Terremoto in Abruzzo: promuovere le imprese che hanno costruito buoni edifici
Dopo il sisma in Abruzzo si contano le vittime e si valutano i danni, restando sconcertati per il numero di edifici di recente costruzione che sono venuti giù, nonostante sarebbero dovuti essere costruiti rispettando criteri e parametri tecnici in grado di renderli antisismici.I nomi dei costruttori già sono stati fatti e ci sono state polemiche sul fatto che tale “segreto di stato” sia stato rivelato.
Io propongo – oltre a non dimenticare chi ha costruito edifici che non hanno resistito al sisma – anche di ricordare le imprese che hanno costruito SOLO buoni edifici, le imprese “virtuose” che hanno SEMPRE eseguito i lavori a regola d’arte assicurando la resistenza delle strutture e, di conseguenza, l’incolumità di coloro che vi abitavano.
Sarebbe auspicabile una proposta di legge che preveda l’assegnazione di un punteggio di merito – da far valere nelle gare di appalto magari per la ricostruzione – a tali imprese virtuose e penalizzazioni o esclusioni per le imprese che, invece, hanno costruito gli edifici che sono venuti giù.
Vorrei citare un brano di Gramsci che, pur riferito ad altro contesto e ad altre situazioni, credo sia ancora significativo ed attuale, anche riferito al terremoto d’Abruzzo:
“La fatalità che sembra dominare la storia è appunto l’apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto e tutti, che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo, chi indifferente.”
Antonio Gramsci, da “L’indifferenza” pubblicato nella rubrica “Sotto la mole” sull’edizione torinese dell’Avanti! il 26 agosto 1916 – (riportato in Antonio Gramsci, “Piove, governo ladro!”, Le idee n. 2, Universale2, Editori Riuniti, 1996)


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