Per una sede unica del Parlamento europeo
La “doppia” sede del Parlamento europeo, è motivo di controversia da alcuni decenni. In questi tempi di crisi economica, ognuno di noi deve fare sacrifici, ma ogni mese il parlamento continua a fare un costoso e “poco verde” trasloco verso la capitale alsaziana.
Nel 1992 al vertice europeo di Edimburgo, fu deciso (Kohl-Mitterrand) che Strasburgo dovesse ospitare 12 riunioni plenarie all’anno, nonostante la Comunità europea avesse deciso di concentrare la maggior parte delle sue attività a Bruxelles (incontri, commissioni, gruppi politici, ecc.) Questo accordo è stato ulteriormente confermato dal trattato di Amsterdam entrato in vigore nel 1999.
Agli occhi della stragrande maggioranza dei cittadini europei, la sede di Strasburgo è diventata il simbolo dello spreco di denaro pubblico, non solo per il semplice fatto dei viaggi, ma anche per il fatto che gli edifici di Strasburgo sono vuoti per 317 giorni l’anno. Alcune cifre: Strasburgo, 12 sessioni plenarie all’anno, richiedono almeno 12 giorni di viaggio per solo 36 giorni di lavoro effettivo. Un costo stimato a 180 milioni di euro, senza parlare del “costo ecologico”: 19.000 tonnellate di CO2 all’anno, per non parlare del trasloco di 5000 persone e 2500 mense per quattro giorni ogni mese.
Se si analizza l’ipotesi di un trasloco definitivo del Parlamento a Strasburgo da un punto di vista pragmatico, esso sembra tecnicamente impossibile: i locali non sono adatti, sia per lo spazio a disposizione, sia per le attrezzature, senza parlare delle difficoltà che si incontrano per raggiungere la città da alcune parti d’Europa. Inoltre, un parlamento lontano dall’esecutivo, dai vari esperti e dalla Commissione, è una soluzione totalmente illogica per il solo fatto che quasi quotidianamente si tengono degli incontri fra questi soggetti.
Durante una recente votazione, il Parlamento europeo ha confermato che la grande maggioranza degli eurodeputati é favorevole all’istituzione di una sede unica. Questo voto, è per di sé un evento, per la forte pressione politica e diplomatica esercitata per prevenire qualunque votazione in materia. E quando il Parlamento europeo ha votato il calendario 2012-2013, cancellando uno dei dodici viaggi a Strasburgo, accostando due sessioni, la Francia si è affrettata a depositare una denuncia alla Corte di giustizia della Ue. Questo spreco sembra, purtroppo, dover persistere visto che la Francia mantiene la sua posizione, e su questa decisione é necessario un voto all’unanimità degli Stati membri.
Resta da sperare che, nell’ottica di una politica europea che deve forzatamente tenere in considerazione la crisi economicia attuale, e di conseguenza gli effetti che questa crisi ha sulle tasche dei cittadini, si possa dare un segno visibile di razionalizzazione e moralità della spesa pubblica volta a superare i particolarismi e le specificità dei singoli paesi a favore della collettività.



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