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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; Economia e lavoro</title>
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	<description>Giornale dell&#039;Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>I Microbirrifici e le birre artigianali d’Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tratta di importanti esempi di imprenditorialità rurale locale che devono essere valorizzati e promossi. “Ci sono tantissimi imprenditori che, nonostante le tante difficoltà congiunturali, continuano a lavorare sul serio spesso contribuendo a trainare molte economie territoriali nostrane”  In questi ultimi mesi le banche, le società di rating e le società finanziarie, con i loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/i-microbirrifici-e-le-birre-artigianali-d%e2%80%99italia-913145.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/02/Visita-birrificio-web.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3146" title="Visita-birrificio-web" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/02/Visita-birrificio-web-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="center">Si tratta di importanti esempi di imprenditorialità rurale locale che devono essere valorizzati e promossi.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;" align="center"><em>“Ci sono tantissimi imprenditori che, nonostante le tante difficoltà congiunturali, continuano a lavorare sul serio spesso contribuendo a trainare molte economie territoriali nostrane”</em> <span id="more-3145"></span></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">In questi ultimi mesi le banche, le società di rating e le società finanziarie, con i loro manager e professionisti in “giacca e cravatta”, hanno pressoché monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media. Certamente questi signori non hanno fatto e continuano a non fare una bella figura dato che la loro  unica occupazione sembra quella di creare ricchezze fittizie che in poche ore vengono bruciate nel nulla con pesanti ripercussioni sull’economia reale e su tutti noi. Ma che fine ha fatto l’economia reale? In effetti se ne è parlato molto poco e quel poco di cui se ne è parlato ha riguardato la grandi imprese alla prese con guai veramente molto seri. E le piccole imprese? E le tante realtà produttive che connotano le economie rurali dei nostri territori? Mentre i manager continuano ad alambiccarsi con le loro formule fasulle di alchimia finanziaria degne dell’estro di una J. K. Rowling (l’autrice di Harry Potter per chi non lo sapesse), ci sono tantissimi imprenditori che, nonostante le tante difficoltà congiunturali, continuano a lavorare sul serio spesso contribuendo a trainare molte economie territoriali nostrane. In queste attività locali si possono nascondere le potenzialità di una ripresa complessiva dell’economia nazionale con la creazione di circuiti produttivi virtuosi capaci di creare sviluppo e lavoro soprattutto per i giovani. Ci sono molti esempi positivi di queste manifestazioni locali di imprenditorialità e di lavoro utile e credo che sia importante dare loro un po’ di spazio anche perché possono fungere da buon esempio del “saper fare” delle nostre economie rurali. E’ questo il caso ad esempio dei microbirrifici italiani, piccole realtà produttive dedicate alla produzione di birra artigianale. E’ vero che l’Italia è la terra del vino, ma la birra è una bevanda altrettanto antica che ha la sua tradizione, non solo nei paesi del Nord Europa, ma anche in Italia. Su queste basi si è sviluppato recentemente un interessante tessuto produttivo composto da più di 350 microbirrifici sparsi sul tutto il territorio nazionale. Molto spesso questi artigiani della birra sono la materializzazione della stessa filosofia che ispira molti altri artigiani rurali del cibo ovvero produttori locali di salumi, formaggi, miele, vino, pastai, ecc… Insomma esaltando vocazioni e materie prime locali riescono a diventare un’espressione viva e autentica dell’economia territoriale. Grazie alla stessa passione è stato infatti possibile coltivare una cultura della birra che da un lato ha visto nascere la ricerca dell’abbinamento fra birre artigianali e piatti della cucina locale e dall’altro il progressivo sviluppo di forme di turismo legate alla birra: in questo caso, grazie alla collaborazione fra microbirrifici che impiegano ingredienti autoctoni e amministrazioni locali, si assiste oggi alla proliferazione di eventi che, tramite il volano della birra artigianale, riescono a promuovere validamente culture, produzioni e tradizioni locali nel loro complesso. Il settore delle birre artigianali e dei microbirrifici è un settore giovane anche perché composto proprio da giovani e dotato di una forte propensione ai giovani. Anche questo spiega la grande dinamicità e la forte inclinazione alla sperimentazione che hanno molte di queste imprese. Molto spesso infatti i microbirrifici mettono realmente in pratica la filosofia del “chilometro zero”: ed ecco che troviamo, nelle zone vocate, birrerie artigiane che producono birre alla castagne oppure al farro nel Centro-Italia oppure ancora con l’utilizzo di varietà di frutta locale magari certificate da origine controllata o protetta e spesso facenti parte di un presidio Slow Food.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Certamente, dato che si tratta di imprese di piccole dimensioni, i microbirrifici devono fare i conti con alcune problematicità legate prima di tutto ai costi, causati anche dalla notevole qualità del prodotto finito e alle difficoltà di commercializzazione e visibilità: tutto questo contribuisce a spiegare anche il prezzo maggiore di una birra artigianale rispetto a quella industriale. Ciò si innesta sulla sfavorevole congiuntura economica che causa una riduzione sensibile nei consumi. Insomma si tratta di un settore che oggi presenta condizioni marcate di fragilità. Per questo quindi le amministrazioni locali devono essere particolarmente sensibili nei confronti di questo settore che deve essere valorizzato proprio per le sue capacità intrinseche di creare ricchezza e occupazione a livello locale.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Per sapere di più su questo settore si possono consultare alcune guide come ad esempio quella di Slow Food (“Guida alle Birre D’Italia”) oppure l’Annuario Infobirra d’Italia 2011-2012. Esistono molte associazioni di produttori reperibili in rete dove è possibile avere molte informazioni. Segnalo inoltre questa pagina web: <a href="http://www.mondobirra.org/birrificio.htm">http://www.mondobirra.org/birrificio.htm</a>. Qui è possibile avere delle prime informazioni su come aprire ed avviare un birrificio.</p>
