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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; antonio di pietro</title>
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	<description>Giornale dell&#039;Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>Intervista al Presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 16:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presidente quanto incidono realmente i costi della politica?  Certamente, ogni cento Euro di soldi pubblici che si spendono ottanta sono per mantenere la macchina, siamo i primi al mondo a spese per mantenere la politica. Voglio essere più preciso: gli stati uniti d’America hanno cento parlamentari in Italia sono mille; avevamo una Regione Abruzzo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/primo-piano/intervista-al-presidente-dell%e2%80%99italia-dei-valori-antonio-di-pietro-912768.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div><em><div id="attachment_2769" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/09/Di-Pietro-Vella1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2769" title="Di Pietro, Vella[1]" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/09/Di-Pietro-Vella1-300x280.jpg" alt="" width="300" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">On. Antonio Di Pietro e Orlando Vella</p></div><strong>Presidente quanto incidono realmente i costi della politica?</strong></em></div>
<div><em> </em>Certamente, ogni cento Euro di soldi pubblici che si spendono ottanta sono per mantenere la macchina, siamo i primi al mondo a spese per mantenere la politica. <span id="more-2768"></span>Voglio essere più preciso: gli stati uniti d’America hanno cento parlamentari in Italia sono mille; avevamo una Regione Abruzzo e Molise ne hanno fatte due perché? Non si mettevano d’accordo nella spartizione, così ne hanno fatte due per raddoppiare i posti (due Presidenti, due Giunte, due Consigli regionali e così via); Isernia è una Provincia grande quanto un terzo di Sesto San Giovanni; ci sono quasi cento Comuni con meno di cinquanta abitanti ognuno deve avere un Consiglio Comunale un Sindaco gli Assessori  e poi vuoi mettere il consulente. Io, “molti capelli fa”, ho fatto il segretario comunale in un paese che si chiama Blessagno in Provincia di Como aveva un bilancio di 6.400.000 Lire (3.200 Euro) l’anno di cui 4.700.000 Lire erano per me Segretario e il veterinario condotto (vi erano più vacche che persone per cui decidemmo di prendere un veterinario anziché un medico condotto). Bisogna avere un limite la democrazia deve essere funzionale al popolo non alla sistemazione propria. Oggi ci sono 44.000 componenti di consigli di amministrazione delle società a capitale pubblico degli enti locali – cioè gli enti per fornire un servizio, che una volta lo faceva con il proprio personale, fanno le società a capitale pubblico ma sono SPA e quindi ripeto 44.000 componenti di cui il 99% sono politici trombati, parenti e amici da sistemare. Dobbiamo avere il coraggio e l’umiltà di fare pulizia degli sprechi e sperperi del denaro pubblico. Stabilito questo io sono dell’idea che con tutte le moderne tecnologiche che abbiamo oggi, si può e si deve fare una ristrutturazione complessiva delle istituzioni però contestualmente ad una opera di DISBOSCAMENTO della burocrazia soprattutto di quella politica che ci campa e ci mangia sopra.</div>
<p><em><strong>Cosa intende per opera di “disboscamento” potrebbe darci qualche dettaglio?</strong></em></p>
<p>Tre semplici <span style="text-decoration: underline;">regolette.</span> Il conflitto di interesse, non quello di Berlusconi che è cosi evidente come l’AIDS se lo conosci lo eviti, ma quello dei parlamentari tutti.<br />
Io credo che la prima <span style="text-decoration: underline;">regoletta </span>dovrebbe essere che mentre fai il parlamentare è incompatibile qualsiasi altro lavoro o incarico. Perché se fai l’avvocato e il parlamentare la mattina ti fai la legge e, il pomeriggio te la vai ad applicare, molte leggi vengono fatte in funzione delle esigenze particolari e non del popolo. Oggi in parlamento ci sono duecento avvocati, duecento commercialisti, trecento imprenditori e così via. Dobbiamo quindi prevedere incompatibilità del parlamentare con altri incarichi, addirittura abbiamo parlamentari che fanno anche i Sindaci, i Presidenti di Provincia, Assessori e quant’altro – o fai l’una o fai l’altra-.<br />
Seconda <span style="text-decoration: underline;">regoletta</span> “i condannati non possono essere candidati in nessuna istituzione”, in Parlamento, in particolare, vogliamo la migliore società. Il 12% dei Parlamentari oggi, ha problemi di giustizia, è grave, trovami un’altra categoria che ha una così alta percentuale di problemi con la giustizia, non li trovi nemmeno in un campo zingari. I condannati, per l’amor di Dio fino alla sentenza di condanna si è innocenti, però, un’altra regola si deve stabilire: nel caso si venga, dopo le indagini preliminari, rinviati a giudizio per reati dolosi, durante il processo non si può assumere incarichi di governo ne centrale ne locale (non puoi fare ne l’Assessore ne il Ministro) e se li si assume si decade a tutti i livelli, non come hanno fatto in Puglia e in Val D’Aosta, da destra a sinistra, decaduti a livello locale sono andati in Parlamento. Prima ti fai processare e poi assumi l’incarico. Non è accettabile fare alla Berlusconi maniera: adesso fammi governare poi quando ho finito mi processi, ma io lo voglio sapere prima a chi affido il portafoglio se è una brava persona o un delinquente, non dopo – una volta scappati buoi dalla stalla a voglia a chiudere la porta -.<br />
Terza regoletta, (sono tre le regolette che ho trasformato in un disegno di legge che ogni legislatura presento e ogni volta me lo bocciano) questa serve a tutti anche per noi dell’Italia dei Valori: coloro che si macchiano di reati contro la pubblica amministrazione non possono più contrarre con la pubblica amministrazione e quindi non possono partecipare a gare ne per le forniture ne per i lavori. Coloro che corrompono non devono restare sullo scenario per sempre, in queste ore sento nomi di persone che avevo già arrestato io durante Mani Pulite.<br />
Con queste tre <span style="text-decoration: underline;">regolette</span> avremmo un diverso Parlamento, un diverso Governo , una classe imprenditoriale trasparente.</p>
<p><em><strong>Quanto pesano le attuali ombre che toccano gli alleati della coalizione sulla questione morale?</strong></em></p>
<p>L’Italia dei Valori non ha titolo di giudicare gli altri partiti perché quello che oggi è capitato al PD, ieri al PDL, domani può capitare all’IDV. Per questo vanno stabilite, anche qui delle regole dove chi non le rispetta va messo fuori dalle istituzioni e dai partiti. Sarei ipocrita e anche un po’ stronzo se direi che votando IDV avete risolto la questione morale della polita italiana, perché senza regole, al momento in cui avremo tante persone nelle stanze dei bottoni io, non so se tutti saranno al di sopra di ogni sospetto. Lo devo dire con molta onestà se no non si va da nessuna parte, il problema è a monte noi dobbiamo stabilire delle regole del gioco che facciano da filtro per togliere spazio a queste persone predisposte a delinquere che sono in tutti i partiti.<br />
