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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; italia dei valori</title>
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	<description>Giornale dell'Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>VASTO 2010: una nuova sfida per l’ Italia dei valori</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 06:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il titolo dell’ incontro dello scorso anno ci ronza ancora nelle orecchie: “l’ alternativa di governo”. Era il 4°incontro nazionale ed il partito si era ritrovato riunito per presentare e discutere i punti programmatici con cui proporsi appunto come alternativa di governo.
Un governo  che ci ha fatto scivolare  agli ultimi posti di qualsiasi graduatoria mondiale in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/festaidvdava.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2093" title="festaidvdava" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/festaidvdava-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il titolo dell’ incontro dello scorso anno ci ronza ancora nelle orecchie: “l’ alternativa di governo”. Era il 4°incontro nazionale ed il partito si era ritrovato riunito per presentare e discutere i punti programmatici con cui proporsi appunto come alternativa di governo.<br />
Un governo  che ci ha fatto scivolare  agli ultimi posti di qualsiasi graduatoria mondiale in ambito economico, sociale, ambientale, culturale e politico, anche per colpa di un’ opposizione divisa dagli individualismi di partito e in stato catatonico da circa un decennio.<span id="more-2092"></span> Il programma è stato creato, discusso, riassunto in 11 punti programmatici che ognuno di noi ha diffuso sul territorio, in modo capillare. Gli italiani hanno apprezzato e ci hanno premiato: alle elezioni regionali abbiamo ottenuto quasi ovunque risultati eccellenti, spesso fuori da ogni aspettativa. Ora la fase della conoscenza è terminata, tutta la popolazione conosce l’ Italia dei valori, sa quali  sono i nostri programmi per il Paese, come la vediamo rispetto alla politica nazionale ed estera, rispetto all’ ambiente, alla libertà di stampa, alla giustizia, al lavoro.<br />
Il tema di quest’ anno è il proseguo di questo percorso già cominciato, il suo  perfezionamento: “idee pulite, la sfida dell’ Italia dei valori”.<br />
In questo momento in molti sono a discutere l’ annosa questione leader/alleanze. I nomi dei primi, più o meno noti, più o meno nuovi, si susseguono e si vociferano praticamente ovunque. Le alleanze camminano su fili ancor più precari, fatte e disfatte con la stessa velocità del cambio di lenzuola del famoso lettone dell’ amico Putin.<br />
La profonda e drammatica crisi economica ha innescato una serie di reazioni a catena evidenti a chiunque, eccettuato il tg del fido Fede e la stampa di regime: il collasso americano dei mutui sub prime dati a chi non poteva restituirli ha fatto crollare il sistema bancario prima, quello immobiliare poi, scendendo via via fino a quello dell’ imprenditoria, del  lavoro, fino al collasso del sistema dei consumi. Lascerò per questo ad altri il compito di chiarire le idee su nomi e alleanze: quello che io auspico sono le chiarezze su questi temi, partendo per primo dal lavoro, strettamente connesso a economia e finanza.<br />
In tema di lavoro tanto è stato fatto dalla commissione guidata dall’ infaticabile Zipponi. La struttura centrale è pressocchè terminata e operativa, le regionali sono a buon punto e quasi ovunque sono stati già individuati i referenti provinciali. Ci sarà ora da organizzare la parte più delicata della struttura, quella cittadina, quella che ti permette di entrare nelle fabbriche, dalla più grossa alla più piccola. In questo senso “fare chiarezza” significa mostrare  agli operai che ci siamo, che noi siamo una presenza costante e affidabile, spesso più dei sindacati. Il  nostro posto deve essere lì, nel vuoto lasciato dal vecchio pc, accaparrato in modo intelligente e lungimirante dalla lega, aiutata in questo da un pd più interessato più ai buoni salotti e ai vernissage che ai caldi forni delle acciaierie o alle fredde fabbriche di surgelati. Dobbiamo fare gli interessi dell’operaio ma non scordare l&#8217;imprenditore: solo, sobbarcato dai debiti causati da un economia  al collasso ed una pressione tributaria che lo strozza (aiutata in questo dal cappio che le banche stringono sempre più attorno al loro collo). E’ forse lui l’eroe di questi anni, il piccolo-medio imprenditore, che si incatena davanti alle banche, che si uccide per l incapacità di licenziare quei pochi, ultimi dipendenti che spesso sono come dei figli.<br />
Altro tema scottante è quello legato alla sicurezza e all’ immigrazione, famiglia e diritti. Una sola parola descrive lo stato attuale: intolleranza. Intolleranza nei confronti degli stranieri, dei tossicodipendenti, dei detenuti, degli omosessuali, dei portatori di handicap, delle donne, dei giovani. La nostra posizione su questi temi deve essere di una chiarezza cristallina: abrogazione del pacchetto sicurezza, no ai CIE, promozione del multiculturalismo. Dobbiamo affermare con maggiore incisività inoltre la laicità più totale del nostro partito e garantire la nostra presenza ed il nostro supporto a tutte queste categorie di persone attraverso apposite commissioni e programmi di intervento specifici.<br />
Per discutere di questo come del resto (sanità, istruzione ecc.) non sarebbe sufficiente il giornale per intero, ma una certezza mi alleggerisce l’ anima: anche questa sfida ci vedrà vincitori.</p>



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		<title>Una serata speciale</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 21:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E il settimo giorno ci si riposò. Dopo la campagna elettorale per le regionali, la campagna referendaria e i congressi provinciali, sabato è stato il tempo di festeggiare e, anche in quest&#8217;occasione, Di Pietro si è dimostrato lungimirante: il percorso stesso per giungere alla sua masseria prepara l&#8217;anima alla festa e ti riporta alla mente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/08/33529_1352709778640_1258270594_30802500_2578702_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2043" title="festa idv" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/08/33529_1352709778640_1258270594_30802500_2578702_n.jpg" alt="" width="432" height="288" /></a>E il settimo giorno ci si riposò. Dopo la campagna elettorale per le regionali, la campagna referendaria e i congressi provinciali, sabato è stato il tempo di festeggiare e, anche in quest&#8217;occasione, Di Pietro si è dimostrato lungimirante: il percorso stesso per giungere alla sua masseria prepara l&#8217;anima alla festa e ti riporta alla mente il sabato del villaggio di leopardiana memoria. <span id="more-2042"></span><br />
Una tranquilla e discreta stradina divide in due un paesaggio collinare ordinato che il tramonto rende, se possibile, ancora più bello. Poi, usciti da Montenero, nel giallo oro delle campagne molisane, i gabbiani, mossi dal vento, sventolano tutta la loro gioia e sembrano quasi volare: siamo arrivati. Come da tradizione ad accoglierci è il padrone di casa, in polo e sandali. Stenteresti a riconoscerlo per la serenità che emana oggi. In tanti vogliono parlargli, fare delle foto, presentare familiari, e c&#8217;è spazio e tempo per tutti. Qualcuno accenna tematiche politiche, ma lui glissa, oggi è giorno di festa. Seduta sul pozzo che spesso cita nei suoi discorsi osservo la gente arrivare: un fiume di persone invade pian piano la masseria e, come da tradizione, ognuno porta qualcosa di tipico: perché festa è questo, condividere, far conoscere una parte di sé e della propria realtà agli altri. Ci sono i big, da Belisario al nostro Evangelisti, ci sono Pedica e Barbato, Zipponi e Favia, la Mura, cortese e gioviale oltre ogni aspettativa. Il presidente fa un breve discorso di benvenuto, ci racconta della nascita e della crescita di questa festa e del valore quasi sacrale che riveste per lui. Il gruppo toscano mangia insieme, su due tavolate poco distanti l&#8217;una dall&#8217;altra, ma a tavola ci si sta ben poco: all&#8217;arrivo del gruppo folkloristico in molti ci alziamo, qualcuno comincia a ballare e suonare e le musiche rendono gli animi ancora più leggeri.<br />
E&#8217; un&#8217;autentica sorpresa, questa sera in tanti mi hanno stupita,di tanti ho scorto un lato umano che tv, incontri politici e dibattiti non ti permettono sempre di cogliere. E&#8217; un continuo abbracciarsi tra persone già conosciute e uno stringere di mani con quelli che si incontrano per la prima volta. Eh si, di facce nuove ce ne sono tante, il partito è cresciuto, è evidente: merito del carisma del suo fondatore, merito del suo entourage, merito di tutti noi. Di strada da fare ce ne è ancora tanta, dobbiamo essere pronti e attivi. Anche se stasera non si affrontano tematiche politiche lo spettro delle elezioni anticipate aleggia sulle nostre teste e noi, unica vera alternativa per il Paese, dovremo essere preparati. Ma oggi non è di questo che si parla. Mi stendo, come molti, sul soffice prato all inglese: lo scenario muta all&#8217;istante e le centinaia di persone presenti alla festa cedono il posto a uno splendido cielo stellato. La musica, la campagna e le stelle..</p>
