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	<title>OrizzontiNuovi.org &#187; Approfondimenti</title>
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	<description>Giornale dell&#039;Italia dei Valori - diretto da Orlando Vella</description>
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		<title>L&#8217;Italia è una Repubblica fondata sul lavoro?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 11:52:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrive il coordinatore provinciale Ancona dell&#8217;Italia dei Valori Ennio Coltrinari Ho deciso di intervenire su questo tema che rende precario il futuro dei giovani e sempre più divisa la società che viviamo: senza lavoro non c’è futuro per i giovani ma si vive male tutti. E’ attraverso il lavoro che l’uomo affina le sue capacità ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/litalia-e-una-repubblica-fondata-sul-lavoro-912886.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div id="attachment_2890" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/Ennio-Coltrinari21.jpg"><img class="size-medium wp-image-2890" title="Ennio Coltrinari2" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/11/Ennio-Coltrinari21-160x300.jpg" alt="" width="160" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il coordinatore provinciale Ancona dell&#39;Italia dei Valori Ennio Coltrinari</p></div>
<p>Scrive il coordinatore provinciale Ancona dell&#8217;Italia dei Valori Ennio Coltrinari</p>
<p>Ho deciso di intervenire su questo tema che rende precario il futuro dei giovani e sempre più divisa la società che viviamo: senza lavoro non c’è futuro per i giovani ma si vive male tutti. E’ attraverso il lavoro che l’uomo affina le sue capacità ed il suo modo di vivere. <span id="more-2886"></span></p>
<p>Credo che le politiche di un Paese devono essere fondate sul lavoro, ed è per questa ragione che le politiche fiscali devono favorire il lavoro e non deprimerlo,come spesso avviene oggi. Tassare le rendite finanziarie diventa un obiettivo da perseguire, così come è altrettanto importante, ridurre invece le tasse sul lavoro: conseguentemente su lavoratori e piccola e media impresa.</p>
<p>Tutto l’opposto di quello che sta facendo Berlusconi, al quale gronda sangue solamente quando è costretto a mettere qualche tassa “ai furbetti del quartierino” o ai più ricchi e non quando deve tassare i lavoratori dipendenti o i poveri pensionati. Tagliare l’IRAP, per le medie e piccole imprese diventa importante così come ridurre il cuneo fiscale tra salario lordo e netto in busta paga che fa dei lavoratori italiani tra i meno pagati in Europa. Prodi lo mise giustamente tra le priorità del suo Governo.</p>
<p>Queste due operazioni consumano risorse che vanno recuperate da una lotta senza quartiere all’evasione fiscale ma anche dalla tassazione delle rendite fiscali e dei grandi patrimoni. Una politica di sinistra si distingue dalla destra se saprà fare le sue scelte a difesa del lavoro e non della finanza.</p>
<p>Il rischio che l’Europa diventi sempre più un paese governato dalla grande finanza, va combattuto ridando dignità alla politica, oggi spesso messa ai margini, perché priva di grandi maestri illuminati,come furono in Europa De Gasperi, Adenaur  e Bidault, che giustamente sono considerati i padri dell’Europa Unita.</p>
<p>Che il mondo sia oggi privo di grandi personaggi da prendere a modello, come furono Kennedy , Papa Giovanni 23° e Kruscioff è altrettanto vero. I politici moderni sono soliti guardare all’oggi e non ai problemi del domani, una capacità che è solo dei grandi Statisti, merce sempre più rara.</p>
<p>Per tornare al tema del “lavoro” che è oggetto di questa mia riflessione:per investire sul lavoro,non sono sufficienti le sole risorse economiche ma l’attuazione anche di politiche apposite. Ci troviamo infatti di fronte ad un altro  passaggio epocale simile a quello del secolo scorso, quando fu scoperta la macchina che all’inizio provocò un grave allarme sociale e poi invece portò benefici a tutti: in termini di profitto ai padroni e riduzione del lavoro per i lavoratori: in particolare la riduzione della settimana lavorativa prima a 48 ore e poi a 40 ore.</p>
<p>Oggi siamo, in presenza della diffusione dell’informatica, della quale stanno avendo dei benefici in pochi. Questa sta togliendo posti di lavoro: se non vogliamo trovarci tra poco in una società in cui saremo sempre meno persone a lavorare,bisognerà inventarsi qualche cosa: tocca ad un partito post-ideologico, come il nostro ed al suo leader  Antonio Di Pietro lanciare l’idea che fu di un grande sindacalista della Cisl: Pierre Carniti : Lavorare meno per lavorare tutti. Si tratta di studiare forme e modi per la sua applicazione pratica.Un disegno del genere dovrà trovare applicazione  anche a livello europeo, se si vuole concretamente difendere i lavoratori.</p>
<p>Ennio Coltrinari</p>
<p>Coord. Prov.le IDV. Ancona (Marche)</p>
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		<title>Firenze insolita e segreta. A Bruxelles la presentazione del libro di Niccolò Rinaldi</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 21 giugno si terrà alle 18:30 presso il Parlamento Europeo di Bruxelles la prima presentazione del libro “Firenze insolita e segreta” di Niccolò Rinaldi*, eurodeputato di Italia dei Valori, pubblicato da Jonglez edizioni e in uscita a fine giugno in tutta Europa e Nord America. Modererà l’evento Samuele Pii, già Presidente dei giovani federalisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/cultura-societa/firenze-insolita-e-segreta-a-bruxelles-la-presentazione-del-libro-di-niccolo-rinaldi-912707.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: small;"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/Firenze-insolita-e-segreta-21-giu-20111.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2708" title="Firenze insolita e segreta 21 giu 2011[1]" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/Firenze-insolita-e-segreta-21-giu-20111-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></span></p>
<p>Il 21 giugno si terrà alle 18:30 presso il Parlamento Europeo di Bruxelles la prima presentazione del libro “Firenze insolita e segreta” di Niccolò Rinaldi*, eurodeputato di Italia dei Valori, pubblicato da Jonglez edizioni e in uscita a fine giugno in tutta Europa e Nord America.</p>
<p>Modererà l’evento Samuele Pii, già Presidente dei giovani federalisti d’Europa. Saranno presenti oltre l’autore, Sir Graham Watson, eurodeputato del Gruppo Alde, e Leonardo Domenici, eurodeputato, ex Sindaco di Firenze. <span id="more-2707"></span></p>
