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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; Esteri</title>
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	<description>Giornale dell&#039;Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>Elezioni Europee &#8217;09: Grecia e Cipro</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 20:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo svoltesi in Grecia hanno segnato il sorpasso del Pasok nei confronti di Nuova Democrazia. I 22 seggi spettanti allo stato ellenico, su 736 totali dell&#8217;Assemblea di Strasburgo, sono stati assegnati in base ai seguenti risultati: Pasok &#8211; Movimento socialista panellenico 36.6% (8 seggi, ad. Partito socialista europeo); [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/elezioni-europee-09-grecia-e-cipro-91906.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-907" title="Grecia" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2009/06/gr-map-150x150.png" alt="Grecia" width="150" height="150" />Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo svoltesi in Grecia hanno segnato il sorpasso del Pasok nei confronti di Nuova Democrazia. I 22 seggi spettanti allo stato ellenico, su 736 totali dell&#8217;Assemblea di Strasburgo, sono stati assegnati in base ai seguenti risultati: Pasok &#8211; Movimento socialista panellenico 36.6% (8 seggi, ad. Partito socialista europeo); Nuova Democrazia 32.3% (8 seg., ad. Partito popolare europeo &#8211; Democratici europei); Kke &#8211; Partito comunista greco 8.35% (2 seg., ad. Sinistra europea unita / Sinistra verde nordica); Laos &#8211; Partito popolare ortodosso 7.2% (2 seg., ad. Indipendenza/Democrazia); Syriza 4,7% (1 seg., ad. Sinistra europea unita / Sinistra verde nordica); Ecologisti-Verdi 3,5% (1 seg., Verdi europei &#8211; Alleanza libera europea). <span id="more-906"></span></p>
<p>Per George Papandreou, leader del Pasok dal 2004, Ë la prima vittoria nel confronto con Kostas Karamanlis, primo ministro e leader di Nuova Democrazia, al governo da cinque anni. Il dato dell&#8217;astensione (47%), in linea con la tendenza comunitaria, Ë il pi˘ alto nella storia elettorale greca: il precedente &#8211; alle Europee &#8217;04 &#8211; era al 36.8%. La scarsa affluenza alle urne rende perciÚ complessa una proiezione dei risultati nel contesto degli equilibri del sistema legislativo nazionale.</p>
<p>Dall&#8217;esame dei sondaggi realizzati prima del voto di giugno si nota che in alcuni il vantaggio del Pasok era stimato di 6 punti, pi˘ alto di quanto poi riscontrato. Altrettanto per Syriza, il cui consenso teorico (6%) si Ë dimostrato al di sopra del dato reale. Persino pi˘ clamoroso lo scarto per gli Ecologisti: all&#8217;8% alcune settimane prima delle elezioni; al 6% pochi giorni prima del voto. Era invece sottostimata la previsione per Kke (6%) e Laos (5%). Tra gli intervistati, dichiaratisi elettori di Nd nelle consultazioni precedenti, meno del 60% confermava il voto; tra quelli gi‡ elettori del Pasok la quota, a pochi giorni dalle elezioni, era del 67% (due settimane prima era del 77%).</p>
<p>Sebbene in percentuale il Pasok abbia vinto, dal punto di vista del numero di voti il dato non Ë ugualmente positivo. I socialisti greci ottengono 195mila elettori in meno in confronto alle Europee &#8217;04 e -849mila dalle Legislative &#8217;07. Persino pi˘ negativo il dato di ND, verso cui non si Ë indirizzato il voto di quasi un milione di suoi elettori del settembre &#8217;07. Perdono consensi anche Syriza e Kke. Per la Coalizione della Sinistra Radicale si Ë trattato di un risultato al di sotto delle attese, soprattutto in riferimento alle rilevazioni dei mesi scorsi, e in particolare nell&#8217;insieme del 2008, che l&#8217;attestavano a oltre il 10% Tra le formazioni presenti nell&#8217;attuale Parlamento ellenico, l&#8217;unica ad aumentare i consensi Ë Laos: circa 367 mila contro i 162mila del &#8217;04. Il suo leader, Giorgos Karatzaferis, ha commentato l&#8217;esito favorevole prospettando per il partito maggiori responsabilit‡ nel contesto politico-amministrativo nazionale.</p>
