Quando di rieducazione si muore. Un’analisi sullo stato di salute del nostro sistema carcerario

di Daniela Sgambellone | 24 marzo 2010, 22:40 | Approfondimenti

Una cella del carcere di Poggioreale (NA)

In questi giorni abbiamo osservato con crescente preoccupazione i tentativi da parte della maggioranza di governo di “interpretare” le leggi ad uso e consumo della necessità. Si è tentato infatti di svuotare dei suoi significati la nostra Costituzione, di ridurla a mero testo poetico, liberamente interpretabile, in un’ottica estremamente soggettiva. Quando vengono attaccate le leggi in materia di lavoro (vedi l’art.18) o leggi che riguardano comunque una parte organizzata della società il sistema riesce in un qualche modo ad autoregolamentarsi perché il fronte di protesta, fornito dei giusti strumenti, alza la voce. Il problema sorge quando si violano i diritti di coloro che per diversi motivi non possono manifestare il loro malcontento e la loro condizione, i senza voce, come per esempio i detenuti. L’ art.27 comma 3 della nostra Costituzione recita che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. In questi tristi giorni,di Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi, ne abbiamo avuti a decine, passati in coda nei tg e sui giornali, sorpassati dalle vicende amorose e giudiziarie del premier e del suo entourage. Cosa sappiamo noi della loro condizione? delle loro giornate? Li lasciamo lì, sulla soglia del carcere, tutti gli Olinda e Romano della situazione, gli Erika ed Omar…una telecamera inquadra il momento del loro ingresso e poi il nulla. E così noi pensiamo che lì dentro ci siano una marea di persone di questo calibro, addirittura peggiori, e che sì, per quello che hanno fatto meritano di stare in quel posto ed anzi, peggio saranno le loro condizioni maggiore sarà l’espiazione per i crimini commessi. Ma chi abita le case circondariali? I detenuti in Italia oggi sono 63460, ben 20000 in più rispetto alla capienza regolamentare, perfino oltre quella che vien definita “capienza tollerabile”. Questo perché in 19 anni il numero di detenuti è raddoppiato, a causa della maggiore repressione penale del consumo e del traffico di sostanze stupefacenti, della criminalizzazione degli immigrati senza il permesso di soggiorno e della punizione di quelli che non ottemperano all’obbligo di espulsione. E’ purtroppo da sottolineare che delle persone oggi detenute la maggioranza (52,2%) è in carcere in custodia cautelare, ovvero in una condizione teoricamente eccezionale, che implica la privazione della libertà a danno di persone per cui ancora vige la presunzione di innocenza. Inoltre non si capisce bene perché se solo lo 0,45% di coloro che sono detenuti in maniera alternativa commette reati,questa forma di detenzione sia poco utilizzata. Ma osserviamo il numero degli agenti preposti al controllo: sono 42268 i poliziotti penitenziari in organico. Di questi,levati coloro che si occupano di amministrazione, piantonamenti, Ministeri, ecc. ne restano a spanne 16000 che si sobbarcano il lavoro atto a garantire la sicurezza complessiva nei penitenziari. Vediamo ora lo stato delle carceri italiane, soffermandoci sugli esempi meno virtuosi. La Casa di Reclusione di Favignana (Trapani) ad esempio è tutta sotto terra: gli uffici, l’infermeria, le celle,tutto dieci metri sotto il livello del mare. Quando si dice toccare il fondo. Sotto terra e senza finestre, in compagnia di muffa,umidità, di intonaci che si staccano. Lì sotto l’acqua non si può bere perché è salata, è quella del mare: una vita da sepolti vivi. Non va meglio alla Casa Circondariale di Poggioreale (NA), il cui problema principale è il sovraffollamento: è forse il carcere più affollato d’Europa, infatti i detenuti sono 2700 a fronte di 1300 posti-detenuto. 4 suicidi nei primi 4 mesi del 2009. Passiamo ora a Brescia, i cui detenuti restano in quelle celle per 22 ore al giorno. Tra di essi 180 sono tossicodipendenti,una sessantina sono i sieropositivi,30 sono alcoolisti e un centinaio sono malati di epatite. La Casa Circondariale di Palermo “Ucciardone” possiede 378 posti letto: i detenuti nel 2008 sono arrivati ad essere anche 718, quasi il doppio. Per dormire si fanno i turni tra il giorno e la notte. I bagni alla turca sono spesso tappati con bottiglioni di vetro per evitare che i topi che escono dalle fognature fatiscenti invadano le celle. Per i colloqui i parenti fanno anche 10 ore di attesa. E’ questo il contesto in cui si muove questa maggioranza di governo ogni giorno, quando deliberatamente ignora il fatto che l’art.27 della nostra costituzione viene violato: ma si sa, non è che viene propriamente violato, semplicemente è interpretato… d’altronde chi stabilisce qual è la soglia di superamento di un trattamento contrario al senso di umanità?