<p>Già tutta l&#8217;aria imbruna,<br />
Torna azzurro il sereno, e tornan l&#8217;ombre<br />
Giù da&#8217; colli e da&#8217; tetti,<br />
Al biancheggiar della recente luna.<br />
Or la squilla dà segno<br />
Della festa che viene; ed a quel suon<br />
Diresti che il cor si riconforta.</p>
<p>Forse, anche Giacomo Leopardi è stato ad una festa dell&#8217;Italia dei Valori!</p>



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		<title>Federalismo fiscale: ecco perchè siamo favorevoli</title>
		<link>http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/federalismo-fiscale-ecco-perche-siamo-favorevoli-911962.html</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 20:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[La giusta battaglia per il federalismo fiscale non può essere lasciata alla Lega Nord. Occorre lavorare per attuare a tutti i livelli e nel migliore dei modi la Legge delega 42/2009. Con l’approvazione in Commissione Bicamerale del decreto sul federalismo demaniale si è attivato il percorso di pubblicazione dei decreti attuativi sul federalismo fiscale. L’Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La giusta battaglia per il federalismo fiscale non può essere lasciata alla Lega Nord. Occorre lavorare per attuare a tutti i livelli e nel migliore dei modi la Legge delega 42/2009. Con l’approvazione in Commissione Bicamerale del decreto sul federalismo demaniale si è attivato il percorso di pubblicazione dei decreti attuativi sul federalismo fiscale. L’Italia dei Valori ha espresso voto favorevole ed è opportuno che la pubblica opinione comprenda le buone ragioni che stanno alla base di questo voto.  <span id="more-1962"></span><br />
Il tema del Federalismo fiscale è tipicamente una materia che si maneggia poco agilmente. Alcuni ne discutono pur non capendo bene cosa comporti (decentramento delle funzioni ? Tassazione diretta ? Trattenute delle risorse sul territorio che le ha generate), altri ne guardano le possibili ricadute politiche negli assetti tra nord e sud (perequazione), diversi altri cittadini non riescono invece proprio a comprendere di che si tratti.<br />
La Legge delega 42/2009 che da il via al c.d. Federalismo fiscale definisce un quadro molto chiaro sul riassetto dello Stato e, si potrebbe affermare, è anche una legge ben organizzata per la finalità che si propone.<br />
Aldilà di aspetti oggi molto controversi e dibattuti (su tutti cosa sia e come si calcoli la spesa standard che serve da “misurino” per comprendere se una regione spende molto od è virtuosa), il principio che viene affermato dalla Legge Delega è il seguente: occorre stabilire una proporzionalità tra quanto generato in termini di reddito da un territorio e quanto viene offerto in termini di servizio dal sistema pubblico in quel contesto, avendo sempre di mira la redistribuzione del reddito sul territorio nazionale.<br />
Per arrivare a questo livello di proporzionalità, vengono attivate previsioni importanti circa  l&#8217;autonomia degli enti sulla spesa e sulle entrate, il coordinamento tra le amministrazioni dello Stato per il recupero dell&#8217;evasione, meccanismi di premialità e sanzionatori per gli enti che non rispettano gli equilibri economico-finanziari.<br />
Tutti questi principi, pure molto validi, si scontrano però contro un aspetto centrale e dirimente per attuare il federalismo: come si calcolano i redditi e la capacità contributiva presenti su un territorio e quindi il diritto ad avere più o meno servizi ? E&#8217; un nodo essenziale, non solo per capire se vi è proporzionalità tra diritti e servizi, ma anche per contrastare l&#8217;evasione e dunque per garantire entrate maggiori e stabili agli enti per la attività istituzionali che devono assicurare.<br />
Ruota attorno a questo aspetto di natura organizzativa e tecnica il successo del federalismo. Il perché è presto detto. La ricostruzione delle informazioni circa le persone, le aziende o gli immobili, detenute a vario titolo dalle amministrazioni locali (comuni, municipalizzate, regioni, provincie) e centrali (Agenzia del Territorio, Agenzia delle Entrate, Ministeri) consente agli enti di gestire l&#8217;aumento di competenze, con adeguati strumenti per rispondere alle richieste dei cittadini, riscontrare assenza dei requisiti di ammissibilità di domande presentate, contrastare forme di evasione od elusione su tributi erariali o locali.<br />
Permetterebbe inoltre di attivare quel colloquio tra varie Amministrazioni dello Stato che  risolverebbe, finalmente, anche un problema annoso: la necessità per il cittadino di dover presentare le stesse informazioni ai vari sportelli della pubblica amministrazione pur essendo una di esse già in possesso dei dati richiesti.<br />
Questo scenario non è così lontano dall&#8217;essere attuato. È solo una questione di spinta e visione politica, perché gli strumenti per realizzarlo sono già disponibili e potranno produrre benefici e risparmi  inimmaginabili. Incalcolabili.<br />
Alcune amministrazioni italiane hanno infatti già cercato di comprendere cosa significhi fare in concreto il federalismo fiscale. In Toscana ed in alcune altre realtà italiane, le regioni e gli enti locali hanno sviluppato degli avanzatissimi strumenti di elaborazione, che consentono di ricomporre tutte le informazioni riguardanti persone, famiglie, imprese, immobili. Si viene così a comprendere per ciascuno di essi una mole imponente di informazioni in modo riconciliato (dichiarazioni dei redditi, immobili, bonifici, utenze, automobili, ecc), che permettono di fare controlli rapidi ed incrociati su basi dati che ad oggi non dialogavano e di combattere così con efficacia l&#8217;evasione (sono stati infatti dotati i funzionari di ben 60 casi tipici di evasione che possono essere riscontrati sulle informazioni disponibili), verificare le domande sottoposte dai cittadini (agevolazioni, diritto a casa popolare, assistenza sociale, ecc.) o l&#8217;erogazione di servizi rilevanti (es. protezione civile, sicurezza), sulla base dell&#8217;effettivo diritto.<br />
È dalla volontà dello Stato e dell&#8217;Agenzia delle Entrate e del Territorio di voler condividere questo disegno, che si comprenderà quanto e se il federalismo fiscale costerà ai cittadini o diventerà motore di sviluppo.<br />
Se infatti le amministrazioni dello Stato si porranno in modo collaborativo, accettando l&#8217;idea che ogni ente partecipa in modo paritetico offrendo agli altri i propri dati, allora il disegno consentirà risparmi enormi allo Stato e benefici epocali per i cittadini. In alternativa, sarà una duplicazione di funzioni e quindi una esplosione della spesa pubblica, impossibilità di valutare richieste della cittadinanza, elusioni od evasioni locali ed erariali che si appoggeranno sulla incapacità della pubblica amministrazione di dialogare in modo efficace.<br />
Su questo nodo si basa, essenzialmente, uno degli aspetti nevralgici che dovranno essere sciolti nei decreti attuativi e sui cui ci sarà maggiore attenzione da parte di enti locali e Regioni.</p>
<p>Marco Cecchi  è assessore IDV del Comune di Pontedera con deleghe alla trasparenza e ai servizi informativi e statistici<br />
Dario Gambino è responsabile IDV Pisa dell’Area Federalismo fiscale</p>



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		<title>Nasce www.idvlavoro.it</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 12:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[crisie conomica]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
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		<category><![CDATA[luigi paonessa]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Zipponi]]></category>

