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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; achille della ragione</title>
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	<description>Giornale dell&#039;Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>Come uscire dalla crisi?!</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Italia è afflitta da tempo da una grave crisi, non solo economica, perché il malessere si è propagato alla politica, alla morale ed alla società civile. Bisogna cercare di uscire da questo tunnel buio nel quale siamo precipitati, anche se alla fine del percorso si intravede appena una fioca luce. Attraverso quali soluzioni? I rimedi da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/come-uscire-dalla-crisi-912703.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/crisi_economica1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2704" title="crisi_economica[1]" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/crisi_economica1-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a>L’Italia è afflitta da tempo da una grave crisi, non solo economica, perché il malessere si è propagato alla politica, alla morale ed alla società civile.</p>
<p>Bisogna cercare di uscire da questo tunnel buio nel quale siamo precipitati, anche se alla fine del percorso si intravede appena una fioca luce. Attraverso quali soluzioni?<span id="more-2703"></span> I rimedi da proporre debbono presupporre: immediata fattibilità, nessun aggravio fiscale ed il potenziale consenso di vasti strati dell’opinione pubblica, in ultima istanza degli elettori.</p>
<p>Il governo si è visto costretto a ridurre in egual misura il finanziamento dei singoli ministeri, mentre i maggiori tagli andrebbero fatti nel capitolo delle spese militari, chiudendo definitivamente la sciagurata parentesi della guerra(non chiamiamola diversamente) in Libia e ritirando le pseudo missioni di pace all’estero. Dobbiamo far tornare i nostri contingenti dall’Afghanistan, dal Kossovo e dal Libano, ma soprattutto drasticamente ridurre il numero dei nostri militari, da 180. 000 a poche decine di migliaia.</p>
<p>Il nostro Paese non perderebbe il suo prestigio internazionale, già al lumicino, anzi, sfruttando la sua strategica posizione geografica, potrebbe costituire la punta di diamante di una rivoluzionaria concezione di intavolare rapporti con i popoli del nord Africa, inviando, non più incrociatori e cacciabombardieri, bensì medicinali, infermieri, volontari, agronomi e tecnici in grado di imbrigliare le scarse risorse idriche.</p>
<p>Solo così potremmo dedicare i cospicui risparmi a finanziare i settori nei quali l’Italia può occupare un posto di rilievo in un’economia sempre più globalizzata: il turismo, la ricerca scientifica e la cultura, dei comparti in grado di creare in tempi brevi numerosi nuovi posti di lavoro.</p>
<p>Inoltre è necessario garantire l’accesso internet a tutti, gratuitamente e ad alta velocità. Solo così entreremo nel futuro, creando i presupposti per una riduzione della burocrazia e dando luogo ad una miriade di nuove professionalità.</p>
<p>Altre risorse possono essere reperite a costo zero solo se si decidesse di cominciare a combattere seriamente l’evasione fiscale, a ridurre le spese per la politica, ad incamerare i beni sequestrati alle organizzazioni criminali e a dare corso realmente alla liberalizzazione delle licenze delle attività commerciali.</p>
<p>Uno dei motivi per cui nessun imprenditore straniero decide di investire da noi è la lentezza snervante della giustizia civile, con cause che durano decenni. In attesa di una riforma di cui si parla da generazioni, si potrebbe ridurre ad uno i gradi di giudizio, eliminando appello e cassazione.</p>
<p>Le proposte avanzate dal governo si basano sull’aumento di 1 o più punti dell’Iva, eventualmente compensando parzialmente questo sacrificio con una riduzione delle imposte dirette, spostando la tassazione dai redditi ai consumi.</p>
