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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; giorgio napolitano</title>
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	<description>Giornale dell&#039;Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>Una religione pagana di massa</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 20:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La religione è l’oppio dei popoli”, scriveva oltre un secolo fa Karl Marx. Ormai la religione esprime un significato blando e secondario per le masse del mondo occidentale, tranne poche minoranze integraliste. Malgrado il vento di restaurazione che soffia dagli Usa e che ha trovato nel papa tedesco e nel cardinale Ruini i massimi esponenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/una-religione-pagana-di-massa-911957.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>“La religione è l’oppio dei popoli”, scriveva oltre un secolo fa Karl Marx. Ormai la religione esprime un significato blando e secondario per le masse del mondo occidentale, tranne poche minoranze integraliste. Malgrado il vento di restaurazione che soffia dagli Usa e che ha trovato nel papa tedesco e nel cardinale Ruini i massimi esponenti dentro le gerarchie vaticane, la chiesa cattolica apostolica romana è destinata ad essere un punto di riferimento sempre più marginale rispetto alle epoche trascorse.<span id="more-1957"></span></p>
<p>Oggi la religione non occupa più il posto centrale e pervasivo che ricopriva nell’esistenza degli uomini del passato, fatta eccezione per alcune ristrette frange conservatrici e tradizionaliste dei paesi occidentali e le masse islamiche. Il valore ossessivo, supremo e onnipresente che la religione esprimeva in passato è stato assunto dal calcio, il vero surrogato della religione. Se qualcuno nutrisse dubbi a riguardo, credo che le manifestazioni di isteria collettiva cui abbiamo assistito durante i mondiali disputati in Germania nel 2006, abbiano sgombrato il campo (non di calcio) da qualsiasi perplessità.</p>
<p>Allo stesso modo in cui le divinità religiose del passato simboleggiavano le priorità assolute dell’esistenza, oggi i calciatori costituiscono le divinità terrene di un culto secolarizzato, i totem sacri e inviolabili per vaste moltitudini di persone, ormai espropriate di autentici valori spirituali. Il calcio è diventato il culto pagano per antonomasia in un’epoca senza divinità, né idoli, senza riferimenti culturali e principi etici, senza passioni estetiche, artistiche o politiche in grado di impreziosire la vita degli individui, strozzati da una brutale alienazione economica. In tal senso il calcio è diventato una valvola di sfogo, una via di scampo dal soffocante grigiore del vivere quotidiano. Il calcio è una sorta di acquavite spirituale in cui le masse annegano le angosce, i dolori e le inquietudini che le affliggono, come un tempo faceva la religione.</p>
<p>I calciatori sono i nuovi eroi, i moderni gladiatori, i miti incarnati del nostro tempo, la metafora dei cavalieri medievali: belli, onesti e coraggiosi, temuti, ricchi e potenti, senza macchia e senza paura. Ma si tratta di una mitologia falsa ed estetizzante. Infatti, come in passato si combattevano le guerre di religione, oggi negli stadi di calcio si combattono conflitti bellici sublimati, al punto che il calcio è definito, a ragione, una “metafora della guerra”. Non a caso il gergo calcistico, abitualmente usato dagli addetti ai lavori e dai semplici tifosi di calcio, scimmiotta lo stile tipico del lessico militare.</p>
<p>Non è un caso che la retorica celebrativa dopo il “trionfo berlinese” culminata nell’apoteosi del Circo Massimo, è stata una retorica sciovinista, militarista e populista. Fu impressionante l’orgia nazionalista che invase la nazione in seguito al trionfo calcistico in Germania, davvero senza precedenti. Penso al mondiale spagnolo vinto nel 1982, che vide in Pertini il protagonista istituzionale della campagna di strumentalizzazione orchestrata nell’occasione. Penso alla propaganda del regime mussoliniano dopo le vittorie della nazionale di Pozzo ai mondiali del 1934 in Italia, alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, e ai mondiali del 1938 in Francia. Si trattò di “trionfi sportivi” che furono utili alla retorica nazionalista ed imperialista impiegata dal regime fascista. Il quale, non a caso, in quegli anni era impegnato in campagne coloniali e nel 1940 si adoperò per giustificare l’intervento (rovinoso) nella seconda guerra mondiale.</p>
