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	<description>Giornale dell'Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>Uomini e donne, genitori e figli</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 22:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa dopo aver visto due film, “Amabili Resti di donna” e “An Education”, scrissi un articolo sulla condizione femminile in cui auspicavo che uomini e donne potessero un giorno, in virtù di un’educazione più costruttiva, condividere questo spazio terreno in pace  e nel rispetto reciproco.  Anche queste “pacifiche” idee tuttavia hanno suscitato discussioni, poiché perfino maschi colti ed intelligenti vanno in tilt quando si parla di pari opportunità.  Come è difficile correggere quella che viene comunemente definita “mentalità”!  Non riusciamo a sradicare razzismo e varie forme di discriminazione proprio per lo stesso motivo.<span id="more-1709"></span><br />
Gli antichi Spartani gettavano giù dalla rupe Tarpea tutti coloro che nascevano deformi e dopo tanti secoli nella civile Europa il mito della razza superiore ancora attecchì velocemente e il fumo dei forni crematori oscurò il cielo. E’ di qualche giorno fa la sconvolgente notizia delle ingiurie contro i portatori di handicap. Il più debole, insomma, o il diverso viene bersagliato, quando gli uomini perdono essenziali punti di riferimento e si comportano come barbari. Bisogna quindi sempre stare in guardia per progredire, non regredire.<br />
Senza dubbio  nella moderna società multietnica, con la sua gran varietà di razze, culture e religioni, i  diversi “livelli evolutivi” dell’Umanità, dai più bassi a quelli più alti, sono tutti presenti  con le loro  molteplici sfaccettature, difficili da gestire. L’errore più grande oggi è forse quello di non riflettere mai sulla diversità delle cause che generano gli attuali fenomeni.<br />
Anche nel rapporto uomo -donna tali livelli sono presenti e il maschilismo rimane un serio problema. Così in questa società che celebra i suoi riti di violenza e morte, che non educa i giovani ai “sentimenti” e che esalta in tutte le salse il “sesso usa e getta”, poi le donne vengono sempre giudicate con maggiore durezza, perfino quando subiscono uno stupro.<br />
E intanto è arrivato nelle sale cinematografiche il film “Genitori e Figli” di Veronesi  al quale è stato abbinato un concorso per le scuole, promosso da Ministero dell’Istruzione, Agis giovani e da Aurelio De Laurentis: gli studenti sono invitati a vedere il film e quindi ad elaborare un tema sul rapporto genitori &#8211; figli.  Guardando questo film, tuttavia, anche lo spettatore più attento non riesce a comprendere gli obiettivi educativi che si vogliono raggiungere con il suddetto concorso e gli  spettacoli per le scuole.<br />
Da un rapido esame dei personaggi, ci chiediamo cosa ci sia di positivo in essi:  una nonna ottantenne  “trasgressiva”,  che si è goduta la vita sperperando danaro tra debiti di gioco, alcolici e avventure amorose,  offre le chiavi del suo appartamento alla nipotina per permetterle di incontrare in segreto il suo ragazzo;  genitori che litigano, mentono e hanno amanti; un ragazzo cinese che in uno sgabuzzino della scuola deflora le sue compagne desiderose di liberarsi dalla verginità; un bambino razzista che odia gli immigrati e ferisce in classe un compagno rom. Il tutto è  condito ovviamente con situazioni comiche e battute che rendono il film gradevole e accattivante, ma che alla fine trasmettono idee confuse e messaggi poco chiari. Solo qua e là affiorano sentimenti autentici e goffi tentativi degli adulti di salvaguardare gli adolescenti da esperienze sessuali premature e rischio di gravidanze indesiderate. Tali deboli tentativi “educativi” inoltre si perdono nelle strizzatine d’occhio invitanti quasi alla trasgressione (come nel “divertente” personaggio della nonna o in quello del figlio che vede la partecipazione al  “Grande Fratello”come una  concreta possibilità per fare facili guadagni, personaggio che risulta senz’altro più determinato e volitivo rispetto ad un padre sprovveduto e poco autorevole).  Alla fine ci si chiede se siamo passati dai numerosi tabù di un tempo alla pura e semplice ricerca della trasgressione, reclamizzata ora in modo velato ora esplicito attraverso  una sorta di commercializzazione della sessualità, ancora una volta un’abile operazione di marketing.<br />
Anni fa il successo dei referendum  su divorzio e aborto fu possibile anche grazie ai voti di quei Cattolici che li considerarono mali minori rispetto a tante ingiuste sofferenze ed abusi . Essi  pertanto si pronunciarono a favore di leggi diverse per tutelare le donne da aborti clandestini, stupri, violenze e speculazioni illegali di vario genere.   Cosa è rimasto oggi di quelle sofferte lotte di persone consapevoli che volevano  un maggior rispetto verso le donne, come esseri umani , e rapporti uomo-donna più chiari e corretti? Per quelle persone le “pari opportunità”  ancor oggi non rappresentano l’aspirazione ad una distruttiva trasgressione , ma  un mezzo per poter fare delle libere e “responsabili scelte”,  per riappropriarsi di quel libero arbitrio concesso da Dio a tutta l’Umanità, non solo agli uomini. Per le mie difficili gravidanze rimasi a letto lunghi mesi ed ora ho due splendidi figli, ma io ho potuto “scegliere”liberamente. Quante donne possono farlo?<br />
Dopo aver visto questo film, in effetti , ci si chiede che cosa sia cambiato in tutti questi anni, se genitori ed insegnanti siano ancora in grado di educare, contrastando i dannosi condizionamenti  provenienti dal mondo esterno.  Quanti giovani oggi stanno sviluppando capacità critiche tali da arrivare a discernimento e consapevoli scelte?<br />
Malgrado tutto ciò, guardandomi intorno personalmente continuo a pensare che non tutto è così negativo come ci raccontano certi mass media concentrati soprattutto sulle cattive notizie. Esistono ancora tante nonne “non trasgressive” che aiutano figli  e nipoti, tanti giovani genitori seri e responsabili  che lavorano sodo e educano bene i bambini. Se si agisce con amore, senso di responsabilità e rispetto verso gli altri, i risultati arrivano in un modo o nell’altro, nonostante gli input negativi e le mille difficoltà della frenetica vita moderna. G. Gaber affermò in una bella canzone che “la libertà non è star sopra un albero, la libertà è partecipazione”. Bisogna lottare insieme per la vera libertà.</p>



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		<title>Nuove regole per un capitalismo dal volto umano</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 22:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il concetto di capitalismo è relativamente recente, anche se qualche traduttore ha qualificato Cefalo un capitalista ante litteram nella Repubblica di Platone. Soltanto nell’Ottocento il termine compare in alcuni testi inglesi e francesi, poco prima che ad adoperarlo sarà il suo più accanito censore: Karl Marx.