<p>Ma se questo aumento dell’Iva dovesse essere applicato solo sugli scaglioni più alti, riferiti ai prodotti di lusso, il risultato sarebbe modesto, mentre se dovesse gravare anche sui generi alimentari, oltre a favorire l’inflazione, andrebbe a penalizzare le fasce sociali già ridotte a fare i salti mortali per arrivare a fine mese. Meglio allora l’idea di una patrimoniale, che dovrebbe colpire le rendite finanziarie ed i capitali. </p>
<p><strong>     </strong><strong>                      </strong></p>
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		<title>Emergenza climatica e mal della pietra</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 06:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentile direttore, il recente disastro in Veneto, dove pochi giorni di pioggia hanno fatto straripare i fiumi, provocando danni irreparabili, sono la conseguenza del diluvio di cemento che si è abbattuto in questi anni sull’Italia e del disinteresse delle autorità alla tutela del territorio: disboscamenti selvaggi, incuria nella manutenzione degli argini, urbanizzazione in zone pericolose.L’abusivismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/lettere/emergenza-climatica-e-mal-della-pietra-912433.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Gentile direttore,</p>
<p>il recente disastro in Veneto, dove pochi giorni di pioggia hanno fatto straripare i fiumi, provocando danni irreparabili, sono la conseguenza del diluvio di cemento che si è abbattuto in questi anni sull’Italia e del disinteresse delle autorità alla tutela del territorio: disboscamenti selvaggi, incuria nella manutenzione degli argini, urbanizzazione in zone pericolose.<span id="more-2433"></span>L’abusivismo edilizio è un fenomeno diffuso non solo al sud, dove è divenuto un comportamento abituale come parcheggiare in seconda fila, ma è entrato nell’abito mentale degli italiani come una sorta di diritto: se si è proprietari di un suolo si può fare quel che si vuole, tanto prima o poi un condono sanerà ogni illecito. Dal dopoguerra ad oggi sono stati riscontrati 4.600 000 abusi edilizi nei quali vivono sei milioni di persone, un decimo della popolazione e si tratta di dati per difetto, calcolati in base ai tre condoni(1985, 1994, 2004). Il fenomeno è di vecchia data, ma subisce una vorticosa accelerazione a partire dagli anni Cinquanta, in particolare a Roma e nel Mezzogiorno, una vera e propria epopea che ha massacrato le coste di Sicilia, Calabria e Campania, ha fatto sorgere come funghi volgari villette nella campagna romana, squallide palazzine nella Valle dei Templi ad Agrigento, affollati condomini fino ai bordi del cratere del Vesuvio. Le città si sfasciano, i paesaggi vengono violati, mentre si moltiplica il rischio di frane e di inondazioni. E non è nemmeno necessario attuare dei condoni, basta prometterli, per far crescere la febbre del mattone.</p>
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		<title>L’anatema di Marchionne e le decisioni da prendere</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 06:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentile direttore, la minaccia di Marchionne che la Fiat lasci l’Italia se non si realizzano più utili, non può rimanere senza reazioni da parte della classe politica e dei lavoratori, perché globalizzazione e capitalismo selvaggio oramai hanno rotto ogni argine, provocando effetti devastanti sull’occupazione e sulla convivenza civile. Si può per un attimo pensare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/lettere/l%e2%80%99anatema-di-marchionne-e-le-decisioni-da-prendere-912405.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Gentile direttore,</p>
<p>la minaccia di Marchionne che la Fiat lasci l’Italia se non si realizzano più utili, non può rimanere senza reazioni da parte della classe politica e dei lavoratori, perché globalizzazione e capitalismo selvaggio oramai hanno rotto ogni argine, provocando effetti devastanti sull’occupazione e sulla convivenza civile.<span id="more-2405"></span><br />
