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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; campania</title>
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	<description>Giornale dell&#039;Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>Età pediatrica e diritto alla salute in regione Campania: criticità e proposte</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 15:12:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il commissariamento della Sanità della regione Campania è, da tempo, un dato di fatto con cui tutti, dagli operatori alla classe dirigente, devono obbligatoriamente confrontarsi. Tale commissariamento è stato deciso dal Governo in carica per il considerevole deficit del comparto sanitario campano a cui, a parere del sottoscritto, hanno concorso più fattori. Tra essi ricordo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/eta-pediatrica-e-diritto-alla-salute-in-regione-campania-criticita-e-proposte-912654.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div id="_mcePaste"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/Pediatra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2655" title="Pediatra" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/Pediatra-262x300.jpg" alt="" width="262" height="300" /></a>Il commissariamento della Sanità della regione Campania è, da tempo, un dato di fatto con cui tutti, dagli operatori alla classe dirigente, devono obbligatoriamente confrontarsi. Tale commissariamento è stato deciso dal Governo in carica per il considerevole deficit del comparto sanitario campano a cui, a parere del sottoscritto, hanno concorso più fattori.<span id="more-2654"></span> Tra essi ricordo: a)il sottofinanziamento storico di una regione a forte natalità e con alto tasso di immigrazione; b)lo sperpero di pubbliche risorse (basti pensare agli Ospedali inutilizzati o senza ragion d’essere, alle attrezzature mai utilizzate, ai costosi strumenti di salute non adeguatamente valorizzati, alla scarsa comunicazione tra operatori sanitari con inutili se non dannose ripetizioni di prestazioni e accertamenti sanitari); c)l’invadenza dei partiti, che spesso hanno usato la sanità quale strumento per ricerca di clientelare consenso e soddisfazione degli operatori e dei professionisti di riferimento a discapito della meritocrazia e dell’efficienza; d) la commistione (e quindi l’assenza di una vera competizione) tra pubblico e privato.</div>
<div id="_mcePaste">Preso atto del momento di difficoltà economica- che speriamo essere contingente e temporaneo- in cui verte  l’intero comparto della sanità in Campania, nasce l’esigenza di una attenta e lungimirante razionalizzazione delle risorse disponibili. Quest’ultima appare ancora più indispensabile ed urgente se si pensa al modello federalista che partendo da un presupposto giusto- la responsabilizzazione del territorio e della classe dirigente locale- sembra doversi concretizzare attraverso una aumentata tassazione da parte degli Enti Locali e senza una adeguata estrinsecazione del principio di solidarietà nazionale.</div>
<div id="_mcePaste">L’emergenza e una rete ospedaliera che sia efficace per risposta alla domanda di salute, equa per distribuzione sul territorio e integrata con gli altri comparti di sanità pubblica e privata, rimangono acclarate priorità.</div>
<div id="_mcePaste">Nondimeno è assolutamente necessario potenziare l’assistenza territoriale. In tale direzione vanno sia le statistiche sanitarie (che dimostrano chiaramente come in termini di efficienza economica e di miglioramento dello stato di salute conviene puntare e investire sull’assistenza territoriale), sia gli intendimenti del Ministero della Salute che nel rinnovare contratti e convenzioni ha dato segnali inequivocabili nella stessa direzione.</div>
<div id="_mcePaste">In tale ottica, da operatore del settore, quale pediatra di famiglia, da sindacalista, essendo delegato aziendale della Fimp presso l’Asl di Caserta, da cittadino (padre di tre figli) politicamente impegnato e da pubblico amministratore, mi piace segnalare alcune CRITICITA’ che riguardano l’ETA’ PEDIATRICA, la cui pronta soluzione ritengo indispensabile affinchè l’offerta sanitaria della ASL di Caserta e della Regione Campania sia omogeneamente distribuita in tutto il territorio e, soprattutto, sia concreto e percepito l’impegno a voler garantire un pieno ed effettivo DIRITTO ALLA SALUTE.</div>
<div id="_mcePaste">In particolare ritengo che:</div>
<div id="_mcePaste">-vada rafforzato, in maniera omogenea sul territorio e con la collaborazione fattiva e responsabile dei pediatri di famiglia, l’impegno della regione nel settore VACCINAZIONI, in particolare quelle consigliate che prevedono la compartecipazione alla spesa delle famiglie. Mi riferisco, in particolare, alla vaccinazione per lo pneumococco, il meningococco, la varicella;</div>
<div id="_mcePaste">-vada promossa e finanziata una adeguata sensibilizzazione delle famiglie a riguardo dello stile di vita (promozione dell’attività fisica), della prevenzione dell’obesità, dei disturbi alimentari e delle devianze;</div>
<div id="_mcePaste">-vada fatta una più attenta prevenzione dell’handicap e vada assicurato un più cogente sostegno alla patologia cronica e al disagio socio-familiare;</div>
<div id="_mcePaste">-vada adeguatamente valorizzato, da parte dell’Azienda, dei pediatri di famiglia e dei genitori, ilLIBRETTO REGIONALE PEDIATRICO. Esso è strumento essenziale per assicurare ai pazienti pediatrici il consapevole intervento da parte di tutti gli operatori sanitari impegnati ad assicurare il loro benessere, la continuità delle cure, l’integrazione delle stesse e, in definitiva, l’uso razionale e oculato delle risorse. Andrebbe esteso ai cittadini italiani che si trasferiscono in Campania e agli stranieri con regolare permesso di soggiorno;</div>
<div id="_mcePaste">-vada da subito istituito un REGISTRO AZIENDALE e REGIONALE DEI TUMORI DELL’INFANZIA. E’ sensazione comune che la patologia tumorale, purtroppo anche quella infantile, sia in forte aumento nei territori della nostra regione. Dalle angoscianti sensazioni ci si può affrancare solo con dati certificati che potrebbero mettere in evidenza anche la maggior prevalenza di talune forme tumorali in specifici territori;</div>
<div id="_mcePaste">-vada assicurata alla famiglia un effettivo DIRITTO DI SCELTA del pediatra convenzionato, anche rivedendo, se del caso, gli ambiti pediatrici in essere;</div>