<p>Nella guida originale di Niccolò Rinaldi si ritrovano la scoperta, la creatività, il sogno, il futuro, la Storia. &#8220;Firenze Insolita e segreta”, accompagna il cittadino e il visitatore alla scoperta o riscoperta di circa duecento luoghi che costituiscono altrettante occasioni di viaggio cittadino. Si ritrovano: l&#8217;antico percorso di un affluente dell&#8217;Arno in pieno centro, una gondola sotto il Ponte Vecchio, una numerazione civica quasi scomparsa, pietre di palazzi dall&#8217;apparenza qualsiasi e invece cifre del potere, piccoli musei stravaganti, giardini magnifici ma nascosti, quadri rinascimentali con misteri inspiegabili, crostacei in riva al fiume larghi trenta centimetri, partite a golf sull&#8217;acqua, passaggi sotterranei, significati esoterici in sculture e affreschi di cieli stellati, rare architetture futuriste, balconi rovesciati, orologi solari, farmacie secolari, distributori di benzina e autorimesse con opere d&#8217;arte, teatri improvvisi, e molto molto altro.</p>
<p>Nel titolo della guida si racchiude il senso dell’intero libro perché una città ne nasconde sempre un’altra o altre. Oltre quella visibile, percorsa dall’abitudine del cittadino assuefatto e dal turista rinunciatario, c’è una città stratificata nelle prime pietre, raccolta in angoli appartati, museo trascurati, teatri ormai fantasmi e indirizzi enigmatici, una città di nicchie e segni, alcuni recenti e non eredità di medioevi e rinascimenti, che sfuggono a prima vista – eppure ci eravamo passati davanti mille volte.</p>
<p>&#8220;Firenze insolita e segreta&#8221; è un incoraggiamento a camminare e a guardarsi intorno, tra le vie di Firenze che costituiscono un libro aperto o appena socchiuso. Basta poco per prendere l&#8217;abitudine e anche il piacere, di andare a caccia degli aspetti più sorprendenti di una città il cui ritmo è davverodentro le sue pietre, perché, come altre città antiche, Firenze dipende da come i suoi angoli più nascosti conservano le tracce della sua storia, delle sue leggende, della sua letteratura &#8211; è un teatro dell’insolito. </p>
<p>La &#8220;Firenze insolita&#8221; è un viatico contro l’oblio, uno zuccherino per rinfrescare la voglia di avventura nella ristretta geografia del noto di una piccola città come Firenze &#8211; un libro parallelo. </p>
<p>*Deputato al Parlamento europeo</p>
<p>Vice Presidente del Gruppo ADLE &#8211; Alleanza dei liberali e democratici per l&#8217;Europa</p>
<p>Capo delegazione dell&#8217;Italia dei Valori</p>
</div>
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		<title>Come uscire dalla crisi?!</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 13:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Italia è afflitta da tempo da una grave crisi, non solo economica, perché il malessere si è propagato alla politica, alla morale ed alla società civile. Bisogna cercare di uscire da questo tunnel buio nel quale siamo precipitati, anche se alla fine del percorso si intravede appena una fioca luce. Attraverso quali soluzioni? I rimedi da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/come-uscire-dalla-crisi-912703.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/crisi_economica1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2704" title="crisi_economica[1]" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/crisi_economica1-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a>L’Italia è afflitta da tempo da una grave crisi, non solo economica, perché il malessere si è propagato alla politica, alla morale ed alla società civile.</p>
<p>Bisogna cercare di uscire da questo tunnel buio nel quale siamo precipitati, anche se alla fine del percorso si intravede appena una fioca luce. Attraverso quali soluzioni?<span id="more-2703"></span> I rimedi da proporre debbono presupporre: immediata fattibilità, nessun aggravio fiscale ed il potenziale consenso di vasti strati dell’opinione pubblica, in ultima istanza degli elettori.</p>
<p>Il governo si è visto costretto a ridurre in egual misura il finanziamento dei singoli ministeri, mentre i maggiori tagli andrebbero fatti nel capitolo delle spese militari, chiudendo definitivamente la sciagurata parentesi della guerra(non chiamiamola diversamente) in Libia e ritirando le pseudo missioni di pace all’estero. Dobbiamo far tornare i nostri contingenti dall’Afghanistan, dal Kossovo e dal Libano, ma soprattutto drasticamente ridurre il numero dei nostri militari, da 180. 000 a poche decine di migliaia.</p>
<p>Il nostro Paese non perderebbe il suo prestigio internazionale, già al lumicino, anzi, sfruttando la sua strategica posizione geografica, potrebbe costituire la punta di diamante di una rivoluzionaria concezione di intavolare rapporti con i popoli del nord Africa, inviando, non più incrociatori e cacciabombardieri, bensì medicinali, infermieri, volontari, agronomi e tecnici in grado di imbrigliare le scarse risorse idriche.</p>
<p>Solo così potremmo dedicare i cospicui risparmi a finanziare i settori nei quali l’Italia può occupare un posto di rilievo in un’economia sempre più globalizzata: il turismo, la ricerca scientifica e la cultura, dei comparti in grado di creare in tempi brevi numerosi nuovi posti di lavoro.</p>
<p>Inoltre è necessario garantire l’accesso internet a tutti, gratuitamente e ad alta velocità. Solo così entreremo nel futuro, creando i presupposti per una riduzione della burocrazia e dando luogo ad una miriade di nuove professionalità.</p>
<p>Altre risorse possono essere reperite a costo zero solo se si decidesse di cominciare a combattere seriamente l’evasione fiscale, a ridurre le spese per la politica, ad incamerare i beni sequestrati alle organizzazioni criminali e a dare corso realmente alla liberalizzazione delle licenze delle attività commerciali.</p>
<p>Uno dei motivi per cui nessun imprenditore straniero decide di investire da noi è la lentezza snervante della giustizia civile, con cause che durano decenni. In attesa di una riforma di cui si parla da generazioni, si potrebbe ridurre ad uno i gradi di giudizio, eliminando appello e cassazione.</p>
<p>Le proposte avanzate dal governo si basano sull’aumento di 1 o più punti dell’Iva, eventualmente compensando parzialmente questo sacrificio con una riduzione delle imposte dirette, spostando la tassazione dai redditi ai consumi.</p>
<p>Ma se questo aumento dell’Iva dovesse essere applicato solo sugli scaglioni più alti, riferiti ai prodotti di lusso, il risultato sarebbe modesto, mentre se dovesse gravare anche sui generi alimentari, oltre a favorire l’inflazione, andrebbe a penalizzare le fasce sociali già ridotte a fare i salti mortali per arrivare a fine mese. Meglio allora l’idea di una patrimoniale, che dovrebbe colpire le rendite finanziarie ed i capitali. </p>
<p><strong>     </strong><strong>                      </strong></p>
