Lo Statuto dei Lavoratori compie quarant’anni

di Luigi Paonessa | 23 maggio 2010, 20:05 | Economia e lavoro

Lo Statuto dei Lavoratori compie quarant’anni. Sono molti per una Legge che da allora è rimasta pressoché intatta nonostante i persistenti attacchi dei governi di centro destra. Una legge che per alcuni aspetti è sempre attuale ma che in realtà si pone all’interno di un contesto nel quale il mercato del lavoro è cambiato e dove gli articoli dello Statuto pur essendo rivolti ai lavoratori non riescono a salvaguardarli tutti. Pensiamo ai precari  ma anche ai lavoratori a tempo indeterminato che la Legge 300 voleva rendere protagonisti e che adesso sono come attori secondari di un film dove impresa, profitto e l’indebolimento dei diritti vengono posti come interpreti di primo piano. Per l’anniversario Maurizio Zipponi, responsabile nazionale del Dipartimento Welfare dell’Italia dei Valori ha ricordato come “Un terzo dei lavoratori non ha le garanzie previste dalla legge. Una persona di buon senso e non in malafede, come il ministro della disoccupazione Sacconi, dovrebbe per prima estendere i diritti dello Statuto dei Lavoratori a chi ne è privo. Invece, la proposta di uno Statuto dei Lavori e non dei lavoratori indica la gravità di un progetto che intende spersonalizzare una legge che ha nella persona il punto su cui si costituisce il diritto. In questo modo la persona non esiste più. Non esiste più il precario, il lavoratore dipendente e quello pubblico. Sacconi ha in mente un piano eversivo e anticostituzionale che stravolge totalmente la Costituzione repubblicana e propone di riportare l’Italia al Medioevo. Il ministro della disoccupazione sarà il miglior nemico di Berlusconi perché porterà il centrodestra a rotture sociali clamorose anche nel mondo del lavoro che vota il centrodestra, in particolare a quello della Lega”. L’Italia dei Valori si è opposta ai tentativi di demolizione del diritto del lavoro, come e’ accaduto con l’arbitrato, ed è pronta ad alzare barricate contro il nuovo progetto del ministro Sacconi. La  proposta  dell’Idv è quella di estendere i diritti dello Statuto a tutti i lavoratori. Del resto, un’azienda che ha dipendenti precari, e quindi privi di diritti, è destinata a non funzionare mentre occorrerebbe puntare alla valorizzazione della professionalità, alla formazione permanente e alla stipula di contratti di lavoro a tempo indeterminato dove la regola che nessuno può essere licenziato senza un motivo giustificato sia basilare. Anche il mondo sindacale attraverso Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil ha sottolineato come modificare lo Statuto significhi attaccare la Costituzione. Per il  leader del maggior sindacato italiano “Il ddl lavoro  è un attacco non solo allo Statuto dei Lavoratori, ma anche alla Costituzione, in un articolo che è fondamentale, quello in cui si riconosce al cittadino italiano di poter ricorrere liberamente al giudice per far valere le proprie ragioni”. Per Epifani “Il ddl lavoro non è come dice Sacconi una libertà in più, ma una libertà in meno, è un qualcosa che rende il lavoratore più debole nel momento in cui non può scegliere se ricorrere alla strada dell’arbitrato o a quella del giudice”.