<div id="_mcePaste">-vada assicurato il DIRITTO ALLA SALUTE in tema di ALLERGIE. Queste ultime costituiscono una problematica emergente (per incidenza e ripercussioni cliniche) e drammatica per le famiglie meno abbienti. Si prevengono con una adeguata profilassi ambientale che si avvale di costosi rimedi e si curano con farmaci e vaccini di cui la nostra regione non si fa assolutamente carico.</div>
<div id="_mcePaste">In fondo, sono convinto, più che di ingenti risorse c’è necessita di integrare, qualificare e ottimizzare le professionalità e gli investimenti già effettuati.</div>
<div id="_mcePaste">* Già componente del Dipartimento Nazionale “Sanità e Diritto alla Salute di Italia dei Valori</div>
<div id="_mcePaste">Componente del Comitato Aziendale per la pediatria di famiglia della ASL di Caserta</div>
<div id="_mcePaste">Consigliere Comunale di Piedimonte Matese</div>
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		<title>Sobrietà e serietà</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 15:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/politica/sobrieta-e-serieta-912466.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Un Berlusconi che invita i suoi alla sobrietà, a meno personalismi, appare davvero inquietante. Viene infatti subito da chiedersi da che pulpito venga la predica. Il cavaliere si appella alla sobrietà, proprio lui che degli eccessi è primatista mondiale anche senza mettere nel conto le feste di Arcore. Napoli affonda nei rifiuti, il governatore della Campania Caldoro è assediato nel suo palazzo dagli uomini del coordinatore regionale Pdl Cosentino a sua volta assediato dai tanti mandati di cattura che lo stanno tampinando da mesi. <span id="more-2466"></span>Le baruffe vesuviane della Mussolini con la Carfagna che dichiara di volersi dimettere denunciando una lotta di potere senza esclusione di colpi all’interno del Pdl campano e non solo ma poi sembra ripensarci. Dinanzi a tutto questo, Berlusconi rifila il suo solito pistolotto telefonico a Ballarò  per dire che tutte le sue promesse sono state mantenute. Basterebbe chiederlo agli osservatori europei se non agli stessi napoletani, se non a tutti coloro che vedono su tutti i media del mondo una città bellissima come Napoli  costretta a vivere una emergenza sconvolgente. Eppure Berlusconi invita paradossalmente alla sobrietà. Sobrietà vorrebbe che chi ha la faccia di bronzo non la esponesse in pubblico per troppo tempo.<br />
Ci vuole una bella faccia anche a giocare su più tavoli come fa Casini. In questi giorni va proponendo un governo d’armistizio finanche guidato da Berlusconi. Per carità, prima il cavaliere dovrebbe dimettersi e poi lavorare ad un governo tutto nuovo con tante belle priorità vere ma con dentro anche l’Udc. A prescindere da Bossi e dai suoi che ringhiano non  appena sentono nell’aria odore di antica o nuova democristianeria, la strategia ondivaga di Casini, Cesa e compagnia non porta lontano. Così facendo l’Udc rischia d’essere travolta dalle macerie del crollo di quel “regime” berlusconiano che sta vivendo il suo declino inarrestabile. Viene proprio da auspicare che  l’ Udc a livello nazionale tenga presente e mutui quel modello  Marche con Pd e IdV che spesso e volentieri viene  decantato da Casini e Cesa..<br />
Serietà esige infatti una linearità di comportamenti , un confronto leale e costruttivo con tutte quelle forze che senza infingimenti e senza trasformismi vogliono davvero che questo Paese cambi, che i suoi veri problemi vengano affrontati concretamente. I cassintegrati, i giovani senza lavoro, i precari, i pensionati al minimo non ne possono più di artifizi e manfrine. Serietà esige che chi ha a cuore il bene dell’Italia non giochi su più tavoli ma si assuma fino in fondo le proprie responsabilità.</p>
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		<title>A 30 anni dal sisma del 1980: analisi e provocazioni corsare</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 06:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/approfondimenti/a-30-anni-dal-sisma-del-1980-analisi-e-provocazioni-corsare-912449.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>In questi giorni non mancano le manifestazioni ufficiali per celebrare solennemente, alla presenza delle autorità istituzionali, il trentennale del terremoto che il 23 novembre 1980 sconquassò il Sud Italia con un’intensità superiore al 10° grado della scala Mercalli e una magnitudo pari a 6,9 della scala Richter. Una scossa interminabile, durata 100 secondi, fece tremare l’arco montuoso dell’Appennino meridionale, radendo al suolo decine di paesi dell’Irpinia e della Lucania e decimando le popolazioni locali. A 30 anni di distanza, il ricordo funesto di quella tragedia storica suscita negli abitanti che l’hanno vissuta sulla propria pelle, emozioni assai forti e contrastanti, di sgomento e cordoglio corale, un profondo senso di angoscia e turbamento, di inquietudine, dolore e rabbia. <span id="more-2449"></span><br />
Fu in effetti il più catastrofico cataclisma che ha investito il Sud nel secondo dopoguerra, un immane disastro provocato non solo dalla furia degli elementi naturali, bensì pure da fattori di ordine storico, economico ed antropico culturale. Nei giorni immediatamente successivi al sisma, molti si spinsero ad ipotizzare agghiaccianti responsabilità politiche, polemizzando sui gravi ritardi, sulle lentezze e carenze registrate nell’opera dei soccorsi, lanciando una serie di accuse ispirate ad una teoria che chiamava in causa una vera e propria “strage di Stato”. La furia tellurica si abbatté in modo implacabile sulle nostre comunità, ma in seguito la voracità degli avvoltoi e degli sciacalli, collocati al vertice delle istituzioni, completò l’opera di devastazione.</p>
<p>Per gli abitanti dell’Irpinia il 23 novembre rievoca un’esperienza traumatica e luttuosa, indica una data-spartiacque evidenziata sul calendario. La nozione “data-spartiacque” serve a spiegare in modo efficace che da quel giorno la nostra realtà esistenziale è stata sconvolta duramente non solo sotto il profilo psicologico, ma anche sul piano economico, sociale e culturale, facendo regredire il livello di civiltà dei rapporti interpersonali. Il terremoto ha stroncato migliaia di vite umane, ha stravolto intere comunità, segnando per sempre le coscienze interiori e la sfera degli affetti più intimi. I rapidi e caotici mutamenti degli anni successivi, hanno prodotto un imbarbarimento antropologico che si è insinuato nei gesti e nelle percezioni più elementari, deformando gli<br />