<p style="text-align: left;">
<div></div>
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		<title>Lotta all&#8217;evasione è un preciso dovere. Tutti devono pagare il giusto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 21:57:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sen. Felice Belisario Se in Italia lo scorso anno tutti avessero pagato regolarmente le tasse, non ci sarebbe stato bisogno di nessuna delle tre pesantissime manovre varate tra luglio e dicembre e, anzi, sarebbe avanzato abbastanza per tenere i conti pubblici a posto per un bel po’. Già, perché le misure lacrime e sangue approvate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/lotta-allevasione-e-un-preciso-dovere-tutti-devono-pagare-il-giusto-913073.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div class="mceTemp">
<dl id="attachment_3074" class="wp-caption alignleft" style="width: 285px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/Belisario2.jpg"><img class="size-full wp-image-3074" title="Belisario" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/Belisario2.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Sen. Felice Belisario</dd>
</dl>
<p>Se in Italia lo scorso anno tutti avessero pagato regolarmente le tasse, non ci sarebbe stato bisogno di nessuna delle tre pesantissime manovre varate tra luglio e dicembre e, anzi, sarebbe avanzato abbastanza per tenere i conti pubblici a posto per un bel po’.<span id="more-3073"></span> Già, perché le misure lacrime e sangue approvate nel 2011 dal governo Berlusconi e dal governo Monti valgono 81,2 miliardi di euro “a regime” dal 2014, che è molto meno dei 120 miliardi di euro sottratti al Fisco. Attenzione: si parla solo di quelli scoperti, perché è chiaro che l’evasione reale ammonta a molto, molto di più.</div>
<p>E’ un quadro disarmante quello che viene fuori leggendo <a href="http://www.repubblica.it/economia/2012/01/23/news/gdf_58_miliardi_evasi_nel_2011_effettuate_12mila_denunce-28632438/">i risultati ufficiali dell’attività di contrasto all’evasione fiscale che le Fiamme Gialle hanno condotto nel 2011</a>: sono stati individuati redditi non dichiarati per oltre 50 miliardi di euro e Iva evasa per oltre 8 miliardi di euro, sono stati scoperti 7.500 evasori totali, che avevano occultato redditi per oltre 21 miliardi di euro, sono stati scovati 12.676  lavoratori in nero, di cui oltre 2.500 extracomunitari. Non solo, sul fronte dell’evasione fiscale internazionale sono stati scoperti redditi non dichiarati per circa 11 miliardi di euro.</p>
<p>Insomma, l’evasione fiscale è in Italia un buco nero che ingoia centinaia di miliardi di euro ogni anno, costringendo chi paga le tasse a pagarne sempre di più e permettendo ai “furbetti” di presentare dichiarazioni dei redditi da “poveracci” ma poi viaggiare su barche e auto di lusso. Una vergogna insopportabile e inaccettabile, una delle prime emergenze da risolvere.</p>
<p>Bisogna stanare i disonesti che vivono sulla pelle di tanta brava gente. L’Italia dei Valori ne ha sempre fatto una questione fondamentale. Ci aspettavamo qualcosa di più dal governo Monti, almeno nella cosiddetta “Fase 1″. Dobbiamo riconoscere che qualche segnale importante si è già visto, come dice anche <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-01-22/clima-cambiato-antievasione-forte-141214.shtml?uuid=AaHqTChE">il Comandante generale della Guardia di Finanza</a>, ma non basta. Tutti devono pagare il dovuto. Come? Le proposte sono tante, si tratta solo di passare dalle buone intenzioni ai fatti.</p>
<p>L’Agenzia delle Entrate è pronta a partire con il <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-prenderanno-gli-evasori/2172447">nuovo redditometro</a>, vedremo se e come funzionerà. Intanto si potrebbe intervenire subito con alcune misure precise: incrociando le banche dati e guardando i patrimoni dei contribuenti, mettendoli in rapporto con i redditi prodotti (una Ferrari non si può tenere se guadagni 2.000 euro dichiarati), consentendo detrazioni dal reddito relative ai piccoli lavori di ristrutturazione dell’abitazione (idraulici, piastrellisti, imbianchini, muratori, elettricisti, ecc…) che rappresentano una grossa fetta dell’evasione complessiva italiana. Reintrodurre il sistema della tracciabilità per spese superiori ai 300 euro, voluto dal governo Prodi e cancellato dal governo Berlusconi. Cominciare a lavorare ad una rivoluzione fiscale di più ampio respiro che, con un sistema misto detrazioni-tracciabilità, possa, a regime, portare l’Italia almeno al livello della media europea. Innalzare le pene per gli evasori prevedendo anche la detenzione senza sconti.</p>
<p>Sconfiggere l’evasione si può, si tratta di volerlo. Gli italiani, la stragrande maggioranza che paga regolarmente le tasse, lo chiede da tempo. Ora la parola spetta alla politica. Dare una risposta seria e convincente è un preciso dovere!</p>
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		<title>L&#8217;Europa rompa lo strapotere delle signore del rating</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 12:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sen. Felice Belisario  Le chiamano le “tre sorelle”, sono l’incubo di Stati e società di tutto il mondo. Sono Standard &#38; Poor’s, Fitch e Moody’s, le tre potentissime agenzie di rating che controllano il 90% del mercato e che con i loro giudizi tengono sotto scacco l’economia e la finanza mondiale. Basta una A o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/leuropa-rompa-lo-strapotere-delle-signore-del-rating-913036.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div class="mceTemp">
<dl id="attachment_3037" class="wp-caption alignleft" style="width: 234px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/Belisario1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3037" title="Belisario" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/Belisario1-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Sen. Felice Belisario</dd>
</dl>