La tremenda crisi finanziaria che ha sconvolto di recente le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il concetto di capitalismo è relativamente recente, anche se qualche traduttore ha qualificato Cefalo un capitalista ante litteram nella Repubblica di Platone. Soltanto nell’Ottocento il termine compare in alcuni testi inglesi e francesi, poco prima che ad adoperarlo sarà il suo più accanito censore: Karl Marx.<span id="more-1704"></span><br />
La tremenda crisi finanziaria che ha sconvolto di recente le borse mondiali, trasformandosi poi in una penosa fase di recessione, ha messo in dubbio la stessa idea alla base del capitalismo ed i suoi eccessi dovuti all’egoismo degli uomini.<br />
La dottrina sembra divenuta, alla pari del comunismo, una splendida utopia, irrealizzabile senza una guida etica dei processi economici ed una più giusta ripartizione della ricchezza prodotta.<br />
Infatti l’apertura globale dei mercati, dopo la caduta dell’Unione sovietica e del suo impero, ha favorito unicamente i paesi ricchi, aumentando ulteriormente la forbice tra benessere e miseria e costringendo miliardi di uomini a combattere contro la fame. Aumenta, anche in Occidente, la disoccupazione, l’incertezza per il domani, la precarietà del lavoro, mentre procede inarrestabile la catastrofe ecologica e l’esaurimento delle risorse.<br />
Nessuno oggi più crede alla neutralità dell’economia, all’accoppiata capitalismo democrazia ed ad un benessere crescente per tutti, liberalizzando senza regole il mercato.<br />
Tacciono i grandi pensatori, divenuti merce rara ed in ogni caso zittiti dal monopolio dei mass media nelle solide mani dei grandi capitalisti e delle multinazionali. L’unica voce, fievole anche se autorevole, in questo deserto della cultura, è  quella dei pontefici nelle loro encicliche, a partire da Woityla, il quale ebbe a dichiarare nella Redemptor hominis: ”un uomo non può diventare schiavo dei sistemi economici, schiavo della produzione, schiavo dei suoi propri prodotti” per finire a Benedetto XVI, che di recente ha parlato non solo ai cattolici, ma a tutti gli uomini di buona volontà, ammonendo: “il grande problema che le regole dell’economia devono risolvere sta nel contemperare la tutela della libertà con quella dell’uguaglianza”. Mentre la Chiesa rimane attenta alle trasformazioni del capitalismo ed ammonisce, sollecita, a volte alza la voce, bisogna  che il pensiero laico cominci a ricreare su solide basi etiche il sistema di produzione e di ripartizione degli utili sui quali si fonda la nostra società. Cosa in pratica può fare, nel suo piccolo, ognuno di noi per tentare di arginare questo marasma economico sociale, prima che ci travolga e con noi la nostra civiltà ed il futuro dei nostri figli?<br />
Innanzitutto ridurre la corsa al consumismo e rispettare al massimo l’ambiente. Sarà poi compito di una nuova generazione di filosofi ed economisti tracciare le direttrici di una rivoluzione pacifica, ma improcrastinabile ed ai politici non rimarrà che occuparsi del bene comune di tutta l’umanità, dimenticando inopportuni egoismi.</p>



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		<title>In occasione dell&#8217;8 marzo:una riflessione su femminismo e femminilizzazione nella scuola italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 22:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Probabilmente, occuparsi oggi di un tema vasto e controverso come il &#8220;femminismo&#8221; potrebbe apparire demodé nel senso che, per quanto si possa sollevare un problema reale ed oggettivo, l’approccio rischierebbe di essere  superato e scorretto in partenza.