atteggiamenti e le relazioni sociali, soffocando ogni desiderio di verità, di giustizia e rinascita collettiva.<br />
Il ritorno ad una condizione di “normalità” ha rappresentato un processo molto lento che ha imposto anni nei quali le famiglie hanno cresciuto i figli in gelidi container con le pareti rivestite d’amianto. La fine dell’emergenza, il completamento della ricostruzione, lo smantellamento delle aree prefabbricate, costituiscono opere relativamente recenti.<br />
Inoltre, la ricostruzione urbanistica, oltre che stentata e carente, convulsa ed irrazionale, non è stata indirizzata da una intelligente pianificazione politica volta a recuperare e consolidare il tessuto della convivenza e della partecipazione democratica, creando quegli spazi di aggregazione sociale che rendono vivibili le relazioni interpersonali e gli agglomerati abitativi, che altrimenti restano solo dormitori.</p>
<p>Nella fase dell’emergenza post-sismica le autorità locali attinsero ampiamente agli ingenti fondi assegnati dal governo per la ricostruzione delle zone terremotate. La Legge 219 del 14 maggio 1981 prevedeva un massiccio stanziamento di sessantamila miliardi delle vecchie lire per finanziare anche un piano di industrializzazione moderna. Si progettò così la dislocazione di macchinari industriali (obsoleti) provenienti dal Nord Italia all’interno di territori impervi e tortuosi, in cui non esisteva ancora una rete di trasporti e comunicazioni. Fu varato un processo di (sotto)sviluppo che ha svelato nel tempo la sua natura rovinosa ed alienante, i cui effetti sinistri hanno arrecato guasti all&#8217;ambiente e all&#8217;economia locale. Per inciso, occorre ricordare che il contesto<br />
territoriale è quello delle aree interne di montagna, all’epoca difficilmente accessibili e praticabili. Bisogna altresì ricordare<br />
l’edificazione di vere e proprie &#8220;cattedrali nel deserto&#8221; come, ad esempio, l’ESI SUD, la IATO ed altri insediamenti (im)produttivi, in gran parte chiusi e falliti, i cui dirigenti, quasi sempre del Nord, hanno installato i loro impianti nelle nostre zone per sfruttare i finanziamenti statali previsti dalla Legge 219.</p>
<p>Il progetto di sviluppo del dopo-terremoto era destinato a fallire fin dall’inizio, essendo stato concepito e gestito con una logica affaristica e clientelare tesa a favorire l&#8217;insediamento di imprese estranee alla nostra realtà, che non avevano il minimo interesse a valorizzare le risorse e le caratteristiche del territorio, a considerare i bisogni effettivi del mercato locale, a tutelare e promuovere le produzioni autoctone, sfruttando la manodopera a basso costo e innescando così un circolo vizioso e perverso.</p>
<p>Vale la pena ricordare che le principali ricchezze del nostro territorio sono da sempre l’agricoltura e l’artigianato. Si pensi all’altopiano del Formicoso, considerato il granaio dell’Irpinia, dove qualcuno, all’apice delle istituzioni, ha deciso di allestirvi una megadiscarica. Si pensi ai rinomati prodotti agroalimentari come il vino Aglianico di Taurasi o la castagna di Montella, solo per citare quelli a denominazione d’origine controllata. Un’enorme potenzialità, assai redditizia in termini occupazionali, è insita nell’ambiente storico e naturale, nella promozione del turismo ecologico, archeologico e culturale, che non è mai stato<br />
adeguatamente valorizzato dalle autorità politiche locali.</p>
<p>Negli anni &#8217;80 l&#8217;Irpinia era la provincia che vantava il primato nazionale degli invalidi civili e dei pensionati, un triste e vergognoso primato se si considera che in larga parte si trattava di falsi invalidi, soprattutto giovani con meno di 30 anni, in grado di guidare automobili, di correre e praticare sport, di scavalcare i sani nelle graduatorie delle assunzioni, di assicurarsi addirittura i migliori posti di lavoro, di fare rapidamente carriera grazie alle raccomandazioni e ai favori elargiti dai ras politici locali, intermediari e referenti del cosiddetto &#8220;uomo del monte&#8221;, il feudatario di Nusco. Nelle nostre zone l&#8217;Inps era diventato il principale erogatore di reddito per migliaia di famiglie. Ciò era possibile grazie a manovre clientelari e all&#8217;appoggio decisivo di figure importanti della società, a cominciare dai medici e dai servizi sanitari compiacenti, se non complici. Gli enormi sprechi compiuti dal sistema assistenzialistico e clientelare sono anche all’origine dell’attuale crisi della sanità irpina e di altre emergenze locali.</p>
<p>La rete clientelistica e assistenzialistica era un apparato scientificamente organizzato, volto ad assicurare il mantenimento di un sistema affaristico simile ad una piovra, che con i suoi lunghi tentacoli si era impadronita della cosa pubblica, occupando la macchina statale e scongiurando ogni rischio di instabilità e di cambiamento effettivo della società irpina. Il sistema protezionistico era onnipresente, seguiva e condizionava la vita delle persone dalla culla al loculo, a patto di cedere in cambio il proprio voto in ogni circostanza in cui era richiesto. Ancora oggi sindaci e amministratori irpini sono designati con la benedizione dell&#8217;uomo del monte, che fa e disfa le cose a proprio piacimento, costruendo o affossando maggioranze amministrative, indicando persino i nomi dei candidati all&#8217;opposizione. All&#8217;interno di questo apparato si risolvono e dissolvono i contrasti tra governo e opposizione, sistema e antisistema, precludendo ogni possibilità di ricambio e mutamento reale della politica irpina, che non a caso è ancora sottoposta ai capricci e ai ricatti esercitati da San Ciriaco, la testa pensante e pelata della piovra.</p>
<p>La piovra del potere politico ha sempre gestito e distribuito posti di lavoro, appalti, subappalti, rendite, prebende, forniture sanitarie, in tutta la provincia, creando e favorendo un vasto sistema parassitario composto da decine di migliaia di addetti del pubblico impiego, del ceto medio, di liberi professionisti, che prima sostenevano la Democrazia cristiana ed oggi appoggiano i suoi eredi, collocati a destra e a manca. Si spiega in tal modo perché la struttura  di potere si è conservata fino ad oggi, resistendo ad ogni scossone politico e giudiziario, sopravvivendo agli scandali dell’Irpiniagate, scampando alla bufera scatenata dalle inchieste<br />
