E’ calata la sordina sui temi della lotta alla mafia non appena è stato investigato il livello dei mandanti esterni delle stragi

di Gaetano Montalbano | 17 marzo 2009, 01:26 | Editoriali

Giornali e televisioni hanno deciso di calare il sipario sulle denunce provenienti dai  magistrati  antimafia. La verità sulle stragi deve essere sepolta definitivamente.

I mandanti occulti protetti. I rapporti collusivi tra i boss e le classi dirigenti di questo paese insabbiati. Il Dott. Antonino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo, lancia accuse molto pesanti. Anche in questo caso il circuito informativo lo ignora. Politica e informazione nascondono le verità scomode ai cittadini. A seguire parte delle dichiarazioni rilasciate dal Dott. Di Matteo durante la presentazione palermitana del libro “Colletti sporchi” il 7 marzo scorso. Riferendosi al periodo delle indagini sulle stragi mafiose del 92’, svolte a Caltanissetta, il magistrato ricorda  come fosse: “un momento in cui sentivamo intorno a noi l’impegno di tutte le articolazioni dello Stato, delle Forze di Polizia che facevano a gara per collaborare”, “sentivamo l’attenzione dell’opinione pubblica, la viva attenzione dei mass-media”, “ricordo che alla procura  di Caltanissetta vennero destinati in applicazione magistrati più esperti, vennero destinate risorse, mezzi e uomini che ci consentirono di andare avanti fino ad arrivare alle condanne definitive di esecutori e mandanti mafiosi delle stragi”.
“A quel punto, però, qualcosa è cambiato: abbiamo cominciato ad assistere a questa lenta ma inesorabile caduta di attenzione e di impegno”, “c’è stata una disattenzione da parte della politica”, “c’è stata la disattenzione dei mass media e quindi dell’opinione pubblica, è calata la sordina”.
“Oltre agli esecutori di Cosa Nostra, nelle stragi, sono stati coinvolti altri soggetti che hanno ispirato e armato le mani dei mafiosi, c’è scritto nelle sentenze definitive”, “un paese serio avrebbe dovuto  avvertire e  dovrebbe avvertire ancora oggi come immanente e impellente il bisogno dell’approfondimento e non è stato così”.
“Noi abbiamo una mafia che è stata, è e sarà  sempre consapevole della centralità e della importanza dei rapporti con la politica, con le istituzioni, l’imprenditoria, il mondo delle professioni”, “e dall’altra parte a che cosa assistiamo? assistiamo ad una situazione in cui i partiti politici continuano a candidare personaggi in conclamati ed accertati rapporti con i mafiosi, quando addirittura non già condannati per fatti di mafia, anzi in un sistema elettorale, come quello che ci caratterizza in cui non c’è più il voto di preferenza, hanno anche cura di metterli  nei primi posti della lista per garantire loro l’elezione”, “i Consigli degli Ordini, penso per esempio al Consiglio dell’Ordine dei medici di Palermo, al Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Palermo non adottano alcun provvedimento disciplinare nei confronti di loro iscritti, già condannati per concorso in associazione mafiosa oppure, anche se non già condannati, oggettivamente sorpresi dalle microspie nei salotti dei boss mafiosi a chiedere favori e raccomandazioni politiche al capo mandamento di  turno”, “nessuno fa niente, esiste soltanto l’azione penale e il contrasto delegato ai magistrati, tutti si riempiono le bocche di belle parole e di belle intenzioni  ma i fatti non sono susseguenti a quelle parole, molti troppi imprenditori, al di la delle iniziative e dei proclami antiracket  di mera facciata, continuano a mantenere con Cosa Nostra nell’ottica del reciproco vantaggio, sistematici rapporti di scambio di favori”.
“E’ calata la sordina sui temi della lotta alla mafia non appena è stato investigato il livello dei mandanti esterni delle stragi”.
“E’ in atto il Piano di Rinascita della P2”.

Condividi:
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • MySpace
  • Wikio IT
  • Twitter