Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie

di Luigi Paonessa | 24 marzo 2010, 10:44 | Attualità

Si è chiusa a Milano la  XV “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” con un obiettivo comune: quello di trasformare l’iniziativa già sostenuta dalla associazione ‘’Libera’ in un appuntamento nazionale, riconosciuto dal Parlamento italiano e istituito per legge. Il 21 marzo,  occasione di sensibilizzazione rispetto alla lotta alle mafie e di conoscenza di quegli elementi comuni della storia nazionale. Un momento di riflessione che da quindici anni Libera celebra il 21 marzo, primo giorno di primavera come  simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma in una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento di impegno e di azione di pace. A chiedere l’istituzione di una giornata della memoria anche i familiari delle vittime di mafia. Fra questi si sono detti d’accordo anche Nando Dalla Chiesa, figlio del prefetto di Palermo Carlo Alberto ucciso nel 1982, e Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, l’avvocato liquidatore della banca privata italiana di Sindona ucciso nel 1979. Promotore don Luigi Ciotti, anima di Libera che ha chiesto un giorno che ricordi tutte le vittime che proprio a Milano sono state ricordate grazie alla partecipazione di oltre 500 familiari. A queste si sono aggregate rappresentanze del  Sud America e di 30 paesi europei affinché si ricordi che la mafia non è solo una, ma tante, con molteplici sfaccettature che operano nei canali della droga, delle ecomafie, dello sfruttamento e dell’economie con ramificazione che toccano l’Africa come l’Est Europa, l’America Latina e il nostro Paese. Ma la proposta di un “giorno neutro” che ricordi tutti giace in Commissione affari costituzionali dove per mano del Pdl la proposta è stata rinviata con una progetto che tenga conto di altre date che non siano quella che da 15 anni ormai raccoglie migliaia di persone di ogni ceto sociale, religioso e politico. Nessun ricordo di Stato per  oltre 900 nomi di vittime innocenti delle mafie; cittadini, magistrati, giornalisti, forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perche’ con rigore e coerenza hanno compiuto il loro dovere. Forse troppo poco affinché un partito autonominatosi “dell’amore” possa riconoscere loro una giornata di ricordo?