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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; europa</title>
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	<description>Giornale dell&#039;Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>L&#8217;ultimo regalo di Berlusconi: tagli indiscriminati alle Regioni</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 11:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Le Marche avranno 20 milioni di euro rispetto ai 220 dell&#8217;anno scorso La Regione ha bisogno di ossigeno e il governo Berlusconi ci ha preso in giro facendoci altezzosamente l’elemosina e nascondendosi dietro una crisi che ha fin’ora fatto pagare solo ai ceti meno abbienti.   Da 220 milioni di euro dell’anno scorso a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/regioni/marche/lultimo-regalo-di-berlusconi-tagli-indiscriminati-alle-regioni-912906.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p> </p>
<div id="attachment_2907" class="wp-caption alignleft" style="width: 163px"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/david4.jpg"><strong><img class="size-full wp-image-2907" title="david4" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/david4.jpg" alt="" width="153" height="230" /></strong></a><p class="wp-caption-text">On. David Favìa, coordinatore Idv Marche</p></div>
<p><strong>Le Marche avranno 20 milioni di euro rispetto ai 220 dell&#8217;anno scorso</strong></p>
<p>La Regione ha bisogno di ossigeno e il governo Berlusconi ci ha preso in giro facendoci altezzosamente l’elemosina e nascondendosi dietro una crisi che ha fin’ora fatto pagare solo ai ceti meno abbienti.<br />
<strong> <span id="more-2906"></span><br />
</strong>Da 220 milioni di euro dell’anno scorso a soli 20 milioni per quest’anno: questi sono i trasferimenti che ci arriveranno dopo i pesantissimi tagli del Governo Berlusconi e con questi soldi le Marche dovranno far quadrare i conti e approvare il bilancio 2012 che rischia di essere un bilancio con il quale, grazie a Berlusconi, sarà necessario sacrificare tantissimi settori a partire dai servizi essenziali per il cittadino.</p>
<p>L’inevitabile manovra che ci impone l’Europa esige rispetto e serietà, ma noi dell’Italia dei Valori non crediamo che, con questo presupposto, si possa far passare questo scempio da “macelleria sociale” targato Berlusconi come l’unica iniziativa economica e finanziaria seria da intraprendere in un momento di crisi. No, non sono questa le misure che auspicheremmo, ma ben altre che colpiscano gli sprechi e i grandi patrimoni , non certo la sanità pubblica, la scuola, la cultura, i servizi di assistenza e protezione al cittadino.</p>
<p>Confidiamo che ora che Berlusconi se ne è andato, i conti tornino a quadrare senza pesare solo sulle spalle di pochi e noi dell’Italia dei Valori saremo in prima linea su questa battaglia. Promuoveremo la ricerca dei Fondi Europei con progetti di qualità e faremo in modo che i sacrifici siano proporzionali alla capacità di sostenerli.</p>
<p>Il lavoro però deve partire dal nazionale perché la nostra Regione ha già fatto molto compensando con risorse proprie la situazione difficile che si è creata e sostenendo la produzione, la liquidità delle imprese e i lavoratori in difficoltà servizi essenziali per il cittadino.<br />
 </p>
<p>On. David Favìa, coordinatore IdV Marche</p>
<p>Paolo Eusebi, capogruppo IdV Consiglio regionale</p>
<p>Paola Giorgi, vicepresidente Assemblea legislativa delle Marche</p>
<p>Sandro Donati, assessore regionale</p>
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		<title>Il Brasile sbaglia, ma l&#8217;Ue deve riconoscere che non è questione bilaterale</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 15:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Provo disgusto per la decisione del Brasile di liberare e ospitare un criminale (prima comune, poi politico, ciò sia chiaro) conclamato quale Cesare Battisti, condannato all’ergastolo con sentenze passate in giudicato della Giustizia italiana perchè responsabile di quattro omicidi. Questa decisione, come scrissi già nel gennaio scorso all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/il-brasile-sbaglia-ma-lue-deve-riconoscere-che-non-e-questione-bilaterale-912659.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div id="_mcePaste">
<div id="attachment_2664" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/055903314-f14ff12c-5183-49f7-a36e-6a49286fceec-th1.jpg"><img class="size-full wp-image-2664" title="055903314-f14ff12c-5183-49f7-a36e-6a49286fceec-th" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/055903314-f14ff12c-5183-49f7-a36e-6a49286fceec-th1.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Cesare Battisti, ex terrorista e scrittore italiano</p></div>