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		<description><![CDATA[Punto 1 : il lavoro è un tuo diritto. Questa è la frase che svetta sul nuovo portale del lavoro, quello voluto dal Dipartimento Lavoro e Welfare dell’Italia dei Valori per costruire una rete di relazioni dirette fra chi alla politica si avvicina per la prima volta e che in  www.idvlavoro.it voglia trovare le risposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/06/manifesta-lavoratori.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1951" title="manifesto lavoratori" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/06/manifesta-lavoratori-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Punto 1 : il lavoro è un tuo diritto. Questa è la frase che svetta sul nuovo portale del lavoro, quello voluto dal Dipartimento Lavoro e Welfare dell’Italia dei Valori per costruire una rete di relazioni dirette fra chi alla politica si avvicina per la prima volta e che in <a href="http://www.idvlavoro.it" target="_blank"> www.idvlavoro.it</a> voglia trovare le risposte giuste alle sue necessità ma anche partecipare fattivamente raccontando in prima persona i problemi del proprio lavoro o della sua realtà. <span id="more-1950"></span>Per questo da tempo il dipartimento si è costituito con un referente nazionale Maurizio Zipponi e con responsabili regionali che dai territori organizzano manifestazioni e attività ma soprattutto con la nascita di circoli tematici che lavorano a stretto contatto con lavoratori e nei luoghi di lavoro dando vita ad un tessuto di relazioni molto forte. Un gruppo che è stato definito “strutturato leggero “a Roma e “pesante” in tutti i territori e nelle competenze perché fortemente regionalizzato per essere maggiormente vicino ai lavoratori. Il dipartimento guidato da Maurizio Zipponi  si sta sviluppando “ attraverso competenze nazionali di settore che partono dall’esperienza diretta dei protagonisti stessi: dai lavoratori della scuola e dell’Università ai giovani dei call-center, dai precari agli ingegneri dell’informatica, dai lavoratori dell’industria alle libere professioni, fino alle partite IVA, dagli artigiani alle piccole e medie imprese”. Per questo i promotori amano ricordare come sia già attivo il settore delle politiche per il superamento della disabilità, il settore dei lavoratori dello spettacolo, quello dei lavoratori frontalieri, quello delle politiche e della promozione dello sport, delle trasformazioni di impresa e quello della sicurezza sul lavoro, formazione e crisi aziendali.  Nei prossimi giorni il debutto del  settore delle libere professioni e quello che si occuperà dei giovani intellettuali e ricercatori italiani che “fuggono” dall’Italia. Accedendo alla home page del portale è possibile conoscere e contattare i referenti regionali e nazionali, i responsabili dei vari settori e conoscere quotidianamente iniziative, banchetti e manifestazioni sul mondo del lavoro. Importante sarà la connettività con città, province e con le aziende, grazie alla presenza di due forum, uno destinato ai referenti regionali, lavoratori, rappresentanti sindacali o della sicurezza e l’altro ai programmi. Registrandosi sarà inoltre  possibile visualizzare e scaricare documentazione, volantini, commentare i forum e leggere la rassegna stampa sulle tematiche del lavoro e del sindacato.</p>



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		<title>Antonio Di Pietro a Torino per promuovere l’iniziativa referendaria dell’Italia dei Valori</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 06:34:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Vita di partito]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Presidente Antonio Di Pietro a Torino per promuovere l’iniziativa referendaria dell’Italia dei Valori. Lunedì mattina Di Pietro si è recato in piazza Castello, nel centro storico cittadino, dove ad attenderlo c’erano militanti, politici locali del movimento e decine di giornalisti. Con loro si è soffermato su temi del giorno ricordando come questo governo sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/05/IMGP4368.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1876" title="Antonio Di Pietro " src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/05/IMGP4368-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il Presidente Antonio Di Pietro a Torino per promuovere l’iniziativa referendaria dell’Italia dei Valori. Lunedì mattina Di Pietro si è recato in piazza Castello, nel centro storico cittadino, dove ad attenderlo c’erano militanti, politici locali del movimento e decine di giornalisti. Con loro si è soffermato su temi del giorno ricordando come questo governo sia giunto ormai al capolinea e che sia inutile  e quanto mai significativo solo di un attaccamento alla poltrona la proposta di Casini di dare vita ad un “governo di salute pubblica” per poter guidare il paese in questa fase. <span id="more-1875"></span>L’Italia dei Valori è pronta piuttosto a nuove elezioni, ha ricordato il presidente, per poter mandare a casa questo Governo che ha occupato il paese legiferando a colpi di decreti solo iniziative a loro dedicate dimenticando sociale,  lavoro e l’economia. La visita di Di Pietro è proseguita soffermandosi fra le tante persone che si sono recate a firmare per i referendum e incontrando un gruppo di ex dipendenti del gruppo Agile-Eutelia che stava manifestando davanti al vicino palazzo della Giunta Regionale.  L’incontro torinese è solo uno dei tanti che dal  1 maggio  ha visto il presidente recarsi in moltissime città italiane. Sono infatti stati organizzati oltre 1000  gazebo dell’IdV presenti in tutta Italia dove poter firmare i quesiti contro il ritorno al nucleare, in difesa dell’acqua pubblica e per fermare il legittimo impedimento. &lt;Tre referendum per il futuro di tutti&gt;.E’ quanto annuncia  Antonio Di Pietro&lt;Una scommessa difficile ma sappiamo bene che, grazie all’impegno dei cittadini, sarà possibile vincerla.‘Saremo al fianco dei cittadini in ogni regione, in ogni provincia e in ogni città per spiegare loro le ragioni che ci hanno spinto ad iniziare questa nuova battaglia. Una battaglia in difesa della libertà, della democrazia e volta a restituire la parola e la dignità agli italiani. Grazie alla loro firma, infatti, sarà possibile bloccare tre normative altamente antidemocratiche. Infatti, se non fermeremo la legge sul legittimo impedimento non saremo più tutti uguali davanti alla legge perchè ai magistrati, di fatto, verrà impedito di processare il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed i ministri. Se non difenderemo l’acqua pubblica ci allontaneremo dai bisogni dei cittadini e sarà svenduto un bene prezioso alle multinazionali. Se non bloccheremo l’avanzata del nucleare saranno spesi soldi inutili e saranno messe a rischio la salute della popolazione e del nostro territorio&gt;.  Imponente anche la campagna su internet per questa iniziativa oltre ai siti istituzionali del movimento è on line il sito: <a href="http://www.3referendum.it/">www.3referendum.it</a>, dove trovare informazioni, materiale e locandine da scaricare, comunicati e l’elenco completo giorno per giorno dei gazebo dove poter firmare.</p>



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		<title>Lettera aperta a IDV e agli elettori</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<category><![CDATA[competizione elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[Ignazio Messina]]></category>
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		<category><![CDATA[Lilia Infelise]]></category>
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		<description><![CDATA[La competizione elettorale è terminata. E’ stata condotta in condizioni  molto difficili per il nostro partito in Calabria.  Per quanto mi riguarda non ho risparmiato risorse intellettuali, energie fisiche e passione per la mia regione ed è stata per me una straordinaria esperienza di vicinanza alla mia gente. L’ho fatto con spirito di gratuità, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La competizione elettorale è terminata. E’ stata condotta in condizioni  molto difficili per il nostro partito in Calabria.  Per quanto mi riguarda non ho risparmiato risorse intellettuali, energie fisiche e passione per la mia regione ed è stata per me una straordinaria esperienza di vicinanza alla mia gente. L’ho fatto con spirito di gratuità, con una profonda motivazione ideale e sono grata a tutti coloro che in un contesto non semplice mi hanno sostenuto. Accolgo il loro invito a non arrendermi!<span id="more-1822"></span>Il non ingresso in Consiglio regionale non mette in alcun modo in discussione né le ragioni della discesa in campo né gli obiettivi: contribuire ad una profonda rigenerazione dei modelli e degli attori dell’agire politico facendo perno sullo sviluppo condiviso di una visione di come sia possibile per la nostra regione entrare in un circuito virtuoso di sviluppo, mettendo a frutto le risorse non irrisorie che possiede.<br />
Mi rivolgo al commissario, on. Ignazio Messina, ai neoeletti, a tutti gli iscritti, ma mi rivolgo in particolare a chi ha creduto nel mio progetto politico, che potrei sinteticamente esprimere con le parole che utilizzai lo scorso giugno 2009, subito dopo le europee, sulla base di un’analisi rigorosa dei dati statistici nazionali e locali sul voto:<br />
(l’analisi) avvalora l’urgenza e la possibilità che IDV agisca da avanguardia nell’innovazione dell’agire politico e degli attori, come laboratorio di politiche lungimiranti nei campi critici per la rinascita del nostro paese, nel nostro caso del Mezzogiorno e della Calabria (…).<br />