di Mani Pulite all&#8217;inizio degli anni ‘90.<br />
Tuttavia, in quegli anni abbiamo assistito ad un processo di rapida mutazione antropologica dell’Irpinia. Con l’avvento della globalizzazione neoliberista, la società irpina ha subito un’improvvisa e convulsa accelerazione storica. Da noi convivono ormai piaghe antiche e nuove contraddizioni sociali quali la disoccupazione, le devianze giovanili, l’emarginazione, che sono effetti causati da una modernizzazione prettamente consumistica. Anche in Irpinia l’effetto più drammatico della crisi scaturita dal fallimento di un modello di sviluppo diretto dall’alto negli anni della ricostruzione, è stato un processo di imbarbarimento che ha alterato profondamente i rapporti umani. I quali sono sempre più improntati all’insegna di un feticismo assoluto, quello del profitto e della merce, trasmesso alle nuove generazioni come l’unico senso e scopo della vita.</p>
<p>Il cosiddetto “sviluppo” ha generato mostruose sperequazioni che hanno avvelenato e corrotto gli animi e i rapporti umani, approfondendo le disuguaglianze già esistenti e creando nuove ingiustizie e contraddizioni, creando sacche di emarginazione e miseria, precarietà e sfruttamento in contesti sempre più omologati culturalmente. Rispetto a tali processi<br />
sociali e materiali, le &#8220;devianze giovanili&#8221;, i suicidi e le nuove forme di dipendenza sono i sintomi più inquietanti di un diffuso malessere morale ed esistenziale. Per quanto concerne i suicidi l’Irpinia e la Lucania si contendono un ben triste primato.<br />
Insomma, si può affermare che a 30 anni di distanza si perpetua l’arroganza di un potere affaristico, paternalistico e clientelistico che continua a ricattare i soggetti più deboli, riducendo la libertà personale degli individui, influenzando gli orientamenti politici dei singoli per creare e conservare ingenti serbatoi di voti. Tali rapporti di forza sono mantenuti in modo cinico e spregiudicato. Pertanto, è necessaria un&#8217;azione  politica che propugni una trasformazione radicale e totale dell’esistente insieme con gli altri soggetti effettivamente antagonisti e progressisti presenti nella società irpina. Le nostre popolazioni sono tuttora soggiogate da una casta politica vetusta ed incancrenita che comanda con metodi ormai anacronistici, alla maniera del celebre &#8220;Gattopardo&#8221;, convinto che tutto debba cambiare affinché nulla cambi e tutto resti come prima.</p>
<p>Il mio modesto contributo è semplicemente un tentativo di analisi e comprensione della realtà per provare a modificarla. La speranza di giustizia e riscatto delle popolazioni irpine reclama a gran voce un progetto di trasformazione concreta, ben sapendo che non conviene mai semplificare problemi tanto vasti e complessi perché rischia di essere controproducente. La realtà non è mai semplice come appare, è sempre contraddittoria e mutevole, per cui esige un approccio critico e un metodo investigativo capace di avvalersi di molteplici strumenti di indagine e di interpretazione dell’esistente, compresa la riflessione filosofica, che da sola non è affatto esaustiva o autosufficiente.</p>
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		<title>Governance del territorio: è ancora possibile in Campania?</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 14:12:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 12 novembre  si è svolto a Napoli un convegno sul tema “Governance Territoriale”. Relatori: G. Biondi, A. Cozzolino, T. D’Aponte, B. Gravagnuolo, U. Marani, G. Cundari. Moderatore: A. Velardi. Presente al dibattito anche l’on. A. Bassolino Le riflessioni dei presenti, considerate come “note a margine”  sul volume “Pianificazione, Paesaggio, Governo del Territorio” di G. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/governance-del-territorio-e-ancora-possibile-in-campania-912445.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/11/governance.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2446" title="governance" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/11/governance.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Il 12 novembre  si è svolto a Napoli un convegno sul tema “Governance Territoriale”. Relatori: G. Biondi, A. Cozzolino, T. D’Aponte, B. Gravagnuolo, U. Marani, G. Cundari. Moderatore: A. Velardi. Presente al dibattito anche l’on. A. Bassolino<br />
<span id="more-2445"></span><br />
Le riflessioni dei presenti, considerate come “note a margine”  sul volume “Pianificazione, Paesaggio, Governo del Territorio” di G. Cundari, hanno messo in evidenza la necessità di un nuovo meridionalismo che parta da una governance “campana” intesa come coordinamento dei vari soggetti operanti sul territorio, istituzionali e non, pubblici e privati, al fine di promuovere lo sviluppo locale sostenibile. Secondo i relatori, potenziando le capacità del “sistema territorio” a livello economico, politico e culturale, sarà finalmente possibile pensare, progettare ed operare mediante una visione unitaria. Senza tali  premesse,      l’ attuazione dei progetti in tempi brevi è impossibile per il gap tra pianificazione e politica. Occorre inoltre un’etica delle responsabilità condivise: fare politica secondo Plutarco, “è obbligo morale per chi ha il senso dell’etica”( Biondi).</p>
<p>Rilevante il tema della vivibilità delle città alle quali bisogna  “restituire centralità” con politiche innovative su paesaggio, manutenzione e conservazione, seguendo l’esempio di altri paesi europei, per cui occorrono nuove leggi per potenziarne la vivibilità e far così affluire i fondi europei (D’Aponte, Cozzolino). Imperante è pertanto  il bisogno di una maggiore concretezza, poiché un progetto è valido solo se è fattibile, senza confusione tra” logico ed  ideologico”(Gravagnuolo) e quindi i successi urbanistici europei, in particolare quelli di Berlino e Barcellona, più volte citati anche nel libro di G. Cundari, sono molto lontani dalla nostra realtà,  proprio per mancanza di governance territoriale (Marani).</p>
<p>I relatori, pertanto, pur evidenziando palesi insuccessi ( come la gestione rifiuti), hanno elencato alcuni importanti risultati: ampliamento della metropolitana, iniziative culturali (nuovi musei, Forum delle Culture, ecc) e soprattutto il primo Piano Regionale, varato nel 2008.</p>