Non c’è dubbio che diversi segnali attestano che l’uguaglianza tra i sessi rappresenta un traguardo ancora distante quando si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Probabilmente, occuparsi oggi di un tema vasto e controverso come il &#8220;femminismo&#8221; potrebbe apparire demodé nel senso che, per quanto si possa sollevare un problema reale ed oggettivo, l’approccio rischierebbe di essere  superato e scorretto in partenza.<span id="more-1701"></span><br />
Non c’è dubbio che diversi segnali attestano che l’uguaglianza tra i sessi rappresenta un traguardo ancora distante quando si tratta dei ruoli decisionali, benché la presenza femminile in molti settori lavorativi sia in costante aumento. E’ innegabile come in tutti gli ambiti lavorativi e sociali i maschi detengano e difendano a denti stretti le posizioni di maggior prestigio e potere. La discriminazione diventa un dato più evidente nel campo della politica, soprattutto ai vertici del potere. Infatti, tranne rare eccezioni, i “boss” dei partiti politici più importanti in Italia sono quasi tutti elementi maschili. Ciò è vero anche per gli ambienti della cosiddetta “sinistra radicale”, compresa Rifondazione comunista, i cui quadri dirigenti sono stabilmente in mano agli uomini.<br />
Nel contempo, laddove esiste una netta prevalenza femminile, come nel settore della scuola, il rapporto di potere è rovesciato: infatti, sono in aumento i dirigenti scolastici donna. Tuttavia, a riguardo mi sono formato alcune convinzioni che, all’apparenza, potrebbero risultare invise alle più accese &#8220;femministe&#8221;. Mi riferisco alla realtà della scuola italiana, soprattutto a livello dei primi ordini di scolarità: scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di I grado. In tale contesto la femminilizzazione è un dato dominante. Si pensi alle scuole materne, laddove gli elementi maschili sono completamente assenti, o alle scuole elementari, dove i maestri costituiscono una netta minoranza. Ebbene, sono convinto che uno tra i principali problemi della scuola italiana (non l’unico, è ovvio) sia rappresentato dall’eccessiva femminilizzazione.<br />
Mi spiego meglio. Altrove, ad esempio in Francia o in altri stati europei (in particolare nei paesi scandinavi) la presenza maschile è più consistente e, in alcuni casi (si pensi alla Norvegia), è addirittura massiccia. La ragione si intuisce e si spiega facilmente. In tali paesi gli emolumenti assegnati agli insegnanti sono più appetibili e convenienti, per cui gli uomini aspirano in maggior numero ai posti di insegnamento, a differenza del nostro paese, dove gli stipendi retribuiti alla classe magistrale sono a dir poco indecenti.<br />
Ebbene, lo scarso valore economico riconosciuto alla professione docente in Italia, deriva almeno in parte dalla eccessiva femminilizzazione nella scuola. Infatti, le donne che insegnano sono nella quasi totalità madri e mogli, impegnate ad attendere alle faccende domestiche e accudire la prole, relegate in ruoli marginali rispetto ai coniugi, che magari svolgono funzioni più vantaggiose e remunerative sul piano economico.<br />
Pertanto, le insegnanti che sono anche mogli e madri non hanno molto tempo, né voglia per dedicarsi ad attività sindacali e sociali, e tantomeno per occuparsi di politica. Per le medesime ragioni, quando si tratta di lottare e rivendicare i propri diritti, ottenere miglioramenti nella propria condizione lavorativa, le insegnanti (mogli e madri) tendono a sottrarsi e disimpegnarsi in modo decisivo, per cui il potere contrattuale della categoria si è ridotto progressivamente. Non a caso le adesioni agli scioperi nel comparto scuola sono più basse rispetto ad altri settori, laddove la presenza maschile è più alta. Si pensi ad esempio all’industria metal-meccanica o ad altri ambienti di lavoro.<br />
Il mio non è un atto d&#8217;accusa nei confronti della presenza femminile nella scuola e nella società italiana, anzi. Il mio intento è esattamente quello di ridestare le coscienze assopite delle donne, distratte da troppi impegni familiari e di altro tipo, siano esse insegnanti, madri e mogli, siano esse indipendenti, perché la liberazione della società passa anche attraverso l&#8217;emancipazione effettiva delle donne da una condizione di marginalità e subalternità a cui ancora sono costrette nella società italiana, in vari ambiti professionali, ma ancor più sul versante del potere politico decisionale.</p>



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		<title>Proibizionismo e Capitalismo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 21:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi tempi, dopo la ormai famosa intervista rilasciata dal cantante Morgan, i mezzi di comunicazione di massa hanno riportato alla ribalta nazionale il tema della droga. L’impostazione data alla discussione nei salotti televisivi è, come sempre, distorta, mistificante e strumentale. Evidentemente si intende avallare la linea legislativa di segno proibizionista adottata dal governo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi, dopo la ormai famosa intervista rilasciata dal cantante Morgan, i mezzi di comunicazione di massa hanno riportato alla ribalta nazionale il tema della droga. L’impostazione data alla discussione nei salotti televisivi è, come sempre, distorta, mistificante e strumentale. Evidentemente si intende avallare la linea legislativa di segno proibizionista adottata dal governo in carica, ma rispondente ad un orientamento molto diffuso e trasversale agli schieramenti politici parlamentari. <span id="more-1691"></span>Una linea che fa capo ad una legge che reca i nomi degli onorevoli Fini e Giovanardi, il cui intento dichiarato sin dall’inizio è quello di colpevolizzare i tossicomani, giudicati alla stregua di criminali spacciatori, cancellando quindi la “liceità” del consumo personale.</p>