<p> Le chiamano le “tre sorelle”, sono l’incubo di Stati e società di tutto il mondo. Sono <a href="http://www.linkiesta.it/agenzie-di-rating-chi-controlla-chi-da-i-voti-al-mondo" target="_blank">Standard &amp; Poor’s, Fitch e Moody’s</a>, le tre potentissime agenzie di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rating" target="_blank">rating </a>che controllano il 90% del mercato e che con i loro <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/rating-significato.shtml?uuid=a9058192-52eb-11df-84e7-2a5ec8989655" target="_blank">giudizi </a>tengono sotto scacco l’economia e la finanza mondiale. Basta una A o un + in meno per gettare nel panico governi e investitori, per far crollare i mercati azionari, per determinare il destino di interi Paesi. <span id="more-3036"></span>Così è stato soprattutto negli ultimi anni, quelli della grande crisi. Ma chi c’e’ dietro queste signore del rating? Sono davvero indipendenti come dicono di essere? Rispondo con le parole del vice presidente della Commissione Ue, il finlandese Olli Rehn: “Le agenzie di rating non sono istituti di ricerca imparziali ma hanno i loro interessi e svolgono il loro ruolo molto in linea con il capitalismo finanziario Usa”. Parole chiare, che sottoscrivo in pieno. Perché all’indipendenza delle “tre sorelle”, e di conseguenza alla loro affidabilità, non riesco proprio a credere, del resto è sufficiente andare indietro di pochi anni per trovare diversi <a href="http://www.linkiesta.it/agenzie-rating" target="_blank">casi in cui le agenzie di rating hanno sbagliato tutto</a>, basti ricordare il giudizio positivo dato da Standard &amp; Poor’s a Lehman Brothers un mese prima del fallimento che ha infettato il sistema finanziario mondiale.<br />
La verità è che <a href="http://www.corriere.it/economia/12_gennaio_16/soci-agenzie-rating_8f389c66-4067-11e1-a5d2-75a8a88b1277.shtml" target="_blank">queste agenzie hanno dei ‘padroni’ </a>ed è evidente che questi ‘padroni’ sono in grado di condizionare i mercati e alimentare, con un semplice giudizio, la speculazione internazionale. Inoltre le agenzie sono pagate dagli stessi soggetti di cui sono chiamate a valutarela qualità. In tutto ciò chi controlla i controllori? Nessuno. Insomma, siamo al conflitto d’interessi elevato all’ennesima potenza. Il punto, allora, è come sottrarsi all’incubo rating. Se ne discute tanto, personalmente ritengo necessario che l’Unione Europea si doti quanto prima di una ‘sua’ agenzia di rating indipendente, sotto il controllo delle banche centrali o di un’autorità di vigilanza. Un’agenzia autonoma, che operi con la massima trasparenza, che rompa il monopolio delle “tre sorelle”. E’ il momento che l’Europa faccia fronte comune contro lo strapotere di Standard &amp; Poor’s, Fitch e Moody’s, che si dimostri finalmente davvero unita. E’ una sfida importantissima, quel che è certo è che prima si fa e meglio è.</p>
</div>
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		<title>Boicottiamo i prodotti Golden Lady</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 11:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[“Boicottiamo tutti i prodotti Golden Lady”, finalmente l’ appello che l’IdV lanciò oltre un anno e mezzo fa sta girando sulla rete con tutta la forza che merita. Era, infatti, il 20 maggio del 2010 quando i giornali titolavano: “L’Italia dei Valori lancia una proposta “forte”: non comprare più ciò che arriva dal Gruppo Golden [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/boicottiamo-i-prodotti-golden-lady-913012.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div id="attachment_3013" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/silvana_mura.jpg"><img class="size-medium wp-image-3013" title="silvana_mura" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/silvana_mura-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">On. Silvana Mura</p></div>
<p>“Boicottiamo tutti i prodotti Golden Lady”, finalmente l’ appello che l’IdV lanciò oltre un anno e mezzo fa sta girando sulla rete con tutta la forza che merita. Era, infatti, il 20 maggio del 2010 quando i giornali titolavano: “L’Italia dei Valori lancia una proposta “forte”: non comprare più ciò che arriva dal Gruppo Golden Lady”.<span id="more-3012"></span></p>
<p>Un impegno importante e costante per la difesa dei diritti delle donne della omsa che hanno visto sfumare il proprio lavoro nel giro di pochi mesi. Ricordo bene gli incontri che abbiamo tenuto con il presidente Di Pietro e la conferenza stampa con Maurizio Zipponi, in cui abbiamo denunciato con forza l’ arroganza di un’azienda che delocalizza dove il lavoro costa meno e ancor peggio dove i diritti dei lavoratori non sono tutelati, lasciando a casa 350 lavoratori tra cui 320 donne, e impoverendo Faenza e il resto del territorio. Ricordo, altrettanto bene, l’ atteggiamento prepotente e beffardo della ditta, la voglia di lottare di queste donne, lo scoramento, qualche timida speranza. Ed ora, il 31 di dicembre del 2011, mentre tutti ricevevamo sui nostri telefonini ed al telefono di casa gli auguri per il nuovo anno, queste lavoratrici ricevevano via fax il benservito.</p>
<p>Il 14 marzo 2012,a pochi giorni di distanza dalla festa della donna, terminerà la cassintegrazione straordinaria, e le donne della omsa saranno tutte licenziate , tutte. Il partito dell’ Italia dei valori ha immediatamente manifestato il suo pensiero e si è organizzato, in sede nazionale e regionale, per le adeguate contromisure, ma da donna, da lavoratrice, da essere umano, non potevo non esprimere il mio personale dissenso per questa terribile mentalità imprenditoriale, che umilia l’ essere umano e lo rende simile ad un prodotto di cui potersi disfare liberamente in nome delle logiche del profitto. Non si esce dalla crisi così, non si può pretendere di ristrutturare il nostro paese senza solidarietà e senza un’imprenditoria virtuosa.</p>
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		<title>La vicenda delle concessioni dei balneari adriatici rischia di esplodere da un momento all&#8217;altro in tutta la sua drammaticitá</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 21:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho ritenuto, dunque, di sollecitare con una lettera formale il neoministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi affinché promuova un incontro urgente con tutte le categorie interessate e i parlamentari. La scadenza per l&#8217;applicazione della direttiva europea dei servizi, infatti, si avvicina e la Commissione Ue insiste nel mettere a gara anche le loro concessioni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/la-vicenda-delle-concessioni-dei-balneari-adriatici-rischia-di-esplodere-da-un-momento-allaltro-in-tutta-la-sua-drammaticita-913001.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/niccolo-rinaldi2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3006" title="niccolo' rinaldi" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/niccolo-rinaldi2-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a><strong>Ho ritenuto, dunque, di sollecitare con una lettera formale il neoministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi affinché promuova un incontro urgente con tutte le categorie interessate e i parlamentari.<br />