Chiedo un minuto per spiegare una regola del caso a cui tengo, visto che è un dibattito aperto anche all’interno dell’IDV: abbiamo già un finanziamento pubblico ai partiti bisogna vietare quello privato, perché l’imprenditore che finanzia il partito lo fa nella attività della propria impresa e quindi con l’obiettivo del tornaconto. Anche se il finanziamento è formalmente corretto finisce per essere, in pratica, una tangente perché l’imprenditore si aspetta qualcosa in cambio. Durante Tangentopoli questo si chiamava finanziamento illecito ai partiti poi è stato legalizzato ma sempre un corrispettivo per un favore è.</p>
<p><em><strong>Sulla iniziativa dell’IDV per l’abolizione delle Provincie c’è preoccupazione dei dipendenti, resistenza degli amministratori, cosa cambia con la riforma costituzionale ultima proposta dal Governo?  Quale è l’attuale situazione?</strong></em></p>
<p>L’abolizione delle Provincie è una parte del operazione di dimagrimento della politica perdono il posto i Consiglieri, gli Assessori e il Presidente per questo fanno ostruzionismo. I dipendenti non si devono preoccupare loro e i servizi restano per continuare il loro lavoro. La furbata inaccettabile è quella che ha fatto il governo presentando un disegno di legge Costituzionale per l’abolizione delle Provincie. Un testo lungo e di non facile comprensione che si traduce in dipietrese nel seguente modo:<br />
art. 1 sono abrogate le Provincie, art. 2 sono costituite le Aree Vaste, art. 3 sono abrogati i Presidenti di Provincia, art. 4 sono costituiti i Presidenti delle Aree Vaste, art. 5 sono abrogate le Giunte delle Provincie, art. 6 sono costituite le Giunte delle Aree Vaste, art. 7 sono abrogati i Consigli Provinciali, art. 8 ………</p>
<p><em><strong>Presidente quale è la sua valutazione sulla manovra economica e in particolare cosa ne pensa dell’inserimento art. 8 che modifica i diritti dei lavoratori?</strong></em></p>
<p>La manovra economica ci è stata imposta dall’Unione Europea per far quadrare i conti. Alla UE non interessa come e dove li prendi i soldi, li puoi anche rubare, infatti è nel merito che la contestiamo fortemente. Traduco, la manovra serve per individuare dove diminuire le spese e dove aumentare le tasse, noi contestiamo che le spese le hanno tagliate ai servizi essenziali. Il fatto stesso che siamo alla quinta edizione e che sono stati presentati 1200 emendamenti (di cui 650 della maggioranza) significa che essi stessi non sanno che pesci prendere. Per venire alla domanda, direbbe Di Pietro che ci azzecca la manovra economica con i diritti inviolabili dei cittadini? Infatti l’abrogazione di fatto dell’articolo 18 dei lavoratori attraverso l’inserimento dell’art. 8 di questo D.L. modifica totalmente l’assetto dei rapporti del mondo del lavoro, che non ha niente a che fare con una manovra economica se non l’uso e l’abuso di un Decreto Legge, come strumento punitivo, che può essere approvato in 48 ore per togliere potere a una categoria, i lavoratori, che sta sulle balle a questo governo.</p>
<p><em><strong>Parliamo di legge elettorale, tutti la vogliono cambiare ma nessuno sostiene il referendum promosso da IDV, si sente solo o confortato dall’esperienza dei Referendum precedenti dove nonostante l’abbandono degli alleati Lei ha avuto un vero successo anche personale?</strong></em></p>
<p>Non ho il tempo di sentirmi solo. In Italia il Referendum è solo abrogativo quindi cambiare una legge, con questo se pur eccezionale strumento di volontà popolare, non è cosa facile. Si tratta di fare un lavoro minuzioso di proporre l’abrogazione di alcune parole del testo di legge che modifica il proposito della legge stessa. Con questa operazione abbiamo cercato di far venir fuori una legge elettorale che quantomeno consente ai cittadini di poter scegliere all’interno di ciascun collegio elettorale fra più persone, perché diciamo la verità questo fatto di votare per partito preso ci sta molto stretto. Quindi questo Referendum, serve in prima battuta, comunque a migliorare questa legge elettorale e quantunque a obbligare il Parlamento a prendere in mano una legge che diversamente non verrebbe mai cambiata perché i primi ad andare a casa sarebbero quelli che ci sono adesso. Gli attuali Parlamentare non rispondo al popolo ma a chi li ha scelti: cinque Capibastoni.</p>
<p><em><strong>Berlusconi non perde occasione per denunciare una anomalia: la magistratura. E’ tutta colpa dei giudici di sinistra?</strong></em></p>
<p>In questi anni i processi più duri li hanno subiti i magistrati, tutti parlano dei processi che ha subito Berlusconi, Previti ed altri ma, in realtà il vero processo lo ha subito Sqiullante. Cosa voglio dire con questo: alcuni magistrati per un concorso di circostanze si sono trovati a fare delle inchieste dove si è scoperto che il sistema politico e il sistema delle imprese avevano trovato l’accordo di abusare dei soldi degli italiani per guadagnarci in modo improprio, questa e Tangentopoli. Poi arriva Mani Pulite che scopre il sistema. Cosa è Mani Pulite – lo dico a modo mio – se fossimo in ospedale Mani Pulite sarebbe il reparto radiologico che scopre un tumore sociale. Scoperto il tumore un paziente normale in un paese normale cosa fa? Se la prende con la malattia. L’Italia invece se la presa con i magistrati che hanno scoperto la malattia, salvando quelli che si sono lasciati corrompere. Poi con la manipolazione dell’informazione si è fatto credere che fosse in atto una guerra fra bande da una parte la banda dei magistrati e dall’altra la banda della politica sicchè, per l’opione pubblica sembra che siano tutti uguali, in realtà è una guerra fra guardie e ladri con l’aggravante che qualche guardia ha fatto pure il ladro. Il Ministro della Giustizia ha inviato gli ispettori a Napoli per verificare chi ha riferito che il Presidente del Consiglio ha avvistato La Vitola di non tornare in Italia. Il tema è il dito o la luna, il tema è chi ha pubblicato la notizia o il Presidente del Consiglio che avverte qualcuno di non tornare in Italia. Questa è l’anomalia, per rispondere alla domanda, questa è l’anomalia vera. Ecco perché insisto che si deve risolvere il conflitto di interessi, tu non puoi chiedere alla politica come alla malattia di curarsi da sola è come chiedere a Dracula di fare il guardiano del Pronto Soccorso “quello sta beni lì ci mangia e si assicura anche l’immunità”.<br />
Io sono convinto che nel 2011 è giunto il momento di eliminare l’art. 68 della Costituzione: ogni cittadino deve rispondere dei reati che commette, non che se è parlamentare non risponde dei propri reati.<br />
Oggi per arrestare un Parlamentare bisogna passare per la Camera, è una legge che questi Parlamentari non toglieranno mai, ognuno dice e se capita a me, e se capita a me.</p>
<p><em><strong>Parliamo di libertà d’informazione, quale è la sua idea in merito?</strong></em></p>