<p>Come argomentano i sostenitori della legislazione vigente, la gravità della situazione sarebbe causata dal “permissivismo” contenuto nell’idea di “modica quantità”, un concetto avvalorato e incoraggiato dall’affermazione della cosiddetta “cultura della droga” riconducibile alle “culture alternative” o “controculture” diffuse ed egemoni negli anni ’60 e ‘70. In effetti questo è il ragionamento, assai rozzo e semplicistico, seguito dai fautori della legge. Invece, è un dato incontestabile che la causa reale dei crimini abitualmente perpetrati nelle aree urbane più degradate, ad esempio i reati commessi dai tossicomani più giovani, risieda nell’esatto contrario del permissivismo, vale a dire in quel regime proibizionista che di fatto determina in modo decisivo l’intera questione. Un regime che la legge Fini/Giovanardi ha reso più crudo, criminalizzando non solo le abitudini di milioni di consumatori di droghe leggere, ma penalizzando anche altri comportamenti, fino a violare e calpestare alcuni diritti sanciti dalla Costituzione.</p>
<p>Le misure draconiane previste dalla legge vigente mirano a reprimere il diritto allo “sballo”, ma non ne eliminano le cause effettive, nella misura in cui le ragioni del disagio e dell’alienazione giovanile nelle droghe sono di natura sociale, esistenziale, psicologica, culturale, ma non certo giuridica. Inoltre, le norme punitive investono solo i piccoli spacciatori, ossia gli abituali consumatori di sostanze narcotiche. Mi permetto di aggiungere che la nozione di &#8220;disagio giovanile&#8221; è fuorviante in quanto il disagio non è legato ad una condizione anagrafica. E’ invece più corretto parlare di &#8220;disagio sociale&#8221;, benché il malessere investa soprattutto le &#8220;categorie&#8221; dei giovani e degli anziani, cioè le fasce più indifese della società, più esposte alle avversità, anzitutto materiali, che l&#8217;esistenza quotidiana oppone agli esseri umani senza alcuna speranza di superamento.</p>
<p>Tale disegno politico cela una perversa volontà di esasperare il fenomeno della violenza urbana, specialmente di quella minorile. L’esperienza storica ha dimostrato che l’imbarbarimento di una già ferrea disciplina repressiva non fa altro che scatenare l’effetto contrario, generando fenomeni di recrudescenza e l’aumento della rabbia, del malessere e della disperazione. Il problema delle tossicodipendenze non è una questione di ordine pubblico, benché come tale viene considerata, rinunciando ad un’analisi razionale del fenomeno e ad una rigorosa prassi politico-sociale, per abdicare a favore dell’azione poliziesca ed invocare una crescente militarizzazione del territorio.</p>
<p>Tale orientamento, che coincide con lo spirito autoritario e repressivo che non anima solo l’attuale governo, non ha mai debellato o inibito alcuni atteggiamenti considerati &#8220;devianti&#8221;, ma al contrario li ha incentivati ed esasperati. È indubbio che alcune sostanze, come le cosiddette &#8220;droghe pesanti&#8221;, siano letali, per cui chi ne abusa rischia la morte, ma è altrettanto evidente che la pericolosità di tali droghe, proprio in quanto proibite, rischia di essere accentuata. Del resto, qualsiasi comportamento che produca effetti nocivi per la salute psicofisica delle persone (si pensi all’abuso di psicofarmaci e superalcolici o all’assunzione abituale di nicotina), nella misura in cui è ridotto ad un problema di ordine pubblico, essendo vietato e perseguito penalmente, potrebbe accrescere il livello della tensione sociale, degenerando in atti criminali condannati alla clandestinità e provocando una crescente e pericolosa spirale di violenza. Tale sistema di legge costituisce un ulteriore segnale che attesta l’involuzione in senso codino e reazionario di una parte notevole della classe dirigente italiana, a cui non corrisponde un pari fenomeno regressivo nella società civile, che in tal modo si discosta e si estrania sempre più dagli ambienti, dagli umori e dai poteri istituzionali del “Palazzo”.</p>
<p>Invece, bisognerebbe affrontare il problema partendo da una riflessione lucida e razionale, libera da condizionamenti di natura emotiva e moralistica. Si tratta di compiere una radicale inversione di rotta rispetto alla linea politica finora seguita. Il problema delle tossicodipendenze non si può fronteggiare usando la forza pubblica o assumendo iniziative di segregazione e colpevolizzazione sociale e morale. Al contrario si deve prendere coscienza della reale natura del problema, dissimulata e mistificata sotto una veste superficiale che viene deformata dalle reazioni più emotive ed irrazionali suscitate dal sistema repressivo vigente. Bisogna rendersi conto della pericolosità sociale delle risposte repressive ed alienanti messe in moto dalla macchina propagandistica del regime proibizionista, che è storicamente e politicamente fallito.</p>
<p>Bisogna rendersi conto che in una società di massa, in cui prevalgono comportamenti consumistici di massa, è inevitabile che anche il consumo di sostanze quali le “droghe” si affermi come un’abitudine diffusa, anzitutto per un effetto di emulazione ed omologazione, cioè in virtù di uno strumento di persuasione assai efficace, comunemente detto “moda”.</p>
<p>Concludo avanzando, se possibile, una semplice proposta di buon senso. Sgombrando il campo da ogni luogo comune, come la tesi che equipara le &#8220;droghe leggere&#8221; a quelle &#8220;pesanti&#8221;, il problema delle tossicodipendenze appare per quello che in effetti è: una questione di ordine educativo e socio-culturale, da un lato, e una grave emergenza sanitaria, dall’altro. Pertanto, credo sia necessario perseguire una triplice finalità:</p>