<p>Penso ad esempi storici che hanno coinvolto altre nazioni. Rammento la propaganda nazionalista in Germania dopo la vittoria ai mondiali di calcio disputati in Italia nel 1990: si trattò di celebrazioni che per dimensioni ed effetti mediatici superarono addirittura l’esaltazione della riunificazione tedesca dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989. I casi citati impallidiscono di fronte all’imponente strumentalizzazione compiuta nel 2006, sfruttando in modo cinico e opportunistico l’ondata di euforia collettiva. In tale circostanza gli artefici istituzionali furono Giorgio Napolitano, Romano Prodi e il ministro dello sport Giovanna Melandri, seguiti dall’intera stampa di regime, incluso il quotidiano “Liberazione”. Sinceramente mi nauseò vedere come la sinistra al governo si sia rivelata più nazionalista dei nazionalisti, più sciovinista dei fascisti, più realista del re.</p>
<p>La rinnovata vocazione militarista dell’Italia non è una novità. La storia degli ultimi 30 anni lo dimostra ampiamente. Tuttavia, mentre nel 1982 il neoimperialismo italiano si presentava a livello embrionale, oggi è giunto a maturità ed è pronto a nuove imprese espansioniste e coloniali. In questa ottica si inquadra la questione del voto parlamentare per il rinnovo dei finanziamenti alla “missione di pace” in Afghanistan. Si pensi che l’Italia è il paese con più presenze militari nel mondo dopo Usa e Gran Bretagna.</p>
<p>Il calcio è da tempo un fenomeno non più solo sportivo, ma rappresenta qualcosa di più complesso. Il calcio, non solo in Italia ma nel resto del mondo, è ormai diventato una ricca e imponente industria dominata da sponsor multinazionali e da potenti società per azioni quotate in borsa. Nel nostro paese il calcio è tra le voci più rilevanti dell’economia nazionale ed è così in altre nazioni. Il potere finanziario del calcio ha assunto dimensioni colossali. In Italia è diventato un potente fenomeno di corruzione affaristica e politica, come si evince dallo scandalo di “calciopoli”, esploso nel 2006.</p>
<p>Si può ribadire, senza tema di smentita, che il calcio è tutto tranne uno sport, essendo capace di suscitare una sbornia popolare di proporzioni mai viste, scatenando effetti irrazionali e deliranti che oltrepassano la soglia del fanatismo e l’isteria collettiva più folle e contagiosa. Ovviamente, quando le cose vanno bene le conseguenze sono di euforia e tripudio nazionale, come abbiamo visto dopo la vittoria del 2006. Tuttavia, l’irrazionalità e il morboso feticismo del tifo calcistico trovano riscontri solo nel fanatismo religioso e nel misticismo più acceso di chi non ama che sia messa in dubbio la propria fede. Diversamente dal tifoso di altri sport, il tifoso di calcio è in genere aggressivo, delirante, isterico e violento, alla stregua di chi professa un credo religioso. Tale fenomeno non è solo italiano, ma planetario. Nel 1950 in Brasile, dopo la finale persa contro l’Uruguay, si ebbero numerosi suicidi e casi di depressione. Cito questo dato estremo per sottolineare i comportamenti patologici di massa connessi al calcio.</p>
<p>E’ un’enorme ingenuità pensare che il calcio sia solo uno sport. Se così fosse, non assisteremmo alle forme di isterismo e teppismo collettivo, alle violenze di massa cui siamo assuefatti e che nulla hanno a che spartire con lo sport, mentre appartengono ad un fenomeno alienante e ad un business mondiale. Il calcio appassiona, travolge, emoziona, trascina e mobilita vaste moltitudini come, se non più delle religioni e delle guerre medesime. Si pensi che la finale dei mondiali del 2006 venne seguita in televisione anche nei territori palestinesi occupati dall’esercito israeliano e che sono teatro di un massacro ignorato dai media e dall’opinione pubblica internazionale. A tale proposito, durante lo svolgimento dei mondiali nel 2006 mi chiedevo che fine avesse fatto il movimento pacifista. Invece di scendere in piazza per denunciare i crimini israeliani, esso si mescolava ai festeggiamenti per il “trionfo azzurro”, assistendo con colpevole inerzia e senso d’impotenza a quanto accadeva in Medio Oriente.</p>