<p>Io sono dell’idea che la libertà d’ informazione si raggiunge con la pluralità d’informazione quindi non toglierei la parola a nessuno ma farei in modo che tutti possono dire la sua. Io sono per “l’editore puro” cioè chi, come attività imprenditoriale, fa solo l’editore. In Italia purtroppo, in questo c’è una patologia perché, di regola, l’editore fa l’edilizia, le autostrade, la sanità e tante altre attività e poi si munisce di un sistema d’informazione per magnificare il proprio prodotto e svalutare quello degli altri. Voglio dire in sostanza che l’editoria deve diventare una attività d’impresa originaria non portatore di interessi collegati, poi anche se ci sono imprenditori che fanno altro e importante che non sia impedito ad alcuni di far sentire la propria voce, per intenderci a me non preoccupa che alla Rai ci metti Belpietro e Paragone ma mi preoccupa che togli Santoro. Ecco questo è negare la pluralità d’informazione.</p>
<p><em><strong>Ultimamente la vediamo poco in TV c’è una censura in corso? Quando la vediamo però devo riconoscere una efficacia comunicativa, strategia?</strong></em></p>
<p>Per quanto riguarda me personalmente spesso devo passare sotto le forche caudine per aver uno spazio di comunicazione, è vero a volte mi faccio scappare qualche parola di troppo, qualche altra si è costretti a rappresentarsi in modo magari “caricaturale” per catturare l’attenzione. L’ultima volta che ho parlato in diretta dal Parlamento, ad esempio, ho strategicamente detto “Caro Silvio ti prego” ma ti pare che lo io me lo sento caro a quello!!</p>
<p><em><strong>E’ stato quella volta che vi siete appartati?</strong></em></p>
<p>Ma non mi so appartato stavamo in aula, che dovevo fa! in aula in mezzo alla gente, tra l’altro sai che ma detto “hai visto quante cose sto facendo per il paese” io gli ho detto fanne un’altra “VATTENNE”</p>
<p>* <em>direttore editoriale di Orizzonti Nuovi giornale dell’Italia dei Valori</em></p>
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		<title>Siamo uomini o caporali?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 09:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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<p>Dinanzi al lento, lentissimo disgregarsi del sistema berlusconiano la domanda sorge spontanea. In effetti, nonostante le mazzate delle amministrative e dei referendum il cavaliere ed i suoi palafrenieri gongolano perché in Parlamento la pattuglia degli irresponsabili sembra tenere ma anche e soprattutto perché sul fronte opposizione sembra non muoversi foglia.<span id="more-2757"></span> Tanto che Antonio Di Pietro, giustamente, ha richiamato con veemenza il Pd a fare la sua parte quale principale partito d’opposizione. Ma  Bersani è ancora tutto preso dallo  smacchiar giaguari che non batte né ciglio né colpo. Da parte sua Vendola continua narcisisticamente a specchiarsi nella sua forbita affabulazione. Insomma, il Paese affonda e nessuno che si faccia carico di avviare un serrato confronto sui programmi per poi, solo poi,  parlare di leadership.</p>
<p>Ed allora l’atteggiamento serio e responsabile assunto da Di Pietro non solo si comprende appieno ma lo si deve ritenere salutare per la democrazia italiana. Chi mai se non Di Pietro avrebbe infatti avuto il coraggio e l’onestà intellettuale di sfidare in campo aperto due totem come Bersani e Vendola denunciando le debolezze del centro sinistra. Chi mai se non Di Pietro si sarebbe assunto l’onere di diventare bersaglio di critiche, frizzi e lazzi. Per il fatto che Berlusconi gli si è seduto accanto durante una seduta della camera; per il fatto che abbia avuto l’ardire di criticare Bersani; per voler guardare al dopo Berlusconi e quindi ovviamente prefigurando un riposizionamento dell’Italia dei Valori all’interno dello schieramento che si contrappone a Pdl e Lega magari intercettando flussi di elettori moderati ed illuminati. Cosa affatto disdicevole.</p>
<p>Insomma ci sono dei momenti, e questo lo è, in cui per il bene del Paese bisogna prendersi per intero le proprie responsabilità e magari guardare meno agli interessi di bottega. Non a caso il grande Totò soleva dire: siamo uomini o caporali? Il principe De Curtis spiegava: “<em>questa frase, nata durante la mia prima giovinezza, mi è sempre servita come sistema metrico decimale per misurare la statura morale degli uomini e mi è servita per classificare l&#8217;umanità in due grandi categorie”.<strong></strong></em></p>
<p>Di Pietro ha dunque il grande merito di cercare di stanare i riottosi. Quelli che ogni volta che parla D’Alema (lo stratega della Bicamerale e di altre facezie simili) perdono voti. Quelli che ogni volta che parla il rottamatore di Firenze ne perdono altri. Quelli che si beano d’essere il primo partito d’Italia nei sondaggi. Quelli che magari strizzano l’occhio a messer Casini. Ma anche quelli che lavorano a testa bassa nelle fabbriche delle idee di Nichi. Ci fosse qualcuno che si prendesse la briga di mettersi attorno ad un tavolo per ragionare!! Di Pietro che di sicuro caporale non è ( per carità, massimo rispetto per la genia dei caporali)  non sta puntando la prua verso lidi pericolosi, sta solamente lavorando perché la fragile imbarcazione Italia non faccia naufragio ma trovi invece un approdo sicuro. Questo vogliono i disoccupati, i cassintegrati, i precari, i ricercatori che scappano all’estero, le famiglie in difficoltà, gli anziani soli, quelli al minimo di pensione. Per l’Italia dei Valori è questo che vuole il Paese e non c’è ragion di partito che possa giustificare quel pernicioso attendismo che purtroppo abita in alcuni palazzi della politica.</p>
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		<title>Nonostante ciacole e faccendieri, soffia il vento del cambiamento</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 16:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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<p>Anche perchè alle ciacole dei leghisti, ai traffici dei faccendieri di regime, ai soldi pubblici dispensati a piene mani agli amici degli amici fa da contraltare il 79% dei nostri pensionati che percepisce meno di mille euro mensili lordi e di questi il 50,8% non arriva ai 500 euro mese. Ecco, è ora di dire basta. Non sono stati sufficienti le amministrative e i referendum. Beh allora è indispensabile che finalmente l’opposizione &#8211; come sostiene giustamente da tanto, forse troppo tempo Antonio Di Pietro – si organizzi per vincere, per governare. Concertando programmi e leadership. Altrimenti il cavaliere avrà buon gioco quando sostiene che se il governo cadrà sarà una sciagura per il Paese e quando ribadisce che la crisi oggi sarebbe una follia. Follia è invece tenere in piedi questa maggioranza di ciacole e di “irresponsabili” che non vogliono far saltare la legislatura altrimenti molti di loro il Parlamento lo vedrebbero con il cannocchiale. Sciagura è aspettare che il processo di decomposizione di Berlusconi e del berlusconismo vada ancora avanti senza costruire l’alternativa. Ma il vento del cambiamento che alita grazie soprattutto ai giovani aiuterà. Certo che aiuterà.</p>
