La storia dei CIP6: una storia tutta italiana

di Daniela Sgambellone | 7 giugno 2010, 22:02 | Approfondimenti

La storia dei CIP6 rappresenta la riuscita operazione di controllo da parte di vari enti egemonici che subordinando a sé la politica hanno creato e creano danno per l’ambiente, la salute dei cittadini e il futuro delle nuove generazioni. I CIP6 nascono per finanziare le fonti energetiche rinnovabili nell’ottica di produrre benessere nel totale rispetto dell’ambiente. Il Comitato Internazionale Prezzi (CIP) con delibera n°6 (da qui CIP6) del 29/04/92 stabilisce che i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili ed assimilate godano di una maggiorazione di circa 3 volte il prezzo di mercato. Questa maggiorazione la paghiamo noi col 7% dell’importo della bolletta dell’energia elettrica tariffa A3: dal 1992 abbiamo versato 3.076.923.077 euro l’anno.
L’Italia è stata sottoposta a procedura di infrazione da parte dell’UE per aver interpretato le disposizioni a suo modo, introducendo il concetto di energia “assimilata” alle rinnovabili (es.i combustibili fossili, idrocarburi,rifiuti inorganici). Il risultato è una produzione di energia elettrica nazionale che per l’81% è generata da fonti inquinanti, andando praticamente ad inificiare la motivazione che ha prodotto la nascita di questa tassa. Il nostro paese è uno dei pochi al mondo ad elargire generosi incentivi di denaro pubblico a favore della “termovalorizzazione”: Danimarca, Svezia, Norvegia tassano l’incenerimento al pari della discarica, nonostante questo rivesta un importante ruolo nella gestione dei loro rifiuti.
Ma vediamo di fare un breve sunto della storia del CIP6:
• 2001 – La Comunità Europea emana la Direttiva 2001/77/CE sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili: i rifiuti non sono contemplati nella definizione di “energia rinnovabile” e non è presa in considerazione alcuna forma di energia “assimilata” alle rinnovabili;
• 2003 – Il II Governo Berlusconi recepisce la Direttiva con il Decreto Legislativo 29/12/03, n.387, includendo i rifiuti tra le fonti energetiche ammesse a beneficiare dei finanziamenti pubblici riservati alle fonti rinnovabili;
• 2007 – Durante il II Governo Prodi entra in vigore la Legge Finanziaria 2007: i soli soggetti in grado di accedere al conferimento dei CIP6 risultano i titolari di impianti già operativi, mentre per i futuri inceneritori di nuova costruzione non è previsto alcun finanziamento pubblico;
• 2008 – è l’anno di Napoli e dei suoi rifiuti. Il Governo Berlusconi dà subito ad intendere la linea che perseguirà in Campania: 10 discariche e 4 inceneritori. Tuttavia, il primo bando indetto per l’acquisizione delle concessioni a costruire e amministrare i 4 impianti va deserto. Il motivo è semplice: senza CIP6 (soppressi dalla Finanziaria 2007 per gli impianti di nuova costruzione) a nessuno va di rischiare in un mercato che, privato dei corposi finanziamenti pubblici che tanto gli hanno dato, è praticamente morto. L’unica soluzione è la reintroduzione dei CIP6, almeno per questi quattro impianti. Detto, fatto. L’atto amministrativo in questione è la Legge 30 dicembre 2008, n.310: “Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 6/11/2008, n.172, recante misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, nonché misure urgenti di tutela ambientale”.
In sintesi, l’accesso ai corrispettivi per l’energia prodotta da fonti rinnovabili ed “assimilate” (inceneritori e similari), è così rideterminato:
• tutti gli impianti connessi con l’emergenza citata, dichiarata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, possono avere accesso ai finanziamenti e agli incentivi senza distinzione fra parte organica e inorganica dei rifiuti; la deroga (impianti autorizzati ma non in esercizio) è estesa al 31/12/2009, sia per gli inceneritori nelle zone in emergenza che per tutti gli altri entrati in esercizio fino alla data del 31/12/2008;
• per gli altri impianti il riconoscimento incentivante si riferisce alla sola parte organica e biodegradabile dei rifiuti, stimata in una percentuale del 51% del materiale complessivamente trattato. Il regime di violazione della normativa europea è quindi ripristinato.
L’associazione Diritto Al Futuro, in collaborazione con decine di movimenti e gruppi in nome della direttiva UE del 2001, chiede il rimborso di quei soldi, che dal 2001 vengono prelevati illecitamente dalle nostre bollette sotto la voce “tariffa A3”: in caso di vittoria si avranno indietro i propri soldi (oltre ad aver difeso un diritto e aver tutelato salute e ambiente). Motivi che sono alla base della vertenza nazionale.
Per esercitare tale diritto, occorre firmare la richiesta di rimborso ed un contributo di 10 euro a sostegno delle spese affrontate dall’Associazione per portare avanti la vertenza. La responsabilità civile dell’eventuale processo sarà a carico dell’Associazione.
Per info: www.dirittoalfuturo.it

Fonte: dati GSE e analisi del Meetup “amici di Beppe Grillo di Brescia” (rifiuti e biomasse sono inseriti nel novero delle fonti assimilate,come da corretta interpretazione della direttiva europea 2001/77/CE che non considera tali elementi come fonti di energia rinnovabile)