Semina diretta, un sogno che si può realizzare
Il giorno 5 giugno 2010 si è tenuto presso la località Calise, ponte Tammaro di San Giorgio La Molara la prima giornata italo-argentina di semina diretta, nell’ottica di un filo conduttore che unisce attraverso la tecnica agricola l’Italia e l’Argentina, paese pioniere.
Presenti diversi esperti latinoamericani che la curano da tempi atavici, hanno acculturato i presenti sui vantaggi biologici della semina su sodo rispetto ai metodi tradizionali, sul risparmio dei costi di manutenzione, del gasolio utilizzato, perfino dei pneumatici, il tutto calcolato al millesimo, battendo sul rispetto per l’ambiente e per il territorio che va ben preparato.
Ogni tre anni viene consigliata la piantagione di una leguminosa come la veccia che riesce a pescare nel terreno fino a tre metri tirando l’acqua sottostante, senza calcolare i vantaggi dell’azoto procurato dalle stesse e lasciate sulla terra che insieme agli elementi naturali creano la fertilità organica, humus, positiva sia per una funzione chimica che fisica poiché evita il riscaldarsi del terreno e blocca la siccità.
L’evento è stato organizzato dall’Aipass, Associazione Italiana Produttori Amici del Suolo, con presidente Antonio Vella, che nata nel 2005 ha al suo attivo oltre 60 soci provenienti da Puglia, Molise, Campania, Lazio, Basilicata e Abbruzzo, in collaborazione con l’associazione Aapresid, Associazione Argentina Produttori in Semina Diretta.
Il terreno è stato suddiviso in 5 stazioni, tenute da Danilo Marandola, Andrès Sylvestre Begnis, Juliana Albertengo, Claudio e Antonio Vella, dove i partecipanti ascoltavano le delucidazioni sulla tecnica.
Poi interventi di importanti personalità nel mondo agricolo quali il senatore Ferrante della commissione dei beni ambientali, l’europarlamentare Iovine dell’IDV della commissione agricoltura, Marinelli della Confagricoltura e Caporaso vicepresidente dell’ANPA.
Non tutti d’accordo sulle posizioni dell’europarlamentare Iovine che proponeva aiuti regionali per chi semina su sodo, e in particolare per le piccole aziende. Proprio su questo sia Marinelli che Caporaso hanno obiettato che gli aiuti non devono essere di tipo umanitario ma sull’incentivazione della produzione.
Purtroppo si è discusso anche i lati negativi della situazione agricola italiana, ad iniziare dalla lega che preme sugli aiuti per il latte con lo stato che si regola di conseguenza, senza dimenticare i costi proibitivi del grano, l’aumento continuo del gasolio, il mercato che non è assolutamente protezionistico, e la burocrazia che ha tempi biblici, ed infine viva la regione campania che ad oggi ancora non ha nominato il responsabile del settore agricoltura. Come ha ricordato Marinelli bisogna coltivare in Europa per vendere nel mondo e non importare i prezzi dei mercati extraeuropei.
Se vivrà ampio respiro in Italia la tecnica di semina su sodo lo potrà testimoniare solo il tempo ma encomiabile resta il rispetto per l’ambiente perché come più volte è stato detto “la terra ci viene lasciata dai nostri avi ma l’abbiamo in comodato d’uso dai i nostri figli”.


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