Il fallimento del piano casa

di Luigi Paonessa | 27 ottobre 2010, 08:12 | Politica

Nato come l’ennesimo spot governativo, il piano casa si è rivelato la solita bolla di sapone. Il piano, che nell’intenzione voleva trasformare ogni italiano proprietario di appartamento in un piccolo palazzinaro, incerto se trasformare la veranda in salone o il sottotetto in stanza per i ragazzi è naufragato subito dopo, nonostante gli eclatanti annunci. Era il 6 marzo scorso quando nel corso di una conferenza stampa il premier annunciava raggiante come risollevare  in un colpo solo l’economia italiana favorendo  imprese edili, progettisti, architetti e geometri e le famiglie che avrebbero potuto ingrandire le proprie abitazioni trasformando delle semplici abitazioni in splendide dimore e perché no mettere le radici ad un futuro ed ennesimo condono edilizio. Ben due i progetti illustrati quel giorno per rilanciare un settore chiave della nostra economia: il primo dava la possibilità al singolo cittadino di effettuare interventi di ampliamento e/o ricostruzione della propria abitazione grazie all’accordo con le Regioni che si erano impegnate ad approvare proprie leggi in materia urbanistica che favorissero aumenti di volumetria o la possibilità di demolizione e ricostruzione. Il secondo, riguardava la semplificazione delle procedure burocratiche inerenti lavori di edilizia ma quest’ultimo in molte regioni non è neanche partito. I risultati del piano casa sono pessimi, sfogliando le richieste regione per regione  si scopre che in alcuni casi le istanze sono appena una decina mentre sulla carta queste dovevano essere migliaia. A questo si aggiungono le polemiche degli altri protagonisti del Piano, ovvero architetti ed associazioni che raggruppano le imprese edili. Ad esempio l’ Ordine degli Ingegneri di Modena  che a seguito di un questionario  realizzato intervistando oltre 500 iscritti evidenzia come il 2010 si chiuderà con un drastico calo del fatturato. Professionisti in difficoltà e di conseguenza nuovi cantieri che non partiranno a causa della crisi economica e del fallimento a livello nazionale del piano casa, ma anche della troppa burocrazia imposta. Al contrattacco anche molte associazione dei piccoli proprietari di case così come gli “industriali del cemento” che stanno preparando una manifestazione di protesta. Paolo Buzzetti, Presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili rivendica maggiori lavori pubblici, meno burocrazia e ricorda il misero fallimento del Piano casa. Secondo Buzzetti <In tre anni gli investimenti sono calati circa del 20%, e di oltre il 30% solo nell’edilizia abitativa”. Le promesse di Berlusconi sul rilancio delle opere pubbliche e sull’edilizia non sono state mantenute – afferma  sempre il presidente Ance -, infatti, le imprese più grandi e strutturate vanno a lavorare all’estero, mentre le più piccole sono costrette a chiudere e a lasciare a casa operai e impiegati>.  Un settore  che ha necessità di grandi opere ma anche di edilizia privata ma in entrambi i settori i rubinetti sono chiusi, infatti, prosegue Buzzetti <Dei circa 12 miliardi deliberati dal Cipe nel 2009, tra cui 1 miliardo per le scuole, poco o nulla è stato trasformato in cantiere così come il Piano casa: si e`completamente arenato nelle pastoie burocratiche regionali e comunali>.