<p>L’incontro si è concluso con un lungo discorso di Bassolino che  ha individuato tra le principali cause dei fallimenti un’ottica molto provinciale rispetto all’apertura mentale dei paesi europei, la conflittualità tra i partiti, il rifiuto di condividere pesanti responsabilità, l’assenza di investimenti e soprattutto una” governance che non è in Campania, ma fuori di essa”. Conclusione alquanto sibillina, poiché molti non addetti ai lavori, come la sottoscritta, si sono chiesti “e allora dov’è ora questa governance?”. Come si può lasciare che una città come Napoli perisca tra i rifiuti?</p>
<p>Il convegno sembrava concluso, quando un piccolo imprenditore con insistenza ha chiesto la parola ed ha iniziato il suo discorso, affermando: &#8211; Mi son reso conto dei cambiamenti in atto quando i miei dipendenti si son schierati a destra, mentre io continuo a sostenere la sinistra  -.  Che dire? La gente è confusa e forse lo è anche il mondo politico. Forse più che chiedersi  “che cos’è di destra e cos’è di sinistra”(come nella famosa canzone di Gaber), bisognerebbe saper distinguere  tra “ giusto e ingiusto, legale e illegale, onesto e disonesto”. Le ideologie sono crollate sotto i colpi delle speculazioni economico-finanziarie globalizzate che ingoiano i risparmi di tanta gente e buttano sul lastrico i lavoratori europei dislocando la produzione nei paesi sottosviluppati nei quali sfruttano manodopera a basso costo, risorse locali e quant’altro. Forse è arrivato il momento d’individuare obiettivi trasversali perseguibili da “tutti i politici onesti”aldilà dei diversi schieramenti: lotta contro criminalità, corruzione e sistema clientelare, difesa dei diritti conquistati dai lavoratori, nonché di quelli umani e civili, cambiamento di rotta nelle politiche nazionali ed internazionali. Come si può avere la governante di un territorio, a livello regionale e nazionale, senza tali premesse?<br />
Così mentre il film di Martone “Noi Credevamo” dimostra con una seria ricostruzione storica il contributo di lacrime e sangue di tanti meridionali che lottarono per l’unità della nazione, noi diciamo “basta,  cerchiamo di cambiare musica!”  Quali gli strumenti? Forse istruzione, occupazione, legalità, maggiore equità sociale…. tanto per iniziare? E allora se il Sud è ancora una parte d’Italia, perché ridurlo solo ad un “serbatoio” di voti per la politica?</p>
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		<title>Emergenza climatica e mal della pietra</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 06:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentile direttore, il recente disastro in Veneto, dove pochi giorni di pioggia hanno fatto straripare i fiumi, provocando danni irreparabili, sono la conseguenza del diluvio di cemento che si è abbattuto in questi anni sull’Italia e del disinteresse delle autorità alla tutela del territorio: disboscamenti selvaggi, incuria nella manutenzione degli argini, urbanizzazione in zone pericolose.L’abusivismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/lettere/emergenza-climatica-e-mal-della-pietra-912433.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Gentile direttore,</p>
<p>il recente disastro in Veneto, dove pochi giorni di pioggia hanno fatto straripare i fiumi, provocando danni irreparabili, sono la conseguenza del diluvio di cemento che si è abbattuto in questi anni sull’Italia e del disinteresse delle autorità alla tutela del territorio: disboscamenti selvaggi, incuria nella manutenzione degli argini, urbanizzazione in zone pericolose.<span id="more-2433"></span>L’abusivismo edilizio è un fenomeno diffuso non solo al sud, dove è divenuto un comportamento abituale come parcheggiare in seconda fila, ma è entrato nell’abito mentale degli italiani come una sorta di diritto: se si è proprietari di un suolo si può fare quel che si vuole, tanto prima o poi un condono sanerà ogni illecito. Dal dopoguerra ad oggi sono stati riscontrati 4.600 000 abusi edilizi nei quali vivono sei milioni di persone, un decimo della popolazione e si tratta di dati per difetto, calcolati in base ai tre condoni(1985, 1994, 2004). Il fenomeno è di vecchia data, ma subisce una vorticosa accelerazione a partire dagli anni Cinquanta, in particolare a Roma e nel Mezzogiorno, una vera e propria epopea che ha massacrato le coste di Sicilia, Calabria e Campania, ha fatto sorgere come funghi volgari villette nella campagna romana, squallide palazzine nella Valle dei Templi ad Agrigento, affollati condomini fino ai bordi del cratere del Vesuvio. Le città si sfasciano, i paesaggi vengono violati, mentre si moltiplica il rischio di frane e di inondazioni. E non è nemmeno necessario attuare dei condoni, basta prometterli, per far crescere la febbre del mattone.</p>
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		<title>Spazzatura e raccolta differenziata. E’soltanto un problema campano?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 05:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/spazzatura-e-raccolta-differenziata-e%e2%80%99soltanto-un-problema-campano-912252.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/Rifiuti-a-Napoli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2253" title="Rifiuti a Napoli" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/Rifiuti-a-Napoli.jpg" alt="" width="210" height="172" /></a>Diversi anni fa davanti al nostro palazzo furono collocati grossi contenitori per la raccolta differenziata della spazzatura. Da quei tempi fino ad oggi  tutti i giorni continuiamo con costanza e buona volontà a versare in essi i nostri rifiuti separandoli accuratamente. Lo facciamo in modo “puntiglioso” per dare il buon esempio come persone civili, anche se molti spesso ci prendono in giro dicendo: “Tanto quello che fate è inutile, poiché poi tutta l’immondizia finisce in blocco nelle discariche”. Noi non ci vogliamo credere e, imperterriti, non cambiamo comportamento.<span id="more-2252"></span></p>
<p>Anche nella nostra scuola apparvero grossi bidoni e noi docenti ci impegnammo con serietà ad insegnare agli alunni come effettuare “la differenziata”.  Così  tra discussioni, dibattiti, lavori di gruppo, ricerche, visite guidate ad aziende operanti nel campo del riciclaggio, abbiamo cercato di dimostrare che la “spazzatura è ricchezza” se il problema viene affrontato nel modo giusto. Abbiamo  suggerito anche alcune soluzioni pratiche, come il ritorno alla vecchia borsa della spesa usata un tempo dai nonni (per evitare inutili ingombranti imballaggi e buste di plastica), riduzione di acquisti superflui  dettati da un eccessivo consumismo, rispetto per le strade, evitando di sporcarle con cartacce e gomme masticanti, ecc. ecc.</p>