<p>Provo disgusto per la decisione del Brasile di liberare e ospitare un criminale (prima comune, poi politico, ciò sia chiaro) conclamato quale Cesare Battisti, condannato all’ergastolo con sentenze passate in giudicato della Giustizia italiana perchè responsabile di quattro omicidi. Questa decisione, come scrissi già nel gennaio scorso all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, Catherine Ashton, è particolarmente grave poiché testimonia il mancato riconoscimento da parte del Brasile delle sentenze definitive di un paese dell’Unione Europea, peraltro avallate anche da decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. <span id="more-2659"></span>La Commissaria Reding considera la vicenda una questione bilaterale, mentre il Parlamento Europeo ha votato due volte per chiedere l’estradizione, quindi evidentemente non lo è e non può esserlo.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">Si tratta anche di un’offesa alle vittime e ai loro familiari, a cui oggi sono vicina e di cui comprendo il dolore lancinante. E’ evidente che non c’è alcun rischio di persecuzione politica nei confronti di Battisti, così come gli omicidi che ha commesso non possono essere derubricati a semplici reati politici. Doveva e deve semplicemente scontare la propria pena nel proprio Paese &#8211; sottolinea l’europarlamentare &#8211; come spetta a tutti i criminali, specie se responsabili di reati legati al terrorismo e indipendentemente dalla propria ‘fede’ politica. E’ evidente come l’Italia abbia indecorosamente perso quota sul piano internazionale. Con una leadership forte e credibile questo non sarebbe accaduto.</div>
<p>IL BRASILE SBAGLIA, MA UE DEVE RICONOSCERE CHE NON E’ QUESTIONE BILATERALE di Sonia Alfano<br />
Provo disgusto per la decisione del Brasile di liberare e ospitare un criminale (prima comune, poi politico, ciò sia chiaro) conclamato quale Cesare Battisti, condannato all’ergastolo con sentenze passate in giudicato della Giustizia italiana perchè responsabile di quattro omicidi. Questa decisione, come scrissi già nel gennaio scorso all’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea, Catherine Ashton, è particolarmente grave poiché testimonia il mancato riconoscimento da parte del Brasile delle sentenze definitive di un paese dell’Unione Europea, peraltro avallate anche da decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. La Commissaria Reding considera la vicenda una questione bilaterale, mentre il Parlamento Europeo ha votato due volte per chiedere l’estradizione, quindi evidentemente non lo è e non può esserlo.<br />
Si tratta anche di un’offesa alle vittime e ai loro familiari, a cui oggi sono vicina e di cui comprendo il dolore lancinante. E’ evidente che non c’è alcun rischio di persecuzione politica nei confronti di Battisti, così come gli omicidi che ha commesso non possono essere derubricati a semplici reati politici. Doveva e deve semplicemente scontare la propria pena nel proprio Paese &#8211; sottolinea l’europarlamentare &#8211; come spetta a tutti i criminali, specie se responsabili di reati legati al terrorismo e indipendentemente dalla propria ‘fede’ politica. E’ evidente come l’Italia abbia indecorosamente perso quota sul piano internazionale. Con una leadership forte e credibile questo non sarebbe accaduto.</p>
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		<title>Perché sono contro il nucleare in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 15:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/perche-sono-contro-il-nucleare-in-italia-912644.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/nucleare1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2645" title="nucleare1" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/nucleare1-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>La prima pila atomica sul pianeta terra si era accesa in maniera completamente naturale, in una località africana del Gabon, circa 2 miliardi di anni fa, quando i batteri erano l’unica forma di vita sulla terra. Il fatto che sia stato possibile scoprirla, a distanza di così tanto tempo ci dice che tipo di eredità lasceremo, non solo alle future generazioni, ma anche alle future forme di vita.<span id="more-2644"></span><br />
L’energia nucleare e` stata “liberata” per la prima volta da un Italiano, il grande Enrico Fermi, che il 2 Dicembre del 1942, a Chicago, per la prima volta accese una reazione a catena controllata, ottenendo energia dai nuclei di Uranio. Da allora la tecnologia ha fatto enormi progressi, ma la sostanza non è cambiata: il combustibile è un certo isotopo dell’Uranio e dunque il tipo di residuo (scorie) della reazione è sostanzialmente lo stesso. L’energia nucleare da Uranio presenta dei problemi intrinseci e problemi legati alla particolare situazione italiana. Il problema fondamentale, di natura economica e tecnica, è la disponibilità di uranio fissile nei prossimi anni. In Italia c’è solo una modestissima quantità di minerali di uranio, in provincia di Sondrio e in provincia di Bergamo, per di più in aree soggette a vincolo naturalistico. Dovremmo dunque dipendere dal combustibile importato, proprio come per il petrolio. Per di più, non abbiamo in Italia neanche l’equivalente delle raffinerie. Sostanzialmente, quindi, ospiteremmo sul nostro territorio una tecnologia per produrre elettricità. C’e` da domandarsi se il territorio, con le sue infrastrutture, tecniche, politiche e sociali, sia il più adatto a ospitare le centrali nucleari. La mia risposta è no: il territorio italiano è altamente sismico, la probabilità di un evento catastrofico in un periodo di circa 40 anni e` molto elevata. Inoltre, le centrali nucleari devono essere costruite in prossimità di grandi quantità di acqua: il maremoto non è un effetto solo giapponese: sappiamo, per esempio, che fu proprio un maremoto a distruggere la civiltà minoica, qui nel mediterraneo, appena 3500 anni fa. Anche sui laghi, l’effetto Vajont (un pezzo di montagna è caduto in un lago artificiale, in provincia di Belluno, cancellando 3 paesi interi, nel 1953, con 1910 morti) non è assolutamente da trascurare. Certo, vedere esplodere le centrali giapponesi, una dopo l’altra, fa pensare. Possiamo escludere che questo succeda alle future centrali in Italia ?<br />
