Andrea Agresti di “Le Iene” svela i retroscena delle venditrici ambulanti nell’hinterland pistoiese

di Daniela Sgambellone | 13 aprile 2010, 20:43 | Interviste

Andrea, che la prostituzione sia aumentata è un fatto risaputo ma la tua scoperta ha dello sconvolgente: è cambiato radicalmente il target, il contesto, le motivazioni. Di giorno, in pausa pranzo, in fabbrica, se non riescono a vendere accendini o fazzoletti queste ragazze vendono l’altra unica sola cosa che possiedono: il loro corpo. Come hai scoperto questa realtà?

Non credo di essere stato il primo ad aver notato che c’era qualcosa che non andava. Passo per quella strada spesso e non ho potuto fare a meno di notare queste ragazze, una decina in tutto, e più nello specifico ho osservato il loro cambio di atteggiamento tra la mattina e il pomeriggio. Al mattino arrivavano con i loro zainetti carichi di accendini, fazzoletti e ombrelli e ti chiedevano di comprare qualcosa. Nel pomeriggio, ripassando sui vialoni, ho notato che mi guardavano e mi mandano baci, così mi sono insospettito… L’ inchiesta che è stata mandata in onda a “Le iene” rappresenta il sunto di 3 settimane di lavoro sul campo, tra Pistoia, Quarrata e Prato. La ragazza di cui ho parlato ha 25 anni, è arrivata in Italia su un barcone, ora è regolare e vive qui da tre anni. La sua giornata è dura: sveglia la mattina alle 7, un’ora tra treno e bus, con lo zaino pieno di fazzoletti e calzini, in qualsiasi condizione climatica. Ci siamo fermati in una zona industriale: il suo è un viaggio da un capannone all’altro. La prima tappa le ha fruttato 2 euro, la seconda 5, la terza non le comprano nulla ma le danno 70 centesimi, va a vuoto anche la quarta fabbrica e siamo ormai alla tarda mattinata. Quando è giornata positiva pranza, ma quel giorno gli affari non le sono andati bene così si prosegue a oltranza. Alle 14 il triste viaggio riprende e frutta altri 5 euro. Oramai è evidente che se non si attrezzerà diversamente la sera rischia di saltare anche la cena. E cosi si apparta con un cliente: 20 euro. In tutto, dalla mattina alle 7, undici ore di lavoro per un totale di 32 euro e 70 centesimi. A quel punto, stanca, se ne ritorna a casa. E l’indomani si ricomincia.

Le tue interviste lasciano il segno ma questa ci ha aperto gli occhi su una realtà che non conoscevamo, facendoci cambiare atteggiamento nei confronti di quegli ambulanti che spesso liquidiamo frettolosamente: la gente ora, conoscendo il triste epilogo di un rifiuto si sentirà veramente in colpa…
Io spero sia così, ma sai, come per tutte le cose, anche le notizie possono essere lette in modo differente: magari un animo gentile, una persona perbene, toccata da questa triste realtà allungherà la moneta, ma un  malintenzionato potrebbe invece aver scoperto un’opportunità che non conosceva: e allora la moneta non la darà più volontariamente, con la speranza nel pomeriggio di ottenere il servizio che gli interessa e a prezzi ancor più da miseria. Inoltre va ricordato che queste ragazze, per quel che ho potuto osservare, non hanno protettori né nulla di simile e questo le rende ancor più appetibili e allo stesso tempo indifese.

Tutti sappiamo che un buon giornalista non lascia trapelare nella sua intervista sensazioni, parere personale, stato d’animo. Ma ora la situazione si è capovolta e l’intervistato sei tu: che idea ti sei fatto di questa situazione, cosa pensi di queste ragazze?
Beh, mi sono fatto due idee ben distinte. La prima è che si tratta di ragazze estremamente tranquille, in pace con se stesse e dotate di grande dignità. I loro occhi sono sereni, la sensazione che trasmettono è quasi come se ciò che fanno esuli da loro stesse…non lo so se si tratta un po’ dell’incoscienza legata alla loro giovane età o di una forma di autodifesa. La seconda è che l’essere umano è veramente straordinario: in situazione di necessità si ingegna e riesce anche nelle strade più impervie a trovare una via “un po’ meno peggio”. Mi spiego: queste ragazze devono soddisfare l’istinto primario che è quello della sopravvivenza e l’unica alternativa che hanno è prostituirsi. Ma non lo fanno di notte, per strada, con tutti i rischi annessi e connessi. Entrano nelle fabbriche, di giorno, e si allontanano per pochi minuti accompagnate dal cliente: è difficile che questo le maltratti, non le paghi o gli faccia strani magheggi, il rischio per il cliente sarebbe troppo alto.

Tu come giornalista ti occupi spesso di argomenti di carattere sociale: sei un idealista, convinto che questo sia un modo per dar voce ai più indifesi o come una buona iena che si rispetti ti avventi sulla notizia che credi farà più audience?
Posso garantirti di non essere assolutamente tipo da calcolo di audience. Non sono di quelli che alla fine di un servizio vanno a studiarsi i picchi e li raffrontano con i servizi precedenti. Quello che mi guida principalmente è la curiosità: se sono in giro e vedo una cosa strana scatta in me la voglia di capire cosa succede. Nascono così le mie inchieste, che poi mi appassionano e spesso mi toccano nel profondo. Ovviamente spero sempre che poi, gli organi competenti in merito alle diverse materie affrontate facciano il loro…