Elezioni Grecia 2012: i partiti ellenici tra Atene e Bruxelles
Nuovo governo sostenuto da liberal-conservatori e centrosinistra
Antonis Samaras, leader di Nuova Democrazia, è dal 20 giugno ’12 il nuovo primo ministro della Repubblica Ellenica. In Parlamento (Assemblea nazionale) il suo governo sarà sostenuto anche da Pasok – Movimento socialista panellenico, di Evangelos Venizelos e Dimar – Sinistra Democratica, di Fotis Kouvelis. La sua nomina conclude una fase complessa iniziata lo scorso novembre con le dimissioni di George Papandreou (Pasok), a seguito delle divisioni nel suo partito in merito al piano di aiuti (bailout) proposto da Ue/Bce/Fmi e alle misure di austerità richieste. A succedergli, un governo tecnico-politico formato da Pasok, ND e Laos (poi all’opposizione da febbraio) e presieduto da Lucas Papademos, economista esterno ai partiti. Dopo le elezioni del 6 maggio, lo stallo nelle consultazioni avviate da ognuno dei tre partiti più votati – ND, Syriza, Pasok – per formare un governo ha determinato il ritorno alle urne e la nomina, da parte del Presidente della Repubblica Karolos Papoulias, di un esecutivo tecnico a interim presieduto da Panagiotis Pikrammenos.
Nelle Legislative del 17 giugno ’12, per il rinnovo dei 300 seggi dell’Assemblea nazionale, la parziale ricomposizione del quadro politico-elettorale intorno a Nuova Democrazia (centrodestra) e Syriza (sinistra) ha reso più agevole la formazione di un nuovo governo. Primo partito, Nuova Democrazia (ad. Partito popolare europeo) con il 29.66% (129 seggi). A seguire Syriza – Coalizione della Sinistra Radicale (ad. Sinistra unita europea – Sinistra verde nordica) 26.89% (71 seg.); Pasok (ad. Alleanza progressista di Sinistra e Democratici) 12.28% (33 seg.); AE – Greci indipendenti 7.51% (20 seg.); Xa – Alba d’oro 6.92% (18 seg.); Dimar 6.26% (17 seg.); Kke – Partito comunista (ad. Sinistra unita europea – Sinistra verde nordica) 4.50% (12 seg.). L’astensione è stata al 37.5% (35% il 6 maggio scorso; 29% nel ’09).
Al di sotto dello sbarramento del 3%, non ottiene seggi Laos – Partito popolare ortodosso (1.58%; ad. Europa di libertà e democrazia), di Georgios Karatzaferis, su cui ha avuto effetto l’avanzata, da lati opposti, sia di ND sia di Alba d’oro. Mentre i Verdi Ecologisti (0.88%) hanno visto ridimensionarsi il dato che era in prossimità del 3% nei sondaggi di un paio di mesi fa. Senza l’esito prospettato invece la coalizione Drasi-Dx-Fs (1.59%), formata da Ricostruire la Grecia, Azione e Alleanza Liberale, per portare in Parlamento una formazione liberaldemocratica, area sovrastata dalla progressiva convergenza centrista di Pasok e Nuova Democrazia.
ND e Syriza sono gli unici partiti che hanno aumentato i seggi in confronto alle elezioni del 6 maggio (ND +21; Syriza +19). Il dato negativo più eclatante è per Kke (da 26 a 12). Rilevanti le perdite per Pasok (da 41 a 33) e Greci Indipendenti (da 33 a 20); più contenute per il partito nazionalista Alba d’oro (da 21 a 18) e Sinistra Democratica (da 19 a 17).
A sinistra, la crisi del Pasok ha portato una parte rilevante di elettori verso Syriza, anche per l’amplificazione mediatica del suo leader, Alexis Tsipras. A destra, Samaras ha potenziato il profilo liberale-sociale, promuovendo l’aggregazione su ND di coloro che non condividono quanto sostenuto da Syriza. Si è così avuta la convergenza tra Samaras e Dora Bakoyannis, fondatrice di Alleanza Democratica, già concorrenti per la leadership di ND nel ’09.
Il giorno dopo le elezioni, la Borsa di Atene ha aperto a +6.65% e poi concluso a +3.6%: l’entusiasmo iniziale per aver evitato la prospettiva di una contrapposizione tra Ue/Bce/Fmi e un eventuale esecutivo incentrato su Syriza (contraria alle misure di austerità richieste per il piano di aiuti), non ha ridotto le difficoltà congiunturali.
Alla Grecia è stato chiesto di ridurre di 11.5 miliardi di euro il bilancio e di 150mila dipendenti il settore pubblico. Un’attenuazione delle misure di austerità richieste avrebbe effetto sui pagamenti degli interessi annuali ma si ritiene non sia sufficiente per far tornare alla solvibilità. L’economia nazionale è da 5 anni in recessione, con previsioni negative su investimenti dall’estero ed entrate e un tasso di disoccupazione sopra il 20%, contro il 6.7% in Germania (a maggio, il più basso degli ultimi venti anni). Eppure nel ’06 la disoccupazione in Germania era più alta che in Grecia (il cambio di direzione è avvenuto nel ’08).

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