Nel Partito del Livore…

di Dario Delvecchio | 8 maggio 2010, 09:05 | Politica

Il tempo smaschera sempre le contraddizioni. Questa volta a farne le spese è stato il Pdl, ribattezzato Partito del Livore, dopo il poco amorevole scambio di opinioni tra Fini e Berlusconi, in occasione del direttivo del Pdl.
Ma si sa che l’amore non è bello se non è litigarello… Fini, sempre più insofferente dinnanzi ai continui flirt del Pdl con la Lega, ha deciso di dire la sua, senza mezzi termini e senza vergogna, destando imbarazzo e stupore all’interno e all’esterno del partito. Ma la diatriba tra Fini e Berlusconi non è certo una novità. Dopo la nomina del buon Gianfranco a Presidente della Camera, si era avvertita in lui una metamorfosi nel modo di valutare l’operato del governo. Una naturale metamorfosi istituzionale non riuscita però a Schifani, attuale Presidente del Senato, che ha addirittura accentuato la sua riverenza nei confronti della politica imperialista del premier/padrone.
Questa ventata di oggettività ha permesso a Fini di capire i contorni del tranello in cui era caduto, entrando nel Pdl: Mr.B., levandogli di mano Alleanze Nazionale e il suo 12% e fondendolo con Forza Italia, ha annichilito la capacità critica degli ex missini, presto divenuti i più fieri e fedeli servitori del trono di Palazzo Grazioli. Risultato: Fini relegato al ruolo di semplice membro del partito e Berlusconi eletto Sultano.
Oltre alla necessità di un serio dibattito interno, l’ex camerata Gianfranco ha posto la questione non indifferente delle riforme. È arcinoto che il Pdl voglia riformare l’Italia assieme al partito della Polenta e al suo leader indiscusso, Umberto Bossi,  che il “buon” Silvio amorevolmente descrisse con queste soavi parole: “Bossi, quando parla, sembra un ubriaco al bar… è un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo”. Come ogni italiano può ben vedere…”La preoccupazione di Fini sta nel fatto che la Lega possa imporre al Pdl condizioni inaccettabili, mentre il solo pensiero che l’Italia possa essere riformata da gente che sbraita in una lingua incomprensibile, invocando il federalismo di Carlo Cattaneo senza nemmeno sapere chi o cosa sia, spaventa tutta la popolazione italiana alfabetizzata.”
Proprio per evitare che questa formazione politica comprometta il nostro paese, Fini ha deciso di esporsi, dando un violento scossone all’interno del Pdl e della coalizione, la quale avrebbe gradito il suo silenzio o ancor meglio la sua adesione all’unica corrente di pensiero lecita nel partito, come nei migliori regimi totalitari. L’Italia ha avuto l’ennesima dimostrazione che questo governo non ammette critiche, nemmeno (o soprattutto?) dall’interno della maggioranza.
Questo governo xenofobo, revisionista, illiberale, corporativista, nemico del neutrale potere giudiziario, dello stato democratico e della Costituzione dovrebbe restare bene impresso nella labile memoria degli italiani, per assicurarsi che il balcone di Palazzo Venezia continui a restare sfitto.