La mia candidatura

di Mirna Campone | 23 marzo 2010, 22:52 | Speciali elezioni

Quando ho comunicato con timoroso riserbo agli amici e conoscenti di aver accettato la candidatura alle regionali del prossimo marzo 2010 nel partito dell’Italia dei valori, molti, con malcelata sorpresa, mi hanno chiesto perché?
Perché la politica a  49 anni e perché con Di Pietro? In realtà ho sempre vissuto nel sociale e non ho mai ritenuto che la politica dovesse essere ostaggio dei politicanti di mestiere e per questo già nel lontano 1996 ha sperimentato la mia prima esperienza come candidata ( forse con insufficiente consapevolezza), ma con buon successo  (162 voti) alle comunali di Benevento , con il partito dei democratici di sinistra.
Successivamente quella esperienza si tramutò in una profonda delusione perché già ormai le logiche di quel partito e i “giochetti dei capi” impedivano ogni possibilità di un impegno fattivo, per chi proveniva dalla società civile. Confesso di non riuscire a trovare  giustificazioni razionali di fronte a tale  scelta di grande responsabilità, posso elencare argomentazioni emotive come il desiderio di resistenza, forse “ genetiche”.
Penso a mio padre: l’uomo più importante della mia vita ,“un uomo” vero per parafrasare il titolo dello splendido libro su Panagulis, scritto da Oriana Fallaci. E’ stato essenziale per me essergli figlia, ha lasciato un ricordo indelebile a chiunque lo ha conosciuto . Egli ha fatto la politica perseguendo gli ideali che dovrebbero starle  dietro, e diventare stella polare della esistenza umana.
Ha fondato in un piccolo paese del Sannio il partito comunista,quando essere comunista comportava finanche problemi esistenziali,e ha testimoniato con una sana,onesta e giusta amministrazione che la politica non poteva essere “ l’arte del compromesso” Non solo l’accaparramento di beni sociali,la corruzione delle idee prima di quella dei fatti ma una autorità morale che indicava, a partire da chi la rappresentava segnali forti e  inequivocabili di giustizia,onestà,legalità;  testimoniare l’appartenenza, anche con scelte personali di vita impopolari  ( matrimonio civile, astensione dalla comunione per i propri figli). Per lui la politica significava testimoniare in ogni luogo la determinazione nel far rispettare la legge agli avversari politici come agli amici di partito. Sono cresciuta attenendomi ai suoi insegnamenti onesti e colti, una onestà intellettuale che gli veniva riconosciuta persino dagli avversari politici, inconfutabile. Con questi “ padri”, non rari a quei tempi, ci saremmo potuti aspettare qualcosa  di più : una più ricca eredità di valori. Soprattutto la sinistra italiana avrebbe potuto esprimere una diversa politica più vicina alla gente, diversa dagli altri partiti.
Potrei concludere perciò che è la nausea che mi conduce a “buttarmi “ nella politica; lo sconforto nel vedere questa nostra Italia alla deriva etica e civile, con la complicità della sinistra Italiana.
Dalla genetica al genotipo: perché IDV? Perché è l’unica reale novità politica positiva in Italia degli ultimi dieci anni,  il partito della speranza, quella “ultima a morire” Ritengo infatti ,che questo partito, fondato da un uomo del popolo incarni pienamente gli ideali e i valori a cui la mia famiglia mi ha educata: legalità, libertà, giustizia, onestà, la verità. Sono i valori in cui credo e ai quali cerco di educare i miei 2 adorati figli adottati dalla Romania.
Non ho mai pensato di cambiare il mio giudizio sul mondo e sul modo di essere anche quando tutti mi suggerivano di farlo, nei miei interessi, quando molti dicevano la giustizia non esiste, se non le regole del più forte, che senza “raccomandazioni” non si va avanti, che vincono sempre quelli più potenti non i più bravi. Non che io viva nelle nuvole e non sappia che questo è il mondo; quello che non mi va è pensare che i nostri figli erediteranno questo mondo.
Non mi va di continuare a criticare quella parte di mondo abitata dai disonesti, gli ipocriti, i falsi, gli occulti limitatori della libertà, di fronte alla TV o seduta ad una tavola imbandita,  senza aver provato a muovere un dito, essermi impegnata a combattere per portare avanti le mie idee contrastando le loro dinamiche di comportamento , non voglio sentirmi più oscuramente  connivente .
Voglio continuare a pensare di “fare la cosa giusta” quando offro ai miei figli l’educazione che è mi è stata impartita dai miei genitori in cui ancora oggi credo.
Voglio oppormi a questa parte di mondo crudele e disonesto che spinge unicamente le persone a coltivare il  proprio interessi,con cinico egoismo.
Voglio resistere assieme alla mia famiglia; non voglio stravolgere l’educazione dei miei figli, dicendo loro che con la prostituzione fisica e morale si raggiunge il successo professionale ed economico, o che comunque non è questo il mondo che approvo.
Voglio credere che la parola meritocrazia torni ad essere un parola densa di significato per questa povera  società italiana, che si avvicina a conseguire standard di libertà e giustizia simili a quelli di una dittatura sudamericana del passato.
Mi dicono che sono un granello di sabbia di fronte a certi proclami, di fronte alla complessità e gravità dei problemi sociali. Lo so, appunto penso ci possa essere bisogno anche di me. La politica non può essere svolta solo dai professionisti della politica. Penso che si potrà realizzare un sogno comune se saremo uniti e credo che non si possa vivere senza coltivare un sogno. Chiedo perciò agli amici conoscenti e simpatizzanti delle idee di questo partito di uscire fuori e di lottare insieme perché anche gli idealisti diventino soldati come ben dice un poeta ebreo Avrom Shutker. Ci sono temi molto speciali sui quali vorrei approfondire  la mia azione politica: innanzitutto quello del lavoro semplicemente perché dove non c’è e non c’è speranza ma disperazione e incerto senso del futuro con il proliferare di organizzazioni camorristiche. Le pari opportunità non come slogan di successo ma come promozione  per la realizzazione vera di immersione nella realtà amministrativa dei comuni province e regioni delle donne.