C’è poi il problema politico-sociologico: il nostro paese non è, in questo momento, in grado di trattare normalmente i rifiuti urbani, come dimostrano le situazioni di Palermo e Napoli. Speriamo che il nuovo sindaco, De Magistris, riesca a normalizzare una situazione che era diventata cronica, ma anche la gestione dei rifiuti industriali è in parte in mano alla malavita organizzata. In questo contesto, aggiungere un’ulteriore sorgente di rifiuti altamente tossici pare del tutto inappropriato: cosa succederebbe se anche una piccola quantità di materiale radioattivo arrivasse, in modo legale o illegale, nelle mani di una qualche mafia ? Siamo in grado di garantire che questo non avverrà ? Poi c’è il discorso del controllo di qualità nella costruzione degli impianti: l’Italia e` un paese ad alta corruzione: ospedali e scuole sono stati costruiti risparmiando sui materiali, senza collaudi seri, e sono crollati al primo terremoto: vedi l’Aquila, vedi San Giuliano di Puglia. La produzione e il commercio del cemento sono in parte mano alla malavita organizzata. Possiamo garantire, con l’attuale sistema legale e di controllo, che degli impianti pericolosi come le centrali nucleari verranno costruiti a regola d’arte, in un periodo di crisi in cui si cerca di tagliare su tutto, inclusa la sicurezza sul lavoro ? La mia risposta è ancora una volta no: finché non avremo eradicata la corruzione e rieducato una gran parte della popolazione, soprattutto la cosiddetta classe politica, a un comportamento civico non possiamo permetterci di costruire impianti che sono pericolosi per noi e per le future generazioni.</p>
<p>Ora c’è il punto di vista economico: l’Uranio, per fortuna, si trova in frazione molto diluita nei minerali: scavando una tonnellata di roccia in una buona miniera di Uranio si produce, se tutto va bene, appena 700 grammi del prezioso e radioattivo materiale fissile, ma si può arrivare a raccogliere solo 70 grammi per tonnellata, di cui solo l’1% circa produce energia nucleare, con un 30% di efficienza di conversione in energia elettrica. A questo punto è chiaro un limite: se l’Uranio è troppo diluito, si spende più energia a scavare, triturare, raffinare il minerale, separare gli isotopi,  preparare il combustibile e trasportarlo alle centrali, di quanta energia sia estratta dall’Uranio. E` vero che il costo del combustibile incide per solo l’1% sul costo dell’energia prodotta, ma è proprio questa perversione economica: che  ci ritroveremmo a usare una tecnologia in perdita energetica. E` come se usassimo i cavalli per trainare un’automobile: saremo comunque dipendenti dal petrolio per ottenere l’Uranio.  L’Uranio non solo sarà un combustibile in perdita energetica, ma sarà anche oggettivamente scarso nel momento in cui le nuove centrali potrebbero entrare in funzione.</p>
<p>Non si può però solo dire no, dobbiamo dire anche con quale energia vogliamo far progredire la nostra economia. Abbiamo una bellissima centrale a fusione nucleare, a una distanza di sicurezza di 150 milioni di chilometri, che genera 3.8×10^17 GW di energia, di cui circa 1.3 kW al metro quadro arriva alla terra, e circa 200 W al metro quadro arriva qui giù da noi, al livello del mare. Gli impianti a concentrazione, il cosiddetto solare termodinamico, possono raggiungere un’efficienza del 50% già oggi. Basterebbe una  superficie relativamente piccola, situata in una zona desertica a soddisfare l’intero fabbisogno della nostra società in Europa. Ovviamente, a medio termine l’eliminazione degli sprechi e la razionalizzazione dei trasporti potrebbero portare a un risparmio energetico pari all’energia prodotta da alcune centrali. L’energia eolica è un’altra forma di energia solare, che può avere degli ottimi sviluppi in Italia, se usata con giudizio. Occorre investire massicciamente capitale pubblico a livello italiano o europeo, sia in sviluppo delle soluzioni esistenti, sia in ricerca per migliorare l’efficienza dei convertitori solari, per far partire al più presto questa riconversione energetica che renda non necessarie le centrali nucleari, ovunque in Europa. E` per questo che ho votato SI al referendum sul nucleare in Italia.</p>
<p>*IdV Francia</p>
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		<title>Italia, impietosa foto di gruppo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 12:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/italia-impietosa-foto-di-gruppo-912600.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/05/GraficoInDiscesa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2601" title="GraficoInDiscesa" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/05/GraficoInDiscesa-300x262.jpg" alt="" width="300" height="262" /></a>Non ci siamo. Purtroppo non ci siamo davvero. Il Paese stenta ad uscire dalla crisi e fatalmente è costretto ad inseguire gli altri partner europei che, a parte Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna, sembrano avere una marcia in più. Dopo la doccia fredda di Standard e Poor’s, ora a certificarlo ci pensa purtroppo l’Istat nel suo rapporto annuale che appunto ci  ricorda che nonostante l’attuale moderata ripresa la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di quasi dieci anni. Non a caso nel documento si fa presente che nel decennio 2001-2010 l&#8217;Italia «ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell&#8217;Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l&#8217;1,3% registrato dall&#8217;Ue e l&#8217;1,1% dell&#8217;Uem». <span id="more-2600"></span>Come se non bastasse, l’Istat incalza: per la sua vocazione produttiva e gli scarsi margini di manovra della finanza pubblica il nostro Paese ha subito la crisi in maniera comparativamente forte e ha stentato nella successiva ripresa. Nel 2010 il livello del prodotto interno lordo è risultato ancora inferiore di 5,3 punti percentuali rispetto a quello raggiunto nel 2007, mentre il divario da colmare è del 3,7% nel Regno Unito, del 3% in Spagna. Solamente lo 0,8% in Francia e lo 0,3% in Germania. Il sistema delle imprese si è ridotto di 43 mila unità, per 363 mila addetti. Perfino il fatturato realizzato sui mercato esteri, che era in buona crescita sino al terzo trimestre, ha registrato nel quarto trimestre del 2010 e ancora all&#8217;inizio del 2011 un&#8217;evoluzione assai modesta, mentre quello relativo alla componente nazionale ha mantenuto una dinamica più moderata, seppure di segno positivo.  