</strong>La scadenza per l&#8217;applicazione della direttiva europea dei servizi, infatti, si avvicina e la Commissione Ue insiste nel mettere a gara anche le loro concessioni. È in corso una procedura d&#8217;infrazione, con la prospettiva di una multa sulle spalle dei contribuenti, che certo il Presidente Monti vorrà evitare.<span id="more-3001"></span> Il peccato originale risale al lungo processo di adozione della direttiva: nessuno &#8211; governo o le stesse categorie &#8211; pose il problema dei balneari, chiedendone un&#8217;esclusione che all&#8217;epoca sarebbe stata molto più agevole.</p>
<p>Occorre dunque approfittare del nuovo esecutivo, e della sua cultura europea, per scongiurare il rischio non di una vera apertura del settore con una concorrenza &#8220;tra eguali&#8221;, ma dell&#8217;ingresso di grandi gruppi industriali, della ristorazione o dell&#8217;alberghiero, nazionali e multinazionali, che spazzerebbero via piccole imprese vitali rendendo uniformi le nostre spiagge, magari in stile stazioni di servizio autostradali. Scomparirebbe lo stabilimento balneare italiano, unico in Europa, familiare, con un rapporto col cliente spesso di antica data; una balneazione che incide sulla qualità della spiaggia e in una certa estetica del paesaggio costiero. Era quanto andava spiegato da tempo all&#8217;Ue. Ma è anche quanto affermato solo lo scorso settembre dal Parlamento europeo, con un voto che chiede un trattamento differenziato dell&#8217;applicazione della direttiva per i balneari italiani. Un voto a larghissima maggioranza che dimostra che l&#8217;Europa di per sé non è ostile alla questione delle nostre spiagge, sempre che la si voglia presentare con tempi e metodi corretti.</p>
<p>Quel voto è una formidabile sponda a un governo che voglia beneficiarne. Ora, per convincere l&#8217;Europa nel poco tempo ancora a disposizione, il neoministro Milanesi potrà partire dalle proposte che le categorie dei balneari hanno lanciato di recente con un articolato documento.</p>
<p>Tra queste mi lascia perplesso il destinare alla concorrenza parte del litorale non ancora soggetto a concessioni (limitando così i tratti di spiaggia libera e indebolendo i vincoli ambientali). In ogni caso, la questione è tutta politica: evitare in piena crisi ulteriore disoccupazione.</p>
<p>Un negoziato con la Commissione è dunque quanto mai urgente, anche perchè promesse elettorali come il rinnovo delle &#8220;concessioni per 90 anni&#8221; o altre soluzioni unilaterali e non concordate con Bruxelles lascerebbero i balneari sotto la minaccia di fondati ricorsi in giustizia.</p>
<p>E se il principio delle gare venisse in ogni caso confermato, almeno si dovrebbe intervenire sui criteri di assegnazione, affinchè salvaguardino gli investimenti, la dimensione familiare dello stabilimento, il rapporto culturale e gastronomico col territorio. Ma anche su questa strada occorre sapersi muovere per tempo.</p>
<p>Per questo occorre scansare velocemente l&#8217;incudine di un&#8217;Italia poco reattiva a difendere i propri interessi, e il martello di un&#8217;Europa che vuole uniformare tutto.</p>
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		<title>L&#8217;agricoltura contribuisce alla manovra Salva Italia per un miliardo di euro</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 17:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[A serio rischio il sistema agricolo. Per una stalla si andranno a pagare 500 euro. Redditi agrituristici -15% Dopo una fase di silenzio, quasi tutte le organizzazioni agricole cominciano a fare i conti con i il decreto Salva Italia. Evidentemente, Monti, già insensibile ai temi agricoli, ha interpretato questo silenzio come un segno di debolezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/lagricoltura-contribuisce-alla-manovra-salva-italia-per-un-miliardo-di-euro-912987.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/20111125-Eldr-Palermo2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2988" title="20111125 Eldr Palermo" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2012/01/20111125-Eldr-Palermo2-284x300.jpg" alt="" width="284" height="300" /></a></p>
<p><strong>A serio rischio il sistema agricolo. Per una stalla si andranno a pagare 500 euro. Redditi agrituristici -15%</strong></p>
<p>Dopo una fase di silenzio, quasi tutte le organizzazioni agricole cominciano a fare i conti con i il decreto Salva Italia.<br />
Evidentemente, Monti, già insensibile ai temi agricoli, ha interpretato questo silenzio come un segno di debolezza e, al contrario di quanto accaduto per farmacie e tassisti, non ha cambiato l&#8217;impianto della manovra a carico dell&#8217;agricoltura. <strong>Oltre alle accise per l’aumento del prezzo del  carburante e alle aliquote previdenziali, è soprattutto l&#8217;IMU a spaventare le organizzazioni.<span id="more-2987"></span></strong></p>
<p>“Questa è una pura operazione per far cassa, senza dare il minimo contributo allo sviluppo di un sistema che già viveva una grave situazione di difficoltà”. “La manovra – spiega il <strong>presidente di Confagricoltura, Mario Guidi</strong> – brucia il 10 per cento del valore aggiunto prodotto in agricoltura e da una indagine del nostro Centro studi sui dati del censimento Istat emerge che oltre mezzo milione di aziende sotto i 20 ettari di superficie rischiano di chiudere”.</p>
<p>Secondo le stime di <strong>Agriturist</strong>, la manovra Monti, attraverso la tassazione degli edifici rurali, taglierà il 15 per cento dei redditi dell&#8217;agriturismo pesando, in media, per 1.650 euro su ogni azienda. Se a questo aggiungiamo quanto dovuto per le abitazioni degli imprenditori e degli addetti, i punti vendita, le stalle, i magazzini e le rimesse, è chiaro che la tassazione delle aziende agricole raggiunge livelli insostenibili e addirittura paradossali. Sarebbe come chiedere a un lavoratore dipendente che guadagna 30 mila euro l&#8217;anno di pagare 4500 euro di tasse. D&#8217;altra parte l&#8217;agriturismo rappresenta, per le 20 mila aziende che hanno deciso di investire nel settore, un sostegno economico indispensabile alla sopravvivenza dell&#8217;attività agricola, soprattutto nelle zone collinari e montane dove fare agricoltura è più difficile.</p>
<p>“La manovra -ha detto <strong>il presidente della Cia Politi</strong>- riserva amare sorprese per le imprese agricole. Il maxi-emendamento ha addirittura aggravato il già pesante fardello per gli agricoltori. Le misure per i fabbricati rurali avranno riflessi devastanti. C’è il fondato pericolo di un lungo e tormentato contenzioso con i comuni sull’IMU. I produttori potrebbero essere costretti a pagare imposte a cifre insostenibili. Il che metterebbe praticamente fuori mercato tantissime aziende”.</p>