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		<title>Dalla Parte degli agricoltori &#8211; La proposta dell&#8217;Italia dei Valori</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/dalla-parte-degli-agricoltori-la-proposta-dellitalia-dei-valori-912648.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/20110531-Roma-dalla-parte-degli-agricoltori1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2649" title="20110531 Roma, dalla parte degli agricoltori[1]" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/20110531-Roma-dalla-parte-degli-agricoltori1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il 31 maggio si è tenuto a Roma il convegno &#8220;Dalla Parte degli agricoltori &#8211; La proposta dell&#8217;Italia dei Valori&#8221;. All&#8217;incontro hanno partecipato in molti, segno che l&#8217;argomento è di grande attenzione a livello nazionale. Ecco la sintesi di quanto esposto al convegno. Le imprese agricole italiane, nel corso dell&#8217;ultimo decennio, hanno registrato crescenti difficoltà e cali del reddito, poiché la crisi, generata prima di tutto dalla perdita di competitività del prodotto sulle piattaforme distributive, risente dell’aumento dei costi di produzione. <span id="more-2648"></span>Al mancato adeguamento della logistica nazionale si è sommata una flessione della domanda sia interna, sia estera, determinata dalla crisi internazionale dei consumi, che solo nei primi mesi di quest’anno comincia a dare segni di ripresa. Inoltre, se alla produzione i prezzi di vendita del prodotto agricolo sono rimasti fermi o addirittura sono scesi (come nel latte), i prezzi al consumo invece sono saliti, trascinati soprattutto dai mercati esteri.</p>
<p>Si è così verificata una situazione paradossale in cui l&#8217;agricoltura italiana ed in particolare il settore ortofrutticolo da sempre fiore all&#8217;occhiello del nostro export, è finito in sofferenza svendendo le proprie produzioni a prezzi che non coprono i costi di produzione, mentre il consumatore sugli scaffali dei supermercati trova sempre più pomodori belga, kiwi cileni e formaggi olandesi. Una delle cause sta nel fatto che l&#8217;Italia non è riuscita a conservare una propria grande distribuzione se si esclude il caso Coop e rimane terreno di conquista da parte delle grandi multinazionali del food che acquistano a piene mani le nostre migliori piccole e medie industrie alimentari. Il passaggio pezzo a pezzo del nostro settore caseario in mani estere è sotto i nostri occhi da anni.<br />
Il prolungarsi della crisi economica ha generato nelle imprese agricole, di ogni dimensione e localizzazione, un forte indebitamento ed una conseguente crisi finanziaria che impedisce ogni ulteriore accesso al credito. A fronte di queste difficoltà ci si dimentica che il settore agricolo è quello che più di ogni altro ha conservato i posti di lavoro in Italia ed in alcune filiere ha aumentato le ore lavorate.<br />
Le cause della fragilità strutturale dell&#8217;agricoltura italiana, il cui sintomo sono le difficoltà a piazzarsi competitivamente sul mercato, sono di ordine diverso e si sono accumulate nei decenni, oltre quelle generate dalle condizioni oggettive pedoclimatiche tipiche del nostro territorio. La mancata ristrutturazione delle aziende agricole ed il mancato cambio generazionale ne sono solo una parte, l&#8217;incapacità da parte delle Regioni di finalizzare i fondi europei a supporto della modernizzazione e della competitività ne costituiscono l&#8217;aggravante. La mancata emanazione di leggi idonee a dare davvero trasparenza ed a valorizzare il prodotto italiano, nell&#8217;ultimo decennio hanno reso ancora più critica la posizione degli agricoltori che sempre più subiscono l&#8217;andamento dei mercati senza poter minimamente influire sulle trattative commerciali. Troppo spesso le misure a sostegno dell’agricoltura sono imprecise, non colgono nel segno e non hanno tempismo, dato che sono state pensate almeno dieci anni prima. Le misure a sostegno dell’agricoltura, come i PSR, devono tenere conto delle specificità dei luoghi, delle dimensioni e vocazioni e devono poter essere aggiornate con il mutare delle esigenze del mercato, altrimenti divengono piuttosto ostacolo allo sviluppo ed alla modernizzazione, distorcono il mercato e non vanno a sostenere le iniziative imprenditoriali competitive a sostegno del reddito dell’agricoltore.<br />
Tutti hanno le loro ragioni nell&#8217;Europa del libero mercato: l&#8217;industria di acquistare dove le materie prime sono più standardizzate ed il consumatore di riempire il proprio carrello con ciò che crede il che sia il miglior alimento che la propria busta paga gli consente. L&#8217;agricoltura italiana, all&#8217;interno di queste inevitabili dinamiche deve ritrovare una propria competitività pena l&#8217;abbandono delle coltivazioni e degli allevamenti e questa volta non di quelle marginali e povere ma di quelle più produttive. Chiudono i grandi allevamenti di vacche da latte e si lasciano incolte le terre irrigue del campidano. Finisce la grande storia della tabacchicoltura italiana, si liquida senza sostituzione la filiera della barbabietola, si riduce sempre più il mercato per le primizie siciliane e per quel fenomeno straordinario che per vent&#8217;anni è stata la produzione di kiwi nel Lazio.<br />
Il settore agricolo, ben consapevole che non è possibile rimandare indietro l&#8217;orologio della storia non chiede di fare scelte corporative ed autarchiche, ancorché impossibili nel libero mercato europeo e mondiale, ma chiede con voce forte di essere dotato degli strumenti idonei a difendere le produzioni, i posti di lavoro e l&#8217;economia locale che si generano con un&#8217;agricoltura forte. L&#8217;agricoltura ha bisogno prima di tutto di leggi che consentano di far comprendere al consumatore cosa sta acquistando, quindi di <strong>etichettature chiare</strong> e trasparenti e nomi non ingannevoli. Quindi ha bisogno di strumenti difensivi per stare sul mercato: <strong>accesso facilitato al credito ed ai fondi europei</strong> a sostegno della competitività. Non vogliamo solo aiuti utili a trascinare una sopravvivenza sul mercato, l&#8217;agricoltura ha bisogno di <strong>investimenti infrastrutturali</strong> che non ci sono: mancano investimenti sulla logistica, sulle forme aggregate di distribuzione controllate dagli stessi agricoltori, mancano <strong>vie preferenziali di distribuzione</strong> perché tutti i nostri prodotti viaggiano su gomma, per grandi distanze ed alti costi e le piattaforme distributive sono in mano a pochissimi che decidono i prezzi in regime di monopolio. Non possiamo non ricordare come molti dei mercati generali del sud come del nord Italia siano soggetti ad infiltrazioni della criminalità,con alterazione del regime di libera concorrenza, taglieggiamento dei produttori agricoli e diretto controllo sui prezzi.<br />
Infine vanno poste alcune riflessioni sulle norme europee visto che le produzioni agroalimentari sono quelle che maggiormente vengono regolamentate a livello europeo. Purtroppo, infatti le leggi europee non sempre hanno favorito la trasparenza sull&#8217;origine delle materie prime, anzi le norme più recenti hanno reso più difficile per il consumatore capire la provenienza delle olive nell&#8217;olio o dei suini nei salumi. La spinta alla trasparenza che fu generata dalla “mucca pazza” si è persa nel tempo, a causa dell’opposizione delle più forti lobby industriali.<br />
