Alfabeto Italia di A. Marinelli

di Giovanna D'Arbitrio | 14 luglio 2010, 08:23 | Cultura e Società

“Alfabeto Italia” di Aldo Marinelli, un onesto magistrato, ( Collana Extravagantes – Ginevra Bentivoglio Editoria), con il suo significativo sottotitolo “riflessioni e provocazioni per un PAESE A PEZZI”, utilizza tutte le lettere dell’alfabeto per esaminare vizi, furbizie e malcostumi tipicamente italiani. Davvero un’ impressionante ed efficace “vivisezione”  che affonda il bisturi senza pietà per scoprire la verità.
Ed ecco sfilare sotto i nostri occhi, pagina dopo pagina, tanti problemi dalla A alla Z: A come Ambiente, B come Beni Culturali, C come Criminalità, D come Droga, E come Equità Fiscale, F come Fede, G come Giustizia, H come Handicap, I come Istruzione, J come Jolts, K come Kaos, L come Laicismo, M come Morte, N come Natura, O come Organizzazione, P come Privilegio, Q come Quarto Potere,, R come Riformismo, S come Sport, T come TV, U come Unioni civili, V come Viabilità, W come Welfare, X come Xenofobia, Y come You, Z come ZZZ… Un elenco forse un po’ lungo da citare, ma utile per evidenziare l’intera gamma delle problematiche analizzate con schiettezza,  coraggio, un pizzico di provocazione,  come si legge nel sottotitolo, e soprattutto grande passione civile.
Sulla copertina una sorta di puzzle i cui pezzi  un po’ “slegati” formano il ben noto stivale della nostra penisola, poi sfogliando qualche pagina si arriva ad un’originale dedica: “ Alle mie figlie Giulia e Claudia che nascono, che crescono, che scelgono”.  Far “crescere i nostri figli, i nostri giovani, insegnar loro a “scegliere” dovrebbe essere un preciso dovere di noi adulti.
Nella prefazione, scritta dallo stesso autore, si legge: “ Un popolo di eroi, santi, poeti e navigatori, diventati furbi, furbetti, furbastri. Senza regole, doveri, responsabilità, onestà, legalità. Soprattutto senza serietà. Insomma un paese finto”.
I capitoli volano via veloci in una lettura agevole e coinvolgente che ogni tanto ti fa esplodere ad alta voce in qualche irrefrenabile esclamazione di sorpresa mista a rabbia per ciò che talvolta non sospetti nemmeno possa accadere in un paese civile e democratico, ma poi quello che più ti affascina nel testo è la varietà e la concretezza delle soluzioni proposte: non c’è solo una distruttiva, pessimistica analisi delle cause, c’è  un sincero bisogno di risolvere i problemi, di costruire un’ Italia diversa.
Si arriva così all’ultimo bellissimo capitolo leggendo sempre con vivo interesse, commossi alla fine soprattutto per le parole  che concludono il libro: “ Inseguire i sogni è il pane della vita, coltivarli l’orto della saggezza. Realizzarli sembra difficile. Ma io ho sognato che si può.  Lasciatemi sognare”.