Le nostre piccole e medie imprese confermano la loro duttilità dimostrando appunto la capacità di riposizionarsi sui mercati internazionali mentre le grandi imprese rappresentano il segmento più in difficoltà specialmente nei mercati europei.</p>
<p>Se l’economia piange, gli italiani soffrono. Addirittura l’Istat sottolinea che<strong> </strong>il 24,7% della popolazione (tanto per capirci, quasi 15 milioni) vive sulla propria pelle il rischio di povertà o di esclusione sociale. E’ nelle regioni meridionali che vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa. Del resto<strong>, </strong>l&#8217;impatto della crisi sull&#8217;occupazione è stato ed è pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità. Colpendo soprattutto i giovani tra i 15 e i 29 anni, una fascia d&#8217;età in cui si registrano 501 mila occupati in meno. La contrazione occupazionale si è concentrata nella componente maschile mentre la perdita di manodopera industriale (-404 mila unità nel 2009-2010) ha contribuito per i tre quarti alla caduta di domanda totale nel biennio. Amara conseguenza di questa fermo immagine del Paese, per salvaguardare il livello dei loro consumi, le famiglie hanno progressivamente eroso il loro tasso di risparmio, «sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell&#8217;eurozona. Lo scorso anno la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 9,1%,ovvero sul valore più basso dal 1990.  Lo stesso potere d&#8217;acquisto ha subito una riduzione dello 0,5% rispetto al 2009, anno in cui era stato già registrato un consistente calo del 3,1%. La spesa per consumi, dopo la flessione dell&#8217;1,8% nel 2009, ha invece ripreso a crescere e quindi , essendo più sostenuta rispetto a quella del reddito, ha ulteriormente ridotto il risparmio, diminuito in valore assoluto del 12,1% nel 2010 rispetto al 2009, quando si era già avuta una flessione del 12,6%.</p>
<p>Siccome le cattive notizie non arrivano mai sole, dopo la certificazione dell’Istat sul cattivo stato di salute del nostro Paese ci ha pensato l’Inps a deprimerci ulteriormente con una impietosa foto di gruppo. Purtroppo continuiamo ad essere fra i Paesi europei che invecchia di più con un tasso di natalità fra i più bassi. <strong>I pensionati rappresentano infatti il 23% della popolazione, gli invalidi sono 2,7 milioni,</strong><strong> I</strong><strong>l numero delle pensioni al 31 dicembre 2009 era di oltre 16 milioni</strong><strong>:</strong> il 78% di natura previdenziale, il restante 22% di tipo assistenziale. Più di 10 milioni le pensioni versate ai lavoratori dipendenti, più di quattro milioni quelle riservate ai lavoratori autonomi, 245 mila quelle erogate ai lavoratori iscritti alla Gestione separata. Statisticamente parlando, il 65,6% delle pensioni è costituito da trattamenti di anzianità, il 9,2% da pensioni di invalidità e inabilità e il 25,2% da pensioni ai superstiti.  Pur essendo un Paese di e per vecchi, metà dei nostri pensionati vive con meno di cinquecento euro al mese. Questa percentuale  sale al <strong>79%</strong> se si considera la soglia dei<strong> mille</strong><strong> </strong>euro lordi mensili. L’<strong>11,1%</strong> riceve importi compresi tra i <strong>mille ed i millecinquecento euro</strong> mensili e il <strong>9,9%</strong> incassa una pensione superiore ai <strong>1.500 euro</strong><strong>.</strong> Insomma siamo un Paese di anziani poveri e di giovani che rischiano seriamente di non avere futuro. Ecco perché occorre voltare pagina. E paradossalmente i risultati delle amministrative potrebbero aiutare non poco.</p>
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		<title>La Venere nera un film commovente</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 15:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/la-venere-nera-un-film-commovente-912154.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/venere-nera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2155" title="venere nera" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/venere-nera.jpg" alt="" width="101" height="151" /></a>Il festival del cinema di Venezia da poco conclusosi ha permesso a chi ha avuto il privilegio di poter assistere alle proiezioni di vedere qualche film particolarmente interessante e che mai giungerà nelle sale cinematografiche. Tra questi ho scelto di parlare della Venere nera del tunisino naturalizzato francese Kechiche, una pellicola commovente, cruda e che contiene una precisa accusa contro tutti i razzismi, quelli del passato, ma anche quelli del presente.<span id="more-2154"></span><br />
