Tu Quoque Fini, Fili mi
Ormai anche i berlusconiani più fondamentalisti si sono accorti che siamo agli sgoccioli.
Benvenuti nella crisi! Ma il colpo di genio è sempre dietro l’angolo e, anziché presentarsi al Presidente della Repubblica, rassegnando le tardive dimissioni, B. e i suoi sono inventati di sciogliere soltanto una delle due Camere. A livello costituzionale è giusto ricordare che la simpatica trovata è possibile, ma che difficilmente il Presidente Napolitano accetterà di mettere in pratica questa trovata fantasmagorica, che intanto convoca il presidenti di Camera e Senato (Fini e Schifani), dopo che i ministri di Fli hanno lasciato il governo.
È ufficialmente aperta la crisi? Sì.
Ma questa crisi, dai contorni che pian piano si fanno meno nebulosi, cosa porta con sé? Quale futuro politico si prospetta agli italiani? Momentaneamente la più accreditata, vedrebbe B. “tirare a campare”, cercando di sopravvivere finché è possibile, ignorando la crisi (dejavu?) e lasciando l’Italia in mano a un governo fantasma, che dovrà cercare di arrivare almeno fino a dicembre.
Perché? B&Bossi, anziché darsi all’ippica, evitando altre figure da cioccolatai, vogliono prolungare questa straziante agonia per motivi pre-elettorali: devono riuscire a scaricare barilate di fango sui traditori futuristi, incolpandoli di tutto ciò che non è stato fatto in due anni, accollando loro la responsabilità dell’immobilismo governativo. È l’ipotesi più concreta, che vedrà nella parola “traditori” il leit motiv delle prossime settimane.
D’altro canto è altrettanto ipotizzabile la fine di questo governo grazie al nuovo asse Fini – Casini – Rutelli (sic!), che si metterebbero in prima linea per sostenere un governo di responsabilità nazionale, con la possibilità di aprire a sinistra.
Ad ogni modo spetterà solo e soltanto a Napolitano prendere una decisione, magari dopo qualche mandato esplorativo, con Napolitano nei panni di Indiana Jones alla ricerca non dell’Arca perduta, bensì di una figura che possa avere una maggioranza stabile alle Camere fino a fine legislatura.
Nel caso questo fantomatico personaggio non fosse reperibile, lo scioglimento delle Camere e il ritorno alle urne (ma non prima di marzo per tempi tecnici) sarebbe inevitabile.
A quel punto spetterà soltanto agli italiani dimostrare di aver capito il mastodontico errore, nell’aver affidato per la terza volta il paese a B.
E intanto “il nostro Silvio Cesare può shakespearianamente ansimare “tu quoque Fine, fili mi”, esalando l’ultimo respiro dittatoriale, prima di lasciare il posto a un nuovo corso per la politica italiana.”
Auspicemus…


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