Ritengo che le visioni a breve possono essere anche molto diverse; per far parte, però,  di una stessa formazione politica è  essenziale condividere un progetto di lungo termine.<br />
IDV rappresenta sempre più, al Nord e al Centro Italia, un riferimento per chi, in modo non avventuristico,  intende avviare una rigenerazione delle istituzioni democratiche nel nostro Paese. Nel Mezzogiorno ancora questo ruolo è in giudicato anche a seguito di una maggiore fragilità di cui risente il partito: ieri e ancora oggi spazio in cui convivono progetti diversi.<br />
Sono persuasa che IDV, anche al Sud e in Calabria, può svolgere quel ruolo di iniziatore/facilitatore di profondo rinnovamento dell’agire politico, a patto che faccia da ora in poi scelte attente, meditate, condivise, ovvero esaminate e discusse e non esito di giudizi individuali, frutto dell’una o l’altra persona di riferimento, di questo o quel gruppo.<br />
Io credo che IDV in Calabria abbia la forza per proporre (e aggregare ‘pezzi’ illuminati del centro sinistra) un progetto di rigenerazione, ripresa e sviluppo della nostra regione, fondato anche su alcune riforme istituzionali importanti.<br />
Per avere la capacità di essere promotori di un progetto politico moderno e coerente occorrono a IDV, a mio parere,  innanzitutto la volontà, tradotta in atti concreti, di organizzare in modo autenticamente democratico il partito, definendo da subito, in modo democratico, un direttivo regionale e cinque provinciali, che abbiano il compito di accompagnare al congresso regionale e di esprimere un indirizzo politico, evitando quindi prese di posizione individuali, ricercando invece il giudizio comune.<br />
La prossima assemblea regionale, che si terrà a Lamezia lunedì 19 aprile p.v., mi auguro costituirà la sede sia di un’analisi politica della fase elettorale appena conclusa sia di una deliberazione in merito al processo congressuale.<br />
Il nuovo quadro di governo regionale nasce con una pesante eredità lasciata dallo sconfitto Partito Democratico: i prossimi cinque anni vedranno gli esponenti di IDV nei banchi dell’opposizione. La gravità delle condizioni della nostra regione impongono una opposizione, intransigente e responsabile,  vi è  bisogno vitale che alcune scelte politiche e programmatiche siano fatte. Questa presenza propositiva e intransigente al tempo stesso, non può  essere il frutto delle singole visioni ed esperienze personali, deve essere il frutto di un lavoro di analisi ed elaborazione che coinvolge tutto il partito in un esemplare modello di democrazia. Il nuovo quadro di governo nasce con l’assenza assoluta di donne nell’assemblea consiliare  La débâcle delle donne, alle passate elezioni regionali, va analizzata, almeno in area centro sinistra,  in un quadro di deficit primordiale di democrazia: le donne ne sono vittime in quanto e se attori nuovi, new comers.<br />
La proposta della doppia preferenza accolta in Campania, costituisce una modalità interessante di superamento della questione delle quote. Un meccanismo che, in un sistema di selezione delle leadership politiche, fondato sull’occupazione da parte dei primi arrivati (i maschi), rischia di portare a forme becere di cooptazione di figlie, mogli o amanti. I dati mostrano inequivocabilmente l’utilità di questo dispositivo per favorire la libera scelta degli elettori, mentre si favorisce l’ingresso della componente femminile negli organi elettivi. Una battaglia da riprendere per introdurre il dispositivo e magari applicarlo nelle prossime tornate elettorali anche a livello comunale. IDV dovrà assumere una posizione univoca e le donne in IDV dovranno, insieme, democraticamente discutere ed elaborare opinioni in merito. Le donne di IDV dovranno eleggere democraticamente le loro rappresentanti, a livello provinciale e regionale,  e mi auguro vorranno riprendere e proporre a tutte le donne dei diversi partiti, “l’agenda per una società inclusiva ed egalitaria” che ho proposto anche in campagna elettorale e che alcune di noi hanno già discusso ed accolto.<br />
Il nuovo quadro di governo, in Calabria, ma in generale in tutte le regioni in cui si è votato, nasce con una astensione al voto che marca una netta inversione di tendenza, rispetto a quell’ampio movimento di richiesta di voce da parte di semplici cittadini, che, a partire dalle primarie del 2005, si registra in Italia.<br />
I dati relativi alle diverse coalizioni ritengo, però, non lascino dubbi sulla volontà dei calabresi che hanno esercitato il diritto-dovere del voto.  Che fare?<br />
Rimbocchiamoci le maniche, diamoci da fare,  e chiediamo l’applicazione delle regole di base della nostra democrazia, magari introducendo modifiche allo stesso statuto regionale. Occorre inaugurare una grande stagione costituente. Una sfida da proporre alla nuova giunta,  dai banchi dell’opposizione. Proponiamo di varare nell’assise regionale un progetto di governance dei territori completamente nuovo, improntato a nuovi modelli di relazioni tra città e aree rurali. Queste, meno intensamente popolate, dovranno però essere dotate di infrastrutture leggere che le qualificheranno rendendole accessibili ed attrattive per imprenditori dell’economia verde, ricercatori, turisti che desiderano ambienti incontaminati e ben preservati.<br />
Ripensiamo  il rapporto tra aree urbane e rurali, tra città e aree periurbane, per esempio istituendo un’ assemblea dei sindaci per marco aree, la sibaritide, la sila greca, le aree metropolitane di Rossano e Corigliano, quelle di Cosenza_ Rende_ Castrolibero, e cos’ via. Attenzione però a non introdurre riforme sotto la pressione di interessi elettorali di parte. Individuiamo e diamo forma istituzionale a un diverso rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta deliberativa.<br />
Senza un impegno straordinario per la crescita di un sano e competitivo sistema produttivo, fondato sull’economia verde, la sola in grado di valorizzare vocazione all’ospitalità e sviluppo industriale, l’innovazione istituzionale non avrà respiro.<br />
Per questo occorrono, da subito, tre scelte: un rovesciamento della prospettiva e delle metodologie operative per l’utilizzo dei fondi strutturali (PON; POR, FAS) adottate dal passato governo, introducendo modelli agili e semi automatici di validazione ed avvio di progetti proposti da partenariati locali o di filiera. In parole semplici, occorre adottare, modelli agili e semiautomatici che attestino la rispondenza dei progetti proposti da partenariati costruiti veramente dal basso, a una griglia di criteri di certificazione della congruenza con le grandi linee strategiche di sviluppo regionale. Si tratta di circa 9 mld di euro di cui nessun quadro sintetico univoco in merito all’impiego è oggi disponibile.<br />
Un programma straordinario di riorganizzazione, sviluppo organizzativo e del capitale umano della P.A. regionale, un serio impegno che in gergo tecnico definiamo capacity building.  Il nostro POR prevede ben 90 milioni di euro per l’Asse IX  all’interno del quale devono collocarsi le risorse destinate ad accrescere il livelli di efficienza nell’implementazione del POR.<br />
Mettere in piedi una specifica e moderna politica dell’innovazione. Gli studi lo dimostrano, lo sviluppo delle regioni fragili è legato all’innovazione. Alla Calabria sono affidati circa 900 milioni di euro da spendere entro il 2013.  Occorre, ed è mancata, una strategia che si connoti per una reale capacità di corrispondere alla prospettiva che l’Unione Europea impone alle aree convergenza: connessione tra l’impiego dei fondi strutturali e programmi per l’innovazione (VII programma quadro e fondi strutturali); integrazione tra forze di trascinamento dell’innovazione che hanno origine nell’impresa e quelle che hanno origine nel contesto sociale; politiche multi livello, dello sviluppo locale, dell’innovazione, della formazione; dialogo sociale allargato.<br />
E’ giunto il tempo per dare alla Calabria  un progetto politico di vera e radicale innovazione, IDV in Calabria ha tutte le risorse per divenire il soggetto iniziatore, facilitatore di un percorso di confluenza delle energie innovatrice della società calabrese, sia chi ha già militato in partiti, sia chi è stato sino ad ora distante dai partiti. Senza spirito di protagonismo, ma neppure senza rinunciare a mettere in campo idee, competenze ed esperienze, io credo che in tanti nel centro sinistra abbiano voglia di cominciare l’opera comune. Io ci sono!</p>



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		<title>Il 25 aprile e la Costituzione tradita</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 20:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In prossimità del 25 aprile mi piacerebbe sollecitare un’ampia riflessione prendendo spunto dal tema della Costituzione, visto che il momento attuale ci consegna un quadro politico di segno neoconsociativo e un clima di feroce ostilità e di seria minaccia per la democrazia italica, da sempre fragile e mutilata, sancita solo sulla Carta Costituzionale.