<p>Da molti anni nelle scuole, inoltre, vengono attuati progetti sul rispetto dell’ambiente, sui pericoli dell’inquinamento e i suoi danni a uomini, animali e piante. I ragazzi sono molto sensibili a tali problemi, anche se spesso non lo dimostrano. Se vengono sollecitati ad esprimere con sincerità le loro opinioni, tuttavia, emergono dubbi e paure sul futuro che li attende. Non mancano inoltre prove evidenti di ciò che accade:  cambiamenti climatici, disastri naturali, incremento di tante malattie e così via.</p>
<p>Il problema dunque è di vasta portata e coinvolge tutto il nostro Pianeta, non solo i paesi più poveri nei quali purtroppo da tempo vengono scaricati tanti rifiuti tossici. Perché allora il problema della spazzatura campana esplode di tanto in tanto in modo così particolare ed eclatante, se coinvolge in fondo tutto il Sud e gran parte della Terra?  Perché solo a Napoli la spazzatura arriva sulle strade e il mondo intero poi ci punta gli occhi addosso con disgusto e disapprovazione? Dovremo dunque continuare ad aprire nuove discariche, magari in stupendi parchi naturali, piuttosto che fare “la differenziata”? Sono in molti a chiederselo, anche perché oltre ai suddetti pericoli, i danni a turismo, attività economiche e commerciali sono enormi, soprattutto in un momento di crisi così grave.</p>
<p>Purtroppo molte persone che vivono per ora in zone più ordinate e pulite, pensano che il problema sia lontano e non si sentono sufficientemente  coinvolte. Ma ben presto i luoghi in cui scaricare rifiuti  diminuiranno e, nolenti o volenti, dovranno tutti arrivare a soluzioni meno deleterie, prima che sia troppo tardi. Le nuvole cariche di sostanze tossiche si spostano, non sono ferme solo sulla Campania, o su tanti paesi poveri , e così fanno  le acque dei fiumi e dei mari che non sono certo stagnanti ed immobili, i prodotti della terra per effetto di un mercato globalizzato viaggiano da un paese all’altro e, esportati da zone altamente inquinate, arrivano ormai sulle tavole di tutti (ad esempio i pomodorini cinesi).</p>
<p>Chi non riesce ad avere una visione d’insieme su inquinamento e corretto smaltimento dei rifiuti, non capisce che il problema della Campania va inquadrato in un contesto più ampio ed affrontato con urgenza a livello nazionale e internazionale,  per il bene dei nostri figli.</p>
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		<title>Grida di legalità contro il silenzio dei collusi</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 06:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/comunicati-stampa/grida-di-legalita-contro-il-silenzio-dei-collusi-912104.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>A volte non servono sociologi o esperti dei fenomeni sociali; per analizzare la percezione della gente basta digitare su Google “Castel Volturno” e appare chiaro di cosa stiamo parlando; il nome del comune casertano oggi è celebre nel mondo per la strage dei sei cittadini immigrati massacrati come bestie perchè in qualche modo davano fastidio agli affari della camorra. Suggerisce, il popolare motore di ricerca, una foto: c’è una donna nera che piange con le mani tra i capelli. Per terra giace immobile un corpo, nero anche quello ma sporcato di rosso, crivellato di colpi. <span id="more-2104"></span> Questo è oggi Castelvolturno, e pazienza se faremo la fine di Roberto Saviano, accusato di infangare la Campania tutta per il fatto di raccontare la scomoda verità e a cui noi saremo sempre riconoscenti per il suo lavoro quotidiano di analisi e di denuncia. E qualcuno ovviamente non sarà d’accordo nemmeno se dico che è Castel Volturno è un comune completamente in mano alla camorra; una organizzazione criminale si può permettere di massacrare sei persone in un sol colpo solo in casa propria, laddove non teme ritorsioni sociali e politiche.   In un territorio così fortemente compromesso, ma che ha in se coraggiosi anticorpi, servirebbero segnali politici atti a dare coraggio: buone amministrazioni, buone municipalizzate, buoni servizi, gestione ottimale della “risorsa” rifiuti. Il segnale che questi piccoli accorgimenti metterebbero in crisi la legittimazione della camorra, è proprio il fatto che in questa terra di confine si procede esattamente all’inverso.   Principe e pessimo esempio di questo modo di fare politica è l’attuale Sindaco di Castelvolturno, Antonio Scalzone, sconosciuto al resto d’Italia ma notissimo a pentiti di mafia e procure campane. A costo di essere ripetitiva, è bene ricordare che di lui parla tra gli altri Luigi Guida, uomo di camorra e pluriomicida, che racconta di aver avuto nel duemila rapporti di affari in materia di rifiuti proprio con Scalzone, già allora sindaco di Castelvolturno per Forza Italia. Pare che Scalzone abbia avuto incontri ripetuti in una concessionaria Mercedes riconducibile ai casalesi con alcuni esponenti mafiosi. E come ricorda efficacemente il presidente Antonio Di Pietro nella sua interrogazione parlamentare, già nel 1998, l&#8217;amministrazione guidata dallo stesso Scalzone all&#8217;epoca del suo primo mandato da sindaco, veniva sciolta per infiltrazioni camorristiche; nel provvedimento di sciogliemento si parlava di “intensa rete di frequentazioni e le molteplici relazioni, che variano dal semplice rapporto interpersonale a quello di parentela tra alcuni amministratori e dipendenti con esponenti dei locali clan criminali, hanno determinato connivenze e cointeressenze pregiudizievoli per i legittimi interessi della comunità cittadina”.   Abbastanza per stroncare per i secoli a venire non solo la carriera politica di Scalzone ma quella della sua intera area politica, ridotta ormai ad un elenco di uomini e donne discussi se non collusi. La domanda potrebbe sembrare scontata: cosa ci fa ancora al suo posto Scalzone? La risposta si potrebbe chiederla al ministro dell’Interno Roberto Maroni, che si scatena quando c’è da “parlare” di antimafia ed è invece molto cauto quando si tratta di sciogliere comuni amministrati dal centrodestra, seppur in odor di mafia, svelando il vero volto della Lega, che da partito del popolo è diventato miglior alleato di colui il quale chiamavano “il mafioso di Arcore”.   