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		<title>A proposito di &#8220;sicurezza&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 19:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un paese che aspiri ad essere civile, la sicurezza sul lavoro dovrebbe essere anteposta ad ogni altro tipo di emergenza. Invece, le norme introdotte recentemente in materia di “sicurezza” si riferiscono ad altri ambiti della vita quotidiana, essendo evidentemente percepiti come urgenti dal legislatore. Mi riferisco alla legge recante &#8220;Disposizioni in materia di pubblica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/a-proposito-di-sicurezza-911096.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>In un paese che aspiri ad essere civile, la sicurezza sul lavoro dovrebbe essere anteposta ad ogni altro tipo di emergenza. Invece, le norme introdotte recentemente in materia di “sicurezza” si riferiscono ad altri ambiti della vita quotidiana, essendo evidentemente percepiti come urgenti dal legislatore. Mi riferisco alla legge recante &#8220;Disposizioni in materia di pubblica sicurezza&#8221;, meglio noto come “pacchetto sulla sicurezza”. Il decreto ha suscitato aspre polemiche ed è stato promulgato il 15 luglio scorso, non senza riserve, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il quale, come si legge sul link <a href="http://www.corriere.it/politica/09_luglio_15/napolitano_promulga_legge_sicurezza_con_preoccupazione_e9a9e7d4-714a-11de-b1fb-00144f02aabc.shtml" target="_blank">http://www.corriere.it/politica/09_luglio_15/napolitano_promulga_legge_sicurezza_con_preoccupazione_e9a9e7d4-714a-11de-b1fb-00144f02aabc.shtml</a>, “ha inviato una lettera al presidente del Consiglio e ai ministri dell&#8217;Interno e della Giustizia (e per conoscenza ai presidenti di Camera e Senato) in cui esprime «forti perplessità e preoccupazioni» sul provvedimento, in particolare sul reato di clandestinità e sulle ronde”.</p>
<p>Quindi, l’emergenza della sicurezza sul lavoro sembra passata in secondo piano, dopo essere stata alla ribalta in seguito ai gravi episodi accaduti alla ThyssenKrupp di Torino, allo stabilimento di Mineo, in provincia di Catania, e nella cisterna di Molfetta. Eppure, sui luoghi di lavoro si muore ogni giorno. Il macabro bilancio richiede aggiornamenti continui. Stando ai dati definitivi forniti dall’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro &#8211; <a href="http://www.inail.it">www.inail.it</a>) nel 2008 i decessi sui posti di lavoro sono stati 1.120, nel 2007 sono stati 1.207 rispetto ai 1.341 dell’anno precedente. “Si tratta di numeri stimati ma attendibili e semmai approssimati per difetto”: <a href="http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&amp;_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&amp;nextPage=News_prima_pagina/2008/INAIL/info-1705450248.jsp">http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&amp;_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&amp;nextPage=News_prima_pagina/2008/INAIL/info-1705450248.jsp</a>.</p>
<p>Il lavoro manuale, costituito dalle mansioni esercitate nelle fabbriche, nelle officine, nei cantieri, sulle strade, nei campi, il lavoro svolto da sempre nei luoghi della produzione materiale, è ormai un “lavoro ad alto rischio”. Infatti, l&#8217;impressionante bilancio delle “morti bianche” è un bollettino di guerra. Si calcola che nel mondo gli infortuni mortali sul lavoro, mi riferisco a quelli ufficialmente registrati, superano in modo inquietante le cifre dei decessi causati dal conflitto bellico in Iraq e dalle guerre in generale: <a href="http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&amp;_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&amp;nextPage=News_prima_pagina/2008/Infortuni/info-598367173.jsp">http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&amp;_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&amp;nextPage=News_prima_pagina/2008/Infortuni/info-598367173.jsp</a>.</p>