E’ ormai in fase di arrivo l’approvazione della nuova Politica agricola comunitaria, frutto delle richieste contrapposte dei 27 Paesi aderenti, che hanno condizioni ed esigenze totalmente diverse tra loro. L’Italia purtroppo non ha mai avuto una vera forza contrattuale sul tavolo delle norme europee per l’agricoltura e da come si va prefigurando, anche la nuova PAC per essere adattata alla nostra struttura socio economica del settore, richiederà molta competenza, capacità di sfruttare le opportunità nascoste nelle pieghe delle norme e buon senso. Soprattutto per evitare che gli aiuti previsti vadano dispersi in mille inutili rivoli piuttosto che al sostegno delle imprese agricole vere e proprie. Anche in questa delicatissima fase il nostro partito dovrà essere presente e presidiare che vi sia trasparenza ed efficacia.<br />
Per concludere quella che è solo una panoramica di spunti vogliamo evidenziare che in un mercato globale come quello attuale, dove le dinamiche di prezzo sono condizionate da fattori lontani ed imprevedibili, le risposte e le contromisure non possono che essere politiche e di sistema ed in conclusione, gli spunti di riflessione sui quali sviluppare le nostre proposte per l’agricoltura, senza voler essere esaustivi, ruotano almeno sulle seguenti esigenze:<br />
· difesa delle produzioni locali, biologiche e tipiche attraverso i marchi di qualità e la promozione del “made in Italy” agroalimentare;<br />
· favorire l’attuazione di ogni strumento possibile che dia trasparenza all’origine della materia prima nel prodotto industriale;<br />
· favorire l’accesso al credito dell’impresa agricola attivando fondi di rotazione e di garanzia appositi (di cui, per altro si parla da anni);<br />
· finanziare gli strumenti che favoriscano l’imprenditoria giovanile in agricoltura;<br />
· fornire strumenti di sanzione agli organismi di monitoraggio dei prezzi al consumo;<br />
· aiutare i piccoli agricoltori collocati in aree marginali che spesso sono l’unico strumento di difesa ambientale, con l’istituzione di opportunità di commercializzazione locale e di filiera corta;<br />
· sostenere con forza ogni iniziativa imprenditoriale che riporti il controllo dell’agricoltura sulla formazione del prezzo, come la costituzione delle filiere agroalimentari integrate tra produttori associati;<br />
· istituzione di un monitoraggio attivo delle posizioni di cartello delle piattaforme distributive che di fatto impediscono ai produttori di scegliere il loro miglior cliente, privandoli di ogni potere contrattuale;<br />
· denunciare le infiltrazioni della criminalità nella distribuzione agroalimentare;<br />
· sostenere produzioni alternative ed attività di integrazione al reddito nelle situazioni di comparti in crisi, come nel settore bieticolo, nella tabacchicoltura e nella pastorizia;<br />
· indirizzare le normative nazionali verso inserimento delle produzioni di energia rinnovabile in agricoltura come opportunità di integrazione al reddito e limitazione degli impianti di tipo speculativo;<br />
· sostenere che vengano inseriti nei fondi europei forme premianti per le aziende agricole che svolgono attività di tutela del territorio ed ambientale;<br />
· rivedere globalmente il corpus normativo incombente sull’agricoltura come adempimenti burocratici poiché i costi relativi agli adempimenti formali,quando non sono necessari e non utili al controllo dell’illegalità, incidono inevitabilmente sul prezzo di vendita e levano tempo all’agricoltore.</p>
<p>*Responsabile nazionale Idv &#8211; area Agricoltura</p>
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		<title>All’incasso</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 14:48:20 +0000</pubDate>
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		<title>La FIAT starebbe meglio senza l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 14:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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Immediatamente il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi gli ha fatto eco confermando che sul punto Marchionne ha detto una grande verità e sul web ci hanno sbattuto in faccia la foto del Premier che passando alle spalle di Marchionne, seduto e sorridente, gli stringe affettuosamente le spalle, rievocando visivamente un rapporto di complicità ed affetto che in altro modo non potrebbe essere definito, se non con l&#8217;espressione giornalistica di: Compagni di merende. <span id="more-2380"></span>In effetti tra Marchionne e Berlusconi non c&#8217;è una grande differenza, entrambi sono marxianamente definibili come detentori dei mezzi di produzione ed a compararli bene, viene quasi da provare compassione per il povero Marchionne che per un triste caso del destino è ancora costretto a produrre qualcosa di materiale, auto o camion che siano, per produrre ricchezza, mentre a Berlusconi basta produrre illusioni ed inganno mediatico tramite televisioni e giornali, oppure vendendo on line prodotti cinesi. Anzi in molti casi siamo noi stessi che gli portiamo i nostri soldi direttamente nelle sue banche on line, anche se poi a voler essere precisi non si capisce molto bene la differenza tra fondi pubblici dello Stato e e fondi privati, dato che in molti casi tramite la Protezione Civile o spesso anche senza nessuno stratagemma particolarmente complesso, riesce a destinare, previe regolari gare d&#8217;appalto, i fondi pubblici in favore di imprenditori privati molto vicini a lui. Comunque non ha senso prendersela con Berlusconi, che ad onor del vero ha la sola colpa di essere stato semplicemente sé stesso. É stato sempre sé stesso, da quando con il suo splendido sorriso, giorno dopo giorno ha inculcato nella testa degli italiani l&#8217;immagine di un uomo che avrebbe abbassato le tasse ed avrebbe con la propria condotta, emancipato moralmente il fenomeno della prostituzione femminile.<br />
Al contrario di queste tematiche a me piacerebbe parlare dei problemi economici del popolo italiano sperando al riguardo di non annoiare troppo l&#8217;opinione pubblica, ormai psicologicamente dipendente dai varietà e dalla cronaca rosa e non per sua colpa. Nel 2005 mi sono laureato in Giurisprudenza con una tesi dal titolo:  “Stato, Economia e Società, dalla rivoluzione industriale all&#8217;epoca del post fordismo”, formalmente fu il più grande fiasco accademico del mio ateneo, perchè fui l&#8217;unico laureando a prendere zero punto sulla tesi di laurea. Il mio professore, pur essendo di estrema sinistra mi confessò che aveva avuto l&#8217;esigenza di prendere le distanze dalle mie conclusioni troppo estreme.<br />