<p>“E’ il senso di responsabilità e il bene che vogliamo a questo Paese che ci ha portato a non manifestare in piazza di fronte alle iniquità che questa manovra riserva al settore agricolo”. E’ quanto ha affermato il presidente della <strong>Coldiretti</strong> Sergio Marini. “L’emendamento che prevede la differenziazione sostanziale del trattamento fiscale di chi il terreno lo usa per vivere e lavorare rappresenta un primo segnale positivo. Questo principio dovrà però essere esteso e rafforzato nei numeri. E’ evidente che finita “l’emergenza manovra” dovremmo aprire un serrato confronto con il Parlamento e il Governo per riaffermare il ruolo strategico di un settore determinante dell’economia reale, una leva competitiva formidabile per il Made in Italy nel mondo”.</p>
<p>Lapidale, infine è stato <strong>Furio Venarucci Presidente di ANPA</strong> (Associazione Nazionale Produttori Agricoli) affermando che l’agricoltura doveva entrare prepotentemente nella manovra Salva Italia ma nella parte relativa allo sviluppo e invece i “professori” hanno commesso il grave errore di inserirla solo nella parte dedicata alle tasse. “Oltre alle accise sui carburanti, ai bolli sugli estratti conto e a tutti quei balzelli che colpiranno tutti e quindi anche gli agricoltori abbiamo avuto anche noi la nostra parte di gloria”- ha commentato Venaruccio.<br />
“Hanno aumentato i contributi previdenziali a soggetti che, sempre con maggiore difficoltà, riescono a pagare quelli previsti. E a che scopo? Ormai scatta il contributivo. Ciò significa meno contributi e meno pensione. Ma nessuno ha pensato di farsi una domanda semplice: ma se si sono dovuti fare condoni previdenziali numerosi e sempre più ampi, se un agricoltore si fa perseguitare da Equitalia perché non paga l’INPS ci sarà un motivo? Magari non paga perché non ha i soldi?<br />
Poi hanno messo la parola fine sulla agricoltura e questa parola si chiama IMU. Pagheremo tasse su stalle vuote perché la crisi già le aveva colpite, pagheremo su terreni che rendono meno di niente, pagheremo sulle stanze di agriturismi che resteranno vuote perché con la recessione, che porterà questa manovra, nessuno girerà più per le nostre aziende, pagheremo sugli strumenti di lavoro che qualche “testone” ancora spera di mettere a reddito”.</p>
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<p><strong>L’Italia dei Valori</strong> in Parlamento è scesa in campo “dalla parte degli agricoltori” e il 16 Dicembre 2011 in sede di discussione del decreto-legge n. 201/11 ha presentato un ordine del giorno, a prima firma dell’On. Ignazio Messina, relativo alla situazione del comparto agricolo. <strong>L’on. Anita Di Giuseppe, capogruppo IdV in Commissione Agricoltura</strong> ci spiega che il provvedimento in titolo prevede, ai fini dell’imposizione IMU, l’incremento del 60 per cento della base imponibile sui fabbricati di cui alle categorie catastali A/6 e del 20 per cento, in aumento di un ulteriore 10% a decorrere dal 2013, sui fabbricati D/10, e l’incremento di circa il 73 per cento della base imponibile sui terreni agricoli, con una agevolazione per i terreni agricoli di proprietà di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, per i quali l’incremento sarà pari al 46 per cento; insomma una vera e propria batosta per il comparto agricolo. Per questo abbiamo impegnato il Governo: 1) a valutare l’opportunità di ridurre gli aggravi d’imposta sui fabbricati rurali e sui terreni agricoli dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali, 2)a ridurre sensibilmente la vigente soglia massima per l’alienazione dei terreni agricoli tramite trattativa privata, 3) ad introdurre il divieto di modifica della destinazione d’uso dei terreni agricoli pubblici nel quinquennio successivo all’acquisto.</p>
<p>“Felici per l&#8217;approvazione dell&#8217;unico ordine del giorno presentato per il settore agricoltura nella manovra economica. Una piccola vittoria che, come Italia dei Valori, ci siamo guadagnati battendoci energicamente prima in commissione e poi in aula”. Lo afferma <strong>Ignazio Messina, deputato IdV in Commissione Finanze e Responsabile Nazionale Dipartimento IdV Agricoltura e Pesca</strong>. Il deputato dichiara: “Abbiamo dimostrato che  il conto che Monti vuol far ricadere sull’agricoltura con l’introduzione dell’IMU è troppo salato. Una proiezione degli effetti, calcolata da esperti del settore indica che un&#8217;impresa tipo, condotta da un agricoltore iscritto nelle liste dei coltivatori diretti, proprietario di un terreno di pianura coltivato a frutteto, nel 2012 subirà un aggravio del carico fiscale del 250 per cento rispetto all&#8217;anno in corso. Le aziende agricole italiane sono in forte crisi e non possono sostenere questo ulteriore salasso”.</p>
<p>Ma allora, cosa bisogna fare? Di certo la soluzione non è quella di scaricare sugli agricoltori e sulle loro famiglie più del 10 per cento del peso della manovra. Come pensano Governo e Parlamento che l’agricoltura, possa risollevarsi se lo si schiaccia con una pressione così forte? C’è bisogno, invece, di uno sgravio dei contributi previdenziali di almeno tre anni per dare ossigeno ad aziende che sono finanziariamente allo stremo. C’è bisogno di defiscalizzare i redditi fondiari di tutti i terreni delle aziende agricole iscritte alle camere di commercio per muovere il mercato degli affitti. Eliminare tutti i costi burocratici che ci sono sull’agricoltura. C’è bisogno sopratutto di regolamentare la fase di commercializzazione dei prodotti agricoli: promuovere la “filiera corta” e liberalizzare il mercato, oggi gestito da pochi “grossisti”. Infatti, per via di quest’oligopolio, il profitto per gli agricoltori resta invariato mentre il prezzo al consumo subisce un aumento esponenziale rispetto al costo di produzione. Il tutto va, dunque, ad esclusivo vantaggio di pochi intermediari che si spartiscono il mercato. Il settore agricolo ripone ora la speranza nella seconda fase della manovra – il decreto Cresci Italia &#8211;  in cui il Governo, che in un primo momento aveva respinto l’ordine del giorno presentato dall’IDV, ha dovuto tornare sui suoi passi dopo l’approvazione del Parlamento.</p>
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		<title>Manovra.  Messina (IDV): Accolto l&#8217;unico ordine del giorno per il settore agricoltura</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 08:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività Istituzionali]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/manovra-messina-idv-accolto-lunico-ordine-del-giorno-per-il-settore-agricoltura-912980.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/12/imagesCABM5QP2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2981" title="imagesCABM5QP2" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/12/imagesCABM5QP2.jpg" alt="" width="182" height="277" /></a>“Felici per l&#8217;approvazione dell&#8217;unico ordine del giorno presentato per il settore agricoltura nella<br />