L’Italia dei Valori a Castelvolturno, ma più in generale in tutta la Campania, ha il compito irrinunciabile di essere riferimento per tutte quelle donne e quegli uomini che vogliono ribellarsi al silenzio e all’omertà; deve essere a fianco della magistratura e logorare ai fianchi questo sistema politico colluso con la camorra. E se servirà scenderemo fisicamente a loro fianco, perchè è di civilità e democrazia che si tratta, e noi abbiamo come dovere primario quello di tutelare entrambe. In questo senso le parole di Luigi De Magistris su Castel Volturno sono la dimostrazione che i cittadini non sono soli contro la camorra e la politica collusa, ma hanno nel partito, in Luigi ed in me un riferimento costante e sempre disponibile a lottare proprio contro quel silenzio che uccide. Riferendomi infine proprio all’attuale primo cittadino, gli ricordo che Paolo Borsellino ripeteva sempre che non bisogna soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia all’interno dei partiti di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati. E alla luce dei fatti emersi su Scalzone, basterebbe quantomeno ad indurlo alle immediate dimissioni.<br />
Ma si sa, Scalzone è fiero militante di quel partito in cui gli eroi sono il mafioso Mangano e il mafioso in secondo grado Dell’Utri. Forse non sa nemmeno chi sia Borsellino, e magari lo scambierà per qualche comunista giustizialista, per qualche scrittore prezzolato o per qualche deputato dell’Idv.</p>
<p>On. Sonia Alfano,  Responsabile Dipartimento Antimafia dell’Italia dei Valori</p>
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		<title>Una legione di 15.000 abusivi</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 18:30:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli abusivi dei quali vogliamo parlare brevemente non sono quelli con il cappello a visiera, resi celebri da Totò e specialisti nell’estorcere denaro ai malcapitati automobilisti; in tal caso avremmo dovuto parlare di armata, se non di esercito, per il numero sterminato di addetti al settore, che da alcuni anni, da Napoli e dalla Campania, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/una-legione-di-15000-abusivi-911375.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Gli abusivi dei quali vogliamo parlare brevemente non sono quelli con il cappello a visiera, resi celebri da Totò e specialisti nell’estorcere denaro ai malcapitati automobilisti; in tal caso avremmo dovuto parlare di armata, se non di esercito, per il numero sterminato di addetti al settore, che da alcuni anni, da Napoli e dalla Campania, sono partiti alla ricerca di nuovi territori.</p>
<p>Vogliamo invece discutere della notizia pubblicata dai giornali della presenza in Italia di oltre 15.000 dentisti abusivi, con un fatturato vicino al miliardo di euro. Naturalmente la stampa sottolineava pericoli inesistenti, quali il rischio di diffusione dell’epatite C e dell’AIDS, come se questi sanitari, spesso si tratta infatti di medici non specialisti o di odontotecnici, sapessero tirare denti o otturarli, applicare dentiere  e non conoscessero le regole della sterilità; la stessa propaganda ottusamente terroristica di quando si parla di aborti privati(riteniamo sia questa la dizione esatta e non clandestini), che si svolgono sempre in studi fatiscenti e lerci, anche quando si tratta di strutture ben più sicure(per l’abilità di chi li effettua) di tanti ospedali.</p>
<p>Ma ritorniamo a denti e dentiere: molti di questi abusivi si scopre che esercitano da anni, alcuni da decenni, con una clientela numerosa ed affezionata, a dimostrazione di prestazioni di buon livello, offerte a prezzi meno esosi.</p>
<p>Vogliamo vedere che si tratta di difendere una lobby di pochi individui, che non vogliono dividere con altri un mercato lucroso, nel quale vengono praticati prezzi che non hanno uguale in altri paesi? Lo dimostra la falcidia di aspiranti odontoiatri ai concorsi per entrare nella scuola di specializzazione, una spada di Damocle che tronca il futuro di tanti giovani, i quali spesso infrangono i loro sogni su una formula di matematica o una domanda di cultura generale.</p>
<p>Riservare a pochi privilegiati l’esercizio di una professione o di un commercio è il male che strangola l’Italia, una repubblica dominata da corporazioni potentissime, dai notai ai farmacisti, dai gestori di stabilimenti balneari ai tabaccai e dove sempre più proliferano gli albi professionali e di categoria, mentre nel mondo occidentale si sviluppa una tendenza opposta basata sulla libertà d’impresa e d’iniziativa.</p>
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		<title>Italia dei Valori dà voce ai giovani. Presentazione del coordinamento giovani alto casertano</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 15:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“L’elezione a coordinatore Giovani IdV Alto Casertano -ha dichiarato, ringraziando i giovani che lo hanno eletto alla importante carica- è stata per me un evento molto entusiasmante e molto commovente. Non sono un grande veterano della politica (ho solo 20 anni), non sono un professionista (infatti al momento sono iscritto al primo anno di Professioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/regioni/campania/italia-dei-valori-da-voce-ai-giovani-presentazione-del-coordinamento-giovani-alto-casertano-911366.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>“L’elezione a coordinatore Giovani IdV Alto Casertano -ha dichiarato, ringraziando i giovani che lo hanno eletto alla importante carica- è stata per me un evento molto entusiasmante e molto commovente. Non sono un grande veterano della politica (ho solo 20 anni), non sono un professionista (infatti al momento sono iscritto al primo anno di Professioni Sanitarie al corso di Neuropsicomotricità) , non sono un grande oratore e non sono tante e tante altre cose. Sò per certo, d’altro canto, che ogni qualvolta ho preso un impegno l’ho mantenuto e che sono da tempo impegnato &#8211; e non solo a parole- con altre associazioni che si occupano di ambiente e di sociale. Sò anche che con la passione e il senso civico che caratterizza tanti altri ragazzi coetanei siamo riusciti ad organizzarci in una associazione di base locale proiettata verso il futuro ma che già si sta impegnando su problemi reali, concreti, come per esempio la difficoltà di trasporto per gli studenti universitari e i lavoratori pendolari, il diritto alla salute dei cittadini dell’Alto Casertano, spesso negato o quantomeno di difficoltosa fruizione, la privatizzazione dell’acqua. Tutti noi giovani di IDV dell’Alto casertano siamo spinti da una nuova voglia di riscossa e rinnovamento e dimostreremo, fatti alla mano, che la politica, o almeno la nostra politica, non è collusione con il malaffare, occupazione di poltrone, voto di scambio, scorciatoia o mezzo per prevaricare altri, arrivismo. La nostra politica invece all’insegna dell’impegno civico, della legalità, del buon senso, dell’innovazione. Impegno prioritario dei giovani di Idv sarà quello di fare informazione sul campo, sensibilizzazione, iniziative con gazebo e convegni con lo scopo di riavvicinare i cittadini, ed in particolare i nostri coetanei, alla politica perché in questa nostra voglia di esserci ci guida quanto ci insegnò il fondatore della Democrazia, Pericle,2500 anni fa affermando: ”Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo ma inutile!”