senz&#8217;altro, che lo rifarei. Come puoi vedere, nella mia stanza ho una foto bellissima di Falcone e Borsellino che sorridono. Entrare in magistratura è stato il sogno della mia vita, fin dal primo giorno di iscrizione alla facoltà di giurisprudenza. Rispetto a tanti giovani italiani io ho avuto la fortuna di fare il mestiere che sognavo di fare. Per averlo fatto con onestà, rispettando il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza timori nei confronti dei potenti, ho pagato un prezzo molto alto, perché purtroppo in Italia viviamo un momento di crisi democratica molto forte. Comunque sicuramente rifarei punto per punto, e virgola per virgola, tutto quello che ho fatto. La mia esortazione ai giovani è di intraprendere il lavoro di magistrato e di farlo con una grande idealità e dignità.<strong></strong></p>
<p><strong>I fortissimi attacchi che Berlusconi porta alla magistratura, secondo te, cosa produrranno nei prossimi mesi? Il potere politico riuscirà veramente ad oscurare il lavoro dei magistrati?</strong></p>
<p>Questa aggressione continua alla magistratura, che va avanti da quando Berlusconi è entrato in politica, ha già prodotto effetti devastanti non solo sul piano normativo, ma anche sull&#8217;indipendenza della magistratura, messa sempre più in discussione. La cosa più grave sono le forti intimidazioni nei confronti dei magistrati i quali sanno che, nel caso facciano inchieste che coinvolgono dei potenti, potrebbero pagare un prezzo molto alto, anche rimanere ai margini della progressione in carriera. Questo è un progetto che Berlusconi sta portando avanti, il cui fine è di mettere il Pubblico ministero alle dipendenze del potere esecutivo e del potere politico. Questo intendimento altro non è altro che il disegno eversivo progettato anni fa da Licio Gelli, disegno che punta allo smantellamento della Costituzione repubblicana nata dall&#8217;antifascismo. Oggi, non sono solo i politici onesti chiamati a difendere la Costituzione, ma anche tutti i cittadini italiani, che devono vigilare per difenderla. Bisogna capire che l&#8217;indipendenza della magistratura non è un privilegio, ma è la garanzia dell’affermazione dei diritti dei cittadini.<strong></strong></p>
<p><strong>Berlusconi afferma che il suo governo ha portato dei durissimi colpi alla mafia, più di qualsiasi altro governo nazionale  e che presto l&#8217;annullerà. Cosa ne pensi?</strong></p>
<p>E&#8217; esattamente il contrario. Questo governo ha realizzato tutta una serie di leggi che nei fatti hanno favorito il crimine organizzato: la legge sullo scudo fiscale che introduce il riciclaggio di Stato; la legge che vuole la cancellazione delle intercettazioni telefoniche; la legge sul processo breve; la legge sulle confische dei beni sequestrati ai mafiosi che consente la rivendita all&#8217;asta di questi beni, con la conseguenza che eventuali prestanome dei mafiosi stessi, ricompreranno ciò che era stato loro tolto; la riduzione dei finanziamenti alle forze dell&#8217;ordine, con casi limite in cui alcune questure non hanno soldi neanche per la benzina da mettere nelle auto; senza parlare poi della carenza di personale nei tribunali e della mancanza di un numero adeguato di giudici nei diversi territori italiani. Questo governo nei fatti sta favorendo il crimine organizzato. Certo, si sono i fatti forti degli ultimi arresti di importanti mafiosi, ma quello è un merito che non li riguarda, sono vittorie di cui gli italiani debbono ringraziare unicamente le nostre forze dell&#8217;ordine.<strong></strong></p>
<p><strong>Hai parlato più volte di oscuramento mediatico e che bene ha fatto il Sindacato della Stampa a puntare i piedi a terra. A cosa ti riferivi?</strong></p>
<p>Mi riferivo alla censura di Stato, avvenuta in piena campagna elettorale che, con la scusa della &#8220;par condicio&#8221; ha oscurato trasmissioni televisive che fanno informazione parlando di società, di cultura, di politica,di giustizia. Tra l&#8217;altro è lo stesso Berlusconi che ha costantemente violato la par condicio intervenendo frequentemente in trasmissioni in diretta, senza contare il fatto che controlla direttamente e indirettamente una buona parte dei  mezzi di informazione, caso unico in Europa. La televisione è diventata il mezzo principe per propagandare il pensiero del regime. La Procura di Trani ha poi scoperto che Berlusconi è intervenuto a far pressioni direttamente sul direttore del TG1, sul direttore della RAI e addirittura sull&#8217;Agenzia delle Comunicazioni, un organo di garanzia per tutti. Si è rivolto ad un membro dell&#8217;AGCOM dicendogli:”Ma che cosa ti ci abbiamo messo a fare lì, ma cosa ti paghiamo a fare?”. C&#8217;è una logica padronale dell&#8217;informazione.<strong></strong></p>