manovra economica. Una piccola vittoria che, come Italia dei Valori, ci siamo guadagnati battendoci energicamente prima in commissione e poi in aula”. Lo afferma Ignazio Messina, deputato IdV in Commissione Finanze e Responsabile Nazionale Dipartimento IdV Agricoltura e Pesca.<span id="more-2980"></span><br />
Il deputato dichiara: “Abbiamo dimostrato che  il conto che Monti vuol far ricadere sull’agricoltura con l’introduzione dell’IMU è troppo salato. Una proiezione degli effetti, calcolata da esperti del settore – prosegue- indica che un&#8217;impresa tipo, condotta da un agricoltore iscritto nelle liste dei coltivatori diretti, proprietario di un terreno di pianura coltivato a frutteto, nel 2012 subirà un aggravio del carico fiscale del 250% rispetto all&#8217;anno in corso. Le aziende agricole italiane sono in forte crisi e non possono sostenere questo ulteriore salasso”.<br />
“Il Governo –prosegue Messina- che in un primo momento aveva respinto il nostro ordine del giorno, alla fine ha dovuto darci ragione ed è tornato sui suoi passi promettendo una revisione del carico fiscale sull&#8217;agricoltura ed una maggiore attenzione verso i rischi di speculazione edilizia e cementificazione selvaggia su aree agricole. Speriamo solo che l&#8217;impegno preso non rimanga<br />
lettera morta, come accadeva con gli ordini del giorno approvati dal precedente Governo” auspica il deputato e conclude: “Vigileremo per fare in modo che il nostro ordine del giorno sia attuato perchè l&#8217;Italia dei Valori è dalla parte degli agricoltori”.</p>
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		<title>Marche &#8211; l&#8217;Idv presenta interrogazione al Ministero dello Sviluppo Economico sulla Best di Montefano</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 15:46:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Interrogazioni Parlamentari]]></category>
		<category><![CDATA[Marche]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente dell’Italia dei Valori, on. Antonio Di Pietro, ha presentato ieri con me alla Camera un’interrogazione sulla Best di Montefano. Abbiamo chiesto al Ministro dello sviluppo economico di farci sapere se, di fronte a un mancato accordo in sede locale, intenda convocare l&#8217;azienda, le organizzazioni sindacali e gli enti locali, a partire dalla regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/marche-lidv-presenta-interrogazione-al-ministero-dello-sviluppo-economico-912936.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div><span style="font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/12/Copia-di-384229_2482569939929_1123009845_32922070_1666566359_n1.jpg"><img title="Copia di 384229_2482569939929_1123009845_32922070_1666566359_n[1]" class="alignleft size-full wp-image-2937" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/12/Copia-di-384229_2482569939929_1123009845_32922070_1666566359_n1.jpg" alt="" width="143" height="216" /></a>Il presidente dell’Italia dei Valori, on. Antonio Di Pietro, ha presentato ieri con me alla Camera un’interrogazione sulla Best di Montefano. </span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;">Abbiamo chiesto al Ministro dello sviluppo economico di farci sapere se, di fronte a un mancato accordo in sede locale, intenda convocare l&#8217;azienda, le organizzazioni sindacali e gli enti locali, a partire dalla regione Marche, al fine di individuare un progetto industriale di reindustrializzazione dell&#8217;area e di occupabilità per l&#8217;insieme dei lavoratori, affidando tale compito a Invitalia.<span id="more-2936"></span></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;">Dopo l’incontro al presidio dei lavoratori della Best di Montefano al quale ho partecipato lunedì con l’on. Zipponi, responsabile nazionale Idv welfare e lavoro, l’Italia dei Valori si è subito attivata perché alle parole di solidarietà siamo abituati a far seguire immediatamente i fatti e questa ne è la dimostrazione.</span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;">Il caso della Best, come già sottolineato dall’on. Zipponi durante la trasmissione di Santoro e poi l’incontro di lunedì a Montefano, è particolare e va preso ad esempio nazionale affinché nessuna azienda pensi di sparire lasciando i lavoratori per strada dalla mattina alla sera senza tutele e garanzie.</span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;">Ciò che più ci colpisce è che la Best di Montefano non era una realtà in crisi, aveva molto lavoro, ma la proprietà ha voluto trasferire le lavorazioni in Polonia per avere utili maggiori. La chiusura dell’azienda inoltre mette a rischio anche una trentina di imprese dell&#8217;indotto artigiano e di fornitura, situate tra Osimo, Castelfidardo e Recanati (allarme lanciato dalla Cgia di Ancona, che cita aziende terziste che producono semilavorati elettromeccanici e della plastica).</span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;">Le organizzazioni sindacali, attive dai primi di novembre, hanno convenuto con l’azienda di proseguire il confronto al fine di pervenire alla sottoscrizione di un piano per la soluzione della vertenza. Ciò per favorire la cessione del sito industriale a possibili acquirenti, con l&#8217;obiettivo di impiegare la totalità dei lavoratori.</span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;">A tutt&#8217;oggi, però, nessun accordo è stato raggiunto.</span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;">E’stato chiesto l&#8217;utilizzo della cassa integrazione straordinaria per il tempo massimo utilizzabile, individuando anche le condizioni che ne favoriscano il pieno utilizzo per tutti i dipendenti ed è stata chiesta anche l&#8217;integrazione del trattamento e il riconoscimento ai lavoratori, che lasceranno l&#8217;azienda durante o al termine del periodo di cassa integrazione, di un incentivazione all&#8217;esodo. Infine, tra le richieste, c’è un piano per favorirne la ricollocazione anche mediante incentivazioni da riconoscere alle aziende che li assumeranno e che preveda anche percorsi formativi e di riqualificazione.</span></div>
<div>Nel periodo necessario alla definizione di questi passaggi, previsti entro il termine della procedura di mobilità, l&#8217;azienda deve impegnarsi al regolare pagamento delle competenze mensili.</div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;">Considerando poi che la Best di Montefano ha percepito sovvenzioni pubbliche, riteniamo che con la decisione della chiusura repentina, queste dovranno essere recuperate per metterle a disposizione di quegli imprenditori che intendono investire e rimanere nel nostro territorio impegnandosi a non delocalizzare o a diosposizione degli ammortizzatori sociali.</span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;">On. David Favìa, coordinatore Idv Marche</span></div>
