Boia chi molla?

di Dario Delvecchio | 12 novembre 2010, 01:53 | Primo Piano

Dal palco della convention a Bastia Umbra (Perugia) il leader del neonato Futuro e Libertà, pur mantenendo il suo classico aplomb, sembra essere posseduto dallo spirito di Antonio Di Pietro: critica la manovra di Tremonti incurante della ricerca, auspica una rivoluzione liberale, attacca l’asse Pdl-Lega, parla di diritti civili, ricorda il rigore morale di politici come Moro, Berlinguer, Almirante (vabbè) e La Malfa. È stata un’esondazione in piena regola, con finale ad effetto: “Berlusconi deve salire al Colle e dire che la crisi c’è. Deve rassegnare le dimissioni. Se ciò non avverrà, Urso e gli altri non rimarranno un minuto in più nel governo. Se no la spina la staccheranno gli italiani, che non ne possono più di un esecutivo che non governa”.
È finalmente arrivato il tanto agognato ultimatum all’utilizzatore finale dello Stato Italiano, che sta collassando su se stesso, proprio come la Domus dei Gladiatori a Pompei, caso emblematico che, oltre a essere motivo di profonda vergogna per le istituzioni e gli italiani, risulta essere una sottile metafora di ciò che potrebbe accadere presto a questo governo di giullari emeretrici.
Ovviamente la risposta di B. non si fa attendere: “Vuole la crisi? Mi sfiduci”.
Fini ha tra le mani l’ennesima occasione per cambiare il corso della storia italiana: delegittimando B. e il suo esecutivo di lecchini, potrebbe aprire la strada alla Terza Repubblica, una repubblica senza B, che avrebbe il compito di ricostruire argini di normalità, distrutti a colpi di leggi ad personam.
Ma il buon Gianfranco, nei panni di Amleto, tergiversa. Tentenna. Si contorce nel suo dubbio, ripetendosi: “Crisi o non crisi? Questo è il dilemma. Se sia più nobile sopportare le percosse e le ingiurie di una sorte atroce, oppure prendere le armi contro un mare di guai e, combattendo, annientarli”. Riuscirà il nostro “eroe”a staccare la spina di questo governo? Chissà…
E mentre il Gianfranco se ne sta amleticamente bloccato nel suo dubbio, la Sinistra che fa? Quello che ha sempre fatto nel corso della sua storia, che è diventata routine negli ultimi 16 anni: si frammenta. Logico, no? Anziché compattarsi e creare un fronte nazionale unito, con un programma serio, che racchiuda Pd, Idv e Sel, il partito che dovrebbe guidare il carro dell’opposizione (Pd), deve fare i conti con due“piccoli” problemini: i giovani “rottamatori” che esigono gli scalpi di Bersani&co, corresponsabili del viscerale berlusconismo che impera nel paese, e l’Idv, che minaccia di far saltare l’alleanza a livello nazionale se il Pd siciliano non toglierà l’appoggio al governatore della Sicilia, Lombardo (Mpa), indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Senza parlare del problema più grande: il leader di coalizione.
Candidare Vendola? No, sarebbe troppo facile: si sa che la Sinistra gode nel complicarsi la vita. Si attende a breve qualche folle che proponga la terza candidatura di Prodi. Per la serie “spazio ai giovani”…
E gli italiani? Come sempre, stanno a guardare, sempre più sconsolati, costretti a vergognarsi di un paese che non dà alcun segno di cambiamento, a cui servirebbe una vera rivoluzione culturale, che risvegli le coscienze.