<ul>
<li>promuovere una campagna di controinformazione e sensibilizzazione preventiva per abbattere lo stato di ignoranza che genera pregiudizi e allarmismo sociale;</li>
<li>avviare alcune iniziative sui territori per metterli in condizione di fronteggiare l’emergenza sanitaria che presuppone l’esistenza di presidi di pronto intervento;</li>
<li>realizzare una serie di misure e progetti socio-educativi in grado di far fronte al degrado esistente soprattutto in alcune aree sociali metropolitane.</li>
</ul>



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		<title>Non alzate quel tappeto!</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 12:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se restassimo in silenzio, ad ascoltare il rumore che emette l&#8217;Italia, certamente udiremmo un inquietante scricchiolio, dovuto al peso eccessivo della corruzione e del malcostume, ormai ben radicati in ogni strato del nostro paese. Decisamente emblematico febbraio 2010&#8230;Solo nell&#8217;ultima settimana, sono venuti a galla elementi interessanti, come lo scandalo Protezione (In)Civile, con annessi e connessi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se restassimo in silenzio, ad ascoltare il rumore che emette l&#8217;Italia, certamente udiremmo un inquietante scricchiolio, dovuto al peso eccessivo della corruzione e del malcostume, ormai ben radicati in ogni strato del nostro paese. Decisamente emblematico febbraio 2010&#8230;Solo nell&#8217;ultima settimana, sono venuti a galla elementi interessanti, come lo scandalo Protezione (In)Civile, con annessi e connessi, che vanno dal G8 fino alle macerie de L&#8217;Aquila, passando per i Mondiali di Nuoto di Roma; come l&#8217;arresto di Pennisi, consigliere del Pdl e presidente della commissione urbanistica di Milano, colto con la seconda tranche di una tangente da 10 mila euro, infilata nei pantaloni; come il +229% di corruzione, comunicato dalla Corte dei Conti e commentato con incomprensibile ottimismo e soddisfazione da parte dei ministri Brunetta e Scajola, seguiti a ruota da Formigoni, presidente della regione Lombardia, seconda regione più corrotta d&#8217;Italia; come il +153% di reati di concussione; e, dulcis in fundo, come l&#8217;arresto di due funzionari dell&#8217;Agenzia delle Entrate a Varese per una concussione da 50 mila euro.<span id="more-1679"></span><br />
Alla ciliegina sulla torta ci pensa Cosentino, che ha dato le sue dimissioni dalle cariche di sottosegretario all&#8217;Economia e da coordinatore del Pdl nella regione Campania, in risposta alla richiesta di “pulizia delle liste” per “non prestare il fianco agli oppositori”, fatta dal presidente del suo partito (nonché Premier, nonché padrone della stampa e della tv, nonchè proprietario di ¾ del nostro paese, nonché utilizzatore finale degli italiani).<br />
A questo richiamo di purezza, e dopo le perentorie dimissioni di Cosentino, stava per dimettersi tutto il Pdl in blocco, particolare che forse il premier non aveva previsto. Per evitare il crollo, Berlusconi ha fatto un passo indietro, bloccando le dimissioni di Cosentino, come aveva già fatto in precedenza con Bertolaso.<br />
Tutto ciò è frutto di un mirabile ingegno, fautore di un piano, che potremmo denominare “Piano Pulizia &amp; Trasparenza”, composto di semplici passaggi:</p>
<p>1.    Condannare pubblicamente la corruzione e bollarla come reato da combattere;<br />
2.    Ribadire la totale estraneità del partito dell&#8217;Amore dal malaffare italiano;<br />
3.    Chiedere pulizia nelle liste;<br />
4.    Lasciare le liste invariate e rifiutare le dimissioni di chicchessia;<br />
5.    Portare avanti il ddl sulle intercettazioni.</p>
<p>La “nuova” situazione italiana mostra chiaramente che c&#8217;è del marcio nascosto sotto il tappeto (come se non si sapesse da anni&#8230;). Il problema è che sta cominciando a far capolino sul pavimento, proprio come ai tempi di Tangentopoli. Il governo, già noto per Scudi e Lodi, cerca così di evitare una Tangentopoli 2, ufficialmente facendosi promotore delle indagini approfondite “subtappetizie”, ufficiosamente ostacolandole, cosicché il marcio resti lì dov&#8217;è e così com&#8217;è, sperando che in futuro il sistema divenga più discreto. E intanto il Premier, con il solito Apicella al seguito, canta beatamente: “Basta ca ce sta &#8216;o sole, ca c&#8217;è rimasto &#8216;o mare, na nénna a core a core, na canzone pe&#8217; cantá&#8230; Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto&#8230; chi ha dato, ha dato, ha dato&#8230; scurdámmoce &#8216;o ppassato, &#8216;o tappeto non lo aizà!&#8230;”.</p>



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		<title>Un italiano vero</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 06:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 19 Gennaio è stato ricordato Bettino Craxi nel decennale della sua scomparsa. La cerimonia aveva senza meno una valenza riabilitativa.  Si è parlato di Craxi come vittima del sistema giudiziario e come esiliato. Ma… l’allora leader del PSI non ha dichiarato di essere innocente. Alle Camere si è giustificato con “ Così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/02/pertini.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1676" title="Pertini" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/02/pertini-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Lo scorso 19 Gennaio è stato ricordato Bettino Craxi nel decennale della sua scomparsa. La cerimonia aveva senza meno una valenza riabilitativa.  Si è parlato di Craxi come vittima del sistema giudiziario e come esiliato. Ma… l’allora leader del PSI non ha dichiarato di essere innocente. Alle Camere si è giustificato con “ Così fan tutti, tutti sapevano”. Come dire: “ tutti colpevoli, nessun colpevole”. Ma la responsabilità penale non è personale? Riguardo all’esilio ricordiamoci che Craxi ha lasciato volontariamente l’Italia per non sottostare al giudizio dei magistrati. <span id="more-1675"></span>Quindi, pur nel dovuto rispetto che si deve a lui come a ogni scomparso, non possiamo definirlo esule, ma LATITANTE. Il suo amico Berlusconi  lo ha seguito nel disprezzo alla magistratura ma, ahinoi, non nel “esilio”.<br />
