In difesa della libertà di espressione

di Silvia Terribili | 11 dicembre 2010, 20:50 | Primo Piano

Una giornalista olandese A. B. mi ha contattato all’Istituto di Cultura dove lavoro.

Chiedeva pubblicità per la presentazione del suo libro su SB, voleva organizzare un incontro con gli italiani in Olanda, chiedeva aiuto su come pubblicizzare il suo comunicato stampa, su come tradurlo in italiano per allettare meglio la stampa italiana a recensire il suo libro, chiedeva contatti con giornalisti o testate italiane, voleva insomma promuovere il suo libro.

Ho fornito le risposte di prammatica e cioè che il direttore dell’Istituto avrebbe dovuto valutare la proposta e che a tale scopo poteva inviarci il libro in modo da poterlo visionare, che in quel momento il direttore aveva degli impegni quindi non poteva fornire subito una risposta e che qualsiasi traduzione doveva essere autorizzata preventivamente dal direttore.

Tutto ciò è perfettamente normale e regolare e rientra nelle nostre normali attività di collaborazione e informazione che forniamo a professori, scrittori, giornalisti, personalità e semplici cittadini che si occupano dell’Italia o sono interessati all’Italia.

Agevolare il lavoro o la ricerca di queste persone rientra perfettamente nei compiti istituzionali del nostro istituto in cui lavoro con onore, dedizione, serietà e -scusate l’immodestia- professionalità da 22 anni.

Successivamente intercorrono tra la B. e me dei contatti privati -assolutamente staccati da qualsiasi coinvolgimento dell’IIC- in cui la stessa mi fa inviare un invito a una trasmissione televisiva olandese che mi chiede cortesemente di diffondere il messaggio e l’invito a partecipare al programma TV al mio indirizzario privato, ai miei contatti di italiani in Olanda

E’ più che evidente che tutti questi contatti successivi si svolgono assolutamente a titolo personale e in qualità di referente politico di Italia dei Valori in Olanda e che in nessun modo possono essere associati o ricondotti all’Istituto di Cultura.

A questo punto la signora B. , senza chiedere la mia autorizzazione alla pubblicazione, si è permessa di inviare urbi et orbi una mia mail privata in cui esprimevo le mie idee su SB.

Idee che esprimevo chiaramente a titolo privato e come referente nei Paesi di Italia dei Valori, due volte candidata alla Camera nel 2006 e 2008.

Le mie erano chiaramente affermazioni di carattere politico con nessun collegamento con la mia attività lavorativa.

E’impensabile che un esponente politico, come io sono a tutti gli effetti, non possa esprimere le sue idee nel suo tempo libero e dalla sua mail privata perché ciò equivarrebbe a togliergli il diritto sacrosanto di libera espressione del pensiero.

E’impensabile che venga violata la privacy di un cittadino in questo modo.

Ben diverso è il caso in cui un magistrato disponga intercettazioni in seguito a indagini su reati gravi e gravissimi. E’chiaro che in questo caso il cittadino (tutti i cittadini anche e soprattutto i potenti) può e deve essere intercettato e che anche le sua mail private possano essere analizzate e valutate ai fini delle indagini.

Mi sembra più che evidente che quanto appena detto nel precedente paragrafo 13. non si applica minimamente al mio caso. Non esiste nessuna indagine che giustifichi la violazione della mia corrispondenza privata.

La giornalista in questione al fine di promuovere il suo libro su SB non ha esitato a divulgare una mail privata a lei sola indirizzata.

In quanto al merito e ai contenuti della mia mail privata non intendo fornire ulteriori commenti pubblici. Restano opinioni personali e valutazioni politiche non destinate alla pubblicazione che nessuno ha il diritto di pubblicare senza la mia autorizzazione. Ovviamente sono a disposizione dei magistrati che avessero titolo ufficiale a interrogarmi sui contenuti della mia mail.

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