Si può per un attimo pensare a nazionalizzare la Fiat? Certamente è fantapolitica, ma bisognerà pur trovare un rimedio all’arroganza di un apolide la cui unica patria è il denaro, la sola religione è la produttività, mentre le regola fondamentale resta la delocalizzazione. La Fiat è patrimonio dell’Italia e degli italiani, non solo degli azionisti senza volto e dei supermanager da decine di milioni di euro all’anno di stipendio. Il Paese ha fornito in un secolo di attività uomini e capitali, molte licenze ed alcuni discutibili privilegi come le rottamazioni, che negli ultimi trenta anni sono ammontate ad oltre otto miliardi. Quando l’azienda andava bene si distribuivano dividendi, quando va male devono intervenire i contribuenti ed i lavoratori devono soffrire. La Fiat è una fabbrica estesa da Mirafiori a Termini Imerese ed al suo successo hanno contribuito centinaia di migliaia di lavoratori provenienti da ogni città d’Italia. Per anni ha scandito orari, sveglie, vacanze, abitudini; non può scomparire per correre dietro all’arroganza del profitto. Se dovesse succedere non ci resta che piangere, ma sarà un diluvio.</p>
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		<title>Napoli affonda si salvi chi può</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 14:33:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/lettere/napoli-affonda-si-salvi-chi-puo-912385.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Gentile dottore,<br />
da giorni e giorni tutti i giornali del pianeta stanno prestando attenzione a Napoli che affoga sepolta dai rifiuti, ma nessuno si è chiesto il perché di una insistenza  mediatica ossessiva e tutto sommato fuori luogo. Ma la spiegazione è a livello inconscio: Napoli è l’immagine premonitrice di un futuro quanto mai vicino, quando, se non si frena una civiltà basata su un consumismo sfrenato ed irrazionale, tutte le città del mondo saranno sommerse dai rifiuti ed avvelenate dai gas emessi da automobili ed  inceneritori.<span id="more-2385"></span><br />
Napoli è il laboratorio dove si accavallano  una serie di tematiche che da tempo hanno raggiunto e superato il livello di guardia, ma che interessano tutti i contemporanei: traffico, disoccupazione, delinquenza organizzata, smaltimento dei rifiuti, abusivismo, ecc.<br />
Gli Italiani sono stati alla finestra senza muovere un dito, anzi, soprattutto i padani, rincarando la dose attraverso il disprezzo. Non si è voluto affrontare il problema della delinquenza e questa è dilagata come un cancro, aggredendo il tessuto sano, non si è voluto contrastare il business della falsificazione e tutta l’Europa è oramai invasa da griffe fasulle e marchi contraffatti, non si fa niente per risolvere alla radice il dramma dei rifiuti ed il miasma comincia a dilagare lontano e lo spettro di una crisi generale comincia ad essere un’ipotesi plausibile.<br />
Le recenti trasmissioni televisive, protrattesi a volte fino a notte fonda, sono state lo specchio di una situazione insostenibile: da un lato gli ospiti in studio, comodamente in poltrona, elegantemente vestiti a discutere forbitamente, mentre le telecamere inquadravano un’umanità lacera, abbandonata da tutti, che gridava disperata la sua rabbia e le sue paure, respirando la puzza delle discariche ed inalando la micidiale diossina.<br />
Tutti quelli che si meravigliano che la città non sia ancora precipitata nei gorghi del baratro inabissandosi, dimenticano che rimane ancora miracolosamente a galla, aggrappata alla sviscerata devozione dei suoi abitanti che l’amano perdutamente e per il ricordo, mai sbiadito di millenni di cultura, civiltà e nobili tradizioni.<br />
Ma state attenti perché se dovesse veramente affondare creerà un gigantesco risucchio e trascinerà con sé negli abissi tutto quello che la circonda per larghissimo raggio e nessuno si salverà.</p>
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		<title>Nobel per la medicina a Edwards papà dei bimbi in provetta</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 05:50:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/nobel-per-la-medicina-a-edwards-papa-dei-bimbi-in-provetta-912259.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/nobel.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2260" title="nobel" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/10/nobel.jpg" alt="" width="281" height="115" /></a>In genere il premio Nobel per la medicina viene assegnato con decenni di ritardo e premia ricercatori sconosciuti agli stessi addetti al settore, scopritori di catene di aminoacidi o di frazioni di genoma.<br />