Ambientato nell’Ottocento racconta la storia vera di Saartjie, una donna sudafricana, affetta da un gigantismo ipertrofico, la quale, condotta in Europa dal suo padrone, divenne un fenomeno da baraccone, esibendosi in spettacoli circensi chiusa in una gabbia e tenuta al guinzaglio nei teatrini di Piccadily e negli squallidi salotti libertari di Parigi  e nello stesso tempo attirò il morboso interesse del mondo scientifico, convinto stupidamente delle sue origini scimmiesche. Erano gli anni in cui la medicina scioccamente credeva di poter classificare la specie umana a secondo delle dimensioni del cranio, ipotesi demenziale ed aberrante, all’origine del razzismo che ha contrassegnato nel Novecento le più spietate dittature.<br />
Un penoso caso di sfruttamento umano, razziale e culturale, che il regista denuncia vigorosamente attraverso una macchina da presa letteralmente addosso al corpo della sfortunata fanciulla, che mostra generosamente senza imbarazzo la sua imbarazzante nudità.<br />
Finì per prostituirsi nei bordelli parigini con clienti amanti del brivido, affascinati dalla sua vagina dalle labbra elefantiache e morì a 26 anni, distrutta dall’alcol, dalla sifilide e dalla disperazione, ma neanche con  la morte riuscì a trovare un po’ di pace, perché il suo aguzzino vendette il corpo agli anatomici, che lo divisero i tanti macabri barattoli: uno con il cervello, l’altro con i protrudenti genitali, oltre allo scheletro che è stato in mostra fino al 1994 al museo del’Homme, quando finalmente Mandela ha ottenuto da Mitterand la restituzione del corpo.<br />
Un film avvincente di quasi tre ore che colpisce lo spettatore allo stomaco per indurlo a meditare, peccato che non potremo vederlo!</p>
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		<title>Il ricatto di Gheddafi e la bomba demografica africana</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 19:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/approfondimenti/il-ricatto-di-gheddafi-e-la-bomba-demografica-africana-912085.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/Genuflessi-davanti-a-Gheddafi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2088" title="Genuflessi davanti a Gheddafi" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/Genuflessi-davanti-a-Gheddafi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La visita di Stato a Roma di Gheddafi, tra prediche ridicole a torme di fanciulle prezzolate (60 euro cadauna) e demenziali esternazioni, si è incentrata in un preciso ricatto all’Italia ed all’Europa: datemi 5 miliardi ogni anno o il  vecchio continente in breve tempo diverrà nero ed islamico.<br />
Si tratta di una vera e propria minaccia da non sottovalutare, infatti entro il 2050 la popolazione africana raddoppierà, raggiungendo 2 miliardi di anime, ma soprattutto di corpi affamati, disposti a qualsiasi avventura pur di raggiungere le nostre sponde ed usufruire anche di una briciola del nostro benessere.<span id="more-2085"></span>Il bieco dittatore sa di poter in parte bloccare questi flussi di disperati; è disposto, in cambio di vile denaro, a rastrellare e massacrare in orrendi lager questo flusso inarrestabile di uomini, donne e bambini in fuga dalle zone sub sahariane, dove, in un’area ricca di risorse naturali, sono concentrati i Paesi più poveri del globo, assetati da una terra sempre più inaridita ed affamati da un’agricoltura primordiale che non conosce i fertilizzanti ed, a volte neppure l’aratro.<br />
L’Europa, distratta dal suo cieco egoismo, non si interessa minimamente alla questione, mentre urge un piano Marshall per inviare ingegneri, medici, volontari e personale specializzato, ma soprattutto tecnologia per rendere di nuovo fertili i campi e sono improcrastinabili gigantesche opere di idraulica per imbrigliare le acque e condurle dove ve ne è urgente necessità, al limite recuperandola dal mare e desalinizzandola.<br />
Sono necessari cospicui capitali, ma basterebbe dedicare qualche punto percentuale del reddito per salvare milioni di uomini e per frenare un esodo, che avrebbe effetti devastanti per tutti.<br />
Si tratta di una scelta obbligata, ma questi investimenti debbono avere l’ottica di aiutare gli africani e non di continuare a sfruttarli come in una sorta di post colonialismo di rapina si apprestano a fare alcune multinazionali onnipotenti ed alcuni stati, in primis Cina ed India, che stanno acquistando pezzi di territorio, estensioni enormi, alcune più grandi delle più grandi regioni italiane, per organizzare culture intensive basate prevalentemente sull’utilizzo degli ogm, al solo scopo di produrre reddito e prodotti da esportare, lasciando agli indigeni, utilizzati con ritmi di lavoro da schiavi, la miseria di un tozzo di pane. Naturalmente senza investimenti che migliorino la produttività e scegliendo i pochi terreni ad alta redditività, possibilmente in paesi politicamente tranquilli come il Madagascar o il Senegal.</p>
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		<title>L&#8217;inganno del G20</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 18:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il G20 di Toronto si è concluso con un fallimento rispetto alle attese iniziali. L’agenda del dibattito si è concentrata soprattutto sul tema della crisi economica. Ma anche su questo versante il G20, segnato dalle divergenze tra Usa ed Europa, ha deluso dopo aver annunciato decisioni esibite come promesse di rinnovamento, smentite puntualmente dai fatti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/politica/linganno-del-g20-912003.