Personalmente sono convinto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In prossimità del 25 aprile mi piacerebbe sollecitare un’ampia riflessione prendendo spunto dal tema della Costituzione, visto che il momento attuale ci consegna un quadro politico di segno neoconsociativo e un clima di feroce ostilità e di seria minaccia per la democrazia italica, da sempre fragile e mutilata, sancita solo sulla Carta Costituzionale.<br />
Personalmente sono convinto che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di lifting o rifacimenti, non debba essere aggiornata o revisionata, e tantomeno abolita, come insinuano i suoi detrattori, ma deve essere semplicemente e finalmente applicata. Solo concretizzando i dettami costituzionali sarà possibile far rinascere il Paese, sarà possibile promuovere un’effettiva emancipazione in senso espansivo e progressista della società in cui viviamo, liberando le straordinarie potenzialità civili e culturali, etiche e spirituali in essa presenti, ma anche le forze produttive imprigionate ed umiliate nell’attuale fase storica di regressione e di imbarbarimento politico, morale e culturale.<span id="more-1817"></span>Tuttavia, se devo essere sincero, sono piuttosto perplesso e pessimista. In primo luogo perché temo che la nostra bellissima Costituzione sia in qualche misura eversiva e inapplicabile nell’attuale ordinamento economico, politico e sociale, segnato da profonde e insanabili contraddizioni, che si possono eliminare solo abbattendo e superando il sistema capitalistico che le ha generate e che contribuisce a perpetuarle.</p>
<p>In secondo luogo, con il quadro parlamentare e governativo uscito rafforzato dalle recenti elezioni regionali, francamente non riesco a far finta di nulla e non posso non nutrire seri dubbi sulle effettive possibilità di applicare finalmente il dettato costituzionale. Invece, mi pare più facile immaginare e prevedere un’iniziativa per stravolgere il testo costituzionale mediante una sorta di “grande inciucio”, ossia un’ampia intesa parlamentare di stampo neoconsociativo sul tema delle cosiddette “riforme costituzionali” (ma sarebbe più corretto definirle “controriforme”), tanto attese e invocate non solo dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi.</p>
<p>Occorre ricordare la matrice sovversiva e criminale della banda filo-berlusconiana giunta stabilmente al governo, che sta sfasciando le istituzioni, i diritti e le garanzie costituzionali. Il pericolo costituito dal nuovo fascismo, dalle forze che governano l&#8217;Italia, è persino più grave del passato, considerando il mix di populismo, razzismo e affarismo sfrenato che ispira il blocco politico e sociale che fa capo al bandito di Arcore.</p>
<p>Dunque, in Italia incombe una vera emergenza democratica. Persino in Parlamento è stata eliminata ogni forma di dissenso e libera opposizione. Tranne Di Pietro, resta in campo la finta ed evanescente &#8220;opposizione&#8221; di D’Alema, Bersani e soci, dietro cui si annida una pratica neoconsociativa. Suggerirei di riflettere su quanto scriveva Antonio Gramsci a proposito del “sovversivismo delle classi dirigenti”. Inoltre, 35 anni fa Pasolini aveva preconizzato l&#8217;avvento di un nuovo fascismo, a condizione che questo si auto-proclami “democratico” e si ripari sotto le mentite spoglie dell’&#8221;antifascismo&#8221;. Mi pare che ciò rispecchi esattamente il quadro storico in cui si è compiuta la “metamorfosi” della destra neofascista (ex MSI) per accedere al governo del Paese, sdoganata e traghettata verso il PDL dal populismo berlusconiano. Ma la citazione di Pasolini si adatta anche per inquadrare la “metamorfosi” degli eredi del PCI, in primo luogo il PD.</p>
<p>Il sottoscritto si schiera tra quanti sono convinti che non esista alcuna differenza tra PD e PDL, eccetto la &#8220;L&#8221; in  più nella sigla del partito di plastica di Berlusconi. Per il resto conviene stendere un velo pietoso. Non a caso fu coniata la formula &#8220;Veltrusconismo&#8221; per designare la funzionalità di entrambi (PD e PDL) ad un progetto neogolpista attuato in forme apparentemente soffici e indolori, un disegno di stabilizzazione neocentrista e neoconservatrice che fa capo ai due soggetti &#8220;protagonisti e antagonisti&#8221; della scena politica nazionale, destinati a governare insieme la fase della “Terza Repubblica”.</p>
<p>Tuttavia, al di là di queste note pessimistiche, faccio prevalere ciò che Gramsci definiva “l’ottimismo della volontà”. Per cui, non solo in veste di cittadino, ma altresì di insegnante, sono interessato a trasmettere alle nuove generazioni i valori ideali insiti nella Costituzione, di cui bisogna far conoscere ed apprezzare la bellezza poetica. Non a caso, alla stesura del testo costituzionale parteciparono le migliori menti politiche e letterarie dell’epoca: su tutti cito la straordinaria figura di Piero Calamandrei.</p>
<p>La Costituzione è la madre della democrazia italiana, indubbiamente scalcagnata e malandata per varie ragioni storiche e politiche. La Costituzione ne incarna idealmente il ricco patrimonio valoriale, perciò leggerla è il miglior modo per festeggiarla e proporla ai giovani, ed è forse il miglior modo per educare ed ispirare le nuove generazioni.</p>
<p>Pertanto, approfitto per denunciare una grave mistificazione ideologica che si perpetua da anni nel nostro sciagurato Paese. Quella di occultare le origini della democrazia italiana, benché istituita solo sulla carta. E&#8217; opportuno ricordare che la Costituzione del 1948 (e, con essa, la democrazia, sebbene solo formale) affonda le sue radici storiche e ideali nella Resistenza contro l’occupazione nazi-fascista imposta durante la seconda guerra mondiale. Dalle ceneri della monarchia sabauda e della dittatura fascista di Mussolini è nata la Costituzione ed è risorta la civiltà democratica del popolo italiano.</p>
<p>Il 25 aprile è senza dubbio una festa partigiana, cioè di parte, e non può essere diversamente. Pretendere che il 25 aprile diventi una &#8220;festa di tutti&#8221;, una sorta di ricorrenza “neutrale”, equivale a snaturare e azzerare il valore simbolico e politico di quella che è la Festa per antonomasia della Resistenza partigiana e antifascista. Infatti, il 25 aprile si festeggia, ovvero si dovrebbe rievocare e, in qualche misura, rinnovare la vittoria della Resistenza popolare partigiana contro l&#8217;invasione nazista e contro i fascisti che flagellarono l’Italia per un tragico ventennio, conducendo il Paese verso la rovina, costringendo il nostro popolo alla catastrofe della seconda guerra mondiale, in cui intere generazioni di giovani proletari furono sfruttati come carne da macello per arricchire e ingrassare una ristretta minoranza di affaristi, speculatori e guerrafondai senza scrupoli.</p>
<p>Da quella Liberazione nacque la Costituzione del 1948, scritta non tanto con la penna, quanto con il sangue di tante donne e uomini che sacrificarono la propria vita per la libertà delle generazioni successive: donne e uomini chiamati &#8220;partigiani&#8221; proprio perché schierati e militanti da una parte precisa, contro il fascismo, l&#8217;imperialismo e la guerra.<br />
Il carattere apertamente antifascista e partigiano, egualitario, democratico e pluralista, pacifista e internazionalista della Costituzione, la rende un testo all’avanguardia, addirittura rivoluzionario sul piano internazionale, ma è anche il motivo principale per cui essa è invisa, temuta e osteggiata nei settori più oltranzisti e reazionari della società italiana, ed è la medesima ragione per cui essa è negata e disattesa nella realtà concreta. E’ superfluo elencare gli articoli della Costituzione reiteratamente violati e traditi, a cominciare dall’art. 11, in cui emerge lo spirito pacifista e internazionalista della Costituzione del 1948: “l’Italia ripudia la guerra (…)”, è l’incipit dell&#8217;articolo.</p>
<p>Questa è una preziosa lezione della storia che oggi, in tempi bui, dominati dall&#8217;indifferenza, dal fatalismo, dall&#8217;apatia e antipatia politica, si tenta di mettere in discussione e addirittura negare alle giovani generazioni. Questo &#8220;fatalismo&#8221;, assai diffuso tra la gente, è il peggior nemico della gente stessa, in quanto induce a pensare che nulla possa cambiare e tutto sia già deciso da una sorta di destino superiore, una forza trascendente contro cui i miserabili sarebbero impotenti, ma così non è.</p>
<p>In materia di fatalismo, indifferenza e apatia politica, non si può non citare un famoso pezzo giovanile di Antonio Gramsci, &#8220;Odio gli indifferenti&#8221;, in cui il grande comunista sardo scriveva che vivere vuol dire &#8220;Essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L&#8217;indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L&#8217;indifferenza è il peso morto della storia (&#8230;) Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti&#8221;. Questo è il miglior messaggio che si possa trasmettere ai giovani, una sorta di inno che esprime in forma lirica e nel contempo in modo inequivocabile, l&#8217;amore per la vita e la libertà, tradotte in termini di partecipazione attiva alle decisioni che riguardano il destino della collettività umana.</p>
<p>Sempre in tema di assenteismo e non partecipazione alla vita politica, rammento un celebre brano di Bertolt Brecht: &#8220;Il peggior analfabeta è l&#8217;analfabeta politico&#8221;. Non c&#8217;è nulla di più vero e più saggio. Brecht sostiene che l&#8217;analfabeta politico &#8220;non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell&#8217;affitto, delle scarpe e delle medicine dipendono dalle decisioni politiche. L&#8217;analfabeta politico è talmente asino che si inorgoglisce, petto in fuori, nel dire che odia la politica. Non sa, l&#8217;imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, leccapiedi delle imprese nazionali e multinazionali.&#8221;. Ed io vorrei aggiungere: &#8220;delle imprese locali&#8221;.</p>