Questa volta l’Accademia svedese, pur dopo trenta e più anni, ha insignito un nome famoso in tutto il mondo: quello di Robert Edwards, biologo, l’ideatore della tecnica di fecondazione in vitro, che ha permesso la nascita nel mondo di oltre 4 milioni di bambini, altrimenti condannati a non venire alla luce per l’infertilità di uno dei due genitori. Purtroppo non può condividere con lui la gloriosa onorificenza il suo compagno di avventura, il ginecologo Patrick Steptoe, scomparso nel 1988.<span id="more-2259"></span><br />
Il comitato che assegna la prestigiosa onorificenza ha inteso manifestare un chiaro segnale riconoscendo la libertà nella ricerca scientifica contro tutti i fondamentalismi, religiosi, ideologici e politici, che impestano gran parte del mondo.<br />
L’unica voce dissonante nel coro di complimenti e felicitazioni, che da tutto il mondo giungono sul sito Nobel di Stoccolma, quello della Chiesa, sempre in prima linea nelle battaglie di retroguardia, che protesta vigorosamente in difesa di non si capisce bene quali valori etici calpestati.<br />
E da oggi si riaccenderanno le polemiche sulla legge 40, che regola in Italia la complessa materia con una serie di restrizioni, imposte da oltre Tevere, che costringono le coppie desiderose di prole a defatiganti viaggi della speranza verso l’Inghilterra e la Spagna.<br />
Del professore inglese ho un caro e vivido ricordo, avendo avuto modo di trascorrere con lui, ahimè alcuni decenni orsono, una settimana di full immersion in un corso di aggiornamento: persona simpaticissima, tipico inglese nei modi e nella cultura, consapevole dei problemi etici provocati dalla sua rivoluzionaria scoperta.<br />
Ricordo che una sera, dopo aver sorriso al racconto di alcune barzellette scollacciate che la sera amavo elargire al dotto uditorio, chiarì il suo pensiero sulla spinosa questione:” il vero nemico non è la politica o la religione, ma l’evoluzione, che ha reso più difficile la riproduzione nell’uomo, aumentando l’infertilità maschile e riducendo ad un solo ovulo per ciclo la capacità nella donna di rimanere gravida, con conseguente difficoltà di impianto, che negli animali viceversa avviene con facilità. Col nostro lavoro abbiamo cercato di contrastare questa nefasta tendenza.<br />
Achille della Ragione – ginecologo &#8211; Napoli</p>
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		<title>La Venere nera un film commovente</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 15:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/la-venere-nera-un-film-commovente-912154.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/venere-nera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2155" title="venere nera" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/venere-nera.jpg" alt="" width="101" height="151" /></a>Il festival del cinema di Venezia da poco conclusosi ha permesso a chi ha avuto il privilegio di poter assistere alle proiezioni di vedere qualche film particolarmente interessante e che mai giungerà nelle sale cinematografiche. Tra questi ho scelto di parlare della Venere nera del tunisino naturalizzato francese Kechiche, una pellicola commovente, cruda e che contiene una precisa accusa contro tutti i razzismi, quelli del passato, ma anche quelli del presente.<span id="more-2154"></span><br />
Ambientato nell’Ottocento racconta la storia vera di Saartjie, una donna sudafricana, affetta da un gigantismo ipertrofico, la quale, condotta in Europa dal suo padrone, divenne un fenomeno da baraccone, esibendosi in spettacoli circensi chiusa in una gabbia e tenuta al guinzaglio nei teatrini di Piccadily e negli squallidi salotti libertari di Parigi  e nello stesso tempo attirò il morboso interesse del mondo scientifico, convinto stupidamente delle sue origini scimmiesche. Erano gli anni in cui la medicina scioccamente credeva di poter classificare la specie umana a secondo delle dimensioni del cranio, ipotesi demenziale ed aberrante, all’origine del razzismo che ha contrassegnato nel Novecento le più spietate dittature.<br />