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		<title>Età pediatrica e diritto alla salute in regione Campania: criticità e proposte</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 15:12:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il commissariamento della Sanità della regione Campania è, da tempo, un dato di fatto con cui tutti, dagli operatori alla classe dirigente, devono obbligatoriamente confrontarsi. Tale commissariamento è stato deciso dal Governo in carica per il considerevole deficit del comparto sanitario campano a cui, a parere del sottoscritto, hanno concorso più fattori. Tra essi ricordo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/eta-pediatrica-e-diritto-alla-salute-in-regione-campania-criticita-e-proposte-912654.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><div id="_mcePaste"><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/Pediatra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2655" title="Pediatra" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/Pediatra-262x300.jpg" alt="" width="262" height="300" /></a>Il commissariamento della Sanità della regione Campania è, da tempo, un dato di fatto con cui tutti, dagli operatori alla classe dirigente, devono obbligatoriamente confrontarsi. Tale commissariamento è stato deciso dal Governo in carica per il considerevole deficit del comparto sanitario campano a cui, a parere del sottoscritto, hanno concorso più fattori.<span id="more-2654"></span> Tra essi ricordo: a)il sottofinanziamento storico di una regione a forte natalità e con alto tasso di immigrazione; b)lo sperpero di pubbliche risorse (basti pensare agli Ospedali inutilizzati o senza ragion d’essere, alle attrezzature mai utilizzate, ai costosi strumenti di salute non adeguatamente valorizzati, alla scarsa comunicazione tra operatori sanitari con inutili se non dannose ripetizioni di prestazioni e accertamenti sanitari); c)l’invadenza dei partiti, che spesso hanno usato la sanità quale strumento per ricerca di clientelare consenso e soddisfazione degli operatori e dei professionisti di riferimento a discapito della meritocrazia e dell’efficienza; d) la commistione (e quindi l’assenza di una vera competizione) tra pubblico e privato.</div>
<div id="_mcePaste">Preso atto del momento di difficoltà economica- che speriamo essere contingente e temporaneo- in cui verte  l’intero comparto della sanità in Campania, nasce l’esigenza di una attenta e lungimirante razionalizzazione delle risorse disponibili. Quest’ultima appare ancora più indispensabile ed urgente se si pensa al modello federalista che partendo da un presupposto giusto- la responsabilizzazione del territorio e della classe dirigente locale- sembra doversi concretizzare attraverso una aumentata tassazione da parte degli Enti Locali e senza una adeguata estrinsecazione del principio di solidarietà nazionale.</div>
<div id="_mcePaste">L’emergenza e una rete ospedaliera che sia efficace per risposta alla domanda di salute, equa per distribuzione sul territorio e integrata con gli altri comparti di sanità pubblica e privata, rimangono acclarate priorità.</div>
<div id="_mcePaste">Nondimeno è assolutamente necessario potenziare l’assistenza territoriale. In tale direzione vanno sia le statistiche sanitarie (che dimostrano chiaramente come in termini di efficienza economica e di miglioramento dello stato di salute conviene puntare e investire sull’assistenza territoriale), sia gli intendimenti del Ministero della Salute che nel rinnovare contratti e convenzioni ha dato segnali inequivocabili nella stessa direzione.</div>
<div id="_mcePaste">In tale ottica, da operatore del settore, quale pediatra di famiglia, da sindacalista, essendo delegato aziendale della Fimp presso l’Asl di Caserta, da cittadino (padre di tre figli) politicamente impegnato e da pubblico amministratore, mi piace segnalare alcune CRITICITA’ che riguardano l’ETA’ PEDIATRICA, la cui pronta soluzione ritengo indispensabile affinchè l’offerta sanitaria della ASL di Caserta e della Regione Campania sia omogeneamente distribuita in tutto il territorio e, soprattutto, sia concreto e percepito l’impegno a voler garantire un pieno ed effettivo DIRITTO ALLA SALUTE.</div>
<div id="_mcePaste">In particolare ritengo che:</div>
<div id="_mcePaste">-vada rafforzato, in maniera omogenea sul territorio e con la collaborazione fattiva e responsabile dei pediatri di famiglia, l’impegno della regione nel settore VACCINAZIONI, in particolare quelle consigliate che prevedono la compartecipazione alla spesa delle famiglie. Mi riferisco, in particolare, alla vaccinazione per lo pneumococco, il meningococco, la varicella;</div>
<div id="_mcePaste">-vada promossa e finanziata una adeguata sensibilizzazione delle famiglie a riguardo dello stile di vita (promozione dell’attività fisica), della prevenzione dell’obesità, dei disturbi alimentari e delle devianze;</div>
<div id="_mcePaste">-vada fatta una più attenta prevenzione dell’handicap e vada assicurato un più cogente sostegno alla patologia cronica e al disagio socio-familiare;</div>
<div id="_mcePaste">-vada adeguatamente valorizzato, da parte dell’Azienda, dei pediatri di famiglia e dei genitori, ilLIBRETTO REGIONALE PEDIATRICO. Esso è strumento essenziale per assicurare ai pazienti pediatrici il consapevole intervento da parte di tutti gli operatori sanitari impegnati ad assicurare il loro benessere, la continuità delle cure, l’integrazione delle stesse e, in definitiva, l’uso razionale e oculato delle risorse. Andrebbe esteso ai cittadini italiani che si trasferiscono in Campania e agli stranieri con regolare permesso di soggiorno;</div>
<div id="_mcePaste">-vada da subito istituito un REGISTRO AZIENDALE e REGIONALE DEI TUMORI DELL’INFANZIA. E’ sensazione comune che la patologia tumorale, purtroppo anche quella infantile, sia in forte aumento nei territori della nostra regione. Dalle angoscianti sensazioni ci si può affrancare solo con dati certificati che potrebbero mettere in evidenza anche la maggior prevalenza di talune forme tumorali in specifici territori;</div>
<div id="_mcePaste">-vada assicurata alla famiglia un effettivo DIRITTO DI SCELTA del pediatra convenzionato, anche rivedendo, se del caso, gli ambiti pediatrici in essere;</div>
<div id="_mcePaste">-vada assicurato il DIRITTO ALLA SALUTE in tema di ALLERGIE. Queste ultime costituiscono una problematica emergente (per incidenza e ripercussioni cliniche) e drammatica per le famiglie meno abbienti. Si prevengono con una adeguata profilassi ambientale che si avvale di costosi rimedi e si curano con farmaci e vaccini di cui la nostra regione non si fa assolutamente carico.</div>
<div id="_mcePaste">In fondo, sono convinto, più che di ingenti risorse c’è necessita di integrare, qualificare e ottimizzare le professionalità e gli investimenti già effettuati.</div>
<div id="_mcePaste">* Già componente del Dipartimento Nazionale “Sanità e Diritto alla Salute di Italia dei Valori</div>
<div id="_mcePaste">Componente del Comitato Aziendale per la pediatria di famiglia della ASL di Caserta</div>
<div id="_mcePaste">Consigliere Comunale di Piedimonte Matese</div>