<p>Nella circostanza odierna mi preme rilanciare l’idea della Politica in quanto espressione della volontà popolare e della libera creatività dell’animo umano, che si concretizza nel confronto interpersonale, nella pacifica convivenza e nella dialettica democratica e pluralista tra persone libere ed uguali, ovviamente diverse sul versante spirituale e culturale. Inoltre, la Politica dovrebbe essere un mezzo di aggregazione e partecipazione sociale, uno strumento diretto e corale per intervenire concretamente sui processi decisionali che investono l’intera comunità, una modalità di socializzazione tra gli individui, la più elevata e raffinata forma di socialità umana. Del resto, l’antica etimologia del termine, dal greco “Polis” (città), indica il senso della più nobile attività dell’uomo, denota la somma manifestazione delle potenzialità e delle prerogative attitudinali dell’essere umano in quanto “animale politico”. Tale capacità dell’uomo si estrinseca nella Politica come organizzazione dell&#8217;autogoverno della Città.</p>
<p>Il senso originario della Politica si è svuotato ed è degenerato nella più ignobile “professione”, nell’esercizio del potere fine a se stesso, riservato agli “addetti ai lavori”, ai carrieristi e affaristi della politica. Quella che un tempo era una “nobile arte”, la suprema occupazione dell’uomo, oggi è percepita e praticata come mezzo per impadronirsi della città e delle sue risorse territoriali, una squallida carriera per mettere le proprie luride mani sulle ricchezze del bilancio economico comunale. Un bene che, invece, dovrebbe appartenere a tutti ed essere gestito dalla comunità dei cittadini.</p>
<p>La nuova Resistenza è l&#8217;opposizione a questo stato di cose, è la rivolta contro una visione e una pratica del potere come appannaggio di un’esigua minoranza di privilegiati, ossia i padroni del Palazzo. Tale situazione va respinta e combattuta con fermezza, perché il soggetto che si organizza in comitato o partito politico, convenzionalmente definito “ceto politico dirigente”, non appena conquista il privilegio derivante dal potere esclusivo sulla Città, si disinteressa del bene comune per occuparsi dei loschi affari della casta, o dei singoli individui. Questo stato di corruzione della politica, che non coincide con un’esperienza di autogoverno dei cittadini, ma risponde agli interessi egoistici e corporativi di una cerchia elitaria e circoscritta, è la causa principale che genera un sentimento di indifferenza e disaffezione dei cittadini verso la politica, cioè il governo della Polis, in quanto rappresentativo degli interessi privati di pochi affaristi, nella misura in cui tali vicende sono recepite come estranee agli interessi della gente.</p>
<p>Pertanto, occorre rilanciare l’idea dell’autogestione e dell’autogoverno dei cittadini, sperimentando nelle comunità locali l’idea della politica come rifiuto radicale del potere scisso dalla collettività, come partecipazione diretta della popolazione ai processi decisionali, ai canali di controllo e gestione del bilancio economico comunale.<br />
L’utopia della democrazia diretta non è solo possibile e praticabile localmente, ma è necessaria di fronte all’avvento di un fenomeno autoritario globale che minaccia quel poco di sovranità democratica vigente in alcuni Stati nazionali. I quali sono soppiantati da organismi economici sovranazionali che dirigono le dinamiche dell’economia e dei suoi assetti bancari e finanziari. Questo fenomeno di globo-colonizzazione ha favorito l’ascesa dei gruppi finanziari più forti e delle corporation multinazionali, con danni irreparabili per i diritti civili e sindacali, le libertà democratiche, i redditi dei lavoratori del sistema produttivo, la cui condizione si fa sempre più precaria e ricattabile.</p>



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		<title>La polemica politica scatenata dalla RU486</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 06:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il confine tra contraccezione aborto tende sempre più ad assottigliarsi. La contraccezione  si fa poco e male come  la prevenzione. La difficoltà che vive la politica è l’ impossibilità di sottrarsi ad una funzione pedagogico-educativa. E così la RU486 accende il primo caso postelettorale, ad intervenire sono i neogovernatori della Lega “Non daremo mai l’ autorizzazione ad acquistarla ed utilizzarla nei nostri ospedali”, ha dichiarato Luca Zaia, nuovo presidente del Veneto, definendolo strumento farmacologico che banalizza una procedura così delicata come l’ aborto. <span id="more-1807"></span>Dal Piemonte Roberto Cota, dopo aver detto che il farmaco “resterà nei magazzini” ha annunciato che chiederà alle Usl di bloccare l’ impiego della RU486 in attesa della sua entrata in carica e alle strutture sanitarie Piemontesi di ospitare le associazioni Provita. Le dichiarazioni di Gasparri e Polverini amareggiano profondamente. Se l&#8217;intenzione del centrodestra è davvero quella di bloccare un farmaco importante per il progresso scientifico e fondamentale per la tutela della donna in un momento difficile come quello dell’aborto non possiamo non chiederci dove altro ci porterà la logica oscurantista, bigotta e crudele di questa maggioranza. Al di là di un aspetto meramente tecnico, dal punto di vista costituzionale, il nocciolo del dibattito è politico. Le posizioni di Cota e Zaia, oltre ad avere accolto il favore del Vaticano hanno scatenato una polemica politica, sollecitando altri governatori ad uscire allo scoperto. Stefano Caldaro in Campania, Giuseppe Scoppelliti in Calabria, si dicono a favore della vita e sottolineano che la RU486 deve essere prevista solo in ricovero ospedaliero.<br />
Non vi è dubbio che tali dichiarazioni non sono basate su teorie scientifiche ma che si tratta semplicemente del “cavallo di ritorno” di un Governo escortiere di sera chierichetto di giorno.<br />
La polemica politica dovrebbe avere al centro del proprio asse dialogico, la preoccupazione di diffondere un’ educazione all’ approccio con lo strumento farmacologico, affinchè i giovani non incorrano nella banalizzazione di una decisione così delicata come l’aborto, necessitano di un’educazione indispensabile per trattare un argomento che può rivelarsi determinante.<br />
La legge 194 parla chiaro: le regioni hanno l’obbligo di promuovere l’uso delle tecniche più moderne e meno rischiose per la donna. La legge 194 deve essere rispettata e non può essere aggirata. Le donne italiane hanno il diritto di ricevere la stessa assistenza medica che esiste nel resto d’Europa, hanno il diritto di avere le cure migliori e più all’avanguardia e di veder tutelata la propria salute.  Questo Governo, evidentemente, ha intenzione di calpestare questi diritti.<br />
Ci colpisce anche la posizione della Dottoressa Caselli che si firma come Presidente del Consiglio Comunale e vorremmo sapere se la sua posizione è condivisa dal PD e dalle sue compagne di partito. Perchè per quello che riguarda l’Italia dei Valori, la nostra posizione è chiara ed è  a favore dell’autodeterminazione della donna e dei movimenti per la vita FUORI dalle strutture.</p>



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		<title>Intervista a Luigi De Magistris</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 21:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima domanda non può che riguardare le recenti elezioni regionali. Quali considerazioni ne hai tratto?
Per prima cosa non posso non ammettere una vittoria del centro destra. Una vittoria però, che non è certo frutto di buon governo ma dovuta in larga misura ai gravi errori della sinistra soprattutto nella scelta delle candidature. Si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/07/luigi-de-magistris.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1026" title="Luigi De Magistris" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/07/luigi-de-magistris-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La prima domanda non può che riguardare le recenti elezioni regionali. Quali considerazioni ne hai tratto?</strong></p>
<p>Per prima cosa non posso non ammettere una vittoria del centro destra. Una vittoria però, che non è certo frutto di buon governo ma dovuta in larga misura ai gravi errori della sinistra soprattutto nella scelta delle candidature. Si è andati a riproporre  personaggi ormai non più accettati dal nostro popolo ed il forte astensionismo ne è la prova.  Il centro sinistra, ad oggi, si sta dimostrando inadeguato nella costruzione di una valida alternativa al berlusconismo. C&#8217;è bisogno di un lavoro politico che punti a valorizzare tutti quei movimenti che tanto stanno dando nel cercare di fare muro contro questa deriva autoritaria che sta portando il nostro paese alla rovina.<span id="more-1792"></span></p>
<p>Il PD è sicuramente la principale forza di opposizione ed è determinante per il raggiungimento di una vittoria politica che dia cambiamento al paese, però è anche la forza politica che maggiormente ha ostacolato il rinnovamento, non tanto nei contenuti quanto nella scelta dei candidati. Ritengo estremamente emblematiche le candidature, tanto per fare qualche nome, della Bresso, di De Luca e di Loiero. Bisognava andare oltre questi nomi e proporre dei personaggi che avrebbero portato delle importanti novità. Queste elezioni regionali spero che servano di lezione e che finalmente si arrivi a ridare entusiasmo e fiducia a quanti si sono allontanati da una politica ormai diventata &#8220;casta&#8221;. Credo che oggi ci sia bisogno di aprire un nuovo cantiere politico che coinvolga anche i movimenti e tutte le componenti sane della società civile. Senza ciò siamo destinati a perdere in eterno.<strong></strong></p>