Svolgendo quel lavoro di ricerca mi resi conto che le dinamiche del capitalismo avrebbero determinato in tempi molto brevi l&#8217;abbattimento sostanziale degli Stati Nazione, svuotando le loro Istituzioni dall&#8217;interno, l&#8217;asservimento della politica al potere economico e l&#8217;abbassamento drastico del reddito medio pro capite della maggior parte della popolazione in favore dell&#8217;arricchimento di una ristrettissima elité, il tutto mediante la delocalizzazione delle imprese e la sottrazione di risorse economiche alla economia reale da parte della economia finanziaria. Per poter fare questo i “detentori dei mezzi di produzione”, consentitemi questa espressione datata ma assolutamente efficace,  hanno fatto pressione sulla politica affinché si creasse il grande sogno della Unione Europea. Finalmente si sarebbe ottenuta la libera circolazione delle persone, delle merci e dei servizi su tutto il territorio comunitario. A tutti l&#8217;idea sembrò da subito così bella che nessuno si rese conto, che già prima della storica sottoscrizione del Trattato di Maastricht, tutti mediante l&#8217;uso di un semplice passaporto avrebbero potuto circolare liberamente sul medesimo territorio. Riguardo alle merci, furono prestate idonee garanzie in merito alla solidità economica delle nazioni che avrebbero fatto parte della comunità, in merito alla uniformità normativa tra i vari paesi membri riguardo principi di fondamentale importanza quale la dignità della persona, in ogni ambito della vita, ivi compresa la tutela del lavoratore. Poi una volta creata la Comunità Europea, stranamente il rigore sui bilanci degli stati membri si smussò progressivamente fino a consentire l&#8217;ingresso di un putiferio di paesi dell&#8217;est dove il costo del lavoro è bassissimo e dove in via del tutto “casuale”, gli imprenditori europei avrebbero potuto trasferire le proprie fabbriche tutelati dal totale abbattimento dei dazi doganali su tutto il territorio comunitario.<br />
A questo punto, dopo che Prodi mantenne la sua promessa di portarci in Europa, chi cazzo ci riporterà a casa? Nella tesi, preso dall&#8217;euforia giovanile, sconfortato dai dati risultanti dai sondaggi elettorali e soprattutto incazzato per via del sistema elettorale che di fatto non crea politici liberi ma eletti nominati dal leader in virtù della loro fedeltà, conclusi che c&#8217;erano solo due modi per evitare un nuova catastrofica crisi economica strutturale e questi due modi sono: 1) una presa di coscienza generalizzata della popolazione, tale da nominare una classe politica che abbia il coraggio di prendere le distanze dalla economia, restaurando le premesse dello Stato Sociale così come sognato e realizzato dai padri fondatori della nostra Costituzione; 2) la rivolta armata.<br />
Crescendo però mi sono reso conto che qualsiasi forma di potere che non rispetti il valore della vita umana, anche di una sola e singola vita umana, non può che essere definita come delegittimata moralmente all&#8217;esercizio del potere e pertanto tra le due soluzioni allora prospettate, solo la prima mi appare percorribile anche se difficile, se non addirittura impossibile. Io oramai faccio l&#8217;avvocato e non mi interesso più di politica, però mi ritrovo qui a scrivere questo articolo, perchè tra la affermazione di Marchionne, la crisi economica dello Stato e l&#8217;affermazione di gruppi organizzati violenti in Campania che nulla hanno a che fare con il problema delle discariche, vedo un preciso filo rosso che mi impone moralmente di dire la mia, di dire parole che probabilmente non saranno mai lette da nessuno, ma parole che almeno ho avuto il coraggio di pronunciare per poter dire ai miei figli: non è stata colpa mia.<br />
L&#8217;altro giorno ho fatto un pignoramento in casa di una donna disoccupata, con due figli a carico, abbandonata dal marito che è fuggito con un&#8217;altra donna. Arrivato lì, ho scoperto che l&#8217;Ufficiale Giudiziario doveva mettere in esecuzione un altro titolo esecutivo oltre quello in favore del mio cliente e poche ore prima alla donna era stato notificata una intimazione di sfratto. In quel momento mi sono reso conto che a quella donna non stavo portando via solo quattro cianfrusaglie, ma stavo portando via la stessa speranza di poter sopravvivere e di poter continuare a fare fronte alle necessità della propria prole.<br />
Chi vive in prima linea come me, sa che la miseria tocca alla bocca dello stomaco a fa montare una rabbia che va al di là della dinamica tra creditore e debitore, una rabbia che supera le parole e vorrebbe trovare sfogo nella azione, una rabbia che ti induce a parlare con quante più persone possibile per convincerle a fare un passo nella direzione giusta. E non vengano i nostri politici a dirci di abbassare i toni del dibattito, perchè sarebbe come dire ad un torturato di abbassare il tono delle proprie urla. Ci stanno fregando la dignità di essere umani, giorno dopo giorno, sorridendoci dalla TV. É per tutti questi motivi che sono diventato un simpatizzante della Italia dei Valori, perchè è l&#8217;unico partito che nel nostro paese ha fatto della questione morale la premessa di ogni agire politico. Perchè per essere uomini giusti e politici giusti, non ci vuole un particolare talento ma solo onestà, integrità e coraggio.<br />
Mi rendo conto che il Partito, come ogni organismo complesso, necessita di essere epurato da un cospicuo numero di arrivisti disonesti che nulla hanno a che fare, soprattutto nelle provincie, con il patrimonio intellettuale e morale del suo Fondatore, che apprezzo molto per la schiettezza ed il carattere diretto delle proprie espressioni. In conclusione confesso di aver scritto questo articolo perchè nella attuale situazione politica del nostro paese, i complici si nascondono sotto la veste dei moderati, mentre gli onesti vengono tacciati come estremisti, mentre invece sono solo “moderati molto incazzati”, ho scritto questo articolo perchè penso che Di Pietro sia l&#8217;unico leader politico che può fare qualcosa di buono per il<br />
nostro Paese semplicemente usando la parola, nel rispetto delle leggi della Repubblica, semplicemente perchè ha il coraggio e l&#8217;intregrità per farlo, consentendo a quelli come me di continuare a stare dalla parte della giustizia e della legalità senza perdere la speranza.</p>
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		<title>Napolitano questa volta ferma il Lodo Alfano</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 06:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque, questa volta, non sarà necessario attendere il pronunciamento della Consulta per il lodo Alfano. Il Presidente della Repubblica ha bocciato, impietosamente, la nuova versione dello scudo di impunità per il premier. Evitando, questa volta, l&#8217;imbarazzante sconfessione da parte della Corte. Ricordiamoci come Antonio Di Pietro, fu subissato di polemiche per aver esortato, tempo addietro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/politica/napolitano-questa-volta-ferma-il-lodo-alfano-912369.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Dunque, questa volta, non sarà necessario attendere il pronunciamento della Consulta per il lodo Alfano.<br />
Il Presidente della Repubblica ha bocciato, impietosamente, la nuova versione dello scudo di impunità per il premier. Evitando, questa volta, l&#8217;imbarazzante sconfessione da parte della Corte.<span id="more-2369"></span><br />
Ricordiamoci come Antonio Di Pietro, fu subissato di polemiche per aver esortato, tempo addietro, il Capo dello Stato a non firmare un testo palesemente incostituzionale. Sappiamo tutti come andò a finire.<br />