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		<title>Dalla Parte degli agricoltori &#8211; La proposta dell&#8217;Italia dei Valori</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 13:56:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/dalla-parte-degli-agricoltori-la-proposta-dellitalia-dei-valori-912648.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/20110531-Roma-dalla-parte-degli-agricoltori1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2649" title="20110531 Roma, dalla parte degli agricoltori[1]" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/20110531-Roma-dalla-parte-degli-agricoltori1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il 31 maggio si è tenuto a Roma il convegno &#8220;Dalla Parte degli agricoltori &#8211; La proposta dell&#8217;Italia dei Valori&#8221;. All&#8217;incontro hanno partecipato in molti, segno che l&#8217;argomento è di grande attenzione a livello nazionale. Ecco la sintesi di quanto esposto al convegno. Le imprese agricole italiane, nel corso dell&#8217;ultimo decennio, hanno registrato crescenti difficoltà e cali del reddito, poiché la crisi, generata prima di tutto dalla perdita di competitività del prodotto sulle piattaforme distributive, risente dell’aumento dei costi di produzione. <span id="more-2648"></span>Al mancato adeguamento della logistica nazionale si è sommata una flessione della domanda sia interna, sia estera, determinata dalla crisi internazionale dei consumi, che solo nei primi mesi di quest’anno comincia a dare segni di ripresa. Inoltre, se alla produzione i prezzi di vendita del prodotto agricolo sono rimasti fermi o addirittura sono scesi (come nel latte), i prezzi al consumo invece sono saliti, trascinati soprattutto dai mercati esteri.</p>
<p>Si è così verificata una situazione paradossale in cui l&#8217;agricoltura italiana ed in particolare il settore ortofrutticolo da sempre fiore all&#8217;occhiello del nostro export, è finito in sofferenza svendendo le proprie produzioni a prezzi che non coprono i costi di produzione, mentre il consumatore sugli scaffali dei supermercati trova sempre più pomodori belga, kiwi cileni e formaggi olandesi. Una delle cause sta nel fatto che l&#8217;Italia non è riuscita a conservare una propria grande distribuzione se si esclude il caso Coop e rimane terreno di conquista da parte delle grandi multinazionali del food che acquistano a piene mani le nostre migliori piccole e medie industrie alimentari. Il passaggio pezzo a pezzo del nostro settore caseario in mani estere è sotto i nostri occhi da anni.<br />
Il prolungarsi della crisi economica ha generato nelle imprese agricole, di ogni dimensione e localizzazione, un forte indebitamento ed una conseguente crisi finanziaria che impedisce ogni ulteriore accesso al credito. A fronte di queste difficoltà ci si dimentica che il settore agricolo è quello che più di ogni altro ha conservato i posti di lavoro in Italia ed in alcune filiere ha aumentato le ore lavorate.<br />
Le cause della fragilità strutturale dell&#8217;agricoltura italiana, il cui sintomo sono le difficoltà a piazzarsi competitivamente sul mercato, sono di ordine diverso e si sono accumulate nei decenni, oltre quelle generate dalle condizioni oggettive pedoclimatiche tipiche del nostro territorio. La mancata ristrutturazione delle aziende agricole ed il mancato cambio generazionale ne sono solo una parte, l&#8217;incapacità da parte delle Regioni di finalizzare i fondi europei a supporto della modernizzazione e della competitività ne costituiscono l&#8217;aggravante. La mancata emanazione di leggi idonee a dare davvero trasparenza ed a valorizzare il prodotto italiano, nell&#8217;ultimo decennio hanno reso ancora più critica la posizione degli agricoltori che sempre più subiscono l&#8217;andamento dei mercati senza poter minimamente influire sulle trattative commerciali. Troppo spesso le misure a sostegno dell’agricoltura sono imprecise, non colgono nel segno e non hanno tempismo, dato che sono state pensate almeno dieci anni prima. Le misure a sostegno dell’agricoltura, come i PSR, devono tenere conto delle specificità dei luoghi, delle dimensioni e vocazioni e devono poter essere aggiornate con il mutare delle esigenze del mercato, altrimenti divengono piuttosto ostacolo allo sviluppo ed alla modernizzazione, distorcono il mercato e non vanno a sostenere le iniziative imprenditoriali competitive a sostegno del reddito dell’agricoltore.<br />
Tutti hanno le loro ragioni nell&#8217;Europa del libero mercato: l&#8217;industria di acquistare dove le materie prime sono più standardizzate ed il consumatore di riempire il proprio carrello con ciò che crede il che sia il miglior alimento che la propria busta paga gli consente. L&#8217;agricoltura italiana, all&#8217;interno di queste inevitabili dinamiche deve ritrovare una propria competitività pena l&#8217;abbandono delle coltivazioni e degli allevamenti e questa volta non di quelle marginali e povere ma di quelle più produttive. Chiudono i grandi allevamenti di vacche da latte e si lasciano incolte le terre irrigue del campidano. Finisce la grande storia della tabacchicoltura italiana, si liquida senza sostituzione la filiera della barbabietola, si riduce sempre più il mercato per le primizie siciliane e per quel fenomeno straordinario che per vent&#8217;anni è stata la produzione di kiwi nel Lazio.<br />
Il settore agricolo, ben consapevole che non è possibile rimandare indietro l&#8217;orologio della storia non chiede di fare scelte corporative ed autarchiche, ancorché impossibili nel libero mercato europeo e mondiale, ma chiede con voce forte di essere dotato degli strumenti idonei a difendere le produzioni, i posti di lavoro e l&#8217;economia locale che si generano con un&#8217;agricoltura forte. L&#8217;agricoltura ha bisogno prima di tutto di leggi che consentano di far comprendere al consumatore cosa sta acquistando, quindi di <strong>etichettature chiare</strong> e trasparenti e nomi non ingannevoli. Quindi ha bisogno di strumenti difensivi per stare sul mercato: <strong>accesso facilitato al credito ed ai fondi europei</strong> a sostegno della competitività. Non vogliamo solo aiuti utili a trascinare una sopravvivenza sul mercato, l&#8217;agricoltura ha bisogno di <strong>investimenti infrastrutturali</strong> che non ci sono: mancano investimenti sulla logistica, sulle forme aggregate di distribuzione controllate dagli stessi agricoltori, mancano <strong>vie preferenziali di distribuzione</strong> perché tutti i nostri prodotti viaggiano su gomma, per grandi distanze ed alti costi e le piattaforme distributive sono in mano a pochissimi che decidono i prezzi in regime di monopolio. Non possiamo non ricordare come molti dei mercati generali del sud come del nord Italia siano soggetti ad infiltrazioni della criminalità,con alterazione del regime di libera concorrenza, taglieggiamento dei produttori agricoli e diretto controllo sui prezzi.<br />