Un penoso caso di sfruttamento umano, razziale e culturale, che il regista denuncia vigorosamente attraverso una macchina da presa letteralmente addosso al corpo della sfortunata fanciulla, che mostra generosamente senza imbarazzo la sua imbarazzante nudità.<br />
Finì per prostituirsi nei bordelli parigini con clienti amanti del brivido, affascinati dalla sua vagina dalle labbra elefantiache e morì a 26 anni, distrutta dall’alcol, dalla sifilide e dalla disperazione, ma neanche con  la morte riuscì a trovare un po’ di pace, perché il suo aguzzino vendette il corpo agli anatomici, che lo divisero i tanti macabri barattoli: uno con il cervello, l’altro con i protrudenti genitali, oltre allo scheletro che è stato in mostra fino al 1994 al museo del’Homme, quando finalmente Mandela ha ottenuto da Mitterand la restituzione del corpo.<br />
Un film avvincente di quasi tre ore che colpisce lo spettatore allo stomaco per indurlo a meditare, peccato che non potremo vederlo!</p>
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		<title>La napoletanità nella storia dell’arte</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 06:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/la-napoletanita-nella-storia-dell%e2%80%99arte-912131.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/Abraham-Ducros-La-grotta-di-Posillipo-carta-su-tela-79-110-Losanna-museo-cantonale-di-Belle-arti.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2132" title="Abraham Ducros - La grotta di Posillipo - carta su tela - 79 - 110 - Losanna museo cantonale di Belle arti" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/Abraham-Ducros-La-grotta-di-Posillipo-carta-su-tela-79-110-Losanna-museo-cantonale-di-Belle-arti-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Lo splendido quadro del museo cantonale di Losanna raffigurante la Grotta di Posillipo (fig. 1), eseguito da Abraham Ducros, un artista svizzero, come tanti stranieri innamorato di Napoli, ci conduce in quel mondo misterioso ed affascinante costituito dalle caverne napoletane, una vera e propria città sotto la città, che pochi conoscono e viceversa costituiscono un patrimonio ancora da sfruttare per il turismo e per dare un po’ di respiro al traffico caotico che ogni giorno ci fa impazzire.<span id="more-2131"></span><br />
Non è stato il mare a forgiarle e nemmeno i fiumi sotterranei e le piogge, bensì il lavoro ostinato dell’uomo, che per venticinque secoli ha inciso un materiale, facile da tagliare, leggero e resistente: il tufo, con il quale sono stati costruiti palazzi altissimi, tali da destare la meraviglia dei visitatori.<br />
Sono state scavate inoltre lunghe gallerie per portare l’acqua sotto ogni casa, un mirabile acquedotto, che ancora oggi può essere percorso per chilometri.<br />
Dal mitico Antro della Sibilla alla Crypta Neapolitana, dove si praticava il culto di Mitra, fino ai percorsi segreti, attraverso i quali truppe forestiere invasero la città, come quelle di Giustiniano e quelle degli Aragonesi. E nell’ultima guerra hanno fornito un rifugio sicuro alla popolazione durante gli oltre cento bombardamenti aerei regalatici dai nostri futuri alleati…<br />
Non solo grotte perciò, ma anche gallerie, catacombe, pozzi, condotte e trafori vari, un immenso reticolo che brama di vedere la luce.<br />
La grotta di Piedigrotta è stata per secoli, forse millenni, teatro di pratiche orgiastiche in onore di Priapo, che periodicamente impegnavano giovani di entrambi i sessi, i quali davano libero sfogo alle loro più elementari pulsioni con innegabili benefici per il corpo e lo spirito. Il buio della caverna faceva cadere ogni inutile inibizione e alimenti energetici  venivano in soccorso ai maschi impegnati in defatiganti amplessi (la famosa sfogliatella dalla forma che rammenta il pube femminile era il viagra dell’epoca).<br />