<p>La valutazione di Karamanlis Ë stata incentrata sulla scarsa affluenza alle urne, considerata causa ed effetto del risultato di Nd, ritenendo che un numero consistente di suoi precedenti elettori abbia voluto in tal modo esprimere una indicazione di maggiori attese in merito alla gestione di questioni interne da parte del governo, a cominciare dalle misure per fronteggiare la crisi economica. Karamanlis ha sottolineato la necessit‡ di una riduzione delle spese e di maggiore efficienza e trasparenza del settore pubblico. Tra gli argomenti post-elettorali vi Ë stata l&#8217;ipotesi di una collaborazione tra Nuova Democrazia e Laos, sebbene le prime rilevazioni abbiano indicato che la maggioranza (55%) degli elettori di ND sia contraria. Alla richiesta di elezioni anticipate avanzata dal Pasok, Karamalis ha contrapposto il dato elettorale secondo cui una interpretazione referendaria (pro/contro il governo) del voto europeo da parte del maggiore partito di opposizione, abbia visto la met‡ degli elettori non partecipare.</p>
<p>Anche a Cipro le elezioni per l&#8217;assegnazione di sei seggi del Parlamento europeo sono state caratterizzati da una affluenza alle urne (59.6%) pi˘ bassa rispetto agli standard: alle Europee &#8217;04, un mese dopo l&#8217;ingresso nella Ue, votÚ il 72.5% degli aventi diritto. I risultati attestano al primo posto il Movimento democratico Disy 35.65% (2 seggi; ad. Partito popolare europeo &#8211; Democratici europei), seguito da Akel &#8211; Partito progressista 34.90% (2 seg., Sinistra europea unita / Sinistra verde nordica), Diko &#8211; Partito democratico 12.28% (1 seg.), Edek &#8211; Movimento per la socialdemocrazia Unione democratica di centro 9.85% (1 seg., ad. Partito socialista europeo), Ek &#8211; Partito Europeo 4.12% (12.630), Kop &#8211; Movimento degli ecologisti e ambientalisti 1.5% (4.602). Dimitris Christofias, presidente della Repubblica, ha ribadito l&#8217;intenzione di proseguire il negoziato bilaterale con Ali Talat, leader dell&#8217;autoproclamata &#8220;Repubblica turca di Cipro Nord&#8221; (dichiarata illegale dall&#8217;Onu e riconosciuta solo dalla Turchia), per una soluzione che porti alla riunificazione di Cipro su base bi-comunale e bi-zonale, applicando quanto stabilito nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu, in linea con il diritto internazionale e i principi e i valori dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>I risultati delle elezioni europee &#8217;09 in Grecia e a Cipro sono stati caratterizzati da elementi valutabili sia in chiave statale sia comunitaria. Nell&#8217;area socialista-democratica europea, segnata da vari passaggi negativi quali soprattutto quelli dei Laburisti in Gran Bretagna e dei Socialdemocratici in Germania, appare invece in controtendenza la crescita di Edek a Cipro e il superamento realizzato dal principale partito di centrosinistra greco nei confronti del centrodestra al governo: una eccezione (insieme con la vittoria dei Laburisti a Malta). Il risultato conseguito dagli Ecologisti in Grecia determina l&#8217;ingresso nel panorama politico principale di una nuova formazione caratterizzata in modo specifico sul versante programmatico, collocata nell&#8217;area della sinistra ma, in prospettiva, possibile riferimento di un elettorato trasversale. Grecia e Cipro appaiono quindi contesti politici in corso di evoluzione, nel quadro altrettanto dinamico della Unione Europea.</p>
<p>* Ninni Radicini collabora con Orizzonti Nuovi. E&#8217; autore del libro &#8220;La Grecia Contemporanea 1974-2006&#8243; (ed. Polistampa, 2007).<br />
<a href="http://www.ninniradicini.it/">www.ninniradicini.it</a></p>
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		<title>Europee 2009: Voto degli Italiani residenti nella U.E.</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 22:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Saverio D'Auria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cittadini Italiani residenti all&#8217;estero nei paesi extra UE potranno votare solo se tornano in Italia, nel loro comune di origine. I residenti nei paesi europei, purché iscritti al registro AIRE, possono votare o per i candidati del paese ospite o per i candidati italiani. E&#8217; ovviamente vietato il doppio voto. Se scelgono di votare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/esteri/europee-2009-voto-degli-italiani-residenti-nella-ue-91832.