. Nel Direttivo Giovani IDV Alto Casertano sono stati eletti anche il laureando in legge Licciardi Benedetto, di Teano (vice coordinatore ), e Sirignano Mirco di Marzano Appio (responsabile comunicazione e amministratore del blog <a href="http://idvaltocasertano.blogspot.com" target="_blank">http://idvaltocasertano.blogspot.com</a>). Ne sono componenti inoltre i responsabili giovani delle numerose associazioni di base costituite sul territorio dell’Alto Casertano.</p>
<p>Prossima iniziativa del Coordinamento Giovani il gazebo di informazione che si terrà domenica 13 dicembre a Pietravairano, nella piazza del Municipio, dalle ore 10 alle ore 13. L’iniziativa è stata lanciata con questo slogan:” CHI HA PAURA DELLA RETE? CHE NE SARA’ DEL POPOLO VIOLA? “Inoltre continuerà la raccolta di firme per richiedere un Consiglio Comunale monotematico sul tema privatizzazione dell’acqua che vede il partito impegnato in prima linea in Parlamento e nelle piazze. I giovani che volessero contattare il coordinamento giovani di IDV possono scrivere a idvgiovanialtocasertano@yahoo.it</p>
<p>Il Responsabile Provinciale degli eletti e candidato dal Coordinamento Alto Casertano alle elezioni regionali dott. Emilio Iannotta, nel formulare gli auguri a Francesco ha dichiarato. “IDV è consapevole che la rappresentanza giovanile all’interno delle Istituzioni e del partito deve essere stimolata e agevolata. Confidiamo di avere una rappresentanza dei nostri giovani tra i delegati al Congresso Nazionale. Ci attendiamo molto da Francesco a da tutto il coordinamento giovani, al cui interno sappiano esserci competenze, passione e forti motivazioni”.</p>
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		<title>Rapporto Svimez &#8211; Il SUD &#8220;Periferia dell&#8217;Europa&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 16:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<category><![CDATA[europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo il rapporto SVIMEZ 2009 il Sud d’Italia è la “periferia d’Europa”. Il divario tra Nord e Sud si  è gradualmente accentuato nel tempo fino a raggiungere i livelli attuali per una serie di cause vecchie e nuove, nonché  per la recente crisi economica e finanziaria, con conseguente forte calo nei consumi  ed una crescente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/rapporto-svimez-il-sud-periferia-delleuropa-911112.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Secondo il rapporto SVIMEZ 2009 il Sud d’Italia è la “periferia d’Europa”. Il divario tra Nord e Sud si  è gradualmente accentuato nel tempo fino a raggiungere i livelli attuali per una serie di cause vecchie e nuove, nonché  per la recente crisi economica e finanziaria, con conseguente forte calo nei consumi  ed una crescente difficoltà per le imprese meridionali nell’accedere al credito.</p>
<p>Il dato più preoccupante è rappresentato dalla “fuga dei migliori cervelli” dalle aree che maggiormente sono state colpite. Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila giovani hanno lasciato il Sud trasferendosi al Centro o al Nord. L’87%  ha abbandonato soprattutto  la Campania, la Sicilia e la Puglia.</p>
<p>Valigia pronta dunque e si parte! I migliori “dottori” meridionali, laureati con il massimo dei voti, sono costretti a lasciare le loro terre. Sono giovani (gli “spregiati terroni”!)e offrono alle altre regioni italiane competenze ad alto livello, ricoprendo mansioni importanti.</p>
<p>Circa 173mila sono i pendolari che non chiedono nemmeno il cambiamento di residenza e tornano al Sud durante il weekend oppure una o due volte al mese per mantenere le proprie radici e tener vivi sentimenti ed affetti.<br />
Tanti sono i disoccupati,  depressi e scoraggiati, tanti i precari che si accontentano di lavori interinali o  “a nero”pur di sopravvivere.</p>
<p>Sono dunque proprio i migliori e i più coraggiosi che oggi se ne vanno,  cioè quelli che non si accontentano di lavorare senza dignità e che rifiutano il sistema clientelare delle “raccomandazioni”.  Desiderosi di realizzarsi positivamente nel lavoro, ricchi di idee e di sogni, credono nel “merito” e nelle opportunità che contesti sociali più avanzati possono offrire a chi si è impegnato seriamente  sulle “sudate carte” per acquisire una solida preparazione culturale.</p>
<p>Il rapporto SVIMEZ parla solo di emigrazione interna a quanto pare, non dice quanti sono i  giovani  che fuggono all’estero: troppi anche quelli!</p>
<p>Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha commentato il rapporto affermando che le Istituzioni e tutta la società italiana dovrebbero diventare più consapevoli del divario tra Nord e Sud per mettere in atto opportune strategie.</p>
<p>Intanto ai Meridionali arrivano i calci di rigore della finanziaria, mentre degrado e criminalità crescono e non incoraggiano certo produttivi e seri investimenti.</p>
<p>Il Sud, tuttavia, non perde la fiducia: molti qui sono abituati a “rimboccarsi le maniche” e a spezzarsi la schiena anche con due o tre duri, umili lavori, pur di portar avanti la famiglia onestamente e di far studiare i figli. Altro che pizza, sole e mandolino!</p>
<p>Concludendo, quindi, per ora  non ci resta che “sognare”  di veder tornare i nostri figli a casa, immaginandoli felici  e soddisfatti per nuove future opportunità lavorative create per loro.  Se ciò avvenisse un giorno, forse questi giovani, pienamente realizzati  nelle regioni che li videro nascere, potrebbero  offrire  il loro valido contributo alla rinascita del  Sud.</p>
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