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		<title>Rischio speculazione sui terreni agricoli di Stato con la trattativa privata per le proprietà di valore inferiore ai 400mila euro</title>
		<link>http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/rischio-speculazione-sui-terreni-agricoli-di-stato-con-la-trattativa-privata-per-le-proprieta-di-valore-inferiore-ai-400mila-euro-912899.html</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 08:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il maxiemendamento al Ddl Stabilità è legge entro pochissime ore che prevede anche l&#8217;alienazione da parte dello Stato delle sue proprietà agricole. La legge non solo fornisce la possibilità di fare cassa allo Stato ma anche a Regioni, Province e Comuni che sono proprietari di molte aziende agricole in Italia. Ecco cosa dice esattamente la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/rischio-speculazione-sui-terreni-agricoli-di-stato-con-la-trattativa-privata-per-le-proprieta-di-valore-inferiore-ai-400mila-euro-912899.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/agricoltura_6554.jpg"></a></p>
<p><strong><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/agricoltura_65541.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2902" title="agricoltura_6554" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/agricoltura_65541-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Il maxiemendamento al Ddl Stabilità è legge entro pochissime ore che prevede anche l&#8217;alienazione da parte dello Stato delle sue proprietà agricole. </strong></p>
<p>La legge non solo fornisce la possibilità di fare cassa allo Stato ma anche a Regioni, Province e Comuni che sono proprietari di molte aziende agricole in Italia.<span id="more-2899"></span></p>
<p>Ecco cosa dice esattamente la norma.</p>
<p><strong><em>Art. 4-quater</em></strong></p>
<p><em>(<strong>Disposizioni in materia di dismissioni di terreni agricoli</strong>)</em></p>
<p><em>1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, con uno o più decreti di natura non regolamentare da adottare d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, individua i terreni a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato non ricompresi negli elenchi predisposti ai sensi del d.lgs n. 28 maggio 2010, n,. 85 nonché di proprietà degli enti pubblici nazionali, da alienare a cura dell’Agenzia del Demanio mediante trattativa privata per gli immobili di valore inferiore a 400 mila euro e mediante asta pubblica per quelli di valore pari o superiore a 400 mila euro. L’individuazione del bene ne determina il trasferimento al patrimonio disponibile dello Stato. Ai citati decreti di individuazione si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 3, 4 e 5, del decreto-legge n. 351 del 2001.</em></p>
<p><em>2. Nelle procedure di alienazione dei terreni di cui al comma 1, al fine di favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità agricola giovanile è riconosciuto il diritto di prelazione ai giovani imprenditori agricoli, così come definiti ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, e successive modificazioni. Nell’eventualità di incremento di valore dei terreni alienati derivante da cambi di destinazione urbanistica intervenuti nel corso del quinquennio successivo all’alienazione medesima, è riconosciuta allo Stato una quota pari al 75% del maggior valore acquisito dal terreno rispetto al prezzo di vendita; le disposizioni di attuazione del presente periodo sono stabilite con decreto di natura non regolamentare del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, d’intesa con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.</em></p>
<p><em>3. Per i terreni ricadenti all’interno di aree protette di cui alla legge 6 dicembre 1991 n. 394, l’Agenzia del Demanio acquisisce preventivamente l’assenso alla vendita da parte degli enti gestori delle medesime aree.</em></p>
<p><em>4. Le Regioni, le Province, i Comuni possono vendere, per le finalità e con le modalità di cui ai commi 1 e 2, i beni di loro proprietà aventi destinazione agricola compresi quelli attribuiti ai sensi del d.lgs 28 maggio 2010, n. 85; a tal fine possono conferire all’Agenzia del Demanio mandato irrevocabile a vendere. L’Agenzia provvede al versamento agli Enti territoriali già proprietari dei proventi derivanti dalla vendita al netto dei costi sostenuti e documentati.</em></p>
<p><em>5. Le risorse nette derivanti dalle operazioni di dismissione di cui ai commi precedenti sono destinate alla riduzione del debito pubblico.</em></p>
<p>Vediamo il passaggio dell&#8217;art 4-quater.</p>
<p><em>“&#8230;da alienare a cura dell’Agenzia del Demanio mediante trattativa privata per gli immobili di valore inferiore a 400 mila euro e mediante asta pubblica per quelli di valore pari o superiore a 400 mila euro&#8230;”</em></p>
<p>Ora la trattativa privata è sempre preoccupante. L&#8217;Agenzia del Demanio, infatti, spesso non aggiorna i valori catastali dei terreni agricoli, col rischio che proprietà dal valore fondiario molto elevato possano essere classificate come piccoli fondi, del valore inferiore ai 400mila euro, e quindi assegnati ai soliti noti in vie spicce e poco trasparenti a prezzi d&#8217;occasione che oggi sono appetibili beni rifugio vista la volatilità delle borse e degli strumenti finanziari. Con il risultato che i terreni potrebbero non venire comprati da imprenditori agricoli desiderosi di iniziare una nuova attività oppure di ingrandire la propria impresa.</p>
<p>E i giovani? Questi terreni, infatti, in origine dovevano proprio essere destinati agli under 40 che vogliono scappare dalla città e tuffarsi nel mondo contadino. A loro solo la prelazione.</p>
<p><em>“&#8230;Nelle procedure di alienazione dei terreni di cui al comma 1, al fine di favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità agricola giovanile è riconosciuto il diritto di prelazione ai giovani imprenditori agricoli&#8230;”</em></p>
<p>Come si eserciterà tale prelazione? Secondo quali norme e leggi? Non è dato sapere. Se si trattasse dell&#8217;attuale legge agraria sulla prelazione sarebbe un bel rebus. E&#8217; infatti già oggi tanto complicata da generare contenziosi giudiziari che possono durare anni.</p>
