Riflessioni sul caso Fini

di Harry Rivetti | 26 aprile 2010, 09:15 | Approfondimenti

“Mentre i giornali, le televisioni e i politici discettano sul caso Fini, ci sono livelli di disoccupazione altissimi e niente si fa per non ritardare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, sballottati magari per anni tra un contratto interinale ed un altro, ed in certi casi ancora inoccupati perché troppo qualificati per lo svolgimento di certe mansioni. Questi e tanti altri temi andrebbero messi nell’agenda di governo, ma non è mai il momento giusto. E per il momento del teatrino della politica? Per quello c’è sempre tempo”Che esistesse un caso Fini, ritengo che non lo scopriamo certo oggi. Già da tempo esistevano tensioni manifeste e latenti tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Ma lo strappo politico forte di Fini arriva ora. E non credo sia una pura coincidenza il fatto che questo strappo sia avvenuto proprio dopo il trionfo della Lega alle Elezioni Regionali di aprile 2010. La recente tornata elettorale non ha fatto altro che esaltare ed evidenziare ancor di più il ruolo e l’importanza del partito leghista all’interno della coalizione berlusconiana. E l’effetto automatico è stato l’accentuamento delle posizioni filobossiane del premier, con l’ulteriore sbilanciamento politico dell’esecutivo sul fronte leghista. L’idea di un governo di centro-destra imperniato sull’asse Berlusconi-Bossi con la Lega come interlocutore privilegiato, deve aver accelerato la decisione da parte di Fini, cofondatore del Pdl, di consumare lo strappo con il premier. Se già qualcosa non funzionava nei rapporti tra i due inquilini del Pdl, il recente successo elettorale leghista è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’ingombranza politica del partito di Bossi ha levato ogni ombra di dubbio sul fatto che sia la Lega a dettare l’agenda di governo e tale ingombranza politica non è più tollerabile per Fini e i finiani.Tra le accuse di Fini al presidente del Consiglio vi è quella di aver marginalizzato all’interno del Pdl la presenza e il ruolo degli uomini provenienti da Alleanza Nazionale. Sotto accusa ci sarebbero anche le famose cene di Arcore con Bossi nelle quali Berlusconi comunicava manovre d’azione di governo in materia legislativa, senza averne precedentemente parlato e discusso con Fini e il gli ex di An, che di fatto apprendevano
dell’esistenza di certi provvedimenti, a conti fatti. Fini poi intuisce che la sua pur prestigiosa posizione di terza carica dello Stato lo costringe ad un ruolo ingessato che sente sempre più stretto. E’ come un pugile messo all’angolo, che vuol tornare a farsi sentire e a far valere le sue ragioni e concezioni della politica all’interno del Pdl. Vuole uscire da quel cono d’ombra nel quale si trova e che rischierebbe di paralizzarne i movimenti e l’azione di qui al 2013. Fini non pensa alla creazione di un gruppo separato rispetto al Pdl ma ad una corrente di minoranza al suo interno che faccia la conta, andando a raccogliere la truppa dei suoi fedelissimi e di quanti dissentono o sono critici verso la linea berlusconiana. L’intento di Fini non è di far crollare la coalizione politica di centro-destra, ma se si iniziano a creare delle correnti in un partito significa che qualcosa non va, e si pongono le  premesse per scontri politici interni, e soprattutto si dà avvio alla formazione di nuove correnti. Con la conseguenza che un partito si avvita su se stesso e vive come un ente separato rispetto all’opposizione e a quel Paese reale che avrebbe tanto bisogno di riforme e di leggi serie. A parer mio Fini dà il primo colpo di piccone al carro del Pdl che finora, pur tra dissidi più o meno aperti, era riuscito a trovare una sua rotta di navigazione. E l’ironia della sorte è che il primo ad infliggerlo sia Fini,cofondatore della Pdl nonché terza carica dello Stato.

Dopo il voto delle Regionali si apre una fase politica nuova per il Pdl, una fase politica nella quale molto probabilmente non ci sarà più un comune sentire. E più che una sottile sensazione si avverte la reale percezione che d’ora in avanti Berlusconi e Bossi remeranno da un lato e Fini e i suoi da un altro. Qualcosa insomma si inizia fortemente ad incrinare nei rapporti di coalizione di centro-destra. Che Fini non abbia mai avuto un rapporto idiallico con Berlusconi è cosa risaputa. Ma ora il clima di separati in casa tra Berlusconi e Fini nel Pdl non gioverà a nessuno e soprattutto non gioverà agli italiani che si trovano di fronte ad un esecutivo più impegnato in disfide politiche interne e poco attento alle reali necessità ed esigenze del Paese. Mentre i giornali, le televisioni e i politici discettano sul caso Fini, ci sono livelli di disoccupazione altissimi e niente si fa per non ritardare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, sballottati magari per anni tra un contratto interinale ed un altro, ed in certi casi ancora inoccupati perché troppo qualificati per lo svolgimento di certe mansioni. Questi e tanti altri temi andrebbero messi nell’agenda di governo, ma non è mai il momento giusto. E per il momento del teatrino della politica? Per quello c’è sempre tempo.