Il 24 febbraio prossimo ricorre il ventennale della scomparsa di Sandro Pertini, un italiano vero. Mi piace ricordarlo come il Presidente che con le sue qualità di Padre fondatore della Repubblica e di eroico combattente apparve subito come un Presidente diverso. Con la sua levatura morale, non attaccabile, fece della Istituzione che incarnava il simbolo dell’unità del popolo italiano e riavvicinò i cittadini allo Stato in un periodo difficile quale era quello degli “anni di piombo”.<br />
Egli è stato sì il Presidente dei funerali di Stato, introducendo il bacio al tricolore, ma anche il buon nonno che trepidava come tutti noi attorno al pozzo di Vermicino dove il piccolo Alfredino Rampi era caduto. È stato altresì un appassionato tifoso, esultando come un qualsiasi supporter per la vittoria della nazionale italiana di calcio in Spagna nel 1982, quasi dimentico di avere accanto il Re Juan Carlos.<br />
Politicamente voglio ricordare che fu lui, Sandro Pertini, a “scongelare” la figura del Presidente della Repubblica e ad iniziare ad essere di stimolo alla politica con le sue esternazioni.<br />
A proposito, se ora fosse tra noi e in carica passerebbe tutto il suo tempo a esternare contro una politica ferma sulle leggi salva premier, sulle leggi ad personam, lui Pertini che, come ricordano i suoi biografi, partigiano e arrestato litigò con la madre che voleva chiederne la grazia!</p>



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		<title>La politica ambientale dell’Italia dei Valori: nuove energie in campo</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 23:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La politica ambientale dell’Italia dei Valori: nuove energie in campo. E’ stato questo il filo conduttore della serata torinese organizzata dall’Italia dei Valori per discutere insieme ai cittadini di ambiente, innovazione ed ecologia ma soprattutto di cosa la Regione Piemonte ha prodotto e legiferato in materia e di come il partito sta rispondendo a livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/02/convegno-ambiente.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1682" title="Convegno Ambiente Torino" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/02/convegno-ambiente-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La politica ambientale dell’Italia dei Valori: nuove energie in campo. E’ stato questo il filo conduttore della serata torinese organizzata dall’Italia dei Valori per discutere insieme ai cittadini di ambiente, innovazione ed ecologia ma soprattutto di cosa la Regione Piemonte ha prodotto e legiferato in materia e di come il partito sta rispondendo a livello nazionale alle scelte scellerate in materia di ambiente da parte del governo Berlusconi. Per questo fra i relatori Paolo Brutti, responsabile nazionale del dipartimento per l’ambiente, il territorio e le infrastrutture. <span id="more-1681"></span>Fra i molteplici temi trattati dall’importante esponente dell’Idv è stato sottolineato come la ricerca scientifica e lo sviluppo delle nuove tecnologie possono e devono diventare la spinta per una nuova “rivoluzione industriale” capace di fare accrescere l’economia senza danneggiare il sistema ambientale che non essendo infinito ha grosse capacità di reazione negative. Basti pensare all’inquinamento dei mari, alla desertificazione ma anche al crescente bisogno di acqua e di petrolio. Durante la serata sono stati toccati temi di stretta attualità come la scelta di ricominciare con l’energia nucleare, scelta che il governo ha imposto alla regioni e che attualmente  ha momentaneamente occultato in attesa della conclusione della fase elettorale. Ha riscosso il consenso dei presenti anche il tema dell’acqua pubblica e l’emergenza rifiuti. Importante l’intervento di Mariacristina Spinosa, consigliere regionale dell’Italia dei Valori che ha presentato nella sua relazione le attività portare avanti dalla Regione in materia ambientale. Decisivi i passi nel campo del riciclo con lo sviluppo dei detersivi, del latte e dei prodotti “alla spina”che hanno ridotto il numero di imballaggi, la gestione e la bonifica dei siti con presenza di amianto cosi come lo sviluppo delle politiche forestali e della promozione dei prodotti agricoli.</p>



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<br/><br/>]]></content:encoded>
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		<title>Là dove c’era l’erba ora c’è… una città</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 20:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[amintore Fanfani]]></category>
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		<category><![CDATA[costantino renato]]></category>
		<category><![CDATA[dopoguerra]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia urbana]]></category>
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		<category><![CDATA[messina]]></category>
		<category><![CDATA[ministro del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[vesuvio]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli Anni Cinquanta l’allora Ministro del Lavoro Amintore Fanfani mise a punto un piano casa con un triplice intento:
- dare un’abitazione adeguata a chi ne necessitava
- assorbire la manodopera disoccupata
- garantire la ripresa economica nel Dopoguerra.

