DDL Lavoro: sotto attacco l’articolo 18

di Luigi Paonessa | 2 aprile 2010, 12:47 | Economia e lavoro

Stop da parte del Presidente Napolitano all’ennesima antiriforma del governo Berlusconi che combatte la crisi e accelera l’economia partendo con il rendere ancora più precario l’inserimento dei lavoratori. L’ultimo esempio è il “DDL Lavoro” che ha messo sotto attacco l’articolo 18 e l’intero Statuto dei Lavoratori. Lo Statuto così come il primo articolo della Costituzione sono stati già più volte additati come antiquati dal governo e da vari suoi esponenti dimenticando come questi siano stati frutto di un lungo ed elaborato lavoro e della lotta dei lavoratori e dei cittadini italiani. Ora si prosegue con l’introduzione di un arbitrato forzoso che costringerà i lavoratori a quello che proprio la Costituzione consente loro. L’ennesima legge a protezione di lobby e industriali che al momento della stipula del contratto potranno concordare con il lavoratore di ricorrere ad un arbitro in caso di ogni futura controversia e quindi anche in caso di licenziamento. Un arbitro che giudicherà secondo equità e non un giudice che risponde davanti alla Legge. Una proposta che, approfittando della debolezza delle persone in cerca di lavoro farà si che questi si pieghino anche al ricatto del licenziamento oltre a quello di non avere un futuro certo. Per Maurizio Zipponi Responsabile Nazionale del Dipartimento Welfare “Il ddl delega sul lavoro massacra lo Statuto dei lavoratori perché nei fatti sterilizza l’articolo 18. Si tratta dell’ennesimo provvedimento adottato dal Governo per comprimere i diritti di chi lavora. Il Presidente della Repubblica non poteva che rinviarlo alle Camere dove ora è necessario portare avanti una ferma opposizione affinché la maggioranza compia marcia indietro. Si tratta di un ddl ingiusto e anticostituzionale. Ingiusto perché si costringe il lavoratore a “scegliere” di affidare le eventuali controversie con la parte datoriale ad un arbitro, chiamato a giudicarle in base ad un principio di equità e non secondo la legge. Ingiusto perché questa “scelta” avviene nel momento di massima debolezza del lavoratore stesso, cioè all’atto della sua assunzione, divenendo un obbligo e una costrizione”. Sempre per Zipponi “In questo modo 16 milioni di lavoratori dipendenti e 4 milioni tra precari e false partite Iva vengono posti fuori dalla protezione della Costituzione repubblicana, esclusi dal diritto e dalla legge e privati di tutele in un passaggio economico così delicato come quello che stiamo vivendo”.