Vedelago: un modello da seguire in tema rifiuti

di Daniela Sgambellone | 19 ottobre 2010, 09:29 | Approfondimenti

Il centro riciclo di Vedelago rappresenta il nuovo modo di parlare di rifiuti. L’ azienda è nata nel1990 a Monselice e ad oggi ha un bilancio di 5 milioni di euro. Attualmente l’organico è composto da 58 dipendenti ed ha avuto la certificazione del sistema di qualità per la produzione secondo le norme UNI9001 e poi secondo il sistema qualità ambientale ISO14000 (un’importante garanzia per il controllo delle procedure e delle attività connesse).
Questo significa anche che non sono rilevabili forme di inquinamento da rumori e da odori. Ma come funziona nello specifico il sistema? Le frazioni secche (ricevute da comuni, aziende e quant altro) sono collocate all’esterno dei capannoni (poichè i tempi di permanenza sono brevissimi): il centro lavora una media di 22000t/a di frazioni secche riciclabili (80t al giorno), che corrispondono a circa un milione di abitanti equivalenti serviti.Attraverso un sistema basato su nastri trasportatori e potenziale umano, i rifiuti vengono selezionati, smistati e rinviati alle aziende che li usano come materie prime, e utilizza ciò che rimane della selezione, macinandolo fino all’ottenimento di una sabbia che viene utilizzata con ottimi risultati nell’edilizia.
Come accennato, arrivano ogni giorno circa 80 tonnellate di rifiuti già smistati dalla differenziata, ma il problema nasce per quei materiali non riciclabili. Il centro, in collaborazione con l’Universita di Padova (attivando un circuito positivo tra ricerca e smaltimento) lavora in questo modo: tutti i rimasugli di piccole dimensioni e le plastiche leggere vengono triturati, densificati, ritriturati e trasformati in sabbia, che viene venduta con prezzi competitivi nell’edilizia e nello stampaggio plastico: questo permette di dare nuova vita a ciò che altrimenti sarebbe inevitabilmente finito in discarica o all’inceneritore (con costi enormi per la società in termini economici e ambientali). I materiali prodotti sono atossici: il controllo delle matrici in ingresso garantisce infatti l’assenza di rilasci nell’ambiente, e inoltre le aziende che acquistano e utilizzano il granulato per la produzione di manufatti, hanno sperimentato e certificato gli stessi a norma UNI e secondo i vigenti regolamenti. Infine, tutti i manufatti realizzati con utilizzo del granulato sono riciclabili o inseribili anche in altri cicli produttivi.
Non sarà dunque difficile comprendere i vantaggi del “Sistema Vedelago”. Smaltire i rifiuti costa meno della metà della tarmovalorizzazione. Si ha inoltre la possibilità di rivendere la materia prima secondaria ricavata (ad es.1 tonnellata di alluminio per es permette un guadagno di 945euro). L’investimento iniziale è stato di 5 milioni di euro (a fronte di decine di milioni di euro per un inceneritore). I comuni conferiscono a costi zero, grazie al contributo CONAI. Si tratta di quello che viene definito come “servizio reale” poichè produce ricchezza reale, a differenza degli inceneritori che, si sa, hanno un bilancio energetico negativo giacchè bruciando i rifiuti ottengono meno energia di quella necessaria a produrre la materia di cui sono fatti. A differenza dell’inceneritore non produce ceneri tossiche che vanno poi smaltite in discariche per rifiuti speciali con costi elevatissimi, in termini economici e di salute. Si ha piu occupazione (60 dipendenti per 100/150mila t/a contro gli 80 di Brescia che tratano un quantitativo di rifiuti 6 volte superiore).