I cervelli Fini
Se fosse vero, come recita il detto, che soltanto i cretini non cambiano mai idea nella vita, Gianfranco Fini sarebbe sicuramente tra le persone più intelligenti di questo pianeta. E pur ritenendo questa “massima” un’assoluta idiozia, il mio giudizio sulle sue capacità intellettive rimane immutato. Il motivo? E’ presto spiegato: Fini, distintosi in passato per dichiarazioni degne di un malato mentale, come quando definì Mussolini “il più grande statista della Storia”, sembra aver sotterrato in un sol boccone tutto il suo nero (anzi, nerissimo) passato, candidandosi ad esponente moderato e filo-democratico del Popolo della Libertà. Non solo: il nostro Gianfranco, da neo-amante della pluralità di opinione, e della più totale libertarietà, è stato l’indiscusso protagonista della festa del Pd a Genova, in cui ha legittimamente espresso i propri dubbi sia sulla politica di espulsione degli immigrati della Lega Nord, che sul disegno di legge sul testamento biologico già approvato in Senato, che regolamentandolo, di fatto, lo rende legalmente inefficace.
A uno sguardo poco attento, sembrerebbe la sostanziale rottura tra Berlusconi e Fini, con quest’ultimo lasciato un po’ in disparte dal nuovo organigramma stilato dal Presidente del Consiglio. I più ingenui, addirittura, si sono spinti ad immaginare un clamoroso trasloco di Fini tra le fila del Pd. Non che ci sia poi tutta questa differenza tra i due maggiori partiti, ma insomma…
La realtà dei fatti, a mio modo di vedere, è molto più complessa. E geniale, se vogliamo.
Questo cambiamento di rotta verso posizioni di laicità e solidarietà, generalmente proprie della sinistra riformista (ma quella vera!), di fatto renderebbe la proposta del Pdl la più completa sul panorama italiano. Ammesso e concesso che la Lega, questa volta, non lasci affondare la baracca, forte di un consenso che tiene sotto scacco il Governo, la coalizione di centro-destra accontenterebbe di fatto l’elettorato xenofobo e razzista, grazie alle invettive populistiche (rigorosamente sottotitolate…) di Bossi e combriccola, quello centrista filo-clericale personificato da Berlusconi, che scandalo con le minorenni a parte, è notoriamente legato da molti interessi col Vaticano, e ora anche quello laico e libertario con Fini, in un momento in cui i (presunti) veri paladini di tali posizioni sono impegnati a conquistare il direttivo, e non a migliorare le condizioni degli italiani.
Uno scacco matto geniale, che potrebbe portare molti scontenti del Partito Democratico verso il “nemico” storico, considerando anche la preannunciata possibile alleanza tra il futuro partito di Bersani, e l’Udc di Casini. Il tutto per dimostrare, una volta di più, che nemmeno in certa sinistra c’è reale intenzione di rivoltare il contesto: quando è addirittura la destra ad aprire con favore a posizione laiche, i riformisti fanno l’occhiolino agli integralisti cattolici. Per un’Italia che non progredisce, e che rimane ostaggio dei soliti noti…


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