Popolo Viola Marche a favore della Costituzione
Proposto da un gruppo spontaneo di semplici cittadini e diffuso tramite la rete il 30 gennaio 2010 si sono riuniti migliaia di cittadini in diverse città d’Italia per la giornata nazionale in difesa della Costituzione.
La Costituzione è la roccia su cui si poggiano le fondamenta della nostra democrazia e di tutto il sistema giuridico – legislativo, è una costituzione scritta, rigida, lunga, votata, compromissoria, democratica e programmatica. In essa sono contenuti i principi fondamentali che devono indirizzare l’opera di governi e istituzioni.
Questo ruolo di Carta Fondamentale evidentemente non viene riconosciuto dall’attuale governo visto che solo negli ultimi anni si contano decine di tentativi di minarne le fondamenta, di aggirarla o di stravolgerla.
Proprio dalle dichiarazioni del Ministro Brunetta, che suggerisce di modificare persino il 1° articolo della Carta, è nata l’esigenza di una manifestazione di dissenso che si è diffusa, raccogliendo centinaia di consensi e adesioni sulla rete, grazie al social network facebook e al tam tam di email.
Il Popolo viola vuole ricordare che la Costituzione è la carta fondamentale del nostro stato, e l’Italia non è solo un territorio, un confine di proprietà trincerato, ma è un popolo che ogni giorno lavora, cammina, ama e vive.
La Costituzione è nata nel 1948 dal pensiero comune di tutte le forze politiche, che insieme hanno immaginato come avrebbero voluto l’Italia da poco pacificata: un paese dell’odio? Un paese retrogrado e forcaiolo? No. Un paese che vuole la felicità di ogni suo singolo componente, che si basa sulla possibilità, per ogni uomo e ogni donna, di mettersi in gioco e vivere la propria vita.
Ma non solo: i principi della Costituzione nascono dalla consapevolezza profonda che l’ineguaglianza, la violenza, l’ingiustizia, generano un vortice negativo che coinvolge non solo i meno abbienti, ma anche le elite, non solo i più indifesi, ma anche i loro aguzzini, vortice che purtroppo vediamo ora risucchiare il futuro del nostro paese. Anche se la Legge fondamentale del nostro stato è ancora in vigore, l’operato del governo non dimostra di averne capito il valore e propone leggi che stanno gettando l’Italia, stanno gettando noi, nell’assenza di regole.
A coloro che credono che la soluzione dei problemi del nostro paese sia nella privatizzazione, nel demolire i servizi pubblici e lo stato di diritto, attenti a quello che fate! A coloro che continuano a vivere nel tedio e nell’indifferenza, non sfuggirete alle conseguenze delle vostre non azioni, non sfuggirete al giudizio dei vostri figli. Perché anche se si realizzassero i disegni anticostituzionali del Popolo della libertà, la giustizia non morirà mai, non morirà il sogno dell’uguaglianza, circolerà di soppiatto, dove non pensate, e vi raggiungerà nelle vostre belle casette condonate, con tutti i vostri antifurto privati, mentre dormite sicuri che tanto i furbi se la cavano sempre. Vi raggiungerà alle spalle, come voi quando avete colpito gli altri per rubare soldi. Vi raggiungerà con l’efficienza dei calcoli economici per far carriera, vi raggiungerà uno per uno.
Nessuno si illuda che stracciando la Costituzione, violando i suoi principi, istaurando il regime della servitù al denaro, il senso di questa legge si spenga, poiché ne sono impregnati i nostri ideali e i nostri sogni di italiani, indipendentemente dalla nostra appartenenza politica.
Noi del Popolo viola vogliano ricordare a questo paese il senso del tempo, delle lotte fatte in passato e di quelle che stiamo affrontando per combattere contro “il buio della ragione” che domina la nostre vite: contro l’opportunismo di chi è ai vertici e pensa solo al proprio interesse, contro l’individualismo di ogni italiano che pensa solamente ai propri interessi privati, perché tanto è sempre tutto in balia del caso, contro la carenza cronica di efficienza dell’apparato politico nel prevenire i problemi, dell’apparato giuridico nel punire le colpe, di ogni cittadino nell’essere responsabile del proprio operato, nel sapere organizzare la propria vita con gli altri e non fregando gli altri.
Il giorno che non lotteremo più per questi ideali la pena sarà la morte, non fisica, ma la morte come ‘non vita’, poiché ‘non di soli soldi vive un uomo’. Il giorno in cui non ci sarà più partecipazione del popolo all’attività di governo, rispetto dei diritti inviolabili di tutti, pari dignità sociale e legale senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religioni, opinioni e condizioni, il giorno in cui non ci sarà più diritto di lavorare, pena sarà la morte. E noi temiamo che questo giorno sia oggi.
In molti si chiedono perché dovremmo pensare noi, che non siamo politici, a come governare il paese? Perché non dovremmo fidarci del governo se i suoi rappresentanti sono arrivati a Montecitorio? Ci saranno degli organi apposta che ci penseranno…
Non crediate che far finta di non vedere o di non sentire, oggi, nel 2010, vi salverà dalla crisi che sta dilagando e che intaccherà i notebook puri e candidi, la biancheria firmata e profumata, i programmi televisivi luminosi, splendidi e pieni di buoni sentimenti, lontani dalla politica che è una cosa triste…
Viviamo un presente caratterizzato da grandi cambiamenti, dei quali non siamo del tutto consapevoli.
Delle riforme vere servono urgentemente al nostro paese, ma non quelle che vogliono demolire la Costituzione, la carta che dal dopo guerra ad oggi ha reso la penisola italiana, una nazione, ha unito i nostri dialetti, ha fatto crescere la nostra economia, fino a renderci la quinta potenza del mondo. Noi stiamo vivendo la fine dell’illusione di poter conciliare il potere del mercato e gli ideali democratici. Il mercato capitalista, con il regime della concorrenza, ha determinato la concentrazione di capitali nelle mani di pochi, mentre gli ideali democratici di uguaglianza, contrari al sistema capitalistico, sono stati distorti in arrivismo individuale, nell’illusione di ognuno di poter raggiungere uno standard di vita migliore guadagnando di più e lasciandosi asservire dalle personalità più carismatiche.
Continuate a lavorare, italiani, anche gratis, per il bene della vostra fabbrica che è in crisi, poi tutto andrà a posto, cioè verrete licenziati e i dirigenti incasseranno i premi per aver ridotto la spesa del personale. Continuate a sognare, italiani, un futuro con la vostra macchina, la vostra casa, la possibilità di mantenere decorosamente dei figli, prima o poi andrà tutto a posto, quando l’economia riprenderà a girare. Non è così.
Senza la redistribuzione delle ricchezze fra ricchi e poveri operata dalle tasse, senza una politica vigile che imponga regole al mercato, senza istituzioni solide che non siamo in balia degli alti e bassi della borsa, scordatevelo.
Tutto questo non è un film. Ci stanno togliendo tutto e non verrà “c’è posta per te” a farci fare la pace.

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