Con l’avvento del Cristianesimo questi costumi scostumati sono stati incanalati in una più tranquilla festività a cadenza annuale, durante la quale gli istinti repressi potevano sfrenarsi in balli e strusciamenti reciproci; nasce la famosa Piedigrotta napoletana, assassinata negli anni Settanta del secolo scorso dal traffico caotico della città e da amministratori miopi e sconclusionati. Erano feste memorabili, che duravano fino a quindici giorni, durante le quali, al passaggio dei mastodontici carri allegorici, era permesso un po’ di tutto: urlare, sbracciarsi, calare coppoloni in testa a tipi “soggetti”, esercitare vigorosamente la mano morta su sederi di tutte le età, pur senza trascurare eventuali seni generosamente esposti, dimenticando in tal modo le angustie quotidiane. L’antico spirito greco della festa, nata tra venerazioni priapiche e sfrenate danze liberatorie, sembrava rivivere nel popolo festoso, esaltando lo spirito trasgressivo e godereccio dei napoletani.<br />
Meno famose della celebre sorella sono le grotte Platomonie, poste lungo il litorale dell’antico borgo di S. Lucia ed oggi, in parte abbandonate o vergognosamente trasformate in garage, che potrebbero dare un sollievo allo scottante problema del parcheggio, ma da anni al centro di una diatriba (truffa) infinita tra squallidi speculatori ed una giunta comunale collusa ed incapace.<br />
Questi anfratti sono il prodotto erosivo dell’acqua sulla roccia nel corso del tempo e derivano il loro nome dal greco  platamon. Alcune furono adoperate per l’allevamento delle murene, ma la loro fama è legata ad un particolare rito orgiastico, che si svolgeva più volte all’anno e consisteva nell’incontro tra una menade incoronata da un’alga marina ed uno jerofante agghindato da uomo pesce che la fecondava.<br />
A partire dal Quattrocento il rituale subì una sorta di legalizzazione ed i due officianti erano freschi sposi che consumavano il matrimonio alla presenza dei membri di una setta, che accompagnavano la deflorazione con ritmiche cantilene e preparavano un’atmosfera adeguata bruciando essenze profumate inebrianti in tripodi ornati di falli alati del tipo di quelli che gli scavi di Pompei porteranno alla luce secoli dopo.<br />
“Nelle deliziose grotte Platamonie  per rinfrescare gl’immensi ardori dell’estate, passeggiavano quinci e si riparavano con spessi e sontuosi conviti, ricevendo dispogliati la grata aura e il desiderato fiato di ponente, e nudi tra le chiare onde a nuoto si difendevano dal noioso caldo&#8221;. Benedetto di Falco, secolo XV.<br />
&#8220;Quivi, come narrasi, la gente allegra e spensierata accorreva a banchettare e a darsi spasso; finché i sollazzi mutati, poscia, in orge scandalose, resero quei luoghi dei sozzi postriboli&#8221;. Loise de Rosa, 1452.<br />
Vari autori ci raccontano che oltre a rituali i luoghi erano adoperati anche per ammucchiate che di iniziatico avevano ben poco.<br />
Anche la malavita cercava di usufruire di un nascondiglio sicuro per nascondere merci di contrabbando e mal tollerava l’utilizzo con finalità erotiche delle grotte, per cui fece giungere al viceré don Pedro da Toledo notizia delle orge scandalose che vi si svolgevano. Il risultato fu la distruzione delle stratificazioni più profonde e la chiusura di tutte le altre. Al medesimo viceré si deve l&#8217;ampliamento cinquecentesco che per la prima volta inglobò all&#8217;interno delle mura il monte Echia, ancora in epoca aragonese fortezza militare siti Perillos, propaggine esterna della città.<br />
Ma dove si sono ripetuti a lungo riti intrisi di tradizione e di mistero e si è scatenata incontenibile la furia erotica, i luoghi restano impregnati da forze che molto lentamente decantano ed a nulla valse murare le grotte più profonde adibite alle congiunzioni carnali più folli e scatenate; dal sottosuolo emanano sedimentazioni energetiche, viscerali, piroclastiche, telluriche, sibilline e più volte sarà capitato a qualche signora o signorina, passeggiando per via Chiatamone, senza capirne il motivo, di avvertire chiaramente un dolce, improvviso, irrazionale, irrefrenabile desiderio di sesso più che di amore.</p>
