La forza del pensiero, dei sordi

di Renato Pigliacampo | 1 giugno 2009, 10:08 | lettere

Ci sono, in giro,  troppe chiacchiere che prendono il sopravvento senza  che, spesso, la persona se ne avveda. Predomina l’informazione perché la società moderna la ha elevata a merce. Travaglio vale tot; Rino Rossi vale molto  meno. Un certo Silvio Berlusconi, proprietario di televisioni e  di una miriade di rotocalchi e giornali, fa sì che tutto ‘giri’ sull’informazione e sul… gratta e vinci (sic). La notizia è merce. Ma Marx non aveva pensato all’assuefazione della merce notizia; e la saturazione della ripetitività dell’annuncio, iniziata in Italia con le radio libere e le televisioni, non ha dato inizio alla creatività o all’ideazione di produrre informazione in modo differente e nuovo. Perché, se fate attenzione, vi accorgerete che tutti i telegiornali si somigliano: la regina che predomina è la parola verbale. Chi la utilizza sa usare solo quel mezzo. Il bombardamento di informazione parlata è sempre evidente. C’è il rifiuto o l’aspettativa dell’ascoltatore. Nessuno oggi è capace di resistere più di dieci minuti nel seguire un programma d’apprendimento, o che impegni un processo mentale. L’informazione, a bizzefe, ha  generato la svalutazione del contenuto e l’incapacità di analizzare il focus della notizia. Il capo del governo lo sa bene: e ci sguazza, sapendolo spara ancora più bla-bla, vale a dire “merce verbale”, portando all’apice la confusione dell’ascoltatore sulla reale verità, “merce reale” prodotta dalle funzioni cerebrali che sollevano critica e dissenso. Non è un caso che, Berlusconi, metta tutto in dubbio quando una persona, che ricopre un ruolo istituzionale lo “giudica”. Per lui esiste solo la “sua informazione”, esclusiva e personale, la sua legge. Il resto è falso, è invenzione dei giornalisti, interpretazione delle leggi di giudici che lo “invidiano” o gli vogliono male!. Quest’uomo, che è a capo del governo italiano, si permette di  fare teatro negli incontri ufficiali con i leaders di altri Paesi. Finisce sempre per fare spettacolo, televisione, accostarsi alla realtà manipolata dallo strumento mediatico e conoscendone l’opinabilità, sa che non potrà originare una critica diretta e seria. Questo per Berlusconi è tanto più supportato dalla capacità di manipolare il consenso degli elettori, che sbandiera con i sondaggi a portata di mano. Ma il continuo ricorso al consenso, di cui si vanta spesso e con cui continua a soggiogare la gente, è il solito vizio dei dittatori, ma – nell’era moderna – è manipolazione della mente, indurre al sonno le potenzialità mentali. Solo i sordi si salvano dalla manipolazione delle coscienze, di questa falsa democrazia. Tuttavia può esserci una consolazione amara per chi l’ha capito: la sconfitta sarà tardiva, ma certa. Solo allora inizierà il nuovo ciclo, che sarà possibile chiamare “terza repubblica”, perché la seconda non è mai apparsa, nonostante le inchieste condotte  negli anni Novanta da Di Pietro!