Sallusti, non Sallustio
“Nella molteplicità delle attività umane la Natura offre sempre a ciascuno la propria strada”.
È solo una delle innumerevoli citazioni di Sallustio, lo storico di quella Roma repubblicana che stava per abbandonare le propri vesti per indossare quelle imperiali.
Circa duemila anni dopo, in una situazione italica pressoché analoga, la Natura si ritrova faccia a faccia con l’erede indiscusso di Sallustio, Alessandro Sallusti, al quale offre la strada del “servilismo d’assalto”, come condirettore de “Il Giornale” della famiglia Berlusconi. E così il 16 gennaio 2010, dopo una serie di perle giornalistiche, il nostro Sallusti ha regalato ai suoi innumerevoli lettori un articolo da premio Pulitzer, intitolato: “Di Pietro trema. C’è un dossier su di lui”.
Il compagno di merende di Feltri non appare molto sicuro di ciò che si debba scrivere riguardo il dossier, ma lo scrive comunque: “…C’è qualche cosa che non torna nella mossa a sorpresa di Di Pietro. Questo mettere le mani avanti rispetto a una notizia di cui nulla si sapeva e che probabilmente non sarebbe mai stata pubblicata crea più sospetto che solidarietà”.
Addio buon vecchio cogito ergo sum! Cartesio non poteva nemmeno immaginare che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a formulare una teoria secondo cui chi denuncia qualcosa di losco architettato alle proprie spalle, dimostra che ha qualcosa da nascondere…
Basterebbe già questo per allertare il 118, ma Sallusti, non ancora soddisfatto, si spinge oltre: “…questo non basta a capire che cosa sta succedendo. E non basterà fino a che Antonio Di Pietro non racconterà al Paese la verità, tutta la verità e niente altro che la verità su tre fatti che lo riguardano. Il primo: come ha fatto un giovane poliziotto della bergamasca a laurearsi tanto rapidamente e a diventare magistrato? Il secondo: come ha fatto un inesperto pm a diventare improvvisamente il più bravo e importante della storia del Paese? Il terzo: come mai, all’apice del successo e del potere, abbandonò la toga per buttarsi in politica? So che lui ha già risposto a queste domande. Riassumo in sintesi: sono bravo. Rispondo in sintesi: è vero, ma noi non siamo fessi. La storia di Mani pulite è ancora avvolta nel mistero e piena di buchi neri. E la reazione di Di Pietro al presunto dossier che potrebbe aprire uno squarcio nell’omertà di questi anni ha il sapore della «excusatio non petita, accusatio manifesta»…”.
Ma la raffinata orazione sallustiana d’altri tempi tocca l’apice nel finale: “…Restiamo garantisti, ma anche curiosi di capirne di più, come dice Santoro quando i killer della mafia accusano i vertici del centrodestra. Vedremo”.
Ci si chiede se il lettori de Il Giornale abbiano apprezzato e colto il messaggio subliminale del buon Sallusti: tentiamo nuovamente di smontare la credibilità di Di Pietro, per riabilitare tutti quelli dell’epoca di Tangentopoli, grazie a un bislacco revisionismo. Inoltre, smontando l’ex pm, si potrà anche affermare che, visti i danni irreparabili combinati da certi magistrati, la magistratura non può non dipendere dal potere politico, ma soprattutto non può indagare sul potere politico. Due piccioni con una fava…


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