<p><strong>Ci sono però molti giornalisti compiacenti.</strong></p>
<p>Ma certo, ci sono giornalisti che si autocensurano per fare propaganda gradita al potere. E&#8217; una situazione questa, tipica dei regimi autoritari, con giornalisti che si mettono dietro alla gonnellina dell&#8217;imperatore per avere la carriera garantita.<strong>Sei stato fortemente criticato per le parole rivolte al Capo dello Stato dopo la firma del decreto salva liste. Lo rifaresti?</strong></p>
<p>Certo che lo rifarei. Io ho grande rispetto per tutte le Istituzioni e tra le prime c&#8217;è il Presidente della Repubblica, ma non può essere al di sopra delle critiche, anzi, proprio perché è il principale custode della democrazia e della Costituzione, egli deve stigmatizzare ciò che è contrario alla Carta costituzionale. Io sono molto insoddisfatto della Presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano perché, in un momento come questo di grande crisi democratica, di grande crisi dello stato di diritto, con lo smantellamento dell&#8217;articolo 18, riguardante lo statuto dei lavoratori, ci ritroviamo con un Presidente che non esercita in modo adeguato la difesa della Carta Costituzionale. Io credo che sia doveroso da parte di un parlamentare rimarcare tali carenze, certo con rispetto, ma con la dovuta fermezza.<strong></strong></p>
<p><strong>Sono ormai tantissimi gli italiani rimasti senza un lavoro, che non trovano una casa dove vivere e che  non riescono  più a progettare in modo decoroso la loro vita. L&#8217;Italia dei valori che risposte dà a queste tantissime persone ridotte in povertà?</strong></p>
<p>Noi italiani da anni, cioè da quando il Presidente del Consiglio è entrato in politica, discutiamo quasi esclusivamente dei suoi problemi personali, e non mi riferisco a quelli fisici. I veri problemi italiani sono quelli che tu hai menzionato, con  al primo posto il lavoro: tanti hanno un lavoro precario, in tantissimi non ce l&#8217;hanno e molti altri, purtroppo, lo stanno perdendo. I giovani oggi, pur di trovare uno straccio di lavoro, devono piegare la testa ed accettare condizioni lavorative altrimenti inaccettabili. Senza parlare poi del Sud Italia, dove il lavoro è diventato addirittura un privilegio e si ottiene unicamente tramite raccomandazioni che poi creano vincoli ed appartenenze.<br />
Questo è il vero problema che abbiamo davanti oggi. Così come sono un problema gravissimo, le pensioni da miseria ed il fatto che la gente, con il proprio stipendio, non arriva alla fine del mese.<br />
Sono questi i temi sui quali la politica dovrebbe confrontarsi e concentrarsi; a riguardo le idee dell&#8217;Italia dei Valori sono chiare. Noi vogliamo degli incentivi per i giovani, vogliamo l&#8217;abbattimento del precariato e, soprattutto, vogliamo un impiego diverso dei finanziamenti pubblici, per incentivare uno sviluppo che rimetta in moto l&#8217;economia e che ridia fiato alle piccole e medie imprese, importantissime per una reale valorizzazione del territorio italiano. Bisognerebbe non fare opere inutili come il ponte sullo stretto o nocive come le centrali nucleari. Noi vogliamo una vera e propria rivoluzione culturale su questi temi. Una rivoluzione che sia liberale e nello stesso tempo anche socialista, in modo da dare la massima attenzione alle condizioni dei più deboli. Il nostro paese ha  bisogno vitale di ripartire con grande entusiasmo e con grande energia. L&#8217;Italia non può restare, come in questa fase, avvilita da una grande depressione economica, politica ed etica.<strong></strong></p>
<p><strong>Al congresso dell&#8217;I.d.V. sei  stato tra i più applauditi ed alle elezioni europee il più votato del tuo partito. Eri un indipendente ed ora ti sei iscritto all&#8217;IdV. Si dice che Di Pietro vorrebbe metterti  a capo del Dipartimento Giustizia e Sicurezza.  Ti aspettavi dell&#8217;altro? Il posto di Segretario per esempio?</strong></p>
<p>Io attualmente ho un ruolo istituzionale in Europa molto importante e questo mio ruolo è certamente incompatibile con un incarico politico di un certo livello. In questo momento mi sento molto più motivato a svolgere un  altro tipo di azione politica che metta in comunicazione diretta la parte migliore della politica che si esprime con i partiti, con tutti quei movimenti della società civile che si muovono nel nostro paese. Credo che L&#8217;Italia dei Valori debba avere la forza e la capacità di essere un partito diverso, un partito che sappia aprirsi seriamente alla società civile e che sappia selezionare il proprio gruppo dirigente, non dalla quantità di tessere che rappresenta, ma dalla capacità che ogni dirigente ha di sapersi relazionare con la base. L&#8217;incarico al Dipartimento Giustizia credo sia l&#8217;unico compatibile con il mio profilo attuale istituzionale, inoltre mi porterebbe ad occuparmi di problematiche di cui mi sono già occupato durante la mia vita  da magistrato: giustizia, sicurezza, forze dell&#8217;ordine, magistratura e diritti.</p>