Con questo intervento gestito da Ina Casa furono progettati e costruiti 300.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica e alloggi familiari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/02/hotel-di-alimuri.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1670" title="Hotel di Alimuri" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/02/hotel-di-alimuri-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Negli Anni Cinquanta l’allora Ministro del Lavoro Amintore Fanfani mise a punto un piano casa con un triplice intento:</p>
<p>- dare un’abitazione adeguata a chi ne necessitava</p>
<p>- assorbire la manodopera disoccupata</p>
<p>- garantire la ripresa economica nel Dopoguerra.<span id="more-1665"></span></p>
<ul></ul>
<p>Con questo intervento gestito da Ina Casa furono progettati e costruiti 300.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica e alloggi familiari a basso reddito. Negli Anni Sessanta l’Italia conosce il boom edilizio a seguito del boom economico degli anni 1958- 1963 caratterizzato da:</p>
<ul>
<li>una forte immigrazione interna.</li>
<li>la crescita demografica molto rapida, dovuta alle migliorate condizioni sociali ed economiche.</li>
<li>l’aumento del reddito pro capite che quasi raddoppiò contemporaneamente al migliorato livello di occupazione.</li>
<li>i bassi tassi di interesse</li>
</ul>
<p>Questa crescita edilizia veloce ed inattesa portò con sé anche dei gravi squilibri. Le città industriali crebbero rapidamente: la popolazione di Torino tra il 1951 e il 1961 aumentò del 46%, quella di Milano del 24,1 %. Ciò ha comportato una maggiore domanda di alloggi alla quale non sempre i Comuni hanno risposto rispettando le norme urbanistiche vigenti, di per sé già scarse. Ai margini dei centri urbani sono sorti quartieri dormitorio, a volte baraccopoli, in quanto i rioni popolari realizzati dallo Stato non risultarono sufficienti. Naturalmente questa edilizia fai da te, scadente, senza spazi verdi e di servizio aumentò i problemi di inserimento di molte famiglie già in difficoltà nell’adattarsi ai ritmi e alla disciplina di fabbrica. Non solo le città in questo periodo cambiarono ma fu tutto il territorio nazionale a mutare fisionomia.<br />
I paesaggi rurali lasciarono il posto al cemento. Non vennero risparmiate le coste e i piccoli centri che si trasformarono in centri turistici balneari o montani per rispondere alle esigenze imposte dalla nuova società industriale e urbana: occorrevano seconde case, alberghi, villaggi turistici. Negli Anni Sessanta si è costruito in genere in maniera selvaggia in mancanza di una legislazione edilizia efficiente e senza il rispetto delle norme vigenti. L’urbanistica di quegli anni apparve subito in tutta la sua emergenza tanto da richiedere una legge tampone come la n° 765 del 6 agosto 1967, detta legge ponte in quanto doveva precedere l’auspicata riforma urbanistica.<br />
Col trascorrere degli anni si è continuato a edificare ovunque: sulle pendici del Vesuvio, sui greti dei fiumi, su zone boschive fatte sparire più o meno dolosamente. Solo in occasioni di emergenze naturali si torna a parlare di abusivismo edilizio, di cementificazione selvaggia. Ma dove erano le autorità vigilanti durante le fasi di costruzione? Forse per un pugno di voti si è chiuso un occhio concedendo un permesso edilizio impossibile, dando un tetto a chi lo richiedeva ma mettendo a rischio la sua vita. Come è possibile che nel messinese siano morte due bimbe (Gennaio scorso) per il crollo della loro casa fatiscente quando il Comune aveva da anni pronti appartamenti nuovi da assegnare? In troppe aree del nostro Paese ad una edilizia abusiva, fai da te, si associa il sonno accondiscendente delle autorità territoriali. Talora si può parlare di mala edilizia e scarsi controlli. È il caso della “Casa dello studente” dell’ Aquila, crollata non tanto per il devastante sisma dell’Aprile 2009 quanto per la mancanza di un pilastro portante.<br />
In questo clima da far west urbanistico sotto gli occhi di tutti, Berlusconi lo scorso anno ha parlato di un suo “piano casa” per “dare a chi ha una casa e nel frattempo ha ampliato la famiglia perché i figli si sono sposati e hanno dei nipotini la possibilità di aggiungere una stanza, due stanze o dei bagni con servizi annessi alla villa esistente.”  Sono previsti altresì sconti fiscali se l’abitazione è destinata a prima casa dal richiedente o di un suo parente fino al terzo grado. Queste detrazioni senza meno vorrebbero agevolare le giovani coppie, gli studenti fuori sede, le famiglie a basso reddito e dovrebbero spingere i cd. “giovani bamboccioni” fuori dal caldo nido domestico!!<br />
Il premier ha definito “ straordinario” questo suo piano casa e straordinario e fattibile lo sarebbe se l’Italia non avesse paesaggi, centri storici da salvaguardare per difendere un volano della sua economia: il turismo.<br />
Quindi dovremmo stare bene attenti a non rovinare le nostre bellezze naturali e storiche che ci rendono unici nel mondo. Il piano berlusconiano inoltre sarebbe straordinario se non avessimo davanti agli occhi le conseguenze devastanti della cementificazione selvaggia degli Anni Sessanta e se di fronte a questa nuova possibilità non si levassero le voci sempre più inquiete delle associazioni ambientalistiche. Quindi non ci resta che chiedere al nostro premier di progettare piani meno straordinari ma più concreti e attinenti alla realtà del Paese.</p>



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		<title>Lavorare meno per lavorare tutti e vivere meglio</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 19:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[antichi greci]]></category>
		<category><![CDATA[cibernetica]]></category>