<p>Se non bastasse l&#8217;evidenza, ci sono sempre le varie statistiche a confermare che nei luoghi di lavoro è in corso un vero stillicidio. Le stime dell&#8217;Inail rivelano che le “morti bianche” riprendono ad aumentare, segnalando una recrudescenza del fenomeno. Così come continua a salire il numero degli incidenti non mortali. In Italia, ogni anno &#8211; rivela l&#8217;Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro &#8211; si conta all&#8217;incirca un milione di infortuni; di questi, oltre 30mila procurano invalidità permanenti. Questi sono solo alcuni dati. Ma le &#8220;morti bianche&#8221;, al di là delle circostanze casuali riconducibili a “tragiche fatalità”, recano quasi sempre precise responsabilità umane, in quanto esiste sempre qualcuno che non ha fatto tutto il possibile e il suo dovere per evitare quella morte o quell’incidente, una responsabilità precisa che andrebbe ricercata e perseguita.</p>
<p>In breve, le stragi sul lavoro possono essere collegate ai seguenti ordini di causalità: anzitutto i costi e la logica del profitto economico e del mercato, l&#8217;inasprimento delle condizioni di sfruttamento del lavoro in fabbrica e l&#8217;incremento del lavoro straordinario. In altre parole, la causa prima è la crescente precarizzazione delle condizioni di sicurezza, anzitutto ambientale, dei lavoratori. Invece, nell&#8217;agenda politica del governo la drammatica emergenza della sicurezza sui luoghi di lavoro è stata scalzata da altre priorità come la questione della sicurezza urbana e sociale, collegata strumentalmente al fenomeno dell&#8217;immigrazione &#8220;clandestina&#8221;.</p>
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		<title>Di Pietro: il &#8220;governo piduista preso ancora con le mani nella marmellata&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 20:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Napolitano è il nostro ultimo baluardo&#8221;. Così Di Pietro inizia il suo ennesimo appello al capo dello Stato durante il suo intervento alla Camera. &#8220;Non se la prenda il capo dello Stato, &#8211; continua Di Pietro &#8211; non ce l&#8217;abbiamo con lui e non vogliamo rimproverarlo. Quello che rivolgiamo a lui è un disperato appello. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/di-pietro-il-governo-preso-ancora-con-le-mani-nella-marmellata-911064.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-463" title="Antonio Di Pietro" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/05/antonio-di-pietro-150x150.jpg" alt="Antonio Di Pietro" width="96" height="96" />&#8220;Napolitano è il nostro ultimo baluardo&#8221;. Così Di Pietro inizia il suo ennesimo appello al capo dello Stato durante il suo intervento alla Camera. &#8220;Non se la prenda il capo dello Stato, &#8211; continua Di Pietro &#8211; non ce l&#8217;abbiamo con lui e non vogliamo rimproverarlo. Quello che rivolgiamo a lui è un disperato appello. E&#8217; l&#8217;ultimo baluardo. Se anche lui ci viene a mancare, cosa ci rimane se non la sottomissione a questo regime piduista che il governo Berlusconi sta portando avanti?&#8221;.</p>
<p><span id="more-1064"></span>Il riferimento, questa volta, è in particolare il caso è allo scudo fiscale, definito dal leader dell&#8217;Italia dei Valori un &#8220;condono&#8221; che dimostrerebbe che &#8220;in questo Paese il furbo la fa sempre franca. Si lancia il messaggio che in Italia il più furbo, il più criminale ha diritto a sviluppare la sua impresa, mentre l&#8217;onesto deve soggiacere&#8221;.</p>
<p>Poi commenta, riferendosi al governo, le modifiche, effettuate all&#8217;ultimo momento, che impedirebbero a chi ha commesso reati come falso in bilancio, bancarotta, riciclaggio, di beneficiare del &#8220;condono&#8221;: &#8220;Avete modificato questa norma solo in tarda mattinata. Ci avete provato e siete stati beccati di nuovo con le mani nella marmellata. Si deve stare attenti con voi, non vi si può dare il dito che vi fregate tutto il braccio&#8221;.</p>
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		<title>Napolitano doveva rinviare la legge</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 19:17:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/napolitano-doveva-rinviare-la-legge-911053.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><img class="size-thumbnail wp-image-52 alignright" title="Giorgio Napolitano" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/03/giorgio-napolitano-150x150.jpg" alt="Giorgio Napolitano" width="140" height="140" /></p>