Infine vanno poste alcune riflessioni sulle norme europee visto che le produzioni agroalimentari sono quelle che maggiormente vengono regolamentate a livello europeo. Purtroppo, infatti le leggi europee non sempre hanno favorito la trasparenza sull&#8217;origine delle materie prime, anzi le norme più recenti hanno reso più difficile per il consumatore capire la provenienza delle olive nell&#8217;olio o dei suini nei salumi. La spinta alla trasparenza che fu generata dalla “mucca pazza” si è persa nel tempo, a causa dell’opposizione delle più forti lobby industriali.<br />
E’ ormai in fase di arrivo l’approvazione della nuova Politica agricola comunitaria, frutto delle richieste contrapposte dei 27 Paesi aderenti, che hanno condizioni ed esigenze totalmente diverse tra loro. L’Italia purtroppo non ha mai avuto una vera forza contrattuale sul tavolo delle norme europee per l’agricoltura e da come si va prefigurando, anche la nuova PAC per essere adattata alla nostra struttura socio economica del settore, richiederà molta competenza, capacità di sfruttare le opportunità nascoste nelle pieghe delle norme e buon senso. Soprattutto per evitare che gli aiuti previsti vadano dispersi in mille inutili rivoli piuttosto che al sostegno delle imprese agricole vere e proprie. Anche in questa delicatissima fase il nostro partito dovrà essere presente e presidiare che vi sia trasparenza ed efficacia.<br />
Per concludere quella che è solo una panoramica di spunti vogliamo evidenziare che in un mercato globale come quello attuale, dove le dinamiche di prezzo sono condizionate da fattori lontani ed imprevedibili, le risposte e le contromisure non possono che essere politiche e di sistema ed in conclusione, gli spunti di riflessione sui quali sviluppare le nostre proposte per l’agricoltura, senza voler essere esaustivi, ruotano almeno sulle seguenti esigenze:<br />
· difesa delle produzioni locali, biologiche e tipiche attraverso i marchi di qualità e la promozione del “made in Italy” agroalimentare;<br />
· favorire l’attuazione di ogni strumento possibile che dia trasparenza all’origine della materia prima nel prodotto industriale;<br />
· favorire l’accesso al credito dell’impresa agricola attivando fondi di rotazione e di garanzia appositi (di cui, per altro si parla da anni);<br />
· finanziare gli strumenti che favoriscano l’imprenditoria giovanile in agricoltura;<br />
· fornire strumenti di sanzione agli organismi di monitoraggio dei prezzi al consumo;<br />
· aiutare i piccoli agricoltori collocati in aree marginali che spesso sono l’unico strumento di difesa ambientale, con l’istituzione di opportunità di commercializzazione locale e di filiera corta;<br />
· sostenere con forza ogni iniziativa imprenditoriale che riporti il controllo dell’agricoltura sulla formazione del prezzo, come la costituzione delle filiere agroalimentari integrate tra produttori associati;<br />
· istituzione di un monitoraggio attivo delle posizioni di cartello delle piattaforme distributive che di fatto impediscono ai produttori di scegliere il loro miglior cliente, privandoli di ogni potere contrattuale;<br />
· denunciare le infiltrazioni della criminalità nella distribuzione agroalimentare;<br />
· sostenere produzioni alternative ed attività di integrazione al reddito nelle situazioni di comparti in crisi, come nel settore bieticolo, nella tabacchicoltura e nella pastorizia;<br />
· indirizzare le normative nazionali verso inserimento delle produzioni di energia rinnovabile in agricoltura come opportunità di integrazione al reddito e limitazione degli impianti di tipo speculativo;<br />
· sostenere che vengano inseriti nei fondi europei forme premianti per le aziende agricole che svolgono attività di tutela del territorio ed ambientale;<br />
· rivedere globalmente il corpus normativo incombente sull’agricoltura come adempimenti burocratici poiché i costi relativi agli adempimenti formali,quando non sono necessari e non utili al controllo dell’illegalità, incidono inevitabilmente sul prezzo di vendita e levano tempo all’agricoltore.</p>
<p>*Responsabile nazionale Idv &#8211; area Agricoltura</p>
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		<title>Perché sono contro il nucleare in Italia</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/perche-sono-contro-il-nucleare-in-italia-912644.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/nucleare1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2645" title="nucleare1" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/06/nucleare1-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>La prima pila atomica sul pianeta terra si era accesa in maniera completamente naturale, in una località africana del Gabon, circa 2 miliardi di anni fa, quando i batteri erano l’unica forma di vita sulla terra. Il fatto che sia stato possibile scoprirla, a distanza di così tanto tempo ci dice che tipo di eredità lasceremo, non solo alle future generazioni, ma anche alle future forme di vita.<span id="more-2644"></span><br />
L’energia nucleare e` stata “liberata” per la prima volta da un Italiano, il grande Enrico Fermi, che il 2 Dicembre del 1942, a Chicago, per la prima volta accese una reazione a catena controllata, ottenendo energia dai nuclei di Uranio. Da allora la tecnologia ha fatto enormi progressi, ma la sostanza non è cambiata: il combustibile è un certo isotopo dell’Uranio e dunque il tipo di residuo (scorie) della reazione è sostanzialmente lo stesso. L’energia nucleare da Uranio presenta dei problemi intrinseci e problemi legati alla particolare situazione italiana. Il problema fondamentale, di natura economica e tecnica, è la disponibilità di uranio fissile nei prossimi anni. In Italia c’è solo una modestissima quantità di minerali di uranio, in provincia di Sondrio e in provincia di Bergamo, per di più in aree soggette a vincolo naturalistico. Dovremmo dunque dipendere dal combustibile importato, proprio come per il petrolio. Per di più, non abbiamo in Italia neanche l’equivalente delle raffinerie. Sostanzialmente, quindi, ospiteremmo sul nostro territorio una tecnologia per produrre elettricità. C’e` da domandarsi se il territorio, con le sue infrastrutture, tecniche, politiche e sociali, sia il più adatto a ospitare le centrali nucleari. La mia risposta è no: il territorio italiano è altamente sismico, la probabilità di un evento catastrofico in un periodo di circa 40 anni e` molto elevata. Inoltre, le centrali nucleari devono essere costruite in prossimità di grandi quantità di acqua: il maremoto non è un effetto solo giapponese: sappiamo, per esempio, che fu proprio un maremoto a distruggere la civiltà minoica, qui nel mediterraneo, appena 3500 anni fa. Anche sui laghi, l’effetto Vajont (un pezzo di montagna è caduto in un lago artificiale, in provincia di Belluno, cancellando 3 paesi interi, nel 1953, con 1910 morti) non è assolutamente da trascurare. Certo, vedere esplodere le centrali giapponesi, una dopo l’altra, fa pensare. Possiamo escludere che questo succeda alle future centrali in Italia ?<br />