<p><strong>E&#8217; passato quasi un anno dalla tua elezione al Parlamento Europeo, che opinione ti sei fatto di questa  nuova esperienza?</strong></p>
<p>E&#8217; sicuramente un&#8217;esperienza molto interessante, contrariamente a ciò che si dice, cioè che il Parlamento Europeo è un elefante burocratico, un luogo nel quale non si può politicamente incidere, penso che non sia così. E&#8217; chiaro che i ritmi, le decisioni, le valutazioni sono complesse in quanto ci si deve relazionare tra parlamentari di 27 Paesi. Io credo però che le prospettive siano molto interessanti ed anche le possibilità di incidere sui temi di cui si tratta, non sono scarse. In questi mesi abbiamo affrontato temi come la politica per l&#8217;immigrazione, le mafie, lo scudo fiscale, la libertà di informazione, il Trattato di Lisbona, il nuovo Servizio Europeo di Azione Esterna e la politica estera, la cooperazione e lo sviluppo, senza dimenticare il dossier sull&#8217; Hafganistan o quali strumenti siano necessari per spezzare il legame tra denaro pubblico e crimine organizzato. Tutti temi che hanno una valenza straordinaria e credo che l&#8217;Europa possa allargare le proprie competenze sia in ambito giuridico che dei diritti.</p>
<p><strong>L&#8217;approvazione del Trattato di Lisbona  dovrebbe portare la politica europea a diventare  in qualche modo più forte ed incisiva rispetto al passato.  Credi che assisteremo veramente ad un cambio di marcia delle Istituzioni europee?  E come si sta svolgendo il tuo lavoro nella Commissione per il Controllo dei bilanci  ? Immagino che avrai moltissime gatte da pelare.</strong></p>
<p>Per quanto riguarda il Trattato di Lisbona, e come riuscire a tradurlo in iniziativa politica valida, che dia sempre maggior peso al Parlamento europeo e maggiore autonomia politica delle Istituzioni europee dagli Stati membri, molto dipenderà dalla volontà dai singoli parlamentari e dai gruppi politici. Credo che questa sia una scommessa importante. Importante è anche la scommessa che riguarda la creazione di un&#8217; Europa Federale che potrebbe arrivare fino alla Russia.  Il trattato di Lisbona ha luci ed ombre, ma è sicuramente un passo in avanti verso l&#8217;integrazione europea. Per quanto riguarda la Commissione  per il controllo dei bilanci, che io presiedo, questa  ha un ruolo molto delicato.<br />
Si affrontano temi importantissimi, primo tra tutti il modo in cui vengono spesi i soldi pubblici, quelli cioè dei contribuenti europei. Purtroppo i rischi di truffe sono ancora molto elevati e coinvolgono alcuni Paesi tra cui l&#8217;Italia che detiene sicuramente la maglia nera. C’è da dire che le mafie e la criminalità dei cosiddetti colletti bianchi si sono ben inserite nel business dei finanziamenti pubblici e la nostra Commissione ha un ruolo decisivo non solo sul piano sanzionatorio, cioè trovare chi ha sbagliato per sanzionarlo, ma anche di prevenzione, nel valutare costi e benefici per verificare se determinate opere finanziate con i Fondi UE abbiano effettivamente utilità sociale,  pubblica o se siano solo uno spreco inutile.</p>
<p><strong>Hai più volte sottolineato che le figure di Falcone e Borsellino hanno fortemente  influenzato la tua scelta di diventare magistrato. Oggi alla luce di quanto ti è successo, mi riferisco alle varie inchieste a cui sei stato sottoposto, alle visite di ispettori ministeriali e a molto altro ancora, rifaresti ancora quel passo? Oggi entreresti in magistratura?</strong></p>
<p>Ma senz&#8217;altro, che lo rifarei. Come puoi vedere, nella mia stanza ho una foto bellissima di Falcone e Borsellino che sorridono. Entrare in magistratura è stato il sogno della mia vita, fin dal primo giorno di iscrizione alla facoltà di giurisprudenza. Rispetto a tanti giovani italiani io ho avuto la fortuna di fare il mestiere che sognavo di fare. Per averlo fatto con onestà, rispettando il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza timori nei confronti dei potenti, ho pagato un prezzo molto alto, perché purtroppo in Italia viviamo un momento di crisi democratica molto forte. Comunque sicuramente rifarei punto per punto, e virgola per virgola, tutto quello che ho fatto. La mia esortazione ai giovani è di intraprendere il lavoro di magistrato e di farlo con una grande idealità e dignità.<strong></strong></p>
<p><strong>I fortissimi attacchi che Berlusconi porta alla magistratura, secondo te, cosa produrranno nei prossimi mesi? Il potere politico riuscirà veramente ad oscurare il lavoro dei magistrati?</strong></p>
<p>Questa aggressione continua alla magistratura, che va avanti da quando Berlusconi è entrato in politica, ha già prodotto effetti devastanti non solo sul piano normativo, ma anche sull&#8217;indipendenza della magistratura, messa sempre più in discussione. La cosa più grave sono le forti intimidazioni nei confronti dei magistrati i quali sanno che, nel caso facciano inchieste che coinvolgono dei potenti, potrebbero pagare un prezzo molto alto, anche rimanere ai margini della progressione in carriera. Questo è un progetto che Berlusconi sta portando avanti, il cui fine è di mettere il Pubblico ministero alle dipendenze del potere esecutivo e del potere politico. Questo intendimento altro non è altro che il disegno eversivo progettato anni fa da Licio Gelli, disegno che punta allo smantellamento della Costituzione repubblicana nata dall&#8217;antifascismo. Oggi, non sono solo i politici onesti chiamati a difendere la Costituzione, ma anche tutti i cittadini italiani, che devono vigilare per difenderla. Bisogna capire che l&#8217;indipendenza della magistratura non è un privilegio, ma è la garanzia dell’affermazione dei diritti dei cittadini.<strong></strong></p>
<p><strong>Berlusconi afferma che il suo governo ha portato dei durissimi colpi alla mafia, più di qualsiasi altro governo nazionale  e che presto l&#8217;annullerà. Cosa ne pensi?</strong></p>
<p>E&#8217; esattamente il contrario. Questo governo ha realizzato tutta una serie di leggi che nei fatti hanno favorito il crimine organizzato: la legge sullo scudo fiscale che introduce il riciclaggio di Stato; la legge che vuole la cancellazione delle intercettazioni telefoniche; la legge sul processo breve; la legge sulle confische dei beni sequestrati ai mafiosi che consente la rivendita all&#8217;asta di questi beni, con la conseguenza che eventuali prestanome dei mafiosi stessi, ricompreranno ciò che era stato loro tolto; la riduzione dei finanziamenti alle forze dell&#8217;ordine, con casi limite in cui alcune questure non hanno soldi neanche per la benzina da mettere nelle auto; senza parlare poi della carenza di personale nei tribunali e della mancanza di un numero adeguato di giudici nei diversi territori italiani. Questo governo nei fatti sta favorendo il crimine organizzato. Certo, si sono i fatti forti degli ultimi arresti di importanti mafiosi, ma quello è un merito che non li riguarda, sono vittorie di cui gli italiani debbono ringraziare unicamente le nostre forze dell&#8217;ordine.<strong></strong></p>
<p><strong>Hai parlato più volte di oscuramento mediatico e che bene ha fatto il Sindacato della Stampa a puntare i piedi a terra. A cosa ti riferivi?</strong></p>
<p>Mi riferivo alla censura di Stato, avvenuta in piena campagna elettorale che, con la scusa della &#8220;par condicio&#8221; ha oscurato trasmissioni televisive che fanno informazione parlando di società, di cultura, di politica,di giustizia. Tra l&#8217;altro è lo stesso Berlusconi che ha costantemente violato la par condicio intervenendo frequentemente in trasmissioni in diretta, senza contare il fatto che controlla direttamente e indirettamente una buona parte dei  mezzi di informazione, caso unico in Europa. La televisione è diventata il mezzo principe per propagandare il pensiero del regime. La Procura di Trani ha poi scoperto che Berlusconi è intervenuto a far pressioni direttamente sul direttore del TG1, sul direttore della RAI e addirittura sull&#8217;Agenzia delle Comunicazioni, un organo di garanzia per tutti. Si è rivolto ad un membro dell&#8217;AGCOM dicendogli:”Ma che cosa ti ci abbiamo messo a fare lì, ma cosa ti paghiamo a fare?”. C&#8217;è una logica padronale dell&#8217;informazione.<strong></strong></p>
<p><strong>Ci sono però molti giornalisti compiacenti.</strong></p>
<p>Ma certo, ci sono giornalisti che si autocensurano per fare propaganda gradita al potere. E&#8217; una situazione questa, tipica dei regimi autoritari, con giornalisti che si mettono dietro alla gonnellina dell&#8217;imperatore per avere la carriera garantita.<strong>Sei stato fortemente criticato per le parole rivolte al Capo dello Stato dopo la firma del decreto salva liste. Lo rifaresti?</strong></p>
<p>Certo che lo rifarei. Io ho grande rispetto per tutte le Istituzioni e tra le prime c&#8217;è il Presidente della Repubblica, ma non può essere al di sopra delle critiche, anzi, proprio perché è il principale custode della democrazia e della Costituzione, egli deve stigmatizzare ciò che è contrario alla Carta costituzionale. Io sono molto insoddisfatto della Presidenza della Repubblica di Giorgio Napolitano perché, in un momento come questo di grande crisi democratica, di grande crisi dello stato di diritto, con lo smantellamento dell&#8217;articolo 18, riguardante lo statuto dei lavoratori, ci ritroviamo con un Presidente che non esercita in modo adeguato la difesa della Carta Costituzionale. Io credo che sia doveroso da parte di un parlamentare rimarcare tali carenze, certo con rispetto, ma con la dovuta fermezza.<strong></strong></p>
<p><strong>Sono ormai tantissimi gli italiani rimasti senza un lavoro, che non trovano una casa dove vivere e che  non riescono  più a progettare in modo decoroso la loro vita. L&#8217;Italia dei valori che risposte dà a queste tantissime persone ridotte in povertà?</strong></p>