<p>&#8220;Esprimo profondo dolore per la titubanza del presidente della Repubblica nel prendere in mano la situazione e soprattutto  nell&#8217;affrontare i compiti che la Costituzione gli assegna. Se è vero come è vero &#8211; dichiara il leader dell&#8217;Italia dei Valori Antonio Di Pietro &#8211; che Napolitano aveva dei dubbi sulla coerenza costituzionale delle norme sulla sicurezza, il suo compito era quello di rinviare il testo alle Camere. Il suo lamento dopo aver firmato il provvedimento &#8211; ha concluso &#8211; è come un grido al vento, che  ammanta di ipocrisia  una legge che meritava di essere espulsa  dall&#8217;ordinamento&#8221;.</p>
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		<title>Napolitano: stop alla legge sulle intercettazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 11:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Presidente Giorgio Napolitano ferma la legge sulle intercettazioni prima del voto al Senato. Prima che il governo potesse costringere il Senato ad accettare il testo, pena la sfiducia al governo, Napolitano ha convocato al Quirinale il ministro Alfano e, dopo quasi un&#8217;ora, il presidente ha dichiarato: &#8220;Sono molto preoccupato e turbato per la tensione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/napolitano-stop-alla-legge-sulle-intercettazioni-91962.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><img class="size-thumbnail wp-image-52 alignleft" title="Giorgio Napolitano" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/03/giorgio-napolitano-150x150.jpg" alt="Giorgio Napolitano" width="90" height="90" /></p>
<p>Il Presidente Giorgio Napolitano ferma la legge sulle intercettazioni prima del voto al Senato. Prima che il governo potesse costringere il Senato ad accettare il testo, pena la sfiducia al governo, Napolitano ha convocato al Quirinale il ministro Alfano e, dopo quasi un&#8217;ora, il presidente ha dichiarato: &#8220;Sono molto preoccupato e turbato per la tensione che si sta creando nel mondo della giustizia e della stampa su questa legge. I miei consiglieri mi spiegano che se dovesse passare così al Senato i vizi di palese incostituzionalità mi costringerebbero a fare un passo che di certo non vi sarebbe gradito&#8221;.</p>
<p>Così facendo il Presindete della Repubblica ha evitato un possibile scontro ma un rinvio alle camere sarebbe stato un messaggio più chiaro e critico rispetto al controverso testo. Inoltre, c&#8217;è da chiedersi, quali modifiché potrebbero far rientrare rientra la legge tra quelle costituzionali.</p>
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		<title>Intercettazioni: Di Pietro chiede l&#8217;intervento di Napolitano e annuncia 3 referendum</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 21:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Noi più che attaccare Napolitano, adesso e tutti i giorni, gli chiederemo di non firmare la legge sulle intercettazioni. A chi la devo tirare la giacchetta? Il presidente della Repubblica è l&#8217;unico che può bloccare questa degenerazione dell&#8217;utilizzo del Parlamento per interesse privato. Non è che per rispetto non si possono dire le cose che  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/intercettazioni-di-pietro-chiede-lintervento-di-napolitano-e-annuncia-3-referendum-91948.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>&#8220;Noi più che attaccare Napolitano, adesso e tutti i giorni, gli chiederemo di non firmare la legge sulle intercettazioni. A chi la devo tirare la giacchetta? Il presidente della Repubblica è l&#8217;unico che può bloccare questa degenerazione dell&#8217;utilizzo del Parlamento per interesse privato. Non è che per rispetto non si possono dire le cose che  non si condividono&#8221;.</p>
<p><span id="more-948"></span></p>
<p>E&#8217; quanto afferma Antonio Di Pietro, a Repubblica Tv. Il leader dell&#8217;Italia dei Valori fa presente che una delegazione del Partito si è recata dal Capo dello Stato per esprimergli la contrarietà e la preoccupazione circa l&#8217;immoralità di una legge come  quella sulle intercettazioni. &#8220;Ci auguriamo &#8211; continua Di Pietro &#8211; che respinga alle Camere questo provvedimento, glielo abbiamo chiesto con tutto il cuore&#8221;.</p>
<p>Di Pietro ricorda che l&#8217;Italia dei Valori &#8220;in ogni caso allestirà dei gazebo dove raccoglieremo le firme per un referendum sulle intercettazioni, un referendum sulla libertà di informazione e sul dovere di investigare da parte dei magistrati&#8221;.  &#8220;Il referendum &#8211; conclude &#8211; è l&#8217;unica arma che abbiamo. Abbiamo solo due mezzi contro questo regime: o usiamo la mazza come si fece per la presa della Bastiglia, ma non possiamo e non lo dobbiamo fare, o c&#8217;è il referendum&#8221;.</p>