<p>In sostanza si vendono proprietà agricole, con procedure apparentemente trasparenti ma che in realtà, anche per la speditezza di tutto l&#8217;iter, favoriscono soprattutto chi ha liquidità e che è ben inserito in certi circuiti. Speculatori e Immobiliaristi. L&#8217;uso della prelazione è tanto complicata da disincentivarne di fatto l&#8217;uso da parte dei giovani imprenditori che, in buona parte, rimarranno esclusi da questa grande tornata di privatizzazioni. Questi terreni possono poi cambiare destinazione d&#8217;uso, almeno in parte, e così diventare nuove zone residenziali o altro, con notevoli benefici economici e ben poca spesa.</p>
<p>Quanti sono i terreni agricoli di Stato? E dove sono? Ecco alcuni dati di un censimento di Coldiretti.</p>
<p>Tra le diverse regioni analizzate dal censimento il Piemonte si classifica al primo posto per la disponibilità di terreni agricoli di proprietà pubblica con oltre 56mila ettari, segue il Lazio con 41mila ettari, Trento e Bolzano rispettivamente con 31mila e 24mila ettari, la Basilicata con 24mila ettari e la Lombardia con 23mila ma rilevanti proprietà ci sono anche in Campania (17mila ettari) e in Veneto (15mila).</p>
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		<title>Questa crisi, al di la degli aspetti numerici nasce da molto lontano, non nelle stanze delle banche o dei Parlamenti, nasce nel Cuore dell’Uomo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 18:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orlando Vella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono molto dispiaciuto che nelle comuni discussioni, opinioni ed ipotesi, che ruotano attorno alla grande crisi del nostro Paese (Crisi comunque planetaria), gli unici aspetti che vengano analizzati sono quasi esclusivamente: economia e finanza.  Questa crisi, al di la degli aspetti numerici (estratti conto, indebitamenti, ecc.) nasce da molto lontano e non nasce nelle stanze delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/questa-crisi-al-di-la-degli-aspetti-numerici-nasce-da-molto-lontano-e-non-nasce-nelle-stanze-delle-banche-o-dei-parlamenti-nasce-nel-cuore-dell%e2%80%99uomo-912892.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2893" title="images" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/images.jpg" alt="" width="254" height="198" /></a></p>
<p>Sono molto dispiaciuto che nelle comuni discussioni, opinioni ed ipotesi, che ruotano attorno alla grande crisi del nostro Paese (Crisi comunque planetaria), gli unici aspetti che vengano analizzati sono quasi esclusivamente: economia e finanza. <br />
Questa crisi, al di la degli aspetti numerici (estratti conto, indebitamenti, ecc.) nasce da molto lontano e non nasce nelle stanze delle banche o dei Parlamenti, nasce nel Cuore dell’Uomo.<span id="more-2892"></span><br />
L’Occidente è malato: gravemente malato; sostengo sempre che noi occidentali (insieme oggi poco configurabile) siamo corrotti dentro; una corruzione che non è economica (siamo abituati a pensare in questi termini); è morale.<br />
Pensiamo, decretiamo, legiferiamo, costruiamo ipotesi con logiche esclusivamente numeriche ed economiche senza pensare che l’Uomo è Manifestazione Oltre; è Essere che Supera; è Immagine al di La.<br />
Eppure oggi l’occidente parla un’altra lingua.<br />
Cinquanta anni di politica economica hanno distrutto però la Cultura tramandata dei nostri Padri; una cultura che si era accresciuta con millenni di osservazioni e di esperienza. Quando il Colonialismo Americano ed Europeo ha invaso il mondo è stata devastata ogni forma di cultura, ogni traccia di quella Morale che la Natura aveva impartito all’Uomo. <br />
Distruggendo le strutture della natura distruggiamo la Spiritualità antropologica, aberrando l’ecosistema priviamo l’Uomo della sua Anima. Ne facciamo una creatura alienata ed alienante.<br />
Troppi docenti, uomini di finanza, politici, esperti (parola che non dovremmo più usare) stanno continuando ad uccidere l’anima di questo Paese. Svuotando le nostre campagne, indebitando i pochi agricoltori rimasti, imponendo (o non proteggendo) modelli rurali irresponsabili.<br />
L’Unione Europea e gli Stati Uniti sono i veri responsabili di questo disastro che partendo da una Morale corrotta vuole finire di distruggere quel poco che è rimasto.<br />
Il territorio è luogo di devastazione (come se non fosse la casa della sovranità di un popolo); l’agricoltura viene spinta verso metodiche figlie di una scienza di “Regime”*; questa corrosione così profonda del Saper umano si è imposta come giusta, spazzando, come eretica, ogni altra forma epistemologica. <br />
L’energia che spendiamo in essa non ha nulla né di economico né di efficiente.<br />
Dobbiamo avere il coraggio di denunciare tutte queste scelleratezze non cadendo però nel tranello della logica della “Saggezza Occidentale” resteremmo abbagliati e disorientati.<br />
Dobbiamo usare argomentazioni nuove, anche se “Antiche come le Montagne” non basate sui valori o indici economici (vedi <a href="http://www.ecosostenibile.org/indval.html">http://www.ecosostenibile.org/indval.html</a>) e ridando nuova sovranità alle componenti del nostro territorio.<br />
Siamo stanchi di una Cultura Politica Corrotta** e che corrompe.<br />
Siamo stanchi di sentire il termine libero e libertà abusati e violentati: Espressioni come libero mercato, libera circolazione, libera concorrenza, ecc. contengono delle mostruosità etiche che celano all’interno solo grandi e smisurati interessi di pochi (che, guarda caso, si muovo in regime di monopolio od oligopolio).<br />
L’Atomo è libero ma dentro delle regole; l’Universo è libero ma dentro le sue regole. L’Uomo è veramente libero, con tutte le sue manifestazioni, quando si muove dentro delle regole.<br />
Quando sostituiamo le regole della Natura con quelle degli interessi dei moderni colonizzatori distruggiamo la Speranza dei nostri figli.<br />
Tra poco tempo sarà emanato il nuovo Piano di Sviluppo Rurale dell’Unione Europea (così come piani simili si stanno valutando negli Stati Uniti ed in altri Paesi del mondo).<br />
Si preannuncia l’ultimo fallimento; non è questione di essere cattivi profeti.<br />
Vedete alcuni di noi sanno leggere i documenti programmatori, i libri bianchi e le norme in materia e comprendono che così non si va da nessuna parte.<br />
Questa politica ci ha fatto poveri ma di una povertà nuova, peggiore e più grande di quella antica, perché ci ha privati anche del contatto con la nostra Terra. Colei che ci nutriva di Sapere.</p>
<p>Guido Bissanti</p>
<p>* Col termine di regime mi riferisco ai nuovi regimi imposti dalle Multinazionali e dalla Grande Finanza<br />
** La corruzione etica e la distorsione della Verità rappresentano la più grande Corruzione.</p>
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