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Il G20 di Toronto si è concluso con un fallimento rispetto alle attese iniziali. L’agenda del dibattito si è concentrata soprattutto sul tema della crisi economica. Ma anche su questo versante il G20, segnato dalle divergenze tra Usa ed Europa, ha deluso dopo aver annunciato decisioni esibite come promesse di rinnovamento, smentite puntualmente dai fatti. Il vertice ha respinto persino le proposte minime sulla regolamentazione dei mercati e la tassa sulle banche. Un esito che i commenti della stampa hanno definito scoraggiante: “Un summit che avremmo potuto benissimo risparmiarci”, è la sentenza senza appello di vari quotidiani europei. Dunque, il summit ha svelato l’ennesimo inganno pompato con finalità pragmatiche, almeno stando alle dichiarazioni di principio.<span id="more-2003"></span>Al di là delle buone intenzioni (si sa che “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”) che impressionano solo gli spettatori ingenui e tendenzialmente creduloni, a chi per indole e formazione è sempre vigile, non è sfuggito il carattere capzioso dietro cui si ripara una mistificazione che inganna la buona fede della gente. Il summit doveva patrocinare un disegno volto a riabilitare un sistema economico di rapina e sfruttamento imposto a miliardi di esseri umani, piombato in una grave crisi strutturale che ha causato un crollo verticale dei consensi. E’ dunque inevitabile dubitare del valore di simili iniziative che servono al massimo a rimuovere i sensi di colpa dell’occidente e ad alimentare le illusioni della gente. Occorre rifuggire dalle facili suggestioni create dai mass-media, denunciando la natura ipocrita di operazioni spacciate come attestati di amicizia e fraternità universale, mentre in realtà approfittano delle speranze dei popoli.</p>
<p>Ormai anche i bambini sanno che i vertici del G20 perseguono solo gli interessi di quel 20% di parassiti che consumano oltre l’80% del reddito prodotto dall’intero genere umano. Non è un caso che l’immenso fiume di denaro devoluto negli anni scorsi ai paesi poveri sia solo servito a rimpinguare le tasche dei ceti dirigenti dei paesi poveri e delle oligarchie finanziarie dei paesi ricchi, grazie agli interessi usurai o alla vendita di armi. Se da un lato si ostenta a chiacchiere la volontà di annullare il debito che affoga i paesi africani, che non potrà mai essere estinto poiché solo gli interessi stanno letteralmente strozzando quei popoli, dall&#8217;altro lato i proclami retorici coprono nuove liberalizzazioni economiche. Ma quale strozzino ha mai estinto spontaneamente il debito contratto dalle sue vittime? Nessuno. Eppure, siamo pronti a credere che ciò possa accadere agli usurai della finanza globale, solo perché lo hanno annunciato in Tv i capi di stato del G20.</p>
<p>Dopo il crollo del muro di Berlino e  la dissoluzione del blocco filo-sovietico, gli USA si sono ritrovati ad essere l&#8217;unica superpotenza militare  sulla scena globale, per cui hanno assunto il ruolo di gendarmeria mondiale, esautorando l&#8217;ONU e arrogandosi l&#8217;esercizio esclusivo della forza e del diritto internazionale, mentre sul piano commerciale sono emerse nuove rivalità tra i colossi del mercato  mondiale: Usa, Europa, Giappone, Cina e India, i principali protagonisti del nuovo assetto mondiale. Negli anni ’90 i centri nevralgici del potere decisionale si sono spostati in quelle sedi di natura sovranazionale, cioè il WTO, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, i summit del G8, ecc.</p>
<p>L&#8217;avvento del nuovo millennio ha visto la nascita del cosiddetto &#8220;popolo di Seattle&#8221;, un movimento eterogeneo di rivolta anticapitalista che ha avviato un ciclo di lotte di massa a livello internazionale, il cui apice è stato raggiunto in occasione del G8 di Genova nel luglio 2001. In quella circostanza la reazione del potere, messo in discussione e turbato dalle folle che si contaminavano e  contestavano il modello di società imposto dalla “globalizzazione neoliberista”, progettando “un altro mondo possibile”, propugnando esperienze di autogestione politica in alternativa al verticismo delle oligarchie finanziarie, non tardò a manifestarsi in modo irrazionale, svelando la natura criminale e antidemocratica del nuovo assetto incarnato dai capi di stato del G8.</p>
<p>Nella fase iniziale la reazione proruppe in atti di brutalità poliziesca, condannati dall&#8217;opinione pubblica e denunciati dal movimento tramite fotografie e filmati autoprodotti, testimonianze e inchieste di controinformazione, per cui la fase seguente ha visto un salto di qualità dell&#8217;azione repressiva. Fu a quel punto che intervenne il disastro dell&#8217;11 settembre, fornendo un alibi usato scientificamente per evocare e legittimare uno stato di &#8221;guerra preventiva e permanente&#8221; contro il terrorismo globale.<br />
L&#8217;apparente dicotomia “terrorismo/guerra” ha avvolto una mostruosa riedizione della &#8220;strategia della tensione&#8221; su scala planetaria: “destabilizzare per stabilizzare”, cioè preservare l&#8217;ordine mondiale con il terrore. In effetti, da quel momento la parabola ascendente del movimento no global ha subito un brusco rallentamento, fino ad arrestarsi, per riprendere vigore nel 2007, in occasione del G8 di Rostock, in Germania.<br />
Questo  sistema di potere sovranazionale è ormai sprofondato in una crisi durevole, sul piano sia economico che ideologico. Il processo discendente è in atto da anni, benché non sia così evidente agli occhi delle persone più superficiali, plagiate dalle manipolazioni delle informazioni. L&#8217;opinione pubblica è in gran parte formata da una propaganda ingannevole e tendenziosa che i mezzi di comunicazione di massa operano quotidianamente, occultando la realtà delle cose. Tuttavia, le contraddizioni latenti, insite nel nuovo assetto globale, sono destinate ad acuirsi e ad esplodere, investendo anzitutto le istituzioni più tradizionali, cioè gli ordinamenti parlamentari borghesi, ma anche le strutture sovra-nazionali a partire dai vertici del G8 e del WTO, innescando un ciclo conflittuale in grado di scatenare una rottura critica del sistema su scala globale.</p>