		<category><![CDATA[informatica]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi capita a volte di pensare a un paradosso universale, in quanto colpisce direttamente l’intera compagine umana. Mi riferisco ad un’assurda e insanabile contraddizione tra il crescente progresso tecnologico e scientifico avvenuto soprattutto negli ultimi decenni, che permetterebbe all’intero genere umano di vivere in condizioni decisamente migliori, e la realtà concreta che denota un sensibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi capita a volte di pensare a un paradosso universale, in quanto colpisce direttamente l’intera compagine umana. Mi riferisco ad un’assurda e insanabile contraddizione tra il crescente progresso tecnologico e scientifico avvenuto soprattutto negli ultimi decenni, che permetterebbe all’intero genere umano di vivere in condizioni decisamente migliori, e la realtà concreta che denota un sensibile peggioramento dello stato in cui versa gran parte dell’umanità, in particolare i produttori, cioè le classi lavoratrici salariate. Questa assurda incongruenza opprime anche i lavoratori che vivono nel mondo occidentale.<span id="more-1662"></span><br />
Ebbene, grazie alle più recenti e avanzate conquiste ottenute nel campo tecnico e scientifico, la nobile ed antica “utopia” dell’emancipazione dell’umanità dal bisogno di lavorare, inteso come prestazione di tempo alienato e mercificato, cioè sottoposto a condizioni di servitù e sfruttamento economico, è virtualmente realizzabile oggi di ieri.<br />
Ciò significa che tale ipotesi sarebbe oggettivamente possibile e necessaria, ma nel contempo è impraticabile nel quadro dei rapporti giuridici ed economici vigenti, imperniati su leggi e strutture classiste insite nel modo di produzione capitalistico, che non a caso attraversa un periodo di grave crisi ideologica e sistemica di portata globale.<br />
Pertanto, l’idea dell’affrancamento dell’umanità dallo sfruttamento e dall’alienazione che si verificano durante il tempo di lavoro, potrebbe dirsi prossima alla sua attuazione. Tuttavia, una simile meta non si potrebbe conseguire senza una rottura rivoluzionaria compiuta a livello planetario nel quadro del dominio capitalistico tuttora vigente. Mi riferisco esplicitamente all’abolizione della proprietà privata dei grandi mezzi della produzione economica, che controlla e detiene l’alta borghesia industriale e finanziaria. Così come gli antichi greci si occupavano liberamente e amabilmente di politica, filosofia, poesia e belle arti, godendo dei piaceri concessi dalla vita, essendo esonerati dal lavoro manuale svolto dagli schiavi, parimenti gli uomini e le donne del mondo odierno potrebbero dedicarsi alle piacevoli attività del corpo e dello spirito, affrancandosi finalmente dal tempo di lavoro assegnato alle macchine e condotto grazie ai processi di automazione ed informatizzazione della produzione dei beni di consumo. Questo traguardo rivoluzionario è già raggiungibile, almeno in teoria, grazie alle enormi potenzialità “emancipatrici” ed “eversive” fornite dallo sviluppo della scienza e della tecnica soprattutto nel campo della robotica, della cibernetica e dell’informatica.</p>



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		<title>L’impotenza della politica e il tracollo dell’Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 21:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[achille della ragione]]></category>
		<category><![CDATA[bancarotta]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nuovo crollo delle borse europee è stato causato dall’enorme crescita del disavanzo pubblico di numerosi Stati, alcuni dei quali come Grecia, Portogallo e Spagna ad un passo dalla bancarotta.
La colpa è stata unanimemente attribuita al mercato, lasciato ancora a briglia sciolta dal potere politico, permettendo agli speculatori, di usufruire del denaro offerto a costo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/02/borse.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1653" title="borse" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2010/02/borse-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il nuovo crollo delle borse europee è stato causato dall’enorme crescita del disavanzo pubblico di numerosi Stati, alcuni dei quali come Grecia, Portogallo e Spagna ad un passo dalla bancarotta.<br />
La colpa è stata unanimemente attribuita al mercato, lasciato ancora a briglia sciolta dal potere politico, permettendo agli speculatori, di usufruire del denaro offerto a costo zero negli Stati Uniti  e di pompare generosamente liquidità dall’America verso l’Europa, dove i tassi di interesse erano leggermente più alti, creando così una bolla speculativa, che ha fatto impennare l’euro nei riguardi del dollaro. Ora, spaventati dalla fragilità finanziaria di una parte consistente di Eurolandia, i guru delle borse  muovono di nuovo all’incontrario i capitali attraverso l’oceano.<span id="more-1649"></span><br />
In Europa la crisi deriva non solo da queste tempeste finanziarie, oramai ingovernabili in un mondo globalizzato privo di una guida autorevole, ma soprattutto da una spesa pubblica fuori controllo per mantenere un apparato burocratico elefantiaco e per proteggere, al di la di ogni logica, alcune categorie protette.<br />
Un eccesso di statalismo, una grave malattia ereditata dal collettivismo e dal dirigismo, che ha contagiato gran parte dei governi del vecchio continente.<br />
Senza un radicale programma di ristrutturazione della macchina statale, senza un cospicuo ridimensionamento di un utopico welfare non vi sarà altra via che inasprire il prelievo fiscale, inducendo un’ulteriore contrazione dei consumi ed un collasso del sistema produttivo.<br />
Un circolo vizioso diabolico avviato verso una Caporetto economica di dimensioni inimmaginabili, che provocherà la bancarotta degli Stati meno virtuosi ed un’inflazione galoppante, tale da mettere in ginocchio la moneta unica, facendo tramontare il sogno di un’Europa unita, che ha blaterato per anni il rigore ed un equilibrio tra spese, entrate ed inflazione.<br />
In questo marasma economico, ogni Stato tenta di cercare una soluzione al fuori di ogni accordo, ma i governi sono impotenti, perché castrati da antichi malanni ereditati dal Novecento totalitario ed appesantiti da apparati amministrativi dai costi stellari, un’anomalia incompatibile con un mercato più che libero senza regole, norme che dovrebbe imporre la politica, ma essa non ha l’autorità, né la volontà di dettarle.</p>



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