<p><strong>Ma è proprio vera la storia che tu sia la spina nel fianco di Di Pietro?</strong></p>
<p>Con Di Pietro io ho un rapporto ottimo, sia sul piano personale che sul piano politico. Non siamo però fatti con lo stampino ed è quindi naturale che a volte ci siano  delle divergenze, ma queste   non mi porteranno mai a scalare il partito e a mettere in discussione l&#8217;importante ruolo che ha Antonio Di Pietro. Chi mette in giro certe voci evidentemente non è abituato a vedere onestà e lealtà nei rapporti, quell&#8217;onestà e lealtà che sono alla base del mio rapporto con Antonio.</p>
<p><strong>In molti ti hanno rimproverato il fatto di non esser sceso in campo in Campania per queste regionali. Quali le tue ragioni?</strong></p>
<p>Io ho avuto tantissime sollecitazioni in Calabria e Campania per candidarmi e non nascondo che la cosa mi ha fatto molto  piacere, però credo che nella vita la coerenza abbia un ruolo molto importante ed avendo io preso l&#8217;impegno a candidarmi al Parlamento europeo, ricevendo poi tantissimi voti in tutta l&#8217;Italia, più di 500.000 preferenze, non potevo assolutamente fare qualcosa di sgradevole e scorretto verso un impegno politico appena iniziato. Questo però non toglie che il mio impegno per la Calabria e la Campania ci sia e ci sarà sicuramente.</p>
<p><strong>Il caos scaturito dal dimissionamento del senatore Di Girolamo, eletto nel collegio europeo, ha portato alcuni leader del centro destra, specialmente leghisti, a parlare di abrogazione del voto degli italiani all&#8217;estero. Sei dello stesso avviso?</strong></p>
<p>Il centro destra non cercasse scuse sulla querelle che ha riguardato Di Girolamo. Questa è una vicenda gravissima, che ha fatto trapelare addirittura collegamenti con la &#8216;Ndrangheta. Ora nelle file del PdL sembra quasi che nessuno lo conoscesse o che non avesse mai avuto rapporti con questo signore, in verità questo signore aveva molte entrature con ministri della Repubblica, con il Presidente della Camera Fini e con altri esponenti di vertice dell&#8217;ex Alleanza nazionale e quindi del PdL. Che non si inventassero nulla, il voto degli italiani all&#8217;estero va assolutamente mantenuto, anzi auspico un suo rafforzamento attraverso una  maggiore trasparenza dell’espressione di voto. Il voto all&#8217;estero rappresenta qualcosa di straordinario perché coinvolge dei nostri connazionali che svolgono un ruolo decisivo ed importantissimo per il nostro Paese, essi sono a tutti gli effetti i nostri veri ambasciatori nel mondo e non possiamo assolutamente allontanarci da loro.</p>
<p><strong>Come ben sai  in Europa e nel resto del mondo, gli emigranti italiani hanno votato  per corrispondenza e ti lascio immaginare gli imbrogli che ne sono venuti fuori.  C&#8217;è stata gente che andava per le strade a caccia dei plichi depositati dai postini nelle buche delle lettere. Plichi facilmente riconoscibili in quanto molto voluminosi. Non credi sarebbe il caso di fornire di seggi elettorali anche gli elettori all&#8217;estero?</strong></p>
<p>Non c&#8217;è alcun dubbio. Il voto degli italiani all&#8217;estero deve avere le stesse forme, la stessa dignità e dare le stesse garanzie di correttezza e segretezza  di cui godono gli italiani residenti nel nostro Paese.  L&#8217;istituzione di seggi elettorali all&#8217;estero credo  sia dovuta e spero vivamente che il Governo si muova in questa direzione, che definirei imprescindibile.</p>
<p><strong>Concludo questa nostra conversazione con una frase di Catone. Egli affermò :&#8221;I ladri di beni privati passano la vita  in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori”. In Italia, dopo 2.000 anni, siamo ancora  in questa situazione?</strong></p>
<p>Siamo sicuramente nella stessa identica situazione, ma con l&#8217;aggravante che a breve tutto questo sarà  sancito anche con la legge. Eliminando l&#8217;uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ciò sarà sancito quasi come regola. Ci ritroveremo con persone che commetteranno crimini ma che, in virtù del loro potere, saranno non perseguibili. Avranno l’ impunità garantita. Altre categorie di criminali che invece non godono di coperture politiche, sconteranno interamente la loro pena nelle patrie galere.  Quanto affermato da Catone è purtroppo più attuale che mai.</p>
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