Se Giorgio Napolitano ha avvertito l&#8217;urgenza di intervenire subito, a dibattito parlamentare ancora in corso, per indicare le sue &#8220;profonde perplessità&#8221; e la &#8220;palese irragionevolezza&#8221; del testo all&#8217;esame del Senato, vuol dire che il rischio di vedere stravolti gli equilibri repubblicani ha superato il livello di guardia.<br />
Il Quirinale concentra l&#8217;attenzione sull&#8217;emendamento che equipara il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio, ai fini della sospensione dei processi penali, sulla quale il Parlamento può votare in seduta comune e &#8220;a maggioranza semplice&#8221;. &#8220;Degradando&#8221; il Capo dello Stato sullo stesso piano del Capo del governo, il nuovo Lodo Alfano trasforma il presidente della Repubblica da garante super partes della Carta costituzionale in ostaggio permanente della maggioranza parlamentare.<br />
Di fronte a questo out out, anche il cavaliere sembra intenzionato a fare un passo indietro. Secondo le dichiarazioni  rilasciate  alla stampa tedesca, Berlusconi ritirerà il testo. Un improvviso rigurgito di responsabilità ? Ammettendo che il premier non smentisca se stesso, come ci ha abituati, sono ben altri i motivi che lo spingerebbero ad  una retromarcia.<br />
Le legge è troppo farraginosa per essere applicata velocemente, e i processi incombono.<br />
La sottrazione di autonomia al  Presidente della Repubblica, lo preoccupa in vista della sua ambizione a ricoprire quel ruolo. Un inciso a parte lo meritano anche Fini &amp; co. Coloro che si sono presentati come delle verginelle, indignati dall&#8217;autoritarismo di Cesare. Prima dell&#8217;intervento di Napolitano avevano già accettato di votare la  legge, in Parlamento.</p>
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		<title>Lo storico Alessandro Roveri</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 06:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/manuale-laico-di-storia-del-cristianesimo-e-dell%e2%80%99islam-912276.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Lo storico Alessandro Roveri, già affermato docente di storia moderna e contemporanea a Ferrara, e autore, qualche anno orsono, di una bella biografia di Antonio Di Pietro, ha dato da poco alle stampe il suo “manuale laico di storia del cristianesimo (e dell’Islam)” editore Il filo-Albatros, Roma; un’opera intelligente, capace di portare il lettore a una riflessione seria sul tema della laicità dello stato, un elemento che, secondo l’autore, gli italiani faticano ancora a interiorizzare, denotando evidenti arroccamenti e ritardi preoccupanti nella capacità di analisi e di interpretazione dei temi strettamente correlati alla nostra vita civile. <span id="more-2276"></span>Si potrebbe pensare che un manuale “laico” rappresenti una sorta di elencazione di errori e problematiche connesse al cristianesimo, alla sua guida, o alla commisurata compenetrazione tra ideali religiosi e politica. Ma non è così, anzi. Roveri ricorda che la storia europea è fortemente contrassegnata dalle vicende del cristianesimo e dalle trasformazioni della Chiesa e che lo sviluppo degli stati nazionali è stato caratterizzato dal progressivo affrancarsi dal controllo del Papato prima e dalla morale cattolica poi. In uno stato civile, senso laico e coscienza religiosa possono coesistere, nel rispetto reciproco dei ruoli, nell’idea che solo sulla pacifica convivenza è possibile costruire la società del domani. Lo scritto di Roveri è però anche un monito a un paese, l’Italia, che deve trovare l’equilibrio e l’intelligenza per affrontare, senza pregiudizi, temi etici e bioetici che sempre maggiormente faranno parte del bagaglio culturale del nostro paese. Nel complesso, credo che un libro come questo non dovrebbe mancare nel percorso di apprendimento dei nostri giovani, per aiutarli a capire che lo sviluppo di coscienze libere può aiutare a vincere le sfide di un mondo globale e non più travolto dal peso delle ideologie.</p>
<p>Alessandro Roveri<br />
Manuale laico di storia del cristianesimo (e dell’Islam)<br />
Roma, Albatros, 2010</p>
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		<title>Verso i congressi regionali: il coraggio di essere liberi</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 06:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/vita-di-partito/verso-i-congressi-regionali-il-coraggio-di-essere-liberi-912269.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/Vota-Antonio-La-Trippa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2270" title="Vota Antonio La Trippa" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/Vota-Antonio-La-Trippa.jpg" alt="" width="176" height="133" /></a>Dopo i recenti Congressi Provinciali dell’Italia dei Valori, ci accingiamo ad affrontare l’altro importante appuntamento del nostro partito: i Congressi Regionali. Qualcuno dirà che la macchina delle “tessere” si è messa in moto e noi dobbiamo dimostrare di essere un partito diverso altrimenti, come facciamo a spiegare alla gente che noi dell’Italia dei Valori, con un certo tipo di politica e  politicanti non abbiamo nulla a che fare?<span id="more-2269"></span><br />
Nell’elezione dei nuovi Coordinamenti Regionali IDV noi dobbiamo affermare un partito composto da donne e uomini che sentono il dovere di far parte di un partito pulito, che si ispira al vero codice etico approvato dal partito, che si occupi del territorio e dei problemi delle persone dimenticate da questo Governo siano essi operai (in cig, mobilità ecc.),  sia giovani con un futuro sempre più incerto (precari e disoccupati) , sia donne, mogli e madri (politiche per la famiglia), ai più piccoli (provvedimenti per asili, mense, nidi d’infanzia), agli anziani (welfare locale e sociale).<br />
Noi dell’Italia dei Valori dobbiamo definirci &#8220;diversamente pensanti&#8221; nel modo di fare politica oggi: sostenere e condividere un certo modo di fare politica che debba coinvolgere i cittadini per bene e le persone oneste che hanno una concezione più &#8220;alta&#8221; dell&#8217;impegno politico, inteso come servizio; affermare i valori di legalità, coerenza e ad essere determinati nel richiedere e nel ricercare qualità, efficienza e non opportunismo e clientele; fare nostro il motto dello scrittore fiorentino Berto Ricci: &#8220;La disciplina vera e bella, è non rinunziare mai alle idee, ma saper rinunziare sempre al tornaconto personale&#8221; (la “cricca”, la “casta” e gli “amici del quartierino” direbbero che Ricci &#8220;si è fatto una canna&#8221;).<br />
Il sistema elettorale attuale italiano porta con se la volontà politica di “non fare politica” attribuendone il potere al Consiglio dei Ministri, ai Decreti Legge o ai voti di fiducia. Nel frattempo, i parlamentari ed i senatori, nominati ma non eletti, hanno il loro bel da fare, vista “l’inutilità” del Parlamento, a combinare affari personali con chicchessia.<br />
Noi, insieme al nostro leader Antonio Di Pietro, vogliamo proprio combattere questo sistema affaristico di gestire la cosa pubblica, le poltrone, gli incarichi, le consulenze, i baronati, le raccomandazioni politiche nella P.A., perché danneggiano il tessuto sociale sano della vita civile.<br />