<p>Noi italiani da anni, cioè da quando il Presidente del Consiglio è entrato in politica, discutiamo quasi esclusivamente dei suoi problemi personali, e non mi riferisco a quelli fisici. I veri problemi italiani sono quelli che tu hai menzionato, con  al primo posto il lavoro: tanti hanno un lavoro precario, in tantissimi non ce l&#8217;hanno e molti altri, purtroppo, lo stanno perdendo. I giovani oggi, pur di trovare uno straccio di lavoro, devono piegare la testa ed accettare condizioni lavorative altrimenti inaccettabili. Senza parlare poi del Sud Italia, dove il lavoro è diventato addirittura un privilegio e si ottiene unicamente tramite raccomandazioni che poi creano vincoli ed appartenenze.<br />
Questo è il vero problema che abbiamo davanti oggi. Così come sono un problema gravissimo, le pensioni da miseria ed il fatto che la gente, con il proprio stipendio, non arriva alla fine del mese.<br />
Sono questi i temi sui quali la politica dovrebbe confrontarsi e concentrarsi; a riguardo le idee dell&#8217;Italia dei Valori sono chiare. Noi vogliamo degli incentivi per i giovani, vogliamo l&#8217;abbattimento del precariato e, soprattutto, vogliamo un impiego diverso dei finanziamenti pubblici, per incentivare uno sviluppo che rimetta in moto l&#8217;economia e che ridia fiato alle piccole e medie imprese, importantissime per una reale valorizzazione del territorio italiano. Bisognerebbe non fare opere inutili come il ponte sullo stretto o nocive come le centrali nucleari. Noi vogliamo una vera e propria rivoluzione culturale su questi temi. Una rivoluzione che sia liberale e nello stesso tempo anche socialista, in modo da dare la massima attenzione alle condizioni dei più deboli. Il nostro paese ha  bisogno vitale di ripartire con grande entusiasmo e con grande energia. L&#8217;Italia non può restare, come in questa fase, avvilita da una grande depressione economica, politica ed etica.<strong></strong></p>
<p><strong>Al congresso dell&#8217;I.d.V. sei  stato tra i più applauditi ed alle elezioni europee il più votato del tuo partito. Eri un indipendente ed ora ti sei iscritto all&#8217;IdV. Si dice che Di Pietro vorrebbe metterti  a capo del Dipartimento Giustizia e Sicurezza.  Ti aspettavi dell&#8217;altro? Il posto di Segretario per esempio?</strong></p>
<p>Io attualmente ho un ruolo istituzionale in Europa molto importante e questo mio ruolo è certamente incompatibile con un incarico politico di un certo livello. In questo momento mi sento molto più motivato a svolgere un  altro tipo di azione politica che metta in comunicazione diretta la parte migliore della politica che si esprime con i partiti, con tutti quei movimenti della società civile che si muovono nel nostro paese. Credo che L&#8217;Italia dei Valori debba avere la forza e la capacità di essere un partito diverso, un partito che sappia aprirsi seriamente alla società civile e che sappia selezionare il proprio gruppo dirigente, non dalla quantità di tessere che rappresenta, ma dalla capacità che ogni dirigente ha di sapersi relazionare con la base. L&#8217;incarico al Dipartimento Giustizia credo sia l&#8217;unico compatibile con il mio profilo attuale istituzionale, inoltre mi porterebbe ad occuparmi di problematiche di cui mi sono già occupato durante la mia vita  da magistrato: giustizia, sicurezza, forze dell&#8217;ordine, magistratura e diritti.</p>
<p><strong>Ma è proprio vera la storia che tu sia la spina nel fianco di Di Pietro?</strong></p>
<p>Con Di Pietro io ho un rapporto ottimo, sia sul piano personale che sul piano politico. Non siamo però fatti con lo stampino ed è quindi naturale che a volte ci siano  delle divergenze, ma queste   non mi porteranno mai a scalare il partito e a mettere in discussione l&#8217;importante ruolo che ha Antonio Di Pietro. Chi mette in giro certe voci evidentemente non è abituato a vedere onestà e lealtà nei rapporti, quell&#8217;onestà e lealtà che sono alla base del mio rapporto con Antonio.</p>
<p><strong>In molti ti hanno rimproverato il fatto di non esser sceso in campo in Campania per queste regionali. Quali le tue ragioni?</strong></p>
<p>Io ho avuto tantissime sollecitazioni in Calabria e Campania per candidarmi e non nascondo che la cosa mi ha fatto molto  piacere, però credo che nella vita la coerenza abbia un ruolo molto importante ed avendo io preso l&#8217;impegno a candidarmi al Parlamento europeo, ricevendo poi tantissimi voti in tutta l&#8217;Italia, più di 500.000 preferenze, non potevo assolutamente fare qualcosa di sgradevole e scorretto verso un impegno politico appena iniziato. Questo però non toglie che il mio impegno per la Calabria e la Campania ci sia e ci sarà sicuramente.</p>
<p><strong>Il caos scaturito dal dimissionamento del senatore Di Girolamo, eletto nel collegio europeo, ha portato alcuni leader del centro destra, specialmente leghisti, a parlare di abrogazione del voto degli italiani all&#8217;estero. Sei dello stesso avviso?</strong></p>
<p>Il centro destra non cercasse scuse sulla querelle che ha riguardato Di Girolamo. Questa è una vicenda gravissima, che ha fatto trapelare addirittura collegamenti con la &#8216;Ndrangheta. Ora nelle file del PdL sembra quasi che nessuno lo conoscesse o che non avesse mai avuto rapporti con questo signore, in verità questo signore aveva molte entrature con ministri della Repubblica, con il Presidente della Camera Fini e con altri esponenti di vertice dell&#8217;ex Alleanza nazionale e quindi del PdL. Che non si inventassero nulla, il voto degli italiani all&#8217;estero va assolutamente mantenuto, anzi auspico un suo rafforzamento attraverso una  maggiore trasparenza dell’espressione di voto. Il voto all&#8217;estero rappresenta qualcosa di straordinario perché coinvolge dei nostri connazionali che svolgono un ruolo decisivo ed importantissimo per il nostro Paese, essi sono a tutti gli effetti i nostri veri ambasciatori nel mondo e non possiamo assolutamente allontanarci da loro.</p>
<p><strong>Come ben sai  in Europa e nel resto del mondo, gli emigranti italiani hanno votato  per corrispondenza e ti lascio immaginare gli imbrogli che ne sono venuti fuori.  C&#8217;è stata gente che andava per le strade a caccia dei plichi depositati dai postini nelle buche delle lettere. Plichi facilmente riconoscibili in quanto molto voluminosi. Non credi sarebbe il caso di fornire di seggi elettorali anche gli elettori all&#8217;estero?</strong></p>
<p>Non c&#8217;è alcun dubbio. Il voto degli italiani all&#8217;estero deve avere le stesse forme, la stessa dignità e dare le stesse garanzie di correttezza e segretezza  di cui godono gli italiani residenti nel nostro Paese.  L&#8217;istituzione di seggi elettorali all&#8217;estero credo  sia dovuta e spero vivamente che il Governo si muova in questa direzione, che definirei imprescindibile.</p>
<p><strong>Concludo questa nostra conversazione con una frase di Catone. Egli affermò :&#8221;I ladri di beni privati passano la vita  in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori”. In Italia, dopo 2.000 anni, siamo ancora  in questa situazione?</strong></p>
<p>Siamo sicuramente nella stessa identica situazione, ma con l&#8217;aggravante che a breve tutto questo sarà  sancito anche con la legge. Eliminando l&#8217;uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ciò sarà sancito quasi come regola. Ci ritroveremo con persone che commetteranno crimini ma che, in virtù del loro potere, saranno non perseguibili. Avranno l’ impunità garantita. Altre categorie di criminali che invece non godono di coperture politiche, sconteranno interamente la loro pena nelle patrie galere.  Quanto affermato da Catone è purtroppo più attuale che mai.</p>



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		<title>Nucleare: con un nuovo referendum gli italiani potranno esprimersi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 22:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[belisario]]></category>
		<category><![CDATA[centrali nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[italia dei valori]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/05/centrale-nucleare-di-cofrentes-in-spagna.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-491" title="Centrale nucleare di Cofrentes in Spagna" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/05/centrale-nucleare-di-cofrentes-in-spagna-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;Il Governo dell&#8217;arroganza, che ha imposto ai cittadini vecchie centrali nucleari di terza generazione, si ricorda solo oggi dell&#8217;importanza di informare gli italiani con un&#8217;apposita campagna divulgativa, annunciata dal  Ministro dell&#8217;Ambiente Prestigiacomo. E lo stesso Ministro, guarda caso sempre oggi, firma insieme al suo collega francese Jean Louis Borloo un protocollo d&#8217;intesa sulla sicurezza nucleare. Ovviamente, chi ci governa  è talmente incompetente in materia ambientale da non essere credibile e tantomeno affidabile&#8221;. Lo dichiara il senatore Felice Belisario, presidente dell&#8217;Italia dei Valori a Palazzo Madama.<br />
&#8220;I distruttori dell&#8217;ambiente si arrampicano sugli specchi, ma ancora non sanno  dove e come stoccare le scorie radioattive. Di certo non se ne occuperà Sarkozy, già occupato a risolvere i suoi problemi di smaltimento&#8221;.<br />
&#8220;A questo punto le chiacchiere propagandistiche stanno a zero: la maggioranza dei cittadini è contraria alla costruzione di centrali nella loro regione di residenza e gli italiani, che già si sono  pronunciati sul nucleare con il referendum del 1987,  presto  avranno di nuovo l&#8217;opportunità di esprimersi grazie al nuovo referendum abrogativo promosso dall&#8217;Italia dei Valori.  Vedremo &#8211; conclude Belisario &#8211; che cosa sceglieranno&#8221;.</p>



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