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		<title>Un appello a Napolitano per il mantenimento del bon ton istituzionale</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 21:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<description><![CDATA[Antonio Di Pietro, intervistato a Repubblica Tv, ribadisce la gravità del fatto secondo cui due giudici della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, hanno partecipato ad una cena con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro della Giustizia Angelino Alfano. “E&#8217; chiaro che un messaggio del capo dello Stato metterebbe con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/un-appello-a-napolitano-per-il-mantenimento-del-bon-ton-istituzionale-91944.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Antonio Di Pietro, intervistato a Repubblica Tv, ribadisce la gravità del fatto secondo cui due giudici della Corte Costituzionale, Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, hanno partecipato ad una cena con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro della Giustizia Angelino Alfano.<br />
<span id="more-944"></span>“E&#8217; chiaro che un messaggio del capo dello Stato metterebbe con le spalle al muro anche questi  giudici&#8221;, afferma il leader dell&#8217;Italia dei Valori. &#8220;Un intervento del presidente Napolitano per rimuovere questi due giudici non è previsto da alcuna norma&#8221; ma il fatto costituisce un &#8220;problema di &#8216;gentlemen&#8217;s agreement&#8217; e di &#8216;bon ton&#8217;&#8221; istituzionale.</p>
<p>Inoltre, riferendosi all&#8217;appello alla tregua auspicato da Napolitano, Di Pietro continua: &#8220;C&#8217;è un fatto gravissimo che non può essere taciuto in nome del G8. E&#8217; una cena che non c&#8217;entra nulla con il guardare attraverso il &#8216;buco della  serratura&#8217;. Qualche giorno fa un giudice della Corte Costituzione ha fatto una cena riservatissima e privatissima in cui ha invitato l&#8217;imputato Berlusconi, il ministro della  Giustizia e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per parlare di giustizia. E&#8217; come se il pm o il giudice invitasse il suo imputato a cena per parlare del piu&#8217; o del meno. Dal ministro della Giustizia vogliamo sapere di cosa si è parlato  quella sera perché ciò che è accaduto non ha senso in un  Paese normale. Noi non sappiamo più come giudicheranno, indipendentemente dal fatto che riescano o no a rimanere terzi e indipendenti&#8221;, conclude Di Pietro. &#8220;L&#8217;apparenza li ha dequalificati e declassati, per questo insistiamo per le loro dimissioni&#8221; o &#8220;comunque la non partecipazione a quella udienza che riguarda Berlusconi perché ormai è inquinata&#8221;. Infine, il leader dell&#8217;Italia dei Valori lancia un messaggio al Pd: &#8220;E&#8217; una battaglia in solitario che solo noi dell&#8217;Idv facciamo perché anche parte dell&#8217;opposizione fa finta di non vedere&#8221;.</p>
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		<title>Il Caudillo di Arcore e la Costituzione. Antonio Di Pietro aveva ragione</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 02:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Montalbano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Presidente Napolitano, Veltroni e i media nazionali iniziano a mostrare interessanti segni di risveglio. L’ennesimo violento attacco alla Costituzione perpetrato da Silvio Berlusconi li ha finalmente scossi. Napolitano rifuta di firmare il decreto sul caso Englaro. Veltroni parla di “disegno scellerato e autoritario” da parte del Premier. Eugenio Scalfari chiede di “rompere il silenzio” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/il-caudillo-di-arcore-e-la-costituzione-antonio-di-pietro-aveva-ragione-9138.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div>
<p>Il Presidente Napolitano, Veltroni e i media nazionali iniziano a mostrare interessanti segni di risveglio. L’ennesimo violento attacco alla Costituzione perpetrato da Silvio Berlusconi li ha finalmente scossi.<span id="more-38"></span></p>