Giova ripetere quanto emerso al convegno IDV su “Legalità e trasparenza amministrativa” svoltosi a Milano il 1/10/2009 dove è stato affermato, e ribadito dal nostro Presidente Di Pietro, che: “Molte amministrazioni pubbliche, divise per territori, funzioni o carriere, spesso diventano feudo di poteri politici locali che nulla hanno di democratico. L’Italia dei Valori è contraria al neofeudalesimo perché se la res publica, in quanto tale, è di tutti, non può essere piegata agli interessi di pochi o, peggio, di uno solo”.<br />
Mai come in questo momento la parola “libertà” sta diventando, non solo una parola che racchiude un fondamentale diritto garantito dalla Costituzione, ma anche la parola magica che racchiude il diritto di una persona a partecipare ai tanti fatti della vita quotidiana come anche nell’associazionismo politico: esprimere le proprie idee e le proprie opinioni, anche in dissenso dall’interlocutore, è una delle più grandi conquiste civili e democratiche.<br />
Nel mese di ottobre saremo dunque chiamati a partecipare ad un altro grande momento democratico nella vita di un partito: I CONGRESSI REGIONALI che devono avviare un reale processo di partecipazione dal basso ed eleggere dei dirigenti che dovranno anche occuparsi di formare una nuova generazione di attivisti, educandoli al dibattito democratico e ad una concezione più “alta” dell’impegno politico come servizio.<br />
Come dice il nostro leader Antonio di Pietro, ci saranno momenti di confronto, anche accesi, ma i congressi dovranno servire per dare spazio a tutti e soprattutto per incentivare ognuno a mettersi in gioco, a dare un proprio contributo”. Noi dell&#8217;Italia dei Valori dobbiamo dimostrare di essere un partito con una marcia in più, capire che il confronto interno è una ricchezza, che abbiamo rispetto delle diversità e delle idee altrui. Se partecipiamo e ci confrontiamo potranno esserci momenti di grande arricchimento democratico e, la miglior risposta ai cittadini, la si dà con la partecipazione alla quale siamo tutti chiamati. Non è più possibile delegare; se siamo persone per bene, se siamo persone oneste, il PARTITO DEI VALORI può essere oggi il nostro punto di incontro per costruire un partito diverso, aperto, con regole chiare, trasparente per dare un&#8217;alternativa a chi verrà domani.<br />
Anche il nostro leader Antonio di Pietro, sulla lettera che accompagnava la tessera per il 2010, ci ha invitato ad appoggiare un progetto politico finalizzato a ristabilire un’equa giustizia sociale, ad affermare i valori di legalità, coerenza e ad essere determinati nel richiedere e nel ricercare qualità, efficienza e non opportunismo e clientele.<br />
Nella stessa lettera ci impone di raggiungere l’obiettivo con il coinvolgimento di tutte le persone perbene e oneste perché solo così “riusciremo a difendere la democrazia”. Non a caso sul frontespizio della tessera Card personale, a lettere cubitali, ha fatto incidere: “IL CORAGGIO DI ESSERE LIBERO”.</p>
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		<title>Chianciano dei Valori</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 14:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/vita-di-partito/chianciano-dei-valori-912314.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/scuola_valori_banner.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2315" title="scuola_valori_banner" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/scuola_valori_banner.jpg" alt="" width="172" height="124" /></a>Il 10 ottobre, a Chianciano Terme, si è conclusa la prima Scuola di Formazione Politica ideata dal professor Nicola Tranfaglia, alla quale hanno preso parte duecento ragazzi provenienti da tutta Italia.<br />
“In quattro giorni i giovani Idv Italia hanno avuto la possibilità di ricevere un&#8217;infarinatura storica sulla nostra Repubblica, accompagnata da uno sguardo approfondito sulle questioni cruciali che riguardano il nostro paese: dalla Costituzione all&#8217;economia, dai trasporti al mondo del lavoro, dal federalismo all&#8217;ambiente.”<span id="more-2314"></span><br />
Le personalità più rappresentative del partito hanno indossato i panni dei docenti, cercando di trasmettere nel miglior modo possibile la loro conoscenza negli ambiti di loro competenza. Leoluca Orlando e Antonio Di Pietro hanno spiegato l&#8217;importanza del corso, Nicola Tranfaglia ha dato i mezzi storici per analizzare più sapientemente la situazione politica attuale, Gianfranco Mascia ha spiegato quanto sia fondamentale la comunicazione, l&#8217;informazione e la loro evoluzione all&#8217;interno di questo XXI secolo, Alfredo Gigliobianco ha tracciato la storia economica del nostro paese, Maurizio Zipponi ha rimarcato l&#8217;importanza di ridare una dimensione normale al mondo del lavoro, Sandro Trento ha spiegato come potrebbe evolversi l&#8217;economia italiana, Antonio Borghesi ha illustrato l&#8217;attività parlamentare in ambito economico, Massimo Donadi ha descritto dettagliatamente la situazione attuale del crepuscolo berlusconiano, Dringa Milito Pagliara ha spiegato la necessità di rivedere e trasformare la politica dei trasporti, il giornalista Marco Esposito ha parlato del federalismo leghista e delle sue contraddizioni, Felice Belisario ha ricordato i punti cardine della Costituzione, le sue diverse anime e il suo inesauribile valore, Pancho Pardi ha trattato il tema del populismo nel corso della storia e l&#8217;anomalia del populismo berlusconiano e Paolo Brutti ha parlato dell&#8217;importanza di una politica ambientale fondata sulla green economy.<br />
L&#8217;obiettivo dell&#8217;appuntamento di Chianciano Terme era dipingere un quadro completo della situazione italiana, fornendo ai ragazzi gli strumenti necessari per capirlo meglio e per dare una base portante all&#8217;ardore politico che ci anima contro la deriva sempre più autoritaria di quella che ormai, a tutti gli effetti, ha il sapore e l&#8217;odore di una “democratura”.<br />
Questi duecento ragazzi, tra i 18 e i 35 anni, hanno inoltre avuto la possibilità di entrare in contatto con realtà diverse, di confrontarsi, di stringere nuove amicizie e di conoscere meglio l&#8217;essenza del partito, che ha sfumature diverse da regione a regione, ma che confluisce in un unico comun denominatore: l&#8217;amore per il nostro paese e la volontà di cambiarlo in meglio per il bene di tutti, chiudendo definitivamente l&#8217;atroce ventennio berlusconiano in cui solidarietà, bene comune e Costituzione sono state calpestate e bistrattate da parte di colui che si considera il padrone (illegittimo) d&#8217;Italia.<br />
Questa straordinaria esperienza ha dato la possibilità all&#8217;Italia deiValori di guardare in faccia una fetta dei suoi ragazzi per poter comprendere la portata dell&#8217;entusiasmo partigiano che ci anima, che dovrà essere coltivato con cura e stimolato di continuo. Il partito ha bisogno di questa linfa. E questa linfa, giovane e conscia della propria forza, muore dalla voglia di essere utile al partito, ma soprattutto al paese.</p>
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