<p>I segnali sono palesi ovunque, in particolare in America Latina, mentre in Europa il processo di disintegrazione si configura in forme (solo apparentemente) meno acute e virulente. Ormai anche da noi le rivolte dei migranti, dei giovani lavoratori precari, dei proletari sfruttati, sono all&#8217;ordine del giorno. Si pensi alle vertenze e alle lotte in corso nei luoghi di lavoro e di studio, nelle fabbriche, nelle scuole, nei ghetti, nelle piazze. Si pensi alle iniziative locali che intere popolazioni stanno mettendo in piedi in varie parti del mondo. Il fiume del movimento no-global si è praticamente sciolto in infiniti rivoli di protesta e rivolta, in numerose iniziative di lotta riconducibili ad un unico denominatore comune: il rifiuto della logica perversa e affaristica dell&#8217;economia di mercato. Un modo di produzione globalizzato, retto su leggi inique, dettate dalle lobbie finanziarie del neoliberismo. Un sistema economico, politico e sociale cinico e disumano, che ormai sono sempre meno le persone disposte a subire passivamente, senza reagire e ribellarsi.<br />
Se è vero che Usa, Europa, Giappone, Cina e India sono gli attori principali del nuovo scacchiere geo-politico, se è vero che le redini del potere economico sono detenute da organismi sovranazionali, non bisogna dimenticare le schiere di forza-lavoro migrante, le “turbe dei pezzenti”, le moltitudini reiette e disperate in perenne movimento sulla Terra, masse sottosalariate che non sopporteranno più il peso sovrumano dell’ingiustizia e dello sfruttamento. I popoli finora tormentati dalla fame, dalle epidemie, dalla guerra, esclusi dalla storia,  dissanguati da debiti usurai, non saranno per sempre prigionieri della paura e della rassegnazione, ma prima o poi sorgeranno dallo stato di torpore e passività in cui sono immersi, per riappropriarsi finalmente dei propri diritti.</p>
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		<title>Il medioevo prossimo  venturo</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 21:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo la scienza l’universo è incominciato con un’immane catastrofe: il big bang che ha squarciato i sovrumani silenzi e terminerà con un’altra ancor più gigantesca catastrofe, l’entropia, la degradazione fino all’annullamento dell’energia, che a quei silenzi riconduce, nel frattempo cataclismi naturali, come la recente eruzione che ha oscurato i cieli d’Europa e paralizzato i traffici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/il-medioevo-prossimo-venturo-911850.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Secondo la scienza l’universo è incominciato con un’immane catastrofe: il big bang che ha squarciato i sovrumani silenzi e terminerà con un’altra ancor più gigantesca catastrofe, l’entropia, la degradazione fino all’annullamento dell’energia, che a quei silenzi riconduce, nel frattempo cataclismi naturali, come la recente eruzione che ha oscurato i cieli d’Europa e paralizzato i traffici aerei, ma soprattutto, esplosione demografica, consumismo selvaggio, inquinamento ambientale, esaurimento delle risorse e disordine finanziario persistente segnano i nostri tristi giorni. Non bisogna allora meravigliarsi se gran parte dei futurologi, siano essi climatologi, economisti o filosofi vedano il futuro nero. Anche i registi da anni realizzano unicamente film catastrofici, delineando scenari allucinanti, da The day after tomorrow al recente Codice Genesi.<span id="more-1850"></span>Esaminiamo ora i singoli fattori, alcuni di difficile controllo, che conducono verso l’apocalisse partendo dall’esplosione demografica. Nei prossimi dieci anni la popolazione mondiale passerà da 7 ad 8 miliardi. Nel frattempo gli abitanti dell’Europa e del nord America non aumenteranno, mentre salirà significativamente l’età media. Si intensificheranno i fenomeni migratori e l’abbandono delle campagne, con la nascita di gigantesche megalopoli, molte delle quali conteranno più di 30 milioni di abitanti. La desertificazione, legata ai mutamenti climatici ed alla carenza di acqua, avanzerà dappertutto, incidendo pesantemente sulla produzione agricola.</p>
<p>Il consumismo selvaggio è aggravato dall’aumento della popolazione, ma in particolare dall’aumento dei consumatori del terzo mondo che vorranno avvicinarsi al livello medio occidentale. La Cina e l’India, che già oggi hanno oltre 2 miliardi di abitanti, costituiranno oltre la metà della popolazione della Terra e se anche un 20% di loro raggiungerà un decente livello di reddito, ma potrebbero essere molti di più, la domanda di energia e di beni di consumo creerà situazioni insostenibili. Inquinamento ambientale ed esaurimento delle risorse naturali cammineranno in sintonia accelerando la corsa verso la catastrofe planetaria. La crisi finanziaria che devasta l’economia mondiale da due anni e che è ben lungi dall’essersi esaurita concorrere ad umiliare la qualità della vita, sia nei paesi ricchi che in quelli poveri, aumentando disoccupazione, povertà ed  insicurezza del futuro. La produzione di beni e servizi per alcuni anni aumenterà ancora, ma richiederà sempre meno addetti, per via del progresso tecnologico, dall’informatica ai robot; la conseguenza sarà un esercito sempre più folto di disoccupati, ai quali bisognerà garantire un minimo di sussistenza.</p>