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>I cittadini Italiani residenti all&#8217;estero nei paesi extra UE potranno votare solo se tornano in Italia, nel loro comune di origine. I residenti nei paesi europei, purché iscritti al registro AIRE, possono votare o per i candidati del paese ospite o per i candidati italiani. E&#8217; ovviamente vietato il doppio voto. Se scelgono di votare per i candidati italiani possono recarsi nella giornata di Venerdi e Sabato presso i seggi italiani istituiti dai Consolati. Il voto italiano nella UE per il Parlamento Europeo è organizzato dal Ministero dell&#8217;Interno. Già questo è un po&#8217; un controsenso: affidare l&#8217;Estero all&#8217;Interno. Molti italiani infatti non hanno ricevuto il certificato elettorale. Sembra che il Ministero dell&#8217;Interno abbia, d&#8217;ufficio, depennato dalle liste coloro che abbiano espresso un voto per le elezioni locali nei paesi ospite. Ma mentre gli emigranti italiani sono comunque interessati a chi governa la loro città, non per questo seguono la politica del paese ospite. Gli italiani all&#8217;estero si sentono più italiani dei residenti in Italia ! La decisione del Ministero, oltre che contraria alla costituzione, è anche completamente arbitraria.<br />
Questo disguido tecnico non priva certamente i cittadini italiani del diritto di voto. Gli elenchi dei seggi italiani, e i loro indirizzi, sono pubblicati nei siti web dei consolati. Invitiamo gli elettori dell&#8217;Italia dei Valori, iscritti all&#8217;AIRE, a recarsi nel seggio più vicino, anche se non hanno ricevuto il certificato elettorale, muniti di un documento Italiano (carta d&#8217;identità o passaporto) e, preferibilmente, anche di qualcosa che provi l&#8217;iscrizione all&#8217;AIRE, per esempio il certificato elettorale dei referendum, che avranno già ricevuto a casa.<strong> I presidenti di seggio devono farli votare, anche se non hanno riceuto il tagliando, previa telefonata al Consolato competente</strong>. Il voto avviene venerdì 5 e sabato 6 Giugno 2009.<br />
<strong>Ogni elettore voterà per i candidati della circoscrizione che comprende la loro ultima residenza in Italia</strong>. Lo scrutinio avverrà poi in Italia, presso le circoscrizioni competenti, Domenica 7 Giugno.</p>
<p>Saverio D&#8217;Auria &#8211; Ginevra</p>
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		<title>I primi timidi passi della socialdemocrazia statunitense</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 21:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Montalbano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[roberto marchesi]]></category>
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		<description><![CDATA[Certamente, l’affermazione che una socialdemocrazia sta nascendo negli Stati Uniti d’America, conoscendo i precedenti, puo’ sembrare molto azzardata. Gli Stati Uniti sono la patria del capitalismo, non solo quello storico degli inizi del secolo scorso, ma anche di quello sfrenato, esagerato degli inizi di questo secolo, che sotto la guida di George Walton Bush ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/esteri/i-primi-timidi-passi-della-socialdemocrazia-statunitense-91186.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Certamente, l’affermazione che una socialdemocrazia sta nascendo negli Stati Uniti d’America, conoscendo i precedenti, puo’ sembrare molto azzardata.</p>
<p><span id="more-186"></span>Gli Stati Uniti sono la patria del capitalismo, non solo quello storico degli inizi del secolo scorso, ma anche di quello sfrenato, esagerato degli inizi di questo secolo, che sotto la guida di George Walton Bush ha permesso allo tsunami della finanza non solo di partire, ma anche di navigare indisturbato e ingigantirsi fino ad arrivare a sbattere con violenza inaudita dapprima sulle stesse istituzioni finanziarie americane, e poi dilagare proprio come l’onda dello tsunami su tutta la finanza mondiale. Ma forse, proprio come per le leggi naturali della fisica, anche nella politica e anche nelle economie, una forza che si scatena in una direzione, provoca una forza di reazione esattamente contraria a contrastarla.  