<div>Napolitano rifuta di firmare il decreto sul caso Englaro. Veltroni parla di “disegno scellerato e autoritario” da parte del Premier. Eugenio Scalfari chiede di “rompere il silenzio” avvertendo che “la democrazia è in bilico” ed evidenziando un parallelismo tra Mussolini e Berlusconi. Il Corriere della Sera scrive che  Berlusconi è andato “oltre ogni misura” definendo “sovietica” la Costituzione sulla quale ha giurato. In realtà è da 15 anni che il Caudillo di Arcore violenta la Costituzione con: il Lodo Maccanico-Schifani, la legge Pecorella, il falso in bilancio, il decreto salva-Rete4, il Lodo Alfano, la controriforma sulla giustizia e la perversa limitazione delle intercettazioni. In questi anni troppi di coloro che avevano il compito di controllare e difendere la democrazia sono stati in silenzio tollerando e facendo finta di  niente. Piazza Navona e Piazza Farnese avevano ragione. Antonio Di Pietro aveva ragione. La linea politica di fermezza attuata dall’ Italia dei Valori si è confermata la più adeguata dinanzi all’enorme incompatibilità tra Berlusconi e la Costituzione italiana. Adesso Veltroni e il Pd si assumano le proprie responsabilità e intraprendano posizioni di contrasto e di opposizione appropriate. Chiediamo troppo?</div>
</div>
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		<title>Differenza tra &#8220;Attacco&#8221; e &#8220;Critica politica&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 09:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Montalbano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giorgio napolitano]]></category>

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		<description><![CDATA[Egregio Direttore, Lei conosce perfettamente la differenza tra i termini &#8220;Attacco&#8221; e &#8220;Critica politica&#8221;. &#8220;Attacco&#8221; fu quello che subì il Presidente Leone, ma certamente non la contestazione che Di Pietro ha rivolto a Napolitano. Io ho la registrazione del discorso di Di Pietro e trasecolo nel leggere il Suo titolo &#8220;Attacco di Di Pietro al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/lettere/test-913.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div><span></p>
<div id="attachment_52" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><img class="size-thumbnail wp-image-52 " title="Giorgio Napolitano" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/03/giorgio-napolitano-150x150.jpg" alt="Giorgio Napolitano" width="120" height="120" /><p class="wp-caption-text">Giorgio Napolitano</p></div>
<p>Egregio Direttore,<br />
Lei conosce perfettamente la differenza tra i termini &#8220;Attacco&#8221; e &#8220;Critica politica&#8221;. &#8220;Attacco&#8221; fu quello che subì il Presidente Leone, ma certamente non la contestazione che Di Pietro ha rivolto a Napolitano.<span id="more-3"></span></p>
<div>Io ho la registrazione del discorso di Di Pietro e trasecolo nel leggere il Suo titolo &#8220;Attacco di Di Pietro al Colle&#8221;. <strong>Si è trattato di una blanda critica politica, anzi un &#8220;rammarico&#8221; (Di Pietro è uomo d&#8217;ordine) che Napolitano abbia purtroppo fatto delle scelte non adeguate alle attuali situazioni drammatiche, come ad esempio, nel caso dell&#8217;ignobile Lodo Alfano.</strong> E non crede Lei che, quanto a questo, Napolitano poteva dire davvero qualcosa di più, ad esempio pretendere di essere escluso dal novero degli esseri intoccabili? Pensi che gesto nobile!<br />
Mi chiedo perchè tanto veleno contro Di Pietro così da stravolgere le parole di lui chiare ed inequivoche? E anche perchè, dal fatto importante di manifestare in favore delle dimenticate vittime della mafia e del terrorismo, vola sul titolo solo ed esclusivamente l&#8217;&#8221;Attacco al Colle&#8221;?<br />
Mi chiedo ancora perchè mai Di Pietro mette tanta paura anche ai giornalisti, in gran parte chiaramente impegnati ad eliminarlo dall&#8217;ambito politico? E quand&#8217;anche avesse criticato aspramente Napolitano (cosa che obiettivamente non è stata), è, questa, azione non consentita? La critica (non l&#8217;ingiuria) è il seme della democrazia, come Lei ben sa. Non vorrei che l&#8217;ombra di Putin stesse raggiungendo l&#8217;Italia. Ho comprato Repubblica da sempre. Ora non so se continuerò a farlo.<br />
Saluti.<br />
Lettera di Giuseppe Alù al Direttore di &#8220;La Repubblica&#8221;</div>
<p></span></div>
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