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		<title>Il ricatto di Gheddafi e la bomba demografica africana</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 19:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/approfondimenti/il-ricatto-di-gheddafi-e-la-bomba-demografica-africana-912085.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/Genuflessi-davanti-a-Gheddafi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2088" title="Genuflessi davanti a Gheddafi" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/09/Genuflessi-davanti-a-Gheddafi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La visita di Stato a Roma di Gheddafi, tra prediche ridicole a torme di fanciulle prezzolate (60 euro cadauna) e demenziali esternazioni, si è incentrata in un preciso ricatto all’Italia ed all’Europa: datemi 5 miliardi ogni anno o il  vecchio continente in breve tempo diverrà nero ed islamico.<br />
Si tratta di una vera e propria minaccia da non sottovalutare, infatti entro il 2050 la popolazione africana raddoppierà, raggiungendo 2 miliardi di anime, ma soprattutto di corpi affamati, disposti a qualsiasi avventura pur di raggiungere le nostre sponde ed usufruire anche di una briciola del nostro benessere.<span id="more-2085"></span>Il bieco dittatore sa di poter in parte bloccare questi flussi di disperati; è disposto, in cambio di vile denaro, a rastrellare e massacrare in orrendi lager questo flusso inarrestabile di uomini, donne e bambini in fuga dalle zone sub sahariane, dove, in un’area ricca di risorse naturali, sono concentrati i Paesi più poveri del globo, assetati da una terra sempre più inaridita ed affamati da un’agricoltura primordiale che non conosce i fertilizzanti ed, a volte neppure l’aratro.<br />
L’Europa, distratta dal suo cieco egoismo, non si interessa minimamente alla questione, mentre urge un piano Marshall per inviare ingegneri, medici, volontari e personale specializzato, ma soprattutto tecnologia per rendere di nuovo fertili i campi e sono improcrastinabili gigantesche opere di idraulica per imbrigliare le acque e condurle dove ve ne è urgente necessità, al limite recuperandola dal mare e desalinizzandola.<br />
Sono necessari cospicui capitali, ma basterebbe dedicare qualche punto percentuale del reddito per salvare milioni di uomini e per frenare un esodo, che avrebbe effetti devastanti per tutti.<br />
Si tratta di una scelta obbligata, ma questi investimenti debbono avere l’ottica di aiutare gli africani e non di continuare a sfruttarli come in una sorta di post colonialismo di rapina si apprestano a fare alcune multinazionali onnipotenti ed alcuni stati, in primis Cina ed India, che stanno acquistando pezzi di territorio, estensioni enormi, alcune più grandi delle più grandi regioni italiane, per organizzare culture intensive basate prevalentemente sull’utilizzo degli ogm, al solo scopo di produrre reddito e prodotti da esportare, lasciando agli indigeni, utilizzati con ritmi di lavoro da schiavi, la miseria di un tozzo di pane. Naturalmente senza investimenti che migliorino la produttività e scegliendo i pochi terreni ad alta redditività, possibilmente in paesi politicamente tranquilli come il Madagascar o il Senegal.</p>
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		<title>Il paese delle caste</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 06:24:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il recente episodio del chirurgo Macchiarini, ritornato in Italia dopo aver raggiunto la fama all’estero e costretto, dopo due spettacolari trapianti di trachea, a ripartire, accettando un insegnamento in Svezia, sono la dimostrazione lampante di una società bloccata, dove il merito, anche se eclatante, non viene riconosciuto e dominano incontrastate caste e cosche, cricche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/il-paese-delle-caste-912057.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Il recente episodio del chirurgo Macchiarini, ritornato in Italia dopo aver raggiunto la fama all’estero e costretto, dopo due spettacolari trapianti di trachea, a ripartire, accettando un insegnamento in Svezia, sono la dimostrazione lampante di una società bloccata, dove il merito, anche se eclatante, non viene riconosciuto e dominano incontrastate caste e cosche, cricche e camarille, clientele e corporazioni, che difendono posizioni di privilegio e si riproducono unicamente per raccomandazioni.<span id="more-2057"></span><br />