Ed e’ arrivato Obama! Eletto a grande suffragio popolare, non certo soltanto per il colore della sua pelle. Anzi, se le elezioni presidenziali fossero arrivate anche soltanto un anno prima, lui forse avrebbe vinto lo stesso le “primarie” contro Hillary, ma poi avrebbe perso quasi certamente contro Mc Cain. Ma perche’ mi spingo fino ad affermare che gli Stati Uniti stanno imboccando una via socialdemocratica nel governo del paese? Perche’ e’ nel programma di Obama e dei suoi ministri. E non mi riferisco soltanto alla propensione alla spesa di denaro pubblico per risolvere la crisi, gia’ abbondantemente criticata dagli avversari repubblicani (come se il debito l’avesse creato lui e non il suo predecessore!), e nemmeno alle popolari riforme (sanita’, lavoro, ecc.) che si appresta ad avviare contando quasi esclusivamente sulla sua maggioranza politica in parlamento (ma non tutti pero’ sono con lui, le defezioni in difesa del capitalismo non mancano nemmeno nel suo partito). Mi riferisco soprattutto alle leggi che lui, per mano del suo ministro dell’economia (Treasury Secretary Timothy F. Geithner) ha presentato oggi in anteprima per essere avviate in breve tempo all’approvazione del Congresso USA. Queste nuove leggi sono indispensabili per mettere fine alla derelegulation selvaggia che ha permesso agli operatori della finanza USA (subito imitati da quelli del resto del mondo) di avviare lo tsunami finanziario che in pochi anni ha messo in ginocchio l’intero mercato finanziario mondiale, facendo crollare uno dopo l’altro come birilli i suoi venerati “totem” del capitalismo. I quali proprio in questi giorni scopriamo che erano sorvegliati da avidi e superpagati managers (dai “bonus” miliardari!) invece che da integerrimi e capaci amministratori. Quello che Obama e Geithner vogliono adesso sono regole che consentano di mettere la finanza dei derivati e degli hedge funds sotto il vigilante controllo di una autorita’ che possa valutare, verificare e approvare, o bocciare, le operazioni finanziarie prima di arrivare nel mercato. Che possa stabilire il limite minimo di capitale proprio che una banca, o un gestore di fondi, o una assicurazione deve avere per poter gestire in sicurezza il proprio capitale amministrato. E’ esattamente cio’ di cui la finanza americana ha bisogno, ma sarebbe meglio dire “la gente ha bisogno” perche’ alla fine delle brutte avventure e’ la gente per bene che paga. Anche per gli errori degli altri!  Loro, i supermanagers, gli abominevoli figli del capitalismo selvaggio, ancora oggi, grazie a contratti compiacenti, se ne vanno con le valige piene di soldi, lasciando migliaia, milioni di persone, sul lastrico, senza soldi, senza casa, senza lavoro, senza una pensione! Adesso fanno a scaricabarile. Non ero io a capo di quel settore, io i miei soldi me li sono guadagnati giustamente, come da contratto! Giustamente? Un miliardo, o piu’, di dollari a fine anno e’ un guadagno onesto in una societa’ dove c’e’ ancora gente che soffre la fame e le malattie senza poter trovare i soldi per curarsi? Ma adesso e’ arrivata la purga anche per loro. Sembra che la nuova autorita’ di controllo verra’ messa sotto la supervisione della Federal Reserve, una istituzione che (come da noi la Banca d’Italia) e’ indipendente dalle altre autorita’ dello Stato. E sembra anche che questo nuovo organismo potra’ imporre regole e restrizioni alle imprese finanziarie e alle banche. Potra’ eliminare le imperfezioni nelle attuali regole, potra’ cercarne e adottarne di nuove, potra’ proporre l’adozione di accordi internazionali, il tutto a protezione dei consumatori, non solo americani. Come vogliamo chiamare tutto questo in un paese come gli Stati Uniti d’America, ex patria del capitalismo mondiale, se non una svolta epocale? Lo scorso anno ad ottobre, quando persino un iper-liberista come Bush ha dovuto arrendersi a concedere gli aiuti di Stato per salvare il sistema americano dalla bancarotta, abbiamo registrato con sollievo al crollo dell’imperialismo capitalista americano. Oggi assistiamo con curiosita’ e speranza la piu’ vecchia democrazia del mondo fare i primi barcollanti passi tra le economie ad indirizzo socialdemocratico. Ma non e’, beninteso, la fine della liberta’ del mercato, questo non e’ nemmeno auspicabile. E’ la fine di quel liberismo estremo che ha fatto ricchi solo gli speculatori e ha portato ad un regresso evidente del paese in tutti i suoi campi sociali, oltre che economici. Anche se e’ nella sostanza del programma, qui in America la parola “socialdemocrazia” per ora e’ meglio non pronunciarla nemmeno. Essa e’ considerata a torto come foriera di sprechi e inefficienze. Ma la svolta c’e’, e’ scritta nel programma del presidente Obama. Purtroppo pero’ non e’ ancora una conquista, la reazione e’ gia’ cominciata, e sara’ fortissima.<br />
Roberto Marchesi<br />
Dallas, Texas</p>
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