L’Italia del silenzio

di Dario Delvecchio | 21 giugno 2010, 23:22 | Attualità

Il Sultano di Arcore, ormai più che deciso a lasciarsi la democrazia alle spalle, sparacchia su ciò che non gli va a genio, cioè tutto ciò che non ha fatto lui o che non possiede. La Costituzione? Superata. La magistratura? Un manipolo di toghe rosse. E infine la perla fatta aforisma: “Governare con questa architettura istituzionale è un inferno”. E all’assemblea di Confartigianato c’è pure chi applaude, probabilmente credendo di essere al Teatro degli Arcimboldi per una puntata di Zelig.
Il padrone, si sa, quando sta al governo vuole stare comodo. Vuole fare ciò che vuole. E se è contro la legge o contro la Costituzione? Che problema c’è? Si può sempre cambiare.
In mezzo al trambusto delle dichiarazioni sconnesse ritiene appropriato non inviare più uomini della Protezione Civile a L’Aquila e quatta quatta arriva in Parlamento il restyling del ddl intercettazioni.
Il restyling, se così possiamo definirlo, consiste nel raffazzonato abbellimento di un cumulo di materia fecale, da cui spuntano particolari raccapriccianti, che nemmeno Hannibal Lecter si sognerebbe mai. Intercettazioni a tempo, impossibilità di piazzare cimici in luoghi che non siano pubblici, divieto di pubblicazione delle intercettazioni, sanzionate maxi multe per editori e il carcere per i giornalisti in caso di trasgressione; il tutto accompagnato da brillanti trovate stilistiche, tipo:
1.    per poter intercettare saranno necessari evidenti indizi di colpevolezza;
2.    la durata delle intercettazioni non sarà superiore ai 75 giorni, superati i quali i pm dovranno chiedere propoghe ogni tre giorni;
3.    si potrà intercettare solo per quei reati per i quali si rischiano pene superiori ai 5 anni di reclusioni;
Reati come corruzione per atto pubblico, omicidio colposo e favoreggiamento personale (tutti punibili con meno di 5 anni di reclusione) saranno messi in salvo da orecchie indiscrete. Senza dimenticare il reato di evasione, che ormai non preoccupa più il paese degli scudi fiscali.
Dinnanzi a tutto ciò, sarebbe troppo facile pensare che questo governo si stia letteralmente facendo i fatti suoi, con il Cavalier Birbante in primissima linea in qualità di promotore, realizzatore e utilizzatore finale di qualunque nefandezza esca dalle Camere, prontamente firmata dal Genio del Quirinale.
È inutile piagnucolare che si sta minando la libertà d’informazione e che il fatto che un cittadino non possa essere informato sia di una gravità inaudita. Tutto ciò è perfettamente conforme al “Dux Mea Lux”, il manuale fai da te che spiega come instaurare una dittatura nel proprio paese.
Il vero problema è capire a che punto dell’attuazione del manuale sia arrivato questo democraticida.
Al prologo? All’epilogo? Ai posteri l’ardua sentenza…
Per il momento godetevi questa nuova Italia del Silenzio, il fantastico paese in cui tutto ciò che accade e accadrà lo scopriremo soltanto quando sarà già finito.