Si tratta di un copione vecchio che tristemente si ripete. Ricordo ancora il caso del professor Bovet (italianissimo nonostante il cognome francese), insignito del premio Nobel per la medicina, che volendo ritornare in patria ed esibendo nei concorsi un curriculum interminabile, tra cui la celebre onorificenza, si vedeva spudoratamente superato da figli e nipoti di baroni con articoletti pubblicati su riviste prezzolate, mai lette da nessuno.<br />
Le lobby imperversano, non solo nelle professioni,  bloccando la mobilità sociale ed il prezzo di questo sistema ingessato viene pagato principalmente dai giovani, i migliori, destinati ad emigrare, ma alla fine da tutti noi, costretti a pagare  costi più alti per servizi più scadenti.<br />
Notai, farmacisti ed odontoiatri, ma anche tassisti, gestori di stabilimenti balneari e tabaccai, senza parlare di energia, telefonia e grande distribuzione, vere associazioni a delinquere, che agendo in regime di monopolio ci regalano le più alte tariffe d’Europa.<br />
La grande rivoluzione liberale, tante volte annunciata è di là da venire ed anche l’opinione pubblica ed i mass media non si interessano più a questa fondamentale problematica.<br />
Un plauso va perciò al chirurgo fiorentino, che ha cercato con il suo bisturi di incidere su un corpo putrefacente quale quello delle caste duro a morire.</p>
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		<title>Napoli e la napoletanità nella storia dell’arte</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 06:56:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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Il Maestro degli Annunci ai pastori va collocato idealmente in quel gruppo di artisti di cui in seguito faranno parte Domenico Gargiulo, Aniello Falcone, Francesco Fracanzano e soprattutto Francesco Guarino, i quali saranno impegnati in un’accorata denuncia delle misere condizioni della plebe, dei contadini e delle classi popolari e subalterne. Una sorta di introspezione sociologica ante litteram della questione meridionale, indagata nei volti smarriti dei pastori, dalla faccia annerita dal sole e dal vento, dei cafoni sperduti negli sterminati latifondi come servi della gleba; immagine di un mondo contadino e pastorale arcaico, ma innocente e la cui speranza è legata ad un riscatto sociale e materiale, che solo dal cielo può venire, come simbolicamente è rappresentato dall’annuncio ai pastori, il cui sostrato e l’iconografia religiosa sono solo un pretesto di cui il pittore si serve per lanciare il suo messaggio laico di fratellanza ed uguaglianza.<br />
Le condizioni di vita e di lavoro di contadini e pastori sono state per millenni dure dovunque, ma nel profondo sud, sia sotto gli Spagnoli che sotto i Borbone, sono state ulteriormente aggravate dall’abbandono al suo destino del latifondo, utilizzato unicamente per ricavare un reddito da parte di una classe sociale ottusa e rapace.<br />
Il pittore è rimasto ancora anonimo, nonostante la recente, ma non convincente, proposta da parte della critica di identificarlo con lo spagnolo Juan Do, perché l’iconografia dei suoi dipinti era rivoluzionaria e di conseguenza nessuna committenza pubblica gli è stata mai assegnata né dalla Chiesa, né dalla nobiltà, da cui la mancanza di documenti di pagamento negli archivi cittadini. La sua attività  copre un arco di poco meno di trenta anni, durante i quali vi fu un lungo periodo di vigorosa e rigorosa adesione al dato naturale, spinto oltre i limiti raggiunti dallo stesso Ribera, con una tavolozza densa e grumosa e con una serie di prelievi dal vero, dal volgo più disperato: una lunga serie di piedi sporchi, di calzari rotti e di vestiti impregnati dal puzzo delle pecore.<br />
I secoli sono trascorsi, ma la situazione poco è cambiata, mentre la forbice economica nei riguardi del nord si è ulteriormente divaricata. I giovani sono costretti a fuggire in cerca di un futuro migliore, dando luogo ad una diaspora rovinosa che tronca anche la speranza di un’inversione di tendenza. Tutto nel silenzio degli artisti e degli intellettuali, infatti anche la loro voce  è divenuta fioca e nessuno più ascolta il loro canto disperato.<br />
Achille della Ragione</p>
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