La silviocrazia
In virtù dell’etica libertaria che mi contraddistingue, non mi accodo ai moralisti che condannano i festini di Villa Certosa: lo scandalo esiste, ma è assolutamente limitato all’uso-abuso dei voli di Stato. Se poi il Premier vuole dimostrare la sua virilità coadiuvato da una puffesca pillola blu…liberissimo di farlo. Di tutt’altro tenore è la questione della cena carbonara andata in scena a casa Mazzella: checché ne dicano i diretti interessati, la situazione è a di poco sconveniente. Per non dire massonica…
I fatti: un giudice costituzionale, Luigi Mazzella, invita a casa sua eminenti personalità dello Stato; oltre al pluri-imputato Berlusconi, si accingono intorno al tavolo anche un collega del padrone di casa, vale a dire il giudice Napolitano, Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio, Vizzini, presidente della Commissione Affari Costituzionali, e Angelino Alfano, il ministro della Giustizia autore dell’omonimo e chiacchierato Lodo Alfano. Sembrerebbe una normale rimpatriata tra vecchi amici, se non fosse che… Se non fosse che i giudici Mazzetta e Napolitano saranno chiamati, il prossimo ottobre, a giudicare proprio la costituzionalità del celeberrimo Lodo Alfano, che ricordiamo essere quel provvedimento che rende le quattro maggiori cariche dello Stato immuni a qualsiasi imputazione nel corso del loro mandato.
Qualsiasi democrazia che si rispetti, se non le dimissioni, si aspetterebbe quantomeno l’astensione dei suddetti giudici dalla votazione. Non è ovviamente il caso dell’Italietta, chiamata addirittura a sorbirsi l’imbufalita replica del commensale, che non solo si dichiara libero di invitare a cena chi gli pare, ma che ammette con candore come sia legato da un’amicizia decennale con Silvio Berlusconi. Per la cronaca, così come dichiarato alla Camera dal Ministro per I Rapporti con il Parlamento Elio Vito, la cena è stata una banale conversazione tra vecchi amici: nessuna menzione sul Lodo Alfano. E durante le prime portate, dicono i presenti, un asino volante si aggirava sulle teste degli ospiti…
Lo scontato avvallamento del Lodo Alfano annullerebbe di fatto il principio più puro della democrazia: “la Legge è uguale per tutti”. Slogan più autentico a parole, che non nella concretezza dei fatti. Ma che ora, dopo l’ennesimo delirio di onnipotenza da dittatore legibus solutus, sarà legittimamente smentito. Tutto ciò è il segno di un costante declino della nostra cultura, in cui valori quali l’uguaglianza e la legalità si scontrano con le decisioni inique di un Governo padre-padrone. La cosa preoccupante? Il silenzio, e l’apparente consenso della gente. Povera Italia…


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