<p>La difficoltà a governare i fenomeni economici è dovuta ad un deficit della politica, incapace di dotarsi di organizzazioni internazionali veramente efficienti; le nazioni sono ridotte a semplici giocattoli in un mondo globalizzato e dominato dalle dure leggi del profitto, con multinazionali sempre più tentacolari ed onnipotenti, che trasferiscono la produzione là dove il lavoro è meno costoso e spostano i capitali dove la rendita è più elevata e la pressione fiscale inesistente.</p>
<p>Il medioevo prossimo venturo somiglierà sorprendentemente a quello passato. Mentre epidemie incontrollabili, favorite dalla mobilità e dalla promiscuità dilagheranno in compagnia di catastrofi climatiche ed ecologiche, i ricchi si rifugeranno in comode fortezze, simili più ad un bunker che a un castello, mentre le zone fuori di ogni controllo aumenteranno. Imperverseranno cartelli della droga e signori della guerra, mafie e corsari, mentre le libertà individuali avranno sempre più difficoltà a manifestarsi per il proliferare di autoritarismi e dittature ed a soffrire maggiormente saranno i più poveri per la scomparsa di molte delle forme di assistenza, rese impossibili dall’aggravarsi  della crisi economica.</p>
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		<title>De Magistris: Europarlamento vero custode interessi cittadini</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 22:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/de-magistris-europarlamento-vero-custode-interessi-cittadini-911480.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/07/luigi-de-magistris.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1026" title="Luigi De Magistris" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/07/luigi-de-magistris-150x150.jpg" alt="" width="83" height="83" /></a>&#8220;Il Parlamento europeo ha dimostrato, scegliendo di non piegarsi ai diktat dei Governi, di essere l&#8217;unico e vero custode degli interessi dei cittadini europei&#8221;.  Lo dichiara in una nota Luigi de Magistris, eurodeputato dell&#8217;Italia dei Valori e Presidente della Commissione per il Controllo dei bilanci che, questa mattina, ha cesellato l&#8217;ultima lettera di valutazione per il Commissario Semeta (incaricato della lotta alla frode, tassazione e politica doganale) con cui si è conclusa la prima fase  delle audizioni  che porteranno all&#8217;approvazione della nuova Commissione Barroso, prevista il 9 febbraio.</p>
<p><span id="more-1480"></span>&#8220;Gli intensi negoziati &#8211; continua de Magistris &#8211; che abbiamo portato avanti per superare l&#8217;ostruzionismo del gruppo del PPE hanno portato frutti positivi”. Spiega infatti l’ex pm che “dopo il ritiro forzato della Commissaria bulgara Jaleva, che ha prudentemente preferito evitare la clamorosa censura del Parlamento europeo di buttigliana memoria, il PPE si è scatenato in un’azione ostruzionistica tale che il risultato di oggi era tutt&#8217;altro che scontato, ovvero il via libera ai Commissari che, sia pure con qualche incertezza, avevano superato gli esami&#8221;.</p>
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		<title>L’Italia in retroguardia nella classifica delle pari opportunità</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 23:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie alle esternazioni  del presidente del Consiglio Berlusconi, alla sua descrizione dell’Italia come Paese delle “belle segretarie”, alla scelta di inserire nelle liste del suo partito donne “piu’ belle delle altre, tutte super-laureate”, alle chiacchierate organizzazioni di festini con escort, l’Italia è vista all’estero come un paese con insormontabili barriere e pregiudizi culturali nei confronti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/esteri/l%e2%80%99italia-in-retroguardia-nella-classifica-delle-pari-opportunita-911297.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Grazie alle esternazioni  del presidente del Consiglio Berlusconi, alla sua descrizione dell’Italia come Paese delle “belle segretarie”, alla scelta di inserire nelle liste del suo partito donne “piu’ belle delle altre, tutte super-laureate”, alle chiacchierate organizzazioni di festini con escort, l’Italia è vista all’estero come un paese con insormontabili barriere e pregiudizi culturali nei confronti delle donne.<br />
E’ notizia di questi giorni che l’Italia è spinta nella retroguardia nella classifica delle pari opportunità: nella classifica mondiale del  World Economic Forum, che misura il divario tra uomini e donne, al predominio dei paesi nordici, Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia, fa da contraltare la  72esima posizione dell’Italia (dalla 67esima del 2008). L&#8217;Italia é superata anche dal Vietnam, Romania e Paraguay, precede appena la Tanzania, é terzultima in Europa.<br />
Certo, non si puo’ addebitare alle esternazioni del premier un dato che registra le minori opportunità per le donne;  ma i suoi commenti a livello internazionale riflettono ed alimentano i pregiudizi culturali degli italiani nei confronti del gentil sesso. Non bisogna poi stupirsi se dopo la dichiarazione del premier  su una parlamentare “piu’ bella che intelligente”, una ministra del suo stessoGoverno sia  ritratta come “La ministronza” in un fumetto satirico :  la superficialita’ nel trattare il mondo femminile in Italia promossa a livello internazionale dal premier Berlusconi, ha contaminato anche la satira.</p>
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