C’è poi il problema politico-sociologico: il nostro paese non è, in questo momento, in grado di trattare normalmente i rifiuti urbani, come dimostrano le situazioni di Palermo e Napoli. Speriamo che il nuovo sindaco, De Magistris, riesca a normalizzare una situazione che era diventata cronica, ma anche la gestione dei rifiuti industriali è in parte in mano alla malavita organizzata. In questo contesto, aggiungere un’ulteriore sorgente di rifiuti altamente tossici pare del tutto inappropriato: cosa succederebbe se anche una piccola quantità di materiale radioattivo arrivasse, in modo legale o illegale, nelle mani di una qualche mafia ? Siamo in grado di garantire che questo non avverrà ? Poi c’è il discorso del controllo di qualità nella costruzione degli impianti: l’Italia e` un paese ad alta corruzione: ospedali e scuole sono stati costruiti risparmiando sui materiali, senza collaudi seri, e sono crollati al primo terremoto: vedi l’Aquila, vedi San Giuliano di Puglia. La produzione e il commercio del cemento sono in parte mano alla malavita organizzata. Possiamo garantire, con l’attuale sistema legale e di controllo, che degli impianti pericolosi come le centrali nucleari verranno costruiti a regola d’arte, in un periodo di crisi in cui si cerca di tagliare su tutto, inclusa la sicurezza sul lavoro ? La mia risposta è ancora una volta no: finché non avremo eradicata la corruzione e rieducato una gran parte della popolazione, soprattutto la cosiddetta classe politica, a un comportamento civico non possiamo permetterci di costruire impianti che sono pericolosi per noi e per le future generazioni.</p>
<p>Ora c’è il punto di vista economico: l’Uranio, per fortuna, si trova in frazione molto diluita nei minerali: scavando una tonnellata di roccia in una buona miniera di Uranio si produce, se tutto va bene, appena 700 grammi del prezioso e radioattivo materiale fissile, ma si può arrivare a raccogliere solo 70 grammi per tonnellata, di cui solo l’1% circa produce energia nucleare, con un 30% di efficienza di conversione in energia elettrica. A questo punto è chiaro un limite: se l’Uranio è troppo diluito, si spende più energia a scavare, triturare, raffinare il minerale, separare gli isotopi,  preparare il combustibile e trasportarlo alle centrali, di quanta energia sia estratta dall’Uranio. E` vero che il costo del combustibile incide per solo l’1% sul costo dell’energia prodotta, ma è proprio questa perversione economica: che  ci ritroveremmo a usare una tecnologia in perdita energetica. E` come se usassimo i cavalli per trainare un’automobile: saremo comunque dipendenti dal petrolio per ottenere l’Uranio.  L’Uranio non solo sarà un combustibile in perdita energetica, ma sarà anche oggettivamente scarso nel momento in cui le nuove centrali potrebbero entrare in funzione.</p>
<p>Non si può però solo dire no, dobbiamo dire anche con quale energia vogliamo far progredire la nostra economia. Abbiamo una bellissima centrale a fusione nucleare, a una distanza di sicurezza di 150 milioni di chilometri, che genera 3.8×10^17 GW di energia, di cui circa 1.3 kW al metro quadro arriva alla terra, e circa 200 W al metro quadro arriva qui giù da noi, al livello del mare. Gli impianti a concentrazione, il cosiddetto solare termodinamico, possono raggiungere un’efficienza del 50% già oggi. Basterebbe una  superficie relativamente piccola, situata in una zona desertica a soddisfare l’intero fabbisogno della nostra società in Europa. Ovviamente, a medio termine l’eliminazione degli sprechi e la razionalizzazione dei trasporti potrebbero portare a un risparmio energetico pari all’energia prodotta da alcune centrali. L’energia eolica è un’altra forma di energia solare, che può avere degli ottimi sviluppi in Italia, se usata con giudizio. Occorre investire massicciamente capitale pubblico a livello italiano o europeo, sia in sviluppo delle soluzioni esistenti, sia in ricerca per migliorare l’efficienza dei convertitori solari, per far partire al più presto questa riconversione energetica che renda non necessarie le centrali nucleari, ovunque in Europa. E` per questo che ho votato SI al referendum sul nucleare in Italia.</p>
<p>*IdV Francia</p>
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		<title>Attualità di Marx, pensatore del XXI secolo</title>
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<p>L’ultimo libro di Eric Hobsbawn, uno dei massimi storici viventi, <em>Come</em> <em>cambiare il mondo. Perché riscoprire l’eredità del marxismo</em>, dopo il grande successo in Inghilterra è stato prontamente tradotto in italiano e costituisce una delle più eccitanti avventure intellettuali per il lettore, grazie alla libertà di giudizio ed all’originalità delle tesi proposte.<br />
L’autore riesce a convincerci (e forse convincerebbe anche Berlusconi se decidesse di leggerlo) che il sommo filosofo tedesco non è affatto superato, bensì le sue teorie lo fanno apparire come uno degli scrittori più attuali del XXI secolo.<span id="more-2639"></span><br />
La dilatazione planetaria dei mercati (merci, idee, culture e stili di vita), la concentrazione del potere, non solo economico, in poche mani e l’instabilità patologica del capitalismo, hanno provocato, soprattutto negli ultimi anni, crisi periodiche, recessioni, disoccupazione di massa e insanabili diseguaglianze sociali.<br />
Bisogna cambiare il mondo, correggendo gli errori del capitalismo e per fare ciò è necessario ed urgente che di nuovo la politica abbia la supremazia sull’economia. In passato il new deal americano ed il riformismo social democratico europeo ci sono riusciti, anche se parzialmente, bisogna ripercorrere questa strada con energia, per domare un capitalismo selvaggio che provoca più danni che benefici.<br />
La società capitalista ha prodotto una sterminata quantità di beni senza dividerli equamente e la merce ha assunto una posizione predominante, dal sapore incantatore e feticista, relegando l’uomo in posizione subordinata.<br />
Marx ci indicava una ricetta basata sull’abolizione della proprietà privata, l’eliminazione del mercato e la concentrazione dei mezzi di produzione nelle mani dello Stato; purtroppo, pur avendo previsto con due secoli di anticipo i disastri del capitalismo, non ci ha fornito un’idea precisa di come far funzionare il socialismo, adeguandolo alla natura individualista e profondamente egoista dell’uomo, il disastro lo hanno poi provocato i suoi discepoli da Lenin a Stalin.<br />
Il capitalismo al suo apogeo mostra tutte le contraddizioni di un sistema teso alla produzione, che umilia l’uomo e le sue esigenze di giustizia sociale, i crac continui hanno evidenziato quanto soffra il capitalismo di fondamentalismo, una triste malattia dei nostri tempi agitati, bisogna scoprire al più presto una formula giusta senza perdere i benefici del progresso e della produttività e rileggere Marx con occhi nuovi può essere molto utile per tutti.</p>
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		<title>NOVE PREMI NOBEL CONTRO IL NUCLEARE</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 12:28:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Lettera a 31 capi di stato) In occasione del 25° anniversario del disastro di Chernobyl, e ricordando la catastrofe di Fukushima, nove Premi Nobel hanno inviato una lettera aperta a 31 capi di stato invitandoli a riflettere sui pericoli del nucleare e sollecitandoli a investire su fonti energetiche alternative, più sicure e rinnovabili.Essi hanno affermato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/lettere/nove-premi-nobel-contro-il-nucleare-912542.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><strong><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/05/centrale-nucleare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2543" title="centrale nucleare" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/05/centrale-nucleare.jpg" alt="" width="276" height="182" /></a><em>(Lettera a 31 capi di stato)</em></strong></p>
<p>In occasione del 25° anniversario del disastro di Chernobyl, e ricordando la catastrofe di Fukushima, nove Premi Nobel hanno inviato una lettera aperta a 31 capi di stato invitandoli a riflettere sui pericoli del nucleare e sollecitandoli a investire su fonti energetiche alternative, più sicure e rinnovabili.<span id="more-2542"></span>Essi hanno affermato di essere “fermamente convinti che se si cominciasse adesso a dismettere il nucleare in tutto il mondo, le generazioni future, soprattutto quelle giapponesi che hanno sofferto fin troppo, vivrebbero in un mondo più sicuro e pacifico”.</p>
<p>Ecco i loro nomi: Betty William (Irlanda), Mairead Macguire (Irlanda), Rigoberta Menchu Tum (Guatemala), Jody Williams (USA), Dhirin Ebadi (Iran), Wangari Maathai (Kenya), Desmond Tutu (South Africa), Adolfo Perez Esquivel (Argentina), Jose Ramos Horta (East Timor).</p>
<p>Anche l’italiano Carlo Rubbia, Premio Nobel per la fisica 1984, in una recente intervista su “Repubblica” si è schierato contro la costruzione di nuove centrali nucleari che nel nostro paese in particolare richiederebbe tempi troppo lunghi per dare risultati apprezzabili e privi di rischi.</p>
<p>In Italia intanto slitta la firma del decreto interministeriale sulle energie rinnovabili. Pare ci siano opinioni diverse in merito e che si voglia tener conto delle richieste delle regioni. Dopo la rinuncia all’utilizzo del nucleare, rinuncia che bloccherà anche il prossimo referendum sullo stesso, fu annunciato un grande piano energetico nazionale, ma pare sia necessario ora trovare punti d’incontro tra pareri contrastanti.</p>
<p>Intanto,  per lo slittamento del decreto, molti posti di lavoro sono a rischio:  l’impasse nel settore  impedisce la pianificazione degli investimenti.</p>
<p>Pare che le centrali nucleari sul nostro pianeta siano complessivamente 442, concentrate soprattutto  negli USA (104), in Europa (148), Russia, Giappone, senza contare quelle in fase di costruzione (soprattutto in Cina).  Ancora troppi i reattori più vecchi e pericolosi, costruiti in un periodo in cui non si teneva conto dei territori a rischio sismico. Ci auguriamo pertanto che non ne vengano costruite altre o  che almeno si riducano i pericoli di quelle già esistenti, per il bene dei nostri figli.</p>
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		<title>Riducendo il deficit in Usa: la lotta fra i due piani</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 10:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Dare 200.000 dollari di benefici fiscali ai ricchi pagati con 6.000  da trenta anziani non è giusto”.  Ecco cosa ha dichiarato il presidente Barack Obama nel suo recentissimo discorso  alla George Washington University mentre spiegava il suo piano per affrontare la questione del deficit. Si trattava di una frecciata indirizzata a Paul Ryan, presente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/economia-lavoro/riducendo-il-deficit-in-usa-la-lotta-fra-i-due-piani-912538.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p><a href="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/04/obama_deficit2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2539" title="obama_deficit2" src="http://www.orizzontinuovi.org/wp-content/uploads/2011/04/obama_deficit2-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>“Dare 200.000 dollari di benefici fiscali ai ricchi pagati con 6.000  da trenta anziani non è giusto”.  Ecco cosa ha dichiarato il presidente Barack Obama nel suo recentissimo discorso  alla George Washington University mentre spiegava il suo piano per affrontare la questione del deficit.<br />
Si trattava di una frecciata indirizzata a Paul Ryan, presente in sala, presidente repubblicano della Commissione al Bilancio alla Camera, il quale pochi giorni fa aveva annunciato il piano del suo partito per risolvere il deficit.</p>
<p><span id="more-2538"></span><br />
Obama si era “assentato” dalle questioni del deficit eccetto nelle ultime ore dei negoziati per evitare lo “shutdown”, la chiusura del governo per mancanza di avere approvato il bilancio annuale.<br />
L’annuncio del piano di Ryan apporterebbe tagli stratosferici di 6200 miliardi di dollari, tagli di 770 miliardi al Medicaid, e la privatizzazione del Medicare a cominciare dal  2022.<br />
I tagli di Obama non sarebbero molto diversi, 4.400 miliardi, ma includerebbero aumenti alle tasse dei benestanti ed anche tagli alla difesa. Si tratta di un piano più ragionevole che manterrebbe il Medicaid e Medicare anche se vi sarebbero tagli ma non così severi.<br />
Il piano di Obama è stato ricevuto dai repubblicani con poco entusiasmo come era da aspettarsi. La sola menzione di tasse ha creato l’opposizione perché anatema al Dna del Partito Repubblicano. Non importa se gli aumenti alle tasse dei ricchi non causerebbero impatto alcuno al loro standard di vita.<br />
Qualsiasi aumento alle tasse consiste di un “peccato mortale” perché secondo il Gop uccide la creazione dei posti di lavoro. I problemi al bilancio si risolvono mediante tagli ed esclusivamente tagli.<br />
I tagli alle tasse, secondo la mitologia repubblicana, creano posti di lavoro. Gli aumenti sono “job killers”, assassini di posti di lavoro. L’idea è  che più soldi i ricchi posseggono più investimenti faranno e creeranno lavori.<br />
L’esperienza recente non  fornisce però la prova. La riduzione delle tasse approvate dall’amministrazione di George Bush del 2005 non ha creato posti di lavoro.<br />
Gli aumenti alle tasse invece dell’amministrazione di Bill Clinton nel 1993 crearono attività economiche con nuovi posti di lavoro.<br />
Obama intende mantenere la sua promessa della campagna elettorale del 2008 quando disse che gli individui con salari annuali di 250.000 dollari vedrebbero aumentate le loro tasse. Non ha mantenuto la promessa fino ad ora ed ha infatti continuato l’estensione delle tasse approvate da George Bush nel suo compromesso coi repubblicani l’anno scorso.<br />
Obama non ha insistito però che gli aumenti alle tasse dei benestanti creeranno posti di lavoro. Il presidente si è limitato a dire che la visione esposta dal piano di Ryan è “pessimista” e non rappresenta il meglio dell’America.<br />
Obama però ha offerto una “carota” quando ha spiegato che se il suo piano non dovesse risolvere la questione del deficit  per il 2014 ci sarebbe un scatto di tagli automatico a tutti i programmi.<br />
Il piano di Obama dovrebbe essere bipartisan  incaricando il vicepresidente Joe Biden a condurre le negoziazioni come ha fatto per evitare lo shutdown. Non sarà facile perché al momento sia i democratici che i repubblicani non si trovano in condizioni di fare compromessi.<br />
I democratici non possono accettare di privatizzare il Medicare perché eventualmente segnerebbe la sua fine. I repubblicani si sono creati un’oasi antitasse dalla quale non potranno uscire. In effetti, ognuno dei due partiti avrà il potere di imporre il veto ai programmi dell’altro considerando il fatto che i repubblicani controllano la Camera e i democratici  sono in possesso del Senato e della Casa Bianca.  <br />
Per i repubblicani sarebbe ingoiare veleno con l’aumento delle tasse. Ciononostante il presidente deve dimostrare che pagare le tasse è un dovere, qualcosa che gli americani potranno accettare se l’alternativa è la distruzioni di programmi “sacri” come il Social Security e il Medicare.<br />
Il fatto che Obama sia “sceso in campo” vuol dire che si può sperare. Il presidente possiede doti oratorie uniche  e potrebbe farne uso per convincere il popolo, persino i ricchi, a fare sacrifici per il bene comune. Lo ha accennato nel suo discorso alla George Washington University quando ha dichiarato che non  “c’è nulla di coraggioso chiedendo sacrifici ai più bisognosi che non hanno rappresentanza al Campidoglio”.  Ha ragione.  Togliere il pane dalla bocca dei poveri per arricchire i benestanti non è solamente antiamericano ma anche anticristiano.</p>
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		<title>Commento sul blog Tele Lioni</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 22:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Web</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un commento pubblicato sul blog Tele Lioni ha sollevato una obiezione sacrosanta rispetto al mio articolo, indicando la necessità di una narrazione più integrale delle vicende storiche post-sismiche, per segnalare e rivalutare (giustamente) ”l&#8217;opera, la tenacia e l&#8217;impegno senza interessi personali di chi stava al di là delle barricate e combatteva con la visione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.orizzontinuovi.org/approfondimenti/commento-sul-blog-tele-lioni-912458.html&amp;layout=standard&amp;show_faces=0&amp;width=600&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:600px; height:27px"></iframe><p>Un commento pubblicato sul blog Tele Lioni ha sollevato una obiezione sacrosanta rispetto al mio articolo, indicando la necessità di una narrazione più integrale delle vicende storiche post-sismiche, per segnalare e rivalutare (giustamente) ”l&#8217;opera, la tenacia e l&#8217;impegno senza interessi personali di chi stava al di là delle barricate e combatteva con la visione di un futuro migliore per Lioni e per le popolazioni irpine tutte”. Ho citato testualmente le parole dell’autore.<br />
Sono perfettamente d’accordo con questa rettifica. Riconosco che il mio articolo è parziale e incompleto da questo punto di vista, non certo per una omissione volontaria o una rimozione inconscia, bensì per altre ragioni, anzitutto di spazio e di opportunità pratica.<span id="more-2458"></span> Infatti, ho pensato di evidenziare gli aspetti più alienanti, brutali e regressivi della storia post-sismica, trascurando i momenti più esaltanti e positivi sul piano della solidarietà e della partecipazione sociale, della spinta alla lotta e al cambiamento, dell’azione politica di numerose persone effettivamente disinteressate, animate solo dal desiderio di riscattare la nostra terra martoriata.</p>
<p>Tanto per cominciare, ricordo le testimonianze di amicizia e di fraternità, gli attestati concreti di soccorso forniti dai cosiddetti “angeli del terremoto”. I quali diedero prova di una generosità eccezionale, esprimendo un impegno corale che coinvolse migliaia di giovani provenienti da tutta l’Italia e l’Europa, per portarci conforto morale ed assistenza materiale, per scavare e salvare i sepolti sopravvissuti sotto le macerie, per soccorrere i feriti, insomma per contribuire alla fase più immediata e drammatica dell’emergenza.<br />
Rammento la memorabile esperienza dei “Comitati popolari”, che si costituirono nella fase riguardante l’assegnazione e la gestione dei prefabbricati, e furono coinvolti anche in altri importanti processi decisionali. Ricordo, con sommo piacere, la storia di Radio Popolare Lioni, un prezioso strumento di controinformazione proletaria, già molto attivo nella fase antecedente al terremoto del 1980.</p>
<p>Rammento le discussioni collettive, i momenti di impegno e di partecipazione vissuti grazie al “Coordinamento giovani Lioni”, una indimenticabile esperienza di crescita personale, intellettuale e politica, durante la quale ebbi modo di mettere a frutto la mia passione per la militanza e per la scrittura, pubblicando nel 1982 (se non erro) il mio primo articolo su un giornalino autoprodotto da un gruppo di giovani lionesi che misero in pratica un bisogno di antagonismo, di autonomia e di autorganizzazione politica e culturale.<br />
Ricordo anche le iniziative culturali assai proficue, di rottura e critica sociale, a cui diede vita il “C.R.A.C.” (Centro Ricreativo di Aggregazione Culturale), che in un certo senso chiuse la fase di emancipazione e trasformazione progressiva, di partecipazione politica di massa, almeno nella realtà locale di Lioni durante gli anni ’80, che segnarono l’emergenza post-sismica e l’avvio della ricostruzione.</p>
<p>La ripresa delle lotte e dell’’impegno politico avvenne verso la fine degli anni ’90, grazie soprattutto all’avvento del cosiddetto “movimento no-global”, che ha coinvolto ed entusiasmato una intera generazione di giovani (e meno giovani) anche in Irpinia.<br />
Per concludere, ricordo che nei cortei e nelle manifestazioni che si svolsero nella prima metà degli anni ’80, a cui presero parte molti militanti irpini, uno degli slogan più urlati era: “Ai morti dell’Irpinia non basta il lutto: pagherete caro, pagherete tutto!”. Ebbene, le vicende storiche successive hanno purtroppo dimostrato che a “pagare” sono sempre gli stessi